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Giornalista

Le spie cinesi in Italia e in Europa

L’attività di intelligence cinese in Italia è notevole e ad essa corrispondono le remore di alcune autorità italiane, allertate dagli Usa. C’è da chiedersi il motivo di tali remore.

Gli americani sono preoccupati che la sicurezza sia messa a repentaglio dalla infiltrazione di strumenti di ascolto e di controllo.

Di Cinesi si parla poco, eppure i loro uomini si stanno infiltrando nei governi occidentali, in maniera più lenta, subdola ed efficace”.

Nel 2012 l’intellingence cinese è passata da una modalità passiva a una modalità attiva.

Le priorità sono sì raccogliere informazioni sulla tecnologia militare e penetrare la rete internet, ma soprattutto comprare funzionari e famigliari delle élite politiche e del mondo degli affari perché si muovano affinché gli accordi tra terze parti siano sempre favorevoli alla Cina.

In Canada, Australia e Nuova Zelanda recentemente si sono dimostrati diversi tentativi da parte cinese di comprare influenza presso politici, università e think tank affinché siano questi ultimi a sponsorizzare i loro interessi.

Complicato, dunque, distinguere, il soft power dall’intelligence e gli affari dal condizionamento politico se c’è di mezzo la Cina.

E’ ormai opinione comune che gli sforzi cinesi nel raccogliere informazioni siano raddoppiati negli ultimi anni, specialmente dalla riforma dell’intelligence del 2016 e dalla riorganizzazione del ministero della Sicurezza di stato.

Il reclutamento cinese invece si basa sull’invisibilità e soprattutto sul futuro: l’obiettivo è quello di avere sempre più voci amiche nei paesi stranieri, ed è un gioco a lungo termine.

Bruxelles ha pubblicato un report nel quale segnalava la presenza nella capitale europea di “almeno 250 spie cinesi” sotto copertura.

Secondo l’intelligence interna (Dgsi) ed esterna (Dgse) di Parigi, i servizi cinesi, negli ultimi anni, hanno tentato di intromettersi nelle più alte sfere dell’amministrazione statale francese, nell’industria e nei grandi circoli del potere esagonale, attraverso social network come Linkedin, Viadeo e l’utilizzo di avatar digitali.

Nel dicembre 2017, l’intelligence tedesca aveva già denunciato le operazioni aggressive di Pechino, facendo sapere che erano stati contattati circa 10mila profili.

In Italia la penetrazione cinese si muove a tutto campo.

La People’s bank of China, che è la banca centrale cinese, equivalente della Banca d’Italia o della Fed Usa, possiede quote importanti di Intesa San Paolo, di Generali, di Eni, di Enel, di Terna, di Unicredit. I Cinesi con State gride corporation of China, colosso statale dell’energia, posseggono il 35 per cento di Cdp reti.

Cagliari diventerà la prima smart city italiana grazie alle reti integrate, ma soprattutto grazie alla tecnologia di Huawei, il colosso cinese che dopo aver investito 20 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, oggi è diventato leader mondiale nell’infrastruttura 5G, che sta costruendo in tutti i Paesi. Vuol dire reti ad altissima velocità per la comunicazione mobile, per la connessione a droni, sensori, auto a guida autonoma, oltre che per la digitalizzazione di tutte le infrastrutture pubbliche: monitoraggio di ospedali, controllo del traffico, gestione dei rifiuti, riscaldamento e sicurezza.

L’Italia ha aderito al piano cinese di espansione in Europa (Via della Seta) nonostante le perplessità di Berlino, di Parigi e degli Usa.

Nel frattempo, a novembre l’Unione europea ha votato una legge che prevede uno screening degli investimenti diretti stranieri che possano mettere in pericolo la sicurezza, e il 7 gennaio l’università inglese di Oxford ha sospeso l’accettazione di fondi per la ricerca e donazioni filantropiche dal gruppo cinese.

L’Italia, nonostante gli avvertimenti ricevuti dal Copasir negli ultimi dieci anni, ha invece messo le sue reti in mano all’azienda cinese.

Persino la Panic Room di Palazzo Chigi, la stanza di massima sicurezza della presidenza del Consiglio, «passa attraverso due grandi nodi: il primo con i router di Tim, e quindi è fatto da Huawei», afferma Esposito. «Se ci fosse un microchip, loro potrebbero ascoltare o addirittura vedere in video il presidente del Consiglio: è possibile, ma non è mai stato provato».

Nella lista nera del Governo americano compaiono Huawei Italia e il Centro di ricerche di Segrate, il quale è uno degli undici centri di ricerca e sviluppo di Huawei sparsi per il mondo che appaiono scritti nella aggiornata Entity List. Quello di Segrate, alle porte di Milano, è stato il primo centro ricerca globale a essere inaugurato da Huawei fuori dai confini cinesi e guidato da uno dei più noti scienziati della compagnia: Renato Lombardi, impegnato nello studio delle tecnologie delle microonde usate nella comunicazione mobile e satellitare.

L’Italia quindi lascia le porte aperte al colosso cinese.

Gli esperti di sicurezza degli Stati Uniti ritengono che con l’aiuto di Huawei, il governo cinese sarà in grado di interrompere, sospendere, reindirizzare o monitorare il traffico Internet utilizzando stazioni di terra per cavi sottomarini, nonché attraverso l’hardware e il software che Huawei fornisce per queste stazioni.

Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei, viene descritto come un genio delle comunicazioni, con un passato al servizio dell’esercito e del partito comunista cinese (anche se, visto il passato familiare di vicinanza al Kuomintang, non è mai stato portato ai vertici dell’apparato).

Nel nostro Paese la Huawei ha investito molto e le maggiori aziende di telecomunicazione (tra cui Telecom e Vodafone) hanno fatto e fanno ricorso alla tecnologia prodotta dalla società cinese. Secondo quanto sostengono alcune fonti, la tecnologia prodotta a Shenzhen verrebbe usata anche all’interno di reti protette su cui transitano informazioni potenzialmente sensibili.

«In base alle informazioni di intelligence che sono di pubblico dominio si sa che la Cina porta avanti una strategia di cyber-spionaggio industriale molto aggressiva, del resto necessaria per tenere il passo con i progressi tecnologici degli Stati Uniti e degli altri competitors», spiega Stefano Mele, coordinatore dell’Osservatorio InfoWarfare e Tecnologie emergenti dell’Istituto Italiano di Studi Strategici. «Considerato poi lo stretto legame che esiste in Cina tra imprese private, partito comunista ed esercito della Repubblica popolare, è ovvio che ci siano timori che Pechino possa aver affidato ad aziende cinesi – informalmente magari, e sicuramente solo ai massimi livelli – anche compiti non strettamente commerciali, anche se per ora non ci sono prove in questo senso. Le reazioni degli Stati Uniti e degli altri Paesi sono tuttavia indicative di questa preoccupazione».

In questo ambito in particolare, l’azienda che produce un dispositivo tecnologico potrebbe inserire all’interno dell’hardware un chip – ma si può agire anche a livello software – che permette l’accesso e lo spionaggio di tutte le informazioni veicolate.

Un cip difficilmente scopribile. Nell’ambito dell’informatica, infatti, i sistemi di protezione, come ad esempio l’antivirus o il firewall, girano al di sopra del kernel (semplificando, è il cuore di ciascun sistema operativo ndr). Perciò, questo genere di protezioni non riescono a “vedere” ciò che gira all’interno dei firmware dei chip che costituiscono hardware, che, pertanto, vengono considerati dal sistema operativo affidabili di default. Quindi se il trojan  che “ruba” le informazioni, o la backdoor che vi consente l’accesso, è a livello hardware non si riesce a rilevarlo. E casi simili, purtroppo, sono anche già documentati e da tempo noti agli esperti.

È molto difficile scovarlo anche smontando l’apparecchio, in quanto è un pezzettino di plastica identico a tutti gli altri contenuti nella scheda, e certamente non ha un cartello luminoso che lo evidenzia come chip-spia.

Cosa dovrebbe fare l’Italia? Dovrebbe innanzitutto porsi, con estrema urgenza, il problema di verificare la filiera produttiva dell’hardware e del software che introduciamo nelle reti sensibili e riservate del nostro Stato (una questione questa che in America è stata di recente posta dal direttore della National Intelligence tramite una direttiva). Senza un controllo di questo tipo, al di là dei possibili esiti, potremmo rendere la vita veramente facile a chiunque voglia carpire informazioni sensibili. L’Italia deve iniziare a discutere anche di questi problemi, valutandone al più presto i rischi al fine di garantire al meglio la tutela della sicurezza nazionale e dei propri interessi economici.

Il governo e il Parlamento italiano non sembrano disposti a parlarne.

Considerato l’interesse che i cittadini, le imprese e molti altri soggetti potrebbero avere nella vicenda appare molto negativa l’impossibilità di aprire una discussione pubblica. Specie se si pensa che l’Inghilterra – alleata di ferro dell’America, patria di uno dei migliori servizi segreti del pianeta e non certo nota per lavare i panni sporchi in piazza – sta affrontando proprio in questi giorni la medesima questione, coinvolgendo però i media, gli organi politici e l’opinione pubblica.

La questione Cina è di fondamentale importanza e sta assumendo una accelerazione strategica che può portare definitivamente l’Italia nell’orbita del Dragone.

©Silvano Danesi

 

Retelit, una scalata sospetta che porta al Vaticano e ai suoi interessi geopolitici

 

Che fine ha fatto la vicenda Retelit? Non è una domanda oziosa, visto che la scalata alla società strategica nelle telecomunicazioni è stata oggetto di una serie di servizi giornalisti per poi sparire nel nulla.

 

Ricapitoliamo, partendo dai fondi dell’Obolo di San Pietro, che dovevano andare ad un investimento petrolifero in Angola, ma poi sono stati dirottati per l’acquisto di un palazzo in Sloane Square a Londra.

A operare è il Fondo Athena (che fa riferimento al Vaticano), i cui soldi, mentre l’investimento londinese fatica a decollare, vengono usati per scalare Banca Carige (per molto tempo banca di riferimento della Cei), Tas e Retelit.

Per quest’ultima scalata il Financial Times, ha scoperto che una società finanziata da un fondo d’investimento finito al centro di uno scandalo Vaticano aveva assunto l’attuale presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte come consulente poco prima della sua nomina a capo del governo.

La vicenda risale alla primavera del 2018, quando il fondo Fiber 4.0, di proprietà al 40 per cento del finanziere Raffale Mincione, si stava scontrando con un’altra cordata di azionisti per il controllo di Retelit, una società proprietaria di 8 mila chilometri di fibra ottica in tutta Italia. Il Financial Times ha scoperto che il denaro con cui Mincione aveva conquistato la posizione di guida all’interno di Fiber 4.0, circa 200 milioni di euro, proveniva dalla segreteria di Stato del Vaticano. Proprio la segreteria di Stato del Vaticano e i suoi giri di affari con le società di Mincione sono al centro di un’indagine della polizia vaticana, che all’inizio di ottobre ha portato alla sospensione di cinque dipendenti della segreteria di Stato e al sospetto che milioni di euro siano stati sottratti alle casse del Vaticano per realizzare investimenti azzardati.

Conte venne coinvolto in questa vicenda proprio dal consorzio Fiber 4.0 guidato da Mincione. Nell’aprile del 2018 il gruppo era stato sconfitto in una votazione per il controllo di Retelit. Per cercare di rovesciare il risultato Fiber 4.0 ingaggiò Conte come consulente per un parere legale. Il 14 maggio, poche settimane prima della formazione del governo Lega-Movimento 5 Stelle, Conte inviò la sua consulenza a Fiber 4.0: l’unico modo di rovesciare la votazione a loro sfavore era un intervento del governo tramite il “golden power”, lo strumento che permette all’esecutivo di imporre a società ritenute strategiche, come quelle di telecomunicazioni, di seguire particolari orientamenti o di fare certe scelte piuttosto che altre. Meno di un mese dopo Conte divenne presidente del Consiglio e in uno dei primi Consigli dei ministri venne deciso di esercitare il “golden power” su Retelit, esattamente come lui stesso aveva suggerito nel suo parere per conto di Fiber 4.0.

Il Presidente del Consiglio ha più volte ribadito che non vi è stato alcun conflitto di interessi e non è non spetta a noi stabilire se ha torto o ragione. Per questo ci sono gli organi competenti.

Rimane il fatto che l’intreccio porta dritto in Vaticano, perché è con i suoi soldi che si sono fatte varie operazioni.

Va sottolineato che Retelit non è una società qualsiasi.

 

Retelit, uno dei principali operatori italiani di servizi dati e infrastrutture nel mercato delle telecomunicazioni, ha infatti ampliato, nel marzo 2018, come si legge sul sito della società, la sua rete internazionale con l’inserimento di nuove tratte di capacità in Asia e in Europa, pari a 160 Gbps. Le nuove rotte vanno ad aggiungersi a quelle già operative sul cavo sottomarino AAE-1, che con i suoi 25.000 km collega tre continenti (Asia, Africa, Europa) da Marsiglia a Hong Kong, e a quelle paneuropee.

L’operazione ha previsto l’apertura di nuove rotte diversificate per il Mediterraneo e il Far East. In particolare, Retelit ha rafforzato la sua presenza in Asia con un nuovo collegamento diretto tra Singapore e Hong Kong, diversificato rispetto alla corrispondente tratta già raggiunta tramite il cavo sottomarino AAE-1, nell’area del Mediterraneo con un anello tra la Sicilia e la Grecia (in particolare tra Palermo e Atene) e, infine, diversificando la tratta end to end dall’Italia al Far East, con un ulteriore collegamento diretto tra Palermo e Singapore.

Sempre sul sito della società si legge che l’infrastruttura in fibra ottica di proprietà della società si sviluppa per oltre 12.500 chilometri (equivalente a circa 321.000 km di cavi in fibra ottica) e collega 10 reti metropolitane e 15 Data Center in tutta Italia. Con 4.000 siti on-net e 41 Data Center raggiunti, la rete di Retelit si estende anche oltre i confini nazionali con un ring paneuropeo con PoP nelle principali città europee, incluse Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Marsiglia, raggiungendo anche New York e il New Jersey, negli USA.

Retelit è membro dell’AAE-1 (Africa-Asia-Europe-1), consorzio che gestisce il sistema di cavo sottomarino che collega l’Europa all’Asia attraverso il Medio Oriente, raggiungendo 19 Paesi, da Marsiglia a Hong Kong, con una landing station di proprietà a Bari e del Consorzio Open Hub Med, nodo delle telecomunicazioni digitali nell’area del Mediterraneo, con un Data Center di proprietà a Carini (PA).

Dal novembre 2018 l’azienda è parte di Ngena (Next Generation Enterprise Network Alliance), alleanza globale di operatori di telecomunicazioni nata per condividere i network proprietari dei membri e fornire una rete di connettività dati globale stabile e scalabile.

Tali asset fanno di Retelit il partner tecnologico ideale per gli operatori e per le aziende, con un’offerta completa di soluzioni digitali e infrastrutturali di qualità, affidabili e sicure. I servizi vanno dalla connessione Internet in fibra ottica al Multicloud, dai servizi di Cyber Security e Application Performance Monitoring ai servizi di rete basati su tecnologia SD-WAN.

 

Retelit è, come si vede, una società strategica nelle telecomunicazioni e non sfugge che rientra nell’alveo della sicurezza nazionale e di quella delle alleanze che l’Italia ha con altri Paesi europei e con l’America.

 

La scalata a Retelit ha avuto ed ha chiaramente un valore strategico per il ruolo dell’Italia nel quadro internazionale.

 

Che ci faceva il Vaticano in questa complessa manovra? E’ questa la vera domanda alla quale rispondere, visto che il Vaticano è il maggior sponsor dei rapporti dell’Italia con la Cina.

 

Se una società italiana, ossia Fiber 4.0, di fatto con i soldi del Vaticano (Fondo Athena) scala Retelit e grazie alla golden power elimina i concorrenti, di fatto consegna al Vaticano l’opportunità di avere una carta di contrattazione con la Cina in un campo strategico come è quello delle telecomunicazioni.

 

Guarda caso, Retelit è membro dell’AAE-1 (Africa-Asia-Europe-1), consorzio che gestisce il sistema di cavo sottomarino che collega l’Europa all’Asia attraverso il Medio Oriente, raggiungendo 19 Paesi, da Marsiglia a Hong Kong, con una landing station di proprietà a Bari e del Consorzio Open Hub Med, nodo delle telecomunicazioni digitali nell’area del Mediterraneo, con un Data Center di proprietà a Carini (PA).

 

La posizione dell’Italia è strategicamente decisiva e non è un caso che il Vaticano detti l’agenda al governo italiano in funzione di uno spostamento geostrategico dall’Occidente alla Cina.

 

© Silvano Danesi

L’EUROPA DEL QUARTO REICH ALLA PROVA DELLA STORIA

La finanza internazionale, con soggetti come Soros, supportata da politici come Clinton, ha costruito un’ideologia mondialista tesa a determinare un imperialismo finanziario che metta in scacco gli stati nazionali e ha introdotto il pensiero unico politicamente corretto, che è divenuto un dogma limitante la libertà di espressione.

Questa ideologia è totalitaria, in quanto nega ogni realtà che non si adegui a quello che l’ideologia stessa intende propinare a tutti noi.

“Ogni dissenso è, in quanto tale – scrive Yoram Hazony – ritenuto volgare, incompetente e incolto, se non addirittura indice di una mentalità fascista”. [1]

A questo compito repressivo si sono subito accodati i lacchè di quel complesso ideologico che Pasolini definiva fascismo di sinistra, che danno del fascista a tutto coloro che non si adeguano al pensiero unico e non si rendono conto di essere al servizio del Quarto Reich, che ha fatto dell’Europa unita la versione economica e ideologica dell’Impero germanico.

Il pensiero unico politicamente corretto, come moderno dogma del globalismo, trova la sua origine nelle utopie, nate tutte sul paradigma della Repubblica di Platone e tragicamente trasformatesi in distopie. L’utopia comunista, ultimo esempio tragico, si è trasformata nello stalinismo sovietico e, ora, nel nazicomunismo cinese.

A legittimare l’idea del governo mondiale c’è anche lo scritto di Emanuele Kant: “Per la pace perpetua” (1795), dove il filosofo tedesco avanzava l’idea, per l’Europa, della formazione di una federazione repubblicana di popoli liberi (Civitas gentium), indicata come l’unico mezzo atto a sostituire lo stato di guerra con lo stato di pace.

Ogni membro di questa federazione, secondo Kant, continuerebbe a formare uno Stato particolare, avente la sua autonomia, la sua Costituzione, il suo Potere Legislativo, il suo Potere Giudiziario, il suo Potere Esecutivo, il suo Governo. Questi Stati particolari, però, costituirebbero e manterrebbero sopra loro uno Stato federale, la cui Legislatura, il Tribunale, il Consiglio esecutivo, avvolgerebbero e reggerebbero l’insieme formato dagli Stati.

Scrive Kant: “Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione. Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere (patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può comandare o disporre”.

La Natura, sostiene Kant, “adopera due mezzi per distogliere i popoli dal frammischiarsi; la diversità delle lingue e delle religioni: questa, invero, trae con sé una predisposizione ad odiarsi e pretesti a guerre, ma colla crescente civiltà e le progredenti relazioni fra gli uomini, conduce pure ad una maggiore uniformità di principii e ad un accordo per la pace, che è prodotto ed assicurato dall’equilibrio di tutte le forze, non già dal loro indebolimento, come avviene col dispotismo che si fonda sulla tomba della libertà”.

L’uniformità di principi non può essere imposta con dei trattati e con la costruzione di un assetto federativo basato su una moneta, su una banca centrale e su un apparato burocratico, ma su un lungo processo, anche secolare, di condivisione e di maturazione di idee comuni.

L’idea di democrazia, per affermarsi in una parte del mondo, non in tutto, è partita dall’Atene del quinto secolo per essere ancora un prodotto imperfetto del pensiero umano. La stessa idea di libertà individuale si è affermata solo recentemente e non è condivisa in tutto il mondo.

L’idea di Kant si colloca pertanto nel solco delle utopie, che nella storia si sono trasformate in distopie.

Un’idea federale d’Europa ci viene anche da Carlo Cattaneo, il quale dopo il 1848 si fece sostenitore di un assetto federale dell’Italia e anche dell’Europa (gli Stati Uniti d’Italia e d’Europa), scrivendo, a questo proposito, in una notazione del 1833, un riferimento diretto agli Stati Uniti d’America, “nazione possente” e non “una greggia di piccole colonie sbrancate, invidiose, nemiche, costrette a vivere coll’armi alla mano, perpetuamente, come gli europei”.

Cattaneo afferma che “solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti può accoppiarsi libertà e unità. Così solamente si adempie il precetto del Fiorentino [Machiavelli] che il popolo, per conservare la libertà, deve tenervi sopra le mani. (Da Castagnola, 6 febbraio 1850). Da Lugano, 30 settembre 1850, Carlo Cattaneo, con una sintesi lapidaria scrive: “Stati uniti d’Europa; ogni popolo padrone in casa sua”. “Stati uniti – spiega Cattaneo – è una gran parola che può sciogliere molti problemi in Italia e in tutta Europa e può prevenire cento mille controversie. Qual altra cosa sarebbe stata se Kossuth, invece di proclamare l’ambiziosa repubblica dei Magyarok, avesse proclamato li Stati Uniti del Danubio; quanti odj e quante opposizioni di meno in Servia, in Croazia, in Transilvania; qual felice mezzo termine per trasformare le Kronländer in Freyländer, l’impero austriaco in una Svizzera gigantesca e invincibile! E come non potevano Trieste e Venezia e Milano appoggiare il patto di federazione come una semplice alleanza, come facevano da principio con la Svizzera i Grigioni e i Ginevrini? (…) Io credo che il principio federale, come conviene agli Stati conviene anche agli individui. Ognuno deve conservare la sua sovranità personale”. (Da Castagnola, agosto 1851).

Infine, Cattaneo scrive:“I popoli devono statuire sin dal primo istante la libertà, la sovranità, ma devono darsi immediato soccorso come fanno i loro nemici, e devono farne pubblico patto (…). Un patto federale vuole una dieta, un congresso, una costituente che lo scriva e che lo sancisca”. (Da Castagnola, 29 ottobre 1851).

L’attuale forma di Unione Europea è ben lontana da quella di Cattaneo e riguardo all’Unione, Noam Chomsky, il maggior linguista vivente scrive: “Non è meno eclatante il declino della democrazia in Europa, dove il processo decisionale sui temi di maggior rilevanza si è spostato nelle mani delle burocrazie di Bruxelles e dei poteri finanziari che esse in larga misura rappresentano. Il loro spregio della democrazia è emerso nella reazione furibonda al referendum di luglio 2015: era inaccettabile l’idea che il popolo greco potesse dire la sua sulle sorti della sua società, fatta a pezzi dalle disumane misure di austerity della Troika, ossia Commissione Europea, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale(in questo caso i referenti politici del Fmi, non quelli economici, che avevano invece criticato quelle misure devastanti). Obiettivo dichiarato delle politiche di rigore era ridurre il debito greco; in realtà esse hanno aumentato il debito in rapporto al Pil, il tessuto sociale è stato ridotto a brandelli, e la Grecia è diventata un canale per far transitare i cospicui pacchetti di salvataggio delle banche francesi e tedesche che avevano concesso prestiti rischiosi”. [2]

L’Europa di Maastricht e l’imperialismo germanico

Il globalismo è una versione del vecchio imperialismo, con l’obbiettivo di una tirannide corrispondente ad un impero universale.

Scrive Yoram Hazony che, “non dissimilmente dai marxisti dello scorso secolo, anche i liberali possiedono una grandiosa teoria su come porteranno la pace e la prosperità economica al mondo, abbattendo ogni confine e fondendo l’intero genere umano sotto il dominio planetario. Infatuati dalla lucidità e dal rigore intellettuale della loro visione, disdegnano il laborioso processo di consultazione con le moltitudini di nazioni che ritengono debbano abbracciare il loro punto prospettico circa il giusto e il bene. Non diversamente da altri imperialisti, sono pronti a esprimere disprezzo, disappunto e feroce livore non appena la loro visione di pace e prosperità incontri l’opposizione di coloro che, a parer loro, avrebbero altrimenti goduto di immensi benefici, semplicemente sottomettendosi”. [3]

Il ritornello della globalizzazione, delle frontiere aperte, del pensiero unico politicamente corretto si è in gran parte sviluppato in Europa dopo il trattato di Maastricht (1992) che ha dato vita, dopo la caduta del muro di Berlino, in gran parte tradendo il pensiero dei padri dell’Europa Unita, all’Unione Europea come un nuovo sistema imperialista a trazione franco-tedesca: una sorta di Quarto Reich, accompagnato dal sogno napoleonico dei francesi.

Dietro le quinte fanno capolino, come spesso è accaduto nella storia, il Sacro Romano Impero dei Franchi e il Sacro Romano Impero degli Ottoni: due sogni di restaurazione imperiale di dinastie di stirpe germanica.

L’Unione Europea si è, di fatto, trasformata in un rinnovato impero germanico, anche se nominalmente governato da Bruxelles.

L’altro grande progetto imperiale riguarda l’ordine mondiale americano, con il quale l’Europa si trova a fare i conti, essendo molte delle nazioni che la compongono membri della Nato.

Per quanto riguarda l’Europa, il continuo tentativo egemonico germanico, per stare a tempi recenti, risale al Kaiser Guglielmo II, il quale, secondo Hazony, dopo che si erano instaurati gli imperi coloniali, ritenne che avrebbe potuto competere con lo Stato mondiale britannico, peraltro già in una posizione di schiacciante predominio globale, soltanto se avesse potuto eliminare la Francia, l’unica vera potenza nell’Europa continentale, se fosse riuscito a riunire l’Europa centrale a quella orientale sotto una «reggenza» tedesca. “La necessità di imprimere un cambio radicale e permanente nelle politiche europee dimorava dietro alla determinazione dell’impero germanico a ingaggiare una Weltkrieg, una guerra mondiale”. [4]

La Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale rispondono pertanto ad un unico fine: “il tentativo di unificare l’Europa sotto un imperatore tedesco”. [5]

L’idea non è tramontata e il nazismo, di fatto, non è mai morto.

Nel dopoguerra i nazisti hanno ottenuto la protezione dell’intelligence americana (Foster Dulles) e della Chiesa cattolica (Ratlines), che hanno consentito l’espatrio di migliaia di criminali nazisti nella Spagna di Franco, nell’Argentina di Peron e in Brasile, dove hanno costituito delle vere e proprie aree sotto il loro controllo. Werner von Braun, che con i suoi esperimenti in Germania ha fatto uccidere migliaia di lavoratori forzati e di prigionieri dei lager, è stato utilizzato e ripulito. Klaus Barbie, il boia di Lione, ha lavorato per i servizi americani. Negli anni Cinquanta del secolo scorso dei 200-250 mila nazisti implicati nello sterminio degli ebrei, solo 500 sono stati condannati dai tribunali tedeschi. Nel 1952 la Ford-Werke, ramo tedesco della Ford Motor Company, ha riassunto tutti in suoi principali dirigenti degli anni del nazismo. Friedriche Flick, azionista di maggioranza della Daimbler-Benz o di dirigenti di IG Farben e della Krupp, condannati a Norimberga, hanno potuto rientrare tranquillamente nella vita pubblica.

La “denazificazione” in Germania si è risolta con il rientro in tutti gli ambiti dei settori statali e privati degli ex nazisti.

Nel 1953 l’ex sindaco nazista di Marburg, Theodor Bleck, occupava il posto di segretario di Stato al ministero degli Interni e circa il 60 per cento dei capi dei dipartimenti ministeriali erano ex nazisti.

All’ex spia nazista Reinhard Gehlen all’inizio degli anni Cinquanta è stato affidato l’incarico del nuovo servizio segreto della Rft.

Paul Dickopf, dopo aver fatto parte della Kripo, la polizia criminale nazista e dopo essere stato ufficiale dei servizi segreti delle SS, è divenuto uno degli uomini di punta del Bundeskriminalamt, l’ufficio centrale delle forze armate tedesche istituito nel 1951 ed è stato alla presidenza dell’Interpol dal 1968 al 1972.

Dati completi della sopravvivenza del nazismo si trovano nel documentatissimo libro di Guido Caldiron, I segreti del Quarto Reich.[6]

Il Quarto Reich in forma economica

Il Quarto Reich, che ha la stessa logica del II e del III, è stato progettato in forma economica ed ha assunto forma e potere dopo la caduta del muro di Berlino e la stipula del Trattato di Maastricht, dove si è evitata la formulazione di una Costituzione europea, per affermare in principio di sussidiarietà che si è dimostrato una chimera, essendo il sussidio stato operato solo a vantaggio tedesco, con la connivenza dei francesi.

Mario Draghi, che si è opposto nei fatti al Quarto Reich economico ha detto: “Oggi tre quarti dei cittadini dell’Eurozona sono a favore della moneta unica. […] Ma i cittadini europei si aspettano che l’euro dia la stabilità e la prosperità promesse ed è nostro dovere ricambiare la loro fiducia e sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete”.

Appunto: sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete e l’incompletezza è soprattutto quella della democrazia, perché l’Unione è tutto fuorché un’entità democratica.

La Merkel, che ha ricevuto la fiaccola del testimone del mondialismo da Obama (che sta bene assieme alla Lanterna, simile al premio Nobel preventivo dato all’ex inquilino della Casa Bianca), urla contro Trump perché fa gli interessi dell’America. E lei cosa fa? Voleva che la Germania fosse il general contractor per l’Europa e le è rimasta in mano una lampada.

L’Unione è un fantasma. E lo è anche in politica estera, in un momento storico nel quale stanno cambiando gli assetti geopolitici nel mondo. La Cina, con la nuova ferrovia sta accorciando le distanze con Iran, Iraq e Pakistan. La presenza di Netanyahu a Mosca fa pensare ad una svolta nei rapporti tra Putin e Israele, con la Siria che potrebbe entrare direttamente nella sfera russa, abbandonando la sponda iraniana a tutto vantaggio della sicurezza israeliana. La politica di Trump, che ha annunciato lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, si accompagna alle dichiarazioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman , il quale ha detto che israeliani e palestinesi hanno diritto ad un loro stato, riconoscendo così il diritto di Israele ad esistere. Il Bahrein, a sua volta, ha riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. Nel mondo arabo si stanno determinando novità importanti per il nuovo assetto del Medioriente. La mossa di Trump di uscire dall’accordo con l’Iran va in questa direzione, mentre, come dice Edward Luttwak, esperto statunitense di strategia, “gli Europei sono dei veri irresponsabili”, perché “non si rendono conto del pericolo dei missili balistici iraniani”.

Luttwak, nell’ottobre del 2107, aveva visto lungo anche sulla deriva europea, dovuta all’incapacità oppressiva dell’Unione buro-finanziaria e mondialista. In Europa, aveva detto, “si sta rompendo un equlibrio. Le persone non possono più accettare un sistema che opprime le popolazioni, sono stufe marce di subire la presenza delle élite europee il cui unico pensiero è la globalizzazione. Sempre più persone vogliono difendere la propria identità, la propria tradizione, il proprio territorio”.

Luttwak aveva stigmatizzato anche la politica di papa Francesco, “che rappresenta perfettamente quelle élite che vogliono imporre il loro pensiero”, ossia le élite del mondialismo.

E così, a distanza di pochi mesi dalle esternazioni di Luttwak, il Papa emerito Benedetto XVI, che continua ad essere Papa a tutti gli effetti, scrive un libro dal titolo: “Liberare la libertà”, dove difende il diritto dei popoli a mantenere e difendere la loro identità e stigmatizza l’attuale Europa dei tecnocrati che cerca di imporre un pensiero unico positivista.

A che servono le prediche degli euroentusiasti? A nulla, perché i veri nemici dell’Unione non sono gli euroscettici, i sovranisti, e via discorrendo, ma gli egoismi tedeschi, la grandeur dei francesi, la protervia dei finanzieri, l’ottusità dei burocrati e la debolezza di Stati, come quello italiano, che, per essere politicamente corretti, sono solo in costante regime di correzione da parte di chi dirige la danza dei fantasmi.

Così, mentre Usa, Russia, Cina stanno definendo la nuova geopolitica, l’Unione ectoplasmatica si aggira in Europa come un fantasma raggelante.

Il vero nemico dei possibili e auspicabili Stati Uniti d’Europa non è il sovranismo; è il fantasmismo.

Il trattato di Maastricht è la morte dell’idea di Europa unita

Cosa uccide l’idea di un’Europa unita? Il Trattato di Maastricht. Per quale motivo lo dice bene Yoram Hazony. “Dal momento – scrive il filosofo israeliano – che le decisioni su quali obbiettivi possano essere meglio perseguiti dal governo federale europeo dimorano nelle mani di funzionari del governo stesso, non vi è limite alcuno al costante assottigliarsi dell’autorità dei singoli Stati nazionali membri, se non l’autocontrollo e la disciplina dei suddetti funzionari”, e “il principio di sussidiarietà dell’Unione Europea non è altro che un eufemismo per «impero»: le nazioni costituenti l’Unione Europea sono indipendenti sintantoché il governo europeo decide che lo siano”. [7]

Ora l’Unione Europea, ossia il Quarto Reich sotto mentite spoglie, è stretto tra la morsa cinese (che con la Via della Seta è all’arrembaggio dell’Italia, dell’economia e della tecnologia europee) e l’appartenenza alla Nato, che non risponde alle logiche germaniche, ma a quella dell’impero americano.

La scelta è obbligata. Non si può più stare con i piedi in due scarpe. O si sta con il Quarto Reich, la cui logica e molto simile a quella del nazicomunismo cinese, o si sta con la Nato e con gli Usa. In altri termini, o si sta con un’area democratica o si sta con le dittature.

C’è un terzo convitato, nel gioco della geopolitica, che sta a guardare: la Russia di Putin, che rivendica un posto ben preciso nella catena di comando. L’Europa della Nato e gli Usa hanno tutto il vantaggio ad attrarre la Russia in una vasta area di paesi democratici che isoli la Cina.

L’attuale governance italiana, che si sottrae alla verifica della democrazia, sta consegnando l’Italia alla Cina, senza tener conto che il Bel Paese è membro della Nato e che il comandante in capo delle forze armate Nato è il presidente degli Stati Uniti.

L’Italia, con questa governance, rischia di essere un vaso di coccio esposto a tutte le intemperie, mentre il Quarto Reich sta crollando e la finanza che lo ha assecondato sta assistendo allo sgretolarsi del globalismo imbelle.

©Silvano Danesi

[1] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[2] Noam Chomscky, Chi sono i padroni del mondo, Ponte alle Grazie

[3] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[4] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[5] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[6] Guido Caldiron, I segreti del quarto Reich edito da Newton Compton

[7] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

 

La truffa ideologica del “nuovo umanesimo

Nel corso di una tavola rotonda sulla crisi delle democrazie liberali in Occidente, promossa dalla rivista Il Timone, l’ex Prefetto della Dottrina della fede, Cardinale Gherard Ludwig Müller ha detto: “in un mondo dominato dalla comunicazione globale mi sembra anche difficile capire cosa è dentro o fuori il modello liberale o cosa, invece, rappresenti già una forma di totalitarismo per così dire «aperto», «democratico» e «globale». Noi abbiamo questa visione di vivere ancora all’interno di una democrazia liberale, ma ci confrontiamo con una falsa ideologia che non è più nemmeno liberale”.

“Oggi – aggiunge il Cardinale – a partire dalle istituzioni europee e da alcuni Parlamenti di Stati europei, assistiamo a un persistente tentativo di volersi allontanare da queste radici culturali [cristiane, ndr] e per scristianizzare completamente la vita dei popoli, con un nuovo furore dal sapore giacobino che mira a eliminare ogni riferimento a una dimensione trascendente. Così però l’uomo può essere strumentalizzato senza alcun limite, questa è la grande sfida di oggi”.

Il persistente tentativo di cui parla Gherard Ludwig Müller, è presente ogni giorno con il pensiero unico, con il tentativo di creare un’umanità disumanizzata, di proporre in transumanismo come nuovo orizzonte dell’Umanità; di proporre un mondo governato dalla finanza e dalle multinazionali, dove non esistono più radici, culture, tradizioni, storie, patrie, ma un unico insieme di lobotomizzati, schiavi di un nuovo feudalesimo travestito da modernità tecnologica, dove gli esseri umani sono servi del bancomat, così come un tempo erano servi della gleba. L’idea di sostituire la democrazia con l’algoritmo è perfettamente in linea con questa logica orwelliana e transumanista, che è la vera peste del Terzo Millennio.

Di fronte alla sfida della quale parla opportunamente e con grande forza e lucidità il Cardinale Gherard Ludwig Müller, la Massoneria non può essere indifferente, in base al fatto, dichiarato nelle carte fondative e nei rituali, che i massoni si riuniscono nei loro Templi per edificare se stessi, ma anche per impegnarsi a lavorare per la Patria e per il progresso dell’Umanità, che è l’insieme degli esseri umani, i quali sono connotati da specificità che oggi la tecnologia può mettere a serio rischio fino ad estinguerle, estinguendo, in questo modo, l’essenza stessa dell’essere umano.

La tecnologia è ed è sempre stata una grande opportunità per l’Umanità e dovrà esserlo ancora, ma quando la tecnologia è intesa come sostitutiva, allora diventa nemica dell’Umanità e i nemici dell’Umanità sono coloro i quali perseguono la via sostitutiva.

L’Umanità non è surrogabile

La prima di queste specificità essenziali è la libertà, alla quale consegue, come corollario, il libero arbitrio.

Senza libertà e senza libero arbitrio l’essenza umana è messa a morte.

La seconda specificità essenziale è l’amore, ossia la volontà e la facoltà di volgersi verso l’altro (I care) senza alcun tornaconto, sia esso un umano, un animale, un vegetale o più genericamente ciò che ci circonda. E’ il dovere per il dovere. Quel dovere per il dovere che è in sintonia con il Logos e del quale è scritto nel Rituale del 30° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Un dovere che non è l’imperativo categorico kantiano, ma il risultato dell’ascolto del Logos e del volgersi verso il Logos.

L’amore, che è la linea guida fondamentale del percorso massonico, è Eros, il “grande demone” dell’amore, come lo chiama Diotima nel dialogo con Socrate contenuto nel Simposio di Platone.
Eros “è qualcosa di intermedio fra mortale e immortale” e ”ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi”. Ogni “desiderio per le cose buone e dell’essere felice per ciascuno è il grandissimo e astuto Eros”.

Nel dialogo tra Diotima e Socrate emerge il punto centrale, nodale, essenziale, del percorso massonico: l’Atto d’Amore.
L’Atto d’Amore, dice Diotima, “è un parto nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l’anima”. “Tutti gli uomini, o Socrate – continua Diotima – sono gravidi secondo il corpo e secondo l’anima” e Amore è “generare e partorire nella bellezza”.

Perché l’amore della generazione alberga negli esseri umani?
“Perché – dice Diotima – la generazione è ciò che ci può essere di sempre nascente e di immortale in un mortale”.
Alcuni uomini sono fecondi nel corpo e altri nell’anima. Cosa conviene all’anima?
“La saggezza e altre virtù”.

L’essere umano impara a riconoscere la bellezza nei corpi, la bellezza nell’anima e, al colmo dell’iniziazione, la bellezza nel Bello in sé.

E’ in questa linea guida che acquistano significato gli aspetti generativi dell’Antropocosmo e le varie fasi dell’iniziazione, che conducono alla conoscenza della scintilla divina che è in noi.

L’essere umano impara la sua eternità, che implica la generazione, nel corpo e/o nell’anima, ossia l’Atto d’Amore, senza il quale l’essere umano viene meno al suo destino.

Il conoscere se stessi, principio fondamentale del percorso massonico, è ri-conoscere il proprio se stessi in essenza, ossia quella parte essenziale ed immortale di noi che ci guida, in quanto persone (maschere sul teatro della vita terrena) a realizzare il nostro progetto compiendo Atti d’Amore, ossia atti creativi.

L’essere creativi è una qualità essenziale dell’essere umano, conculcando la quale l’Umanità è disumanizzata. L’essere creativi è una “imitatio” del Logos.

La terza specificità essenziale è l’unità inscindibile in vita tra corpo, anima e il nucleo di informazione intelligente e cosciente che costituisce la nostra essenza.

Tale unità è la base del processo di conoscenza e di autoconoscenza (gnoti seauton) che non può prescindere dai sentimenti, dalle emozioni, dalle intuizioni e, infine, dalla razionalità.

L’essere umano è un’unità inscindibile.

Il corpo non è sostituibile e la sostituzione del corpo è la distruzione dell’essere umano in quanto tale. Così come l’intelligenza artificiale non può sostituire l’intelligenza umana, qualsiasi robotizzazione del corpo non può sostituire le funzioni essenziali del corpo naturale.

Riguardo all’intelligenza artificiale, sarebbe più opportuno chiamarlo smart artificiale, come suggeriscono Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, in quanto in inglese intelligence non vuol dire intelligenza, ma “capacità di comprendere”. Intelligente come lo intendiamo noi in italiano, suggeriscono i due autori de: “Il cosmo nella mente”, si dice smart, quindi l’intelligenza artificiale è “capacità di comprendere servoassistiti”. [1] Siamo ben lontani dall’intelligenza umana, considerando in primo luogo, ma solo in primo luogo, che il processo cognitivo dell’uomo genera un’immagine mentale della realtà e produce modelli interpretativi. “L’unità di base della mente – scrive Antonio Damasio – è l’immaginazione”. [2]

Il cervello umano, che scambia informazioni, è, secondo Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, “troppo complesso e ridondante per sovraintendere ai soli bisogni biologici primari. Un effetto collaterale di tale complessità è l’innata curiosità dell’uomo e il piacere che la nostra specie prova a investigare l’ignoto”. [3]

Bessel Van Der Kolk scrive che “gli esseri umani sono creature che creano significati” e che l’esperienza di sé “è il prodotto dell’equilibrio tra il cervello emotivo e quello razionale”. [4]

 

Edward O. Wilson, scrive a sua volta che Homo Sapiens “è l’unica specie superstite dotata di intelligenza simbolica” e che ha “il potere di immaginare”, cosicché “la creatività è il carattere distintivo della nostra specie e ha come fine ultimo la comprensione di noi stessi”. [5] “Gli esseri umani – scrive Wilson – pensano” e aggiunge che “gli archetipi ancestrali riemergano continuamente nelle nostre elaborazioni culturali come indimenticati retaggi evolutivi”. [6]

 

Daniel J. Siegel afferma che il “Sé non è limitato nel tempo, poiché il tempo come entità unitaria che scorre potrebbe non esistere nemmeno. E neppure è limitato nel cranio né nella pelle. Il Sé è il sistema in cui viviamo, i nostri corpi sono i nodi di una totalità più ampia interconnessa, in cui siamo inestricabilmente radicati”. [7]

L’essere umano è consapevole, cosciente e dotato di intenzione, di sentimenti e di emozioni. Emozioni primarie, cognitive, superiori e culturalmente specifiche (presenti in una sola realtà). [8]

“La nostra psiche – scrive Edoardo Boncinelli – è infatti costantemente immersa in un «bagno emozionale», nel quale in condizioni normali è assai difficile distinguere le singole emozioni, non a caso definite, opportunamente, espisodi emozionali”. [9]

L’omeostasi, ossia, per dire il concetto in sintesi, l’insieme dei processi neghentropici che mantengono l’equilibrio e la permanenza del vivente, ha tra i suoi fattori i sentimenti, i quali, spiega Antonio Damasio, “non sono produzione indipendente del cervello, ma il risultato di un’alleanza cooperativa tra il corpo e il cervello”. [10]

In questo breve riassunto di alcune affermazioni di scienziati abbiamo incontrato, riguardo agli esseri umani, qualità quali l’innata curiosità, il piacere di investigare l’ignoto, la capacità di creare significati, l’essere dotati di un’intelligenza simbolica e archetipica; l’essere dotati di intenzionalità, di coscienza e di capacità emotiva e, infine, l’essere dotati di sentimenti. Tutto questo non può essere surrogato da alcuna intelligenza artificiale.

Gli esseri umani vivono, pensano, amano.

Veniamo ora alla questione fondamentale che pone il Cardinale Gherard Ludwig Müller, ossia che attualmente “per molti la fede è solo un atto emotivo e sentimentale e non è più necessario trovare degli argomenti per l’esistenza di Dio. Ma nel cristianesimo, come insegna San Paolo, la fede è un atto ragionevole e la razionalità ne è parte essenziale e non solo esterna. La nostra – afferma il Cardinale Müller – è la fede nel Logos, pertanto non può essere contro la ragione. Noi abbiamo la fede rivelata, ma dobbiamo esprimerla logicamente secondo la legge del Logos che viene dallo stesso Dio che, appunto, è Logos”.

Nel suo discorso tenuto nell’aula magna dell’Università Regensburg il 12 settembre 2006 (noto come discorso di Ratisbona) Benedetto XVI, dopo aver delineato l’incontro tra la tradizione ebraica e la forma mentis greca, afferma: “Il Nuovo Testamento, infatti, è stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco…”.

Di importanza fondamentale è l’affermazione che “il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come Logos e come Logos ha agito e agisce pieno d’amore in nostro favore”.

Nel dialogo con Paolo Flores D’Arcais (21.9.2000) Joseph Ratzinger ha affermato: “E questo Dio che è Logos – come dice San Giovanni – che è ragione creatrice e che è parola – Logos non è semplicemente ragione, ma una ragione che parla, che si mette in relazione, che si avvicina, e qui abbiamo un rinnovamento del concetto di ragione che va oltre la pura matematica, la pura geometria dell’essere – tuttavia è Logos e anche andando oltre questa pura matematica rimane tuttavia Logos, cioè ragionevole”. Per Joseph Ratzinger la creazione è “la provenienza da una mente, da un Logos”. [11]

Ovviamente l’interpretazione cristiana non può essere che quella in base alla quale il Logos si è incarnato in un essere particolare, ossia in Gesù, la qual cosa non è necessariamente da condividere per apprezzare e condividere il riferimento fondativo della cultura occidentale al Logos.

Qui non è luogo per discutere dell’interpretazione cristiana del Logos, ma di sottolineare due aspetti del discorso di Benedetto XVI, ossia che “il Dio veramente divino si è mostrato ed ha agito come Logos”.

Nel testo greco del Prologo del Vangelo di Giovanni, che è posto sull’ara del Tempio massonico, in quanto contenente la chiave di comprensione del rapporto tra l’Archè e la sua manifestazione, si legge:

En archē ēn ho lógos
kai ho
lógos ēn pros ton theon
kai theos ēn ho
lógos.

Nell’arché è il lógos

e il lógos è presso theón

e theòs è il lógos.

Un illustre linguista, Jacob Wackernagel, sostiene che théos ha innanzi tutto un senso predicativo: designa qualcosa che accade. Károl Kerenyi isolava la specificità greca nel dire di un evento: “E’ Théos”. [12]

Secondo alcuni il vocabolo théos deriverebbe dal varbo theeîn, correre e dal verbo theâsthai, vedere. Théos dà pertanto l’idea di un correre verso l’evidenza, di un manifestarsi e solo in ambito cristiano è diventato il sostantivo che significa dio.

Se un massone, come è detto nelle Costituzioni di Anderson, non può essere un ateo stupido, senza entrare nel merito del sostantivo theos e limitandoci al senso predicativo, ne deriva che un massone non può rinunciare all’azione del Logos, sia nel senso dell’ascoltare e del conformarsi, sia nel senso di imitare, ossia dell’essere creativo.

 Chi è il Dio veramente divino che si è mostrato e ha agito come Logos? Leggendo il Prologo di Giovanni parrebbe con tutta evidenza l’Arché, ossia il Principio e così l’Arché si mostra e agisce come Logos. Il Logos, pertanto ha un’importanza somma, in quanto è il mostrarsi e l’agire del Principio, ossia è l’energia creativa del Fondamento.

Logos non è solo verbo o ragione; è anche l’azione che raccoglie in sé (leghein) il senso e il significato delle cose e pertanto è il Fondamento di informazione significante in azione: energia dotata di significato e di senso e in quanto azione che raccoglie in sé il senso e il significato delle cose, il Logos orienta.

Logos, spiega Martin Heidegger, “può anche significare qualcosa che diviene visibile mediante la sua relazione a qualcosa, mediante la sua «relazionalità»” e, conseguentemente, “assume il significato di relazione e rapporto”. [13]

Che Logos abbia il significato e il valore di rapporto è convinzione anche di Paolo Zellini, il quale scrive: “L’infinito era assenza (stéresis), potenzialità pura, e qualsiasi cosa, per esistere e per durare doveva opporsi alla negatività del senza-limite. Era questo, nella matematica greca, il compito del Logos, del rapporto in cui si trovano i prodromi del numero moderno”.[14] “L’enumerazione – aggiunge Zellini – era una prerogativa del Logos, che alludeva a un’operazione di scelta e di raccolta, di aggregazione ordinata di diverse entità in un unico insieme”. [15]

Il manifestarsi è un tocco che colpisce l’anima

Un’ulteriore conferma di quanto sin qui affermato ci viene dalla funzione del termine Logos in quanto discorso che «lascia vedere». Logos è azione “del trarre fuori l’ente di cui si discorre dal suo nascondimento e lasciarlo vedere come non nascosto”[16], dove legein (λέγειν) significa apophàinestai, manifestare, ossia fenomenizzare.

In questo fenomenizzare è il rapporto Logos-luce.

“L’espressione greca phàinomen, a cui risale il termine «fenomeno» – scrive Heidegger – deriva dal verbo phàinestai, che significa manifestarsi; phainomenon significa quindi ciò che si manifesta, il manifestarsi, il manifesto; phàinestai stesso è una forma media di phàino, illuminare, porre in chiaro; phàino deriva dalla radice phà come phòs, la luce, il chiaro, ossia ciò in cui qualcosa può manifestarsi, rendersi visibile in se stesso”. [17]

Manifestare ha il suffisso – fest, che deriva dal greco theîno: colpisco, tocco.

Interessante, a questo proposito, quanto ci dice il Cardinale Joseph Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI) nel suo commento teologico al messaggio di Fatima.

“Vedere interiormente – scrive il Cardinale Joseph Ratzinger – non significa che si tratta di fantasia, che sarebbe solo un’espressione dell’immaginazione soggettiva. Piuttosto significa che l’anima viene sfiorata dal tocco di qualcosa di reale anche se sovrasensibile e viene resa capace di vedere il non sensibile, il non visibile ai sensi — una visione con i « sensi interni ». Si tratta di veri «oggetti », che toccano l’anima, sebbene essi non appartengano al nostro abituale mondo sensibile. Per questo si esige una vigilanza interiore del cuore, che per lo più non c’è a motivo della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e pensieri che riempiono l’anima. La persona viene condotta al di là della pura esteriorità e dimensioni più profonde della realtà la toccano, le si rendono visibili. Forse si può così comprendere perché proprio i bambini siano i destinatari preferiti di tali apparizioni: l’anima è ancora poco alterata, la sua capacità interiore di percezione è ancora poco deteriorata. «Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai ricevuto lode», risponde Gesù con una frase del Salmo 8 (v. 3) alla critica dei Sommi Sacerdoti e degli anziani, che trovavano inopportuno il grido di osanna dei bambini (Mt 21, 16)”.
“La «visione interiore» – scrive sempre il Cardinale Joseph Ratzinger – non è fantasia, ma una vera e propria maniera di verificare, abbiamo detto. Ma comporta anche limitazioni. Già nella visione esteriore è sempre coinvolto anche il fattore soggettivo: non vediamo l’oggetto puro, ma esso giunge a noi attraverso il filtro dei nostri sensi, che devono compiere un processo di traduzione. Ciò è ancora più evidente nella visione interiore, soprattutto allorché si tratta di realtà, che oltrepassano in se stesse il nostro orizzonte. Il soggetto, il veggente, è coinvolto in modo ancora più forte. Egli vede con le sue possibilità concrete, con le modalità a lui accessibili di rappresentazione e di conoscenza. Nella visione interiore si tratta in modo ancora più ampio che in quella esteriore di un processo di traduzione, così che il soggetto è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare. L’immagine può arrivare solo secondo le sue misure e le sue possibilità. Tali visioni pertanto non sono mai semplici « fotografie » dell’aldilà, ma portano in sé anche le possibilità ed i limiti del soggetto che percepisce”.

Il manifestarsi è un “tocco” di qualcosa di reale.

Contemplare il Logos è theoria

Logos, in quanto relazione, può essere considerato una “rete relazionale”, ossia un insieme di potenze come i biblici Elohim.

Nella traduzione dei Settanta Elohim è tradotto con theós, secondo la modalità che singolarizza il plurale per farne un unico dio, ma theós deriva dai verbi theeîn, correre e theâsthai, vedere (théa è sguardo), da cui deriva il sostantivo theòs, malamente tradotto con dio e, meglio, con “colui che corre verso l’evidenza”.

Il Logos è al centro della riflessione massonica e questa incontestabile realtà è resa evidente dal fatto che ad ogni apertura dei lavori di Loggia sull’ara è posto il testo del Prologo del Vangelo di Giovanni, un testo greco che inizia mettendo in luce il rapporto tra il Principio (Arché) e il Logos e il rapporto tra il Logos e la molteplice realtà manifesta che costituisce il punto centrale della riflessione filosofica, in quanto rapporto tra l’immutabile e il divenire, tra “la legge alla quale deve sottostare tutto ciò che sopraggiunge”[18] (Ananke, Dike) e gli accadimenti, ossia al molteplice che “si para davanti”, che si manifesta e che diviene, ossia “arriva da”. Il rapporto tra l’immutabile e il divenire è antica questione, mai definitivamente risolta e, conseguentemente, millenario oggetto di riflessione.

Logos è vocabolo greco che riassume in sé molteplici significati e che, nello sforzo ermeneutico della complessità della sua realtà essenziale ed esistenziale, vede convergere tradizioni e culture che hanno connotato di sé quello che oggi chiamiamo riassuntivamente Occidente, il cui cuore è stata ed è l’Europa.

In questo sforzo ermeneutico e di costante tensione conoscitiva trova la sua corretta collocazione l’affermazione di Anderson che, riguardo ai massoni, “si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella religione nella quale tutti gli uomini convergono, lasciando loro le loro particolari opinioni o le persuasioni che li possono distinguere, per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero perpetuamente distanti”.

Anderson, pastore protestante, scriveva i landmark nel 1723, in un periodo nel quale il confronto aspro e cruento tra correnti religiose non era del tutto scemato e aveva lasciato sul terreno morte e distruzione.

Quel Centro d’Unione aveva molto il sapore di una pacificazione tra cattolici e protestanti, ma alla luce di un’analisi attenta dei rituali formatisi nel ‘600 e codificati da Elias Ashmole, assume un valore universale in ragione del Logos inteso nell’accezione eraclitea.

 In cammino ascoltando il Logos

Riassumendo il contenuto di alcuni frammenti eraclitei, Miroslav Marcovich, scrive che “a livello logico il Logos è valido universalmente e opera in tutte le cose” (114 + 2 DK), che “a livello ontologico, il Logos è un sostrato al di sotto della pluralità sensoriale delle cose: è una unità sottostante a questo ordinamento del mondo”; che “a livello epistemologico, riconoscere il Logos, è condizione necessaria per una reale e corretta conoscenza dell’ordinamento del mondo” (30DK) e, infine, che “a livello etico di comportamento, il Logos, è una regola di corretta condotta di vita (…)“.[19]

 

“Eraclito – ci ricorda Miroslav Marchovic – mostra il metodo per raggiungere il Logos: analizzando correttamente ciascuna cosa delle (due) parti che la costituiscono, ne risulterà una sorta di unità grazie al Logos universale”. [20]

 

Scrive Eraclito: “Le cose di cui c’è vista e udito e percezione queste in verità io preferisco” (fr.55DK) e aggiunge: “Gli occhi sono testimoni più fedeli degli orecchi” (Fr 101 a DK).

Tuttavia Eraclito ci avverte che: “Cattivi testimoni sono occhi ed orecchi per gli uomini, se questi hanno anime che non ne comprendono il linguaggio” (fr.107 DK) e che: “L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza; altrimenti l’avrebbe insegnato a Esiodo e Pitagora; e anche a Senofane e Ecateo”. Figuriamo se lo può insegnare ad una smart.

“La percezione sensibile e l’esperienza – commenta Miroslav Marchovic – richiamano la condizione basilare per l’apprendimento del Logos onnipresente, ma questa non è la sola condizione: altre ne sono richieste, fra cui l’intelligenza, la facoltà di interpretare correttamente i dati dell’esperienza e l’intuizione. Senza tali condizioni l’uomo non può raggiungere il Logos, né ottenere la sapienza (nous), rimanendo ad uno stadio sterile”. [21]

Percezione sensibile, intelligenza, facoltà di interpretare e intuizioni non sono delegabili ad alcuna smart e surrogabili da alcuna smart.

Una sfida per il Terzo millennio

Il pensiero unico, l’idea di un’Umanità senza radici e senza patrie (i luoghi dei padri, degli antenati), senza storia e senza tradizioni, così come l’idea di un “nuovo umanesimo” che fa la pari con l’idea sempre coltivata dai totalitarismi dell’uomo nuovo, sono la frontiera della sfida del Terzo Millennio. Una frontiera sulla quale si combattono due distinti fronti: quello dell’Essere Umano e quello dell’Uomo Nuovo Transumanizzato.

Una frontiera dove avanza la nuova peste dell’algoritmo sostituito al Logos, dove la stessa Chiesa, guidata dal gesuita José Mario Bergoglio, si va trasformando in un apparato politico mondialista, che poco ha a che fare con il suo essere cattolica, (dal latino ecclesiastico catholicus, a sua volta dal greco καθολικός, katholikòs), cioè universale, che non significa mondialista secondo i parametri del mondialismo finanziario e della cancellazione delle diversità culturali, tradizionali, storiche dei popoli.

 E’ in corso il tentativo di passare dall’umanesimo al transumanismo, cammuffato da un “nuovo umanesimo” che è l’estinzione dell’Umanità.

Il transumanismo ha profonde radici nel cosmismo, una corrente filosofica sviluppatasi in Russia a partire dall’Opera comune di Nikolaj Fëdorov (1829-1903) e la cui caratteristica principale è l’idea di “evoluzione attiva” o “evoluzione autodiretta” della razza umana, con una visione ottimista sui destini e le potenzialità sconfinate dell’umanità, una mirabile fede nell’evoluzione e nello sviluppo inevitabili della conoscenza umana.

Gli aderenti del cosmismo credono che gli uomini siano destinati a diventare un fattore decisivo nell’evoluzione cosmica, conquistando, trasformando e perfezionando l’universo, sconfiggendo la malattia e la morte, e infine generando una razza umana immortale.

Con il termine “Cosmismo”, coniato verso gli anni settanta del XX secolo, s’indica un vasto movimento culturale nato e sviluppatosi in Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Una corrente che unisce filosofi, scienziati ed artisti, che amalgama elementi radicati nella tradizione spirituale dell’anima russa con la scienza e la tecnica occidentale moderna. Una corrente sorprendentemente creatrice, fertile ed eclettica, che è stata capace di partorire ed influenzare alcune delle più importanti personalità russe del novecento, cresciuto in quell’humus culturale unico da cui è germogliata anche l’altra grande rivoluzione del tempo, l’ «assalto al cielo» del bolscevismo, influenzandosi reciprocamente. Le idee di Fëdorov ebbero influenza su Dostoevskij, Tolstoj, Solovev.

Durante il periodo sovietico, specialmente nei primi anni rivoluzionari, questa corrente scientifico-filosofica-religiosa ricevette la stima, l’appoggio e l’entusiasmo non solo nella ristretta cerchia dei ricercatori scientifici, ma anche di personalità politiche che a volte sopprimendo, a volte alimentando una tendenza che parve quasi occultista, se ne resero in qualche modo protagonisti.

Storicamente è con il lavoro culturale di Aleksandr Gorskij (1886-1943) e Nikolaj Setnitskij (1888-1937) che ebbe inizio la transizione dal fedorovismo puro al cosmismo.

Il cosmismo – con le sue idee forza dell’“evoluzione attiva” e delle potenzialità cosmiche dell’umanità – è comunque una filosofia universale, e come tale lo è anche la sua eredità. Non sorprende quindi di ritrovare richiami al cosmismo anche in altre parti del mondo. Per esempio il ‘Manifesto Cosmista’ dello statunitense Ben Goertzel. In esso sono contenute 10 tesi cosmiste.

Manifesto Cosmista di Goertzel.

1) L’umanità si fonderà con la tecnologia, rapidamente ed in modo sempre più esteso e profondo. Questa è una nuova fase dell’evoluzione della nostra specie, che sta cominciando ad essere evidente ai nostri giorni. La divisione fra il naturale e l’artificiale sarà prima sfumata, e poi sparirà. Alcuni di noi continueranno ad essere umani, ma con un’espansione radicale e crescente delle opzioni disponibili, ed una diversità e complessità radicalmente aumentate. Altri cresceranno fino a divenire nuove forme di intelligenza, molto al di là del dominio umano.

2) Svilupperemo tecnologie di intelligenza artificiale cosciente e mind uploading. Il mind uploading permetterà di estendere indefinitamente la vita di quelli che sceglieranno di lasciarsi la biologia alle spalle (uploads). Alcuni uploads sceglieranno di fondersi con altri uploads e con intelligenze artificiali. Questo richiederà un ripensamento e una riformulazione della nozione di identità personale, ma saremo capaci di farvi fronte.

3) Raggiungeremo le stelle, e ci espanderemo nell’universo. Incontreremo altre specie nel cosmo, e ci fonderemo con loro. Potremmo anche raggiungere altre dimensioni dell’esistenza, oltre quelle di cui siamo attualmente consapevoli.

4) Svilupperemo realtà sintetiche interoperabili (mondi virtuali) capaci di contenere esseri coscienti. Alcuni uploads sceglieranno di vivere in mondi virtuali. La divisione fra realtà fisiche e sintetiche sarà prima sfumata, e poi sparirà.

5) Svilupperemo tecnologie di ingegneria spazio-temporale ed una “magia futura” basata sulla scienza, molto al di là delle nostre attuali comprensione ed immaginazione.

6) L’ ingegneria spazio-temporale e la magia futura permetteranno di realizzare, attraverso la scienza, molte delle promesse delle religioni—e molte cose meravigliose che nessuna religione ha mai sognato. Un giorno saremo capaci di resuscitare i morti “copiandoli al futuro”.

7) La vita intelligente diverrà il fattore principale nell’evoluzione del cosmo, e guiderà questo nelle direzioni volute.

8) Radicali progressi tecnologici ridurranno drasticamente la scarsezza delle risorse materiali, in modo da rendere possibile un’abbondanza di ricchezza, crescita ed esperienza, per tutte le menti che così desiderano. Nuovi sistemi di auto-regolazione emergeranno per mitigare la possibilità che la mente esaurisca, oltre ogni controllo, le vaste risorse del cosmo.

9) Nuovi sistemi etici emergeranno, basati su principi che includeranno la diffusione di gioia, crescita e libertà nell’universo, e anche su nuovi principi che non possiamo ancora immaginare.

10) Questi cambiamenti miglioreranno in modo fondamentale l’esperienza soggettiva e sociale degli esseri umani, delle nostre creazioni e dei nostri successori, portando a stati di consapevolezza personale e condivisa le cui meravigliose vastità e profondità andranno molto al di là dell’esperienza dei “vecchi umani”.

Nuovi umani senza umanità

 Il pericolo della disumanizzazione era presente già ad alcuni scrittori, come Orwell e Isaac Asimov, il quale nei suoi scritti di fantascienza (che oggi non appare più tanto fanta) scrisse le tre leggi della robotica, che furono pubblicate per la prima volta nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso”, apparso sulla rivista specializzata statunitense Astounding Science Fiction.

Nei romanzi dello scrittore russo-americano, le tre leggi della robotica governano il comportamento dei cosiddetti robot positronici, macchine create per servire l’uomo, dotate di sistemi di sicurezza per non nuocergli.

Si tratta di principi rigidi, da non trasgredire, teorizzati per rassicurare l’umanità sulle buone “intenzioni” dei robot. Vediamo cosa dicono:

Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.

Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.

Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”.

Successivamente l’autore di “Io Robot” ne aggiungerà una quarta, superiore per importanza a tutte le altre ma valida solo per gli automi più sofisticati, definita legge zero: “Un robot non può recar danno all’umanità e non può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”.

La deriva del disumanesimo e le radici naziste

 La deriva del disumanesimo presenta anche aspetti di modificazione dell’essere umano che derivano dall’ideologia eugenetica nazista, come quella operata nel progetto Lebensborn. “Lebensborn – scrive Ingrid Von Oelhafen – è un’antica parola tedesca che significa “sorgente di vita”, travisata e distorta dall’eugenetica nazionalsocialista”.[22]

Sorgente di vita travisata.

Il trasformismo è la faccia inquietante del nuovo umanesimo.

Le teorie giustificazioniste dell’utero in affitto ricordano il progetto Lebensborn, con il traffico di bambini rubati alle famiglie e ritenuti razzialmente trasformabili in tedeschi di pura razza ariana. L’idea che i figli possano essere sradicati dalle famiglie con leggerezza non è figlia di nessuno, così come è di stampo nazista l’idea di costruire esseri umani a piacimento, scegliendo alla banca dati ovociti e spermatozoi per depositarli in una donna ridotta a fattrice per soddisfare gli egoismi di chi può permettersi di usare i soldi per fare qualsiasi cosa.

Il nazismo non è finito con la fine del Terzo Reich. Cile Brasile, l’Argentina di Peron e di Videla e della Guardia de Hierro, sono stati luoghi sicuri per i gerarchi nazisti e per la continuazione degli esperimenti eugenetici.

In particolare l’Argentina è stata il fulcro dell’accoglienza degli emigrati nazisti. “Schematizzando, si può dire – scrive in proposito Guido Caldiron – che le zone [prescelte] furono quattro: la Selva misionera che offriva sicurezza per la sua posizione lungo le frontiere con Paraguay e Brasile; la valle di Calamuchita e le grandi sierre di Córdoba, nel centro del Paese e con piccole comunità in un paesaggio alpino come – fra le altre – Santa Rosa de Calamuchita, La Cumbrecita e Villa General Belgrano; la regione che circonda San Carlos de Bariloche, fra laghi e montagne e a un passo dalla frontiera con il Cile; infine, le località a nord della capitale federale: Villa Ballester, El Palomar, Olivos, San Isidro, Vicente López, Florida e San Fernando”.[23]

Con la connivenza dell’Argentina, del Brasile, del Paraguay il dottor morte dei campi di sterminio nazista, Josef Mengele, continuò a fare i suoi esperimenti sui gemelli e sulla clonazione degli esseri umani.

Nelle pieghe nascoste del “nuovo umanesimo” non si nasconde solo l’orwelliana presenza del Grande Fratello in veste algoritmica, ossia la follia di trasformare l’essere umano in una macchina immortale, ma anche il fondo razziale eugenetico nazista.

Un futuro per l’Europa è nel ritorno al Logos

Per concludere.

L’Unione Europea, se vuole avere un futuro, deve dotarsi di una carta costituzionale che stabilisca anzitutto i valori fondamentali ai quali dovranno conformarsi le norme comunitarie e quelle dei singoli stati membri.

Oggi l’Unione Europea non ha una carta costituzionale ed è un leviatano burocratico-finanziario, basato sul fragile piedistallo della moneta unica e ammorbato da una deriva totalitaria dovuta al pensiero unico transumanista che ha progressivamente contaminato le élite che la governano.

L’Unione Europea va rifondata e dotata di una carta costituzionale e deve passare dall’Euro al Logos, recuperando le sue autentiche antiche radici.

© Silvano Danesi

 

[1] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[2] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[3] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[4] Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Cortina

[5] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[6] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[7] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[8] Vedi Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press

[9] Edoardo Boncinelli, La vita nella nostra mente, Laterza

[10] Antoniuo Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[11] da Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Liberare la libertà, Cantagalli

[12] Le citazioni sono tratte da Roberto Calasso, La letteratura degli dèi, Adelphi

[13] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[14] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[15] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[16] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[17] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[18] Emanuele Severino, Legge e caso, Adelphi

[19] Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[20] Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[21]Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[22] Ingrid Von Oelhafen e Tim Tate, I figli segreti di Hitler, Newton Compton

[23] Guido Caldiron, I segreti del Quarto Reich, Newton Compton

Mondialismo, malattia del bergoglismo

Scrive Jung che nessun “albero nobile, di alto fusto, ha mai rinunciato alle sue oscure radici. Esso cresce non soltanto verso l’alto, ma anche verso il basso”. (C.G.J-Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri).

Il grande e nobile albero d’Europa non può esistere se non è alimentata, al contempo, la crescita verso l’alto e verso il basso.

L’ideologia mondialista, sorosian-davosiana, è l’esatto contrario di quanto afferma Jung, uno dei massimi intellettuali europei del ‘900.

L’ideologia mondialista sorosian-davosiana è eradicante e conduce al disordine e alla catastrofe dell’umanità, riducendola ad un’informe insieme gelatinoso di consumatori e di schiavi del Kombinat buro finanziario, nuovo Leviatano. Non a caso all’ideologia sorosia-davosiana piace il kombinat totalitario cinese.

L’Europa dei popoli e delle nazioni è tale se sono riconosciute e alimentate le radici, affinché il fusto, i rami e le foglie crescano rigogliose.

Una delle radici d’Europa è sicuramente il cristianesimo. Non è la sola e nemmeno la più antica, ma è una radice poderosa. Una radice che il “bergoglismo” sta mettendo in serio pericolo.

Gli “ismi” vanno sempre distinti dalle idee originarie dalle quali derivano e dalle persone che le hanno pensate, essendo gli “ismi” cascami ideologici.

E’ quanto accade oggi con il “bergoglismo”, che sta trasformando la Chiesa cattolica apostolica romana in una Ong mondialista più vicina alle ideologie sorosian-davosiane che alla tradizione che ha fatto del cristianesimo una delle radici d’Europa.

“In effetti – scrive non a caso Benedetto XVI – la Chiesa viene in gran parte vista solo utilizzando categorie politiche e questo persino per dei vescovi che formulano le loro idee sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici”. (Benedetto XVI, articolo pubblicato su Klesublatt).

Benedetto XVI, nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg (Martedì, 12 settembre 2006) tenne un discorso, noto come il discorso di Ratisbona dove, tra le altre cose, disse. “L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco. […] Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio”.

La grande cultura greca, altra radice poderosa, qui si coniuga con il cristianesimo.

Tra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco la distanza è tendente all’infinito. Il Papa gesuita è, del resto, perfettamente in linea con l’azione della Compagnia di Gesù sin dalle sue origini: interventismo politico.

La Compagnia di Gesù è nata con il mondo moderno, quando il pensiero filosofico e scientifico ha fondato la sua autonomia. In questo si è subito differenziata dai grandi ordini medievali: Francescani, Carmelitani, Domenicani.

La Compagnia di Gesù è intervenuta sin dai suoi primi passi nella politica e nella realtà sociale, con alterne vicende e alterne alleanze: dall’assolutismo monarchico e reazionario austriaco, all’assolutismo dispotico dei monarchi illuministi.

Non è un caso che i Gesuiti siano stati cacciati da Venezia nel 1606, dalla Boemia nel 1618, da Napoli e dai Paesi Bassi nel 1676, dalla Francia nel 1764, dalla Spagna nel 1767, dal Portogallo nel 1769, da Roma e da tutta la cristianità nel 1773 (lo scioglimento dell’ordine è dovuto alla Lettera apostolica Dominus ac Redemptor del 21 luglio 1773 di Clemente XIV).

I Gesuiti sopravvissero protetti da re illuministi come Federico II di Prussia, che si giovò della loro collaborazione nelle regioni da lui dipendenti e abitate da popolazioni cattoliche e Caterina II di Russia, ossia da un re protestante e da una regina ortodossa.

Autori di esperimenti di comunismo paternalistico, attuati con le Riduzioni in Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia, i Gesuiti ebbero il plauso degli illuministi.

Dei Gesuiti è provebiale la sibillinità. Nel Compendium, ad esempio, alla domanda: “Si domanda a che cosa è obbligato un uomo che ha giurato in modo fittizio e per ingannare?”. La risposta è quantomeno inquietante: “Egli non è obbligato a nulla in virtù di religione, poichè egli non ha prestato un vero giuramento. Nullameno è obbligato dalla giustizia a mantenere ciò che ha giurato in un modo fittizio e per ingannare”. In aggiunta potremmo citare la seguente affermazione: “In ogni promessa fatta con giuramento, anche in via assoluta, vi sono certe condizioni tacite, come per esempio: se lo potrò; salvo il diritto e l’autorità superiore; purché le cose restino moralmente nel medesimo stato”.

Insomma, fidarsi di un giuramento, stando alla logica gesuitica, è perfettamente inutile.

Ed è con questi Gesuiti che nel ‘700 si sono alleati despoti illuminati come Federico II di Prussia e Caterina di Russia.

Federico II fu un despota illuminato. Despota, dispotico e dispotismo fanno, non a caso, la loro prima apparizione nel dizionario francese nel 1720. Formatosi, a quanto pare, alla fine del XVII secolo, il concetto di dispotismo finisce ben presto per indicare un regime politico in cui l’oppressione sociale va di pari passo con l’autorità assoluta del sovrano. Federico II di Prussia, despota illuminato, che si avvale dei Gesuiti è l’evidente attestazione della capacità della Compagnia di Gesù di intessere rapporti con gli ambienti più vari e di essere instrumentum regni. Con i resti sparsi della diaspora padre Pigantelli ricostruì la Compagnia dopo le guerre napoleoniche.

Un altro esempio riguarda l’Inghilterra dove Giacomo I (cattolico) tentò un difficile equilibrio tra le varie fazioni, represse con durezza vari attacchi della nobiltà, sia cattolica, sia protestante e asserì il diritto divino della monarchia (Deus meumque ius). Privo dell’abilità di governo della cugina Elisabetta, alla quale era succeduto con un passaggio dinastico dai Tudor agli Stuart, Giacomo cercò invano di mediare tra le richieste del partito cattolico e di quello protestante, ma di fatto la tensione interna si accrebbe. Per rispondere alle richieste di riforma religiosa dei puritani, autorizzò una nuova traduzione inglese della Bibbia, nota come versione di re Giacomo; appoggiò inoltre i vescovi della Chiesa anglicana contro i riformatori radicali protestanti, ma la sua difesa del diritto divino della monarchia gli attirò l’ostilità dei cattolici, che organizzarono contro di lui la Congiura delle polveri o Congiura dei Gesuiti, nel 1605.

Dire, come fa Benedetto XVI che la Chiesa “viene in gran parte vista solo utilizzando categorie politiche e questo persino per dei vescovi che formulano le loro idee sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici” è non solo una constatazione dell’odierna realtà, ma un richiamo alla storia.

Non è fuori dalla storia dei Gesuiti, pertanto, l’alleanza attuale con il dispostismo illuminista buro finanziario e la ricerca di un’intesa con il Kombinat cinese.

 

Silvano Danesi

 

 

 

 

Il mito della razza mascherato da libertà

L’ondata razzista montante non è quella che i media del pensiero unico ci descrivono ogni giorno, associandola al sovranismo e al populismo.

L’ondata razzista montante, ben mascherata da rivoluzione sessuale libertaria, ripropone di fatto il mito della razza superiore di ispirazione nazista. Il “Progetto Lebensborn” (sorgente di vita) non è mai stato abbandonato e si fa largo nell’opinione pubblica nascondendosi, come la gramigna, tra il grano.

Fuor di metafora, l’idea eugenetica per creare una razza super intelligente, si mimetizza confondendosi tra le ricerche e le pratiche scientifiche volte a combattere le malattie o a favorire la fertilità. L’intento è ben evidente, se si osserva la storia dell’esperimento nazista e se si analizzano alcune tendenze del pensiero unico imposto dalle élite con occhi disincantati, ossia non presi da incantamento: stato di assenza mentale provocato da una persistente distrazione.

In un contesto dove la verticalizzazione del potere della finanza internazionale e delle multinazionali si avvale della tecnologia basata sugli algoritmi, concentrata in poche mani e capace di profilare e orientare le masse, il pensiero unico veicola idee tendenti a far accettare, come illuminate e libertarie, pratiche eugenetiche che hanno come fine la creazione di una razza di super intelligenti dominanti un’umanità di schiavi (Untermenschen).

Una via “per arrivare ad un’intelligenza superiore all’intelligenza umana attuale – scrive in proposito Nick Bostrom – consiste nel potenziare il funzionamento di cervelli biologici. In linea di principi, è un obiettivo realizzabile senza tecnologia, attraverso la riproduzione selettiva”.[1] In altri termini, un programma eugenetico.

Con le tecnologie di concepimento assistito, tuttavia, spiega Bostrom, si possono abbreviare gli anni relativi all’evoluzione.

Bostrom elenca alcuni metodi volti a favorire il progetto energetico.

  • Genotipizzazione e selezione di un numero di embrioni che hanno caratteristiche genetiche altamente desiderate.
  • Estrazione di cellule staminali da questi embrioni e loro trasformazione in spermatozoi e ovuli, che maturano nell’arco di sei mesi o meno.
  • Incrocio dei nuovi spermatozoi e ovuli per produrre embrioni.
  • Ripetizione dei passi precedenti fino all’accumulazione di grandi cambiamenti.

La procedura della fecondazione in vitro, che può essere anche una modalità per aiutare coppie in difficoltà a procreare, può diventare uno strumento di eugenetica diffusa.

“Con il diffondersi dell’uso della procedura, in particolare tra le élite sociali – afferma Bostrom – potrebbe avvenire uno spostamento culturale verso modelli di genitorialità che presentano la selezione come una procedura adatta alle coppie responsabili e illuminate”.[2]

L’insieme delle tecnologie e delle procedure elencate da Bostrom, aggiunte alla pratica dell’utero in affitto, non è certamente riservato ai poveri. Il costo medio per avere la disponibilità di un utero (che sia di un essere umano poco importa agli illuminati) è di cinquanta mila euro. Cifra impensabile per i tre quarti dell’umanità e comunque lontanissima anche dalle tasche di chi vive nei cosiddetti paesi avanzati. Se poi pensiamo alle pratiche selettive il costo sale. Roba da ricchi, insomma.

Nessuno degli illuminati si preoccupa della pesante eredità psicologica del nascituro. L’importante è che sia fatto su misura per entrare a far parte della razza eletta.

Dei disastri relativi alle pratiche eugenetiche è testimonianza significativa il saggio:”I figli segreti di Hitler” di Ingrid von Oelhafen e Tim Tate.[3]

Il nazismo è stato sconfitto militarmente, ma non è stato estirpato e come un virus mutante si ripresenta in forme mascherate per essere accettate.

L’antivirus è uno solo: aprire gli occhi e uscire dall’incantamento.

© Silvano Danesi

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Nick Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri

[2] Nick Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri

[3]”I figli segreti di Hitler” di Ingrid von Oelhafen e Tim Tate, Newton Compton.

La pedofilia e l’internazionale del Male

“Di fronte a loro, un mondo altrettanto malato, corrotto nell’anima e nella psiche, per il quale sembra non possa esistere possibilità di redenzione o di consapevolezza”.

La frase è contenuta nel risvolto di copertina del romanzo di Marino Fracchioni: “Il vincitore è sempre solo” (ed. Etica – Torino).

Chi sono loro? I pedofili, una delle più ignobili, schifose, inumane incarnazioni del Male. Si, il Male, perché il Male non è una categoria astratta, ma una realtà concreta di comportamenti di non umani dalle sembianze umane; è un’eggregora mefitica costruita da non umani dalle sembianza umane.

Giordano Bruno, nel suo: “Il canto di Circe” (Bur), scrive che Circe invoca gli dei affinché le sia «possibile stringere in un vincolo gli spiriti che amministrano e dispensano le figure, perché questi, sia pure contro la loro volontà, facciano emergere nella piena luce e (via via che si ritrae la mentita sembianza di un uomo) da occulti che erano rendano finalmente visibili i lineamenti nascosti di un altro genere di esseri viventi». Circe: «Si allontanino, si allontanino – giacché anche noi lo abbiamo proibito – i volti umani dalle bestie».

Meri: «Mirabile a vedersi, Circe, mirabile a vedersi: di tanti uomini che prima potevamo vedere, solo tre o quattro sono rimasti tali, e questi corrono tremanti a mettersi al sicuro. Tutti gli altri, alcuni dei quali si rifugiano nelle caverne più vicine o volano verso i rami degli alberi o si gettano a precipizio nel mare vicino mentre altri di indole più domestica si avvicinano in fretta alla nostra dimora, vedo che sono stati trasformati in animali di diverso genere».

Circe: «Dì piuttosto che solo adesso hanno esplicato e reso visibili le forme che erano loro proprie».

Accanto ai pedofili agiscono i trafficanti di esseri umani, che procacciano bambine e bambini per la loro lussuria immonda di incarnazioni del Male.

Il Male si insinua nel mondo grazie all’indifferenza e ai colpevoli silenzi di una società malata, drogata e indotta all’acriticità da un pensiero unico massificante.

La storia della quale sono protagonisti Victor e Emi è, detta in estrema sintesi, quella di un “servo del silenzio”, un investigatore giustiziere e di una giornalista d’inchiesta, i quali svelano un traffico di bambine tra Torino e Ginevra, gestito da un’organizzazione che le induce alla prostituzione per soddisfare le voglie immonde di non umani, facoltosi ma zombie psicologici.

Il romanzo, una spy story in piena regola, con quel tanto di sano erotismo che contrasta con l’immonda lussuria degli zombie psicologici e con un’affascinante descrizione dei metodi e degli strumenti di indagine, è, in realtà, il resoconto romanzato di un’indagine vera. Veri sono anche i personaggi, come Alberto o come Pilon.

Victor e Ramon, anch’essi veri, sono il capo e il vicecapo della “squadra fantasma” dei romanzi: “I servi del silenzio” e “I servi del silenzio – Parsifal”, che raccontano le imprese, anche in questo caso a sfondo reale, di agenti dell’intelligence spagnola che agiscono, con competenza, determinazione e rapidità, per poi sparire nel nulla.

Personaggio nuovo e interessante è la giornalista Emi, che dalla cronaca noiosa di Torino, per quanto vissuta con passione e professionalità, passa in pochi giorni al giornalismo d’inchiesta, travolta da Victor e dalla sua squadra, che la coinvolgono in una caccia ai pedofili che si svolge tra la triste Torino di una borghesia debosciata e l’ovattata Ginevra dai mille volti, molti dei quali oscuri.

La storia del romanzo, alla cui base sta una realtà datata, rimbalza nell’attualità non solo per i numerosi scandali relativi alla pedofilia che occupano le cronache di ogni giorno, ma anche per un libro denuncia di Emidio Novi: “La riscossa populista”, che pone l’attenzione del lettore su scenari inquietanti, nei quali è ipotizzata la presenza di un’internazionale della pedofilia, ossia un’internazionale del Male, che organizza party pizza e party hot dog esclusivi, dove per pizza si intende una bambina e per hot dog un bambino.

Enrico Novi, senatore e un giornalista, recentemente scomparso, travolto, sorprendentemente, nel suo paese natale, in Puglia, da un camion dello sporco in retromarcia, presenta panorami inquietanti e ben documentati, dove il Male è all’opera e, tuttavia, non giunge a conclusioni pessimistiche.

Redimere gli zombie psicologici incarnazione del male è impresa impossibile, ma combattere una battaglia per ridefinire valori e confini è un dovere che può indurre un radicale cambiamento.

Del resto, anche Enrica Maria Immacolata, in acronimo Emi, per quanto censurata da un direttore servo di un mondo malato e prono ai dettami degli zombie psicologici, ha in serbo una sorpresa: un asso nella manica regalatogli da Victor.

Forse, chi lo sa, Marino Fracchioni, in un prossimo romanzo-testimonianza, rimetterà Emi all’opera, per combattere gli zombie psicologici, incarnazioni del Male.

Il vincitore è davvero solo? Forse no. Il risveglio delle coscienze è in atto.

Silvano Danesi

 

La sinistra oltre la luce del lampione

La sinistra italiana, come quella europea, è entrata in una fase involutiva esiziale, dovuta a due fattori principali: l’invasione infestante nei partiti storici da parte di gruppettari sessantottini e la ricerca di legittimazione della finanza internazionale.
I gruppettari sessantottini, spesso usciti dagli oratori, hanno trovato altre religioni, alternative o complementari, nel marxismo-leninismo, nel maoismo, nel castrismo, nel chavismo, nel comunismo gesuitico, nella teologia della liberazione.
Dopo un periodo di contestazione “extraparlamentare”, l’erba infestante dei gruppettari ha scelto due vie: l’entrismo nei partiti storici della sinistra e la lotta armata.
Se analizziamo il curriculum vitae dei brigatisti di varia specie e origine, ritroviamo spesso esperienza cattoliche coniugate con ideologie marxiste-leniniste o maoiste.
Non v’è dubbio che molti di questi soggetti sono colti e intelligenti, così da essere capaci di proporsi come “intellettuali organici” di una sinistra che hanno trascinato su un terreno giustizialista e antagonista. Molti di loro sono entrati a pieno titolo nei gangli strategici dello Stato, mantenendo tuttavia un imprinting antagonista e ribellista.
L’entrismo ha riguardato anche il sindacato, il quale, dopo un percorso accidentato, è giunto alle soglie della sua trasformazione da agente contrattuale a soggetto politico, secondo la linea che fu di Claudio Sabattini, leader della Fiom.
E’ questa sinistra, infarcita di intellò dell’antagonismo, che è ormai sull’orlo del disfacimento irreversibile e che ha trascinato con sé i partiti storici della sinistra italiana ed europea.
A contribuire al declino storico è poi stata la scelta scellerata degli esponenti del Partito comunista di abbandonare e criminalizzare il Partito socialista per inseguire l’abbraccio mortale con quello che rimaneva della Democrazia cristiana, consegnata alla morte da Mino Martinazzoli e resuscitata con i vari ulivi, asinelli, margherite e fiori vari. La supponenza dei quadri comunisti fu quella di pensare di essere loro a dirigere l’orchestra, mentre erano, nel disegno, solo dei tromboni di quarta fila. E’ poi arrivata la rincorsa alla legittimazione americana, non con gli Usa, ma con il legame a doppio filo con il Partito democratico, nel frattempo divenuto dominio del clan Clinton e di quel kombinat finanziario che ha trascinato il mondo in una crisi di colossali proporzioni, ha disastrato il Nord Africa e il Medio Oriente ed aveva come obbiettivo, per fortuna quasi fallito, di islamizzare l’Europa sotto il falso scopo buonista dell’accoglienza.
Ora le schegge di questo mondo sono attaccate alle vesti del papa gesuita e al tragico teatro dei migranti, come unico progetto, non avendone altri, di favorire l’ideologia mondialista dei ricchi di Davos e della finanza internazionale, alla quale hanno venduto l’anima. Se da un lato agitano le bandiere dell’accoglienza (che ovviamente è strettamente legata ad un business che ormai ha nome e cognome), dall’altro danno del fascista a tutti quelli che non la pensano come loro. In fondo c’è del continuismo coerente. Una volta a quelli che non erano sufficientemente antagonisti e che volevano garantire il rispetto delle regole dello Stato erano riservate le pallottole; oggi il fiele delle parole.
L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una sinistra democratica, pragmatica, popperiana, non ideologica, che interpreti i bisogni reali dei popoli. Una sinistra che difenda la Civiltà occidentale, che è fatta di principi e di valori generali conquistati nei secoli e non negoziabili.
Per costruire una nuova sinistra che guardi alla realtà e si sottoponga costantemente alla verifica, che sappia progettare un futuro concreto, facendo i conti con la realtà e non con i sogni, è necessario che chi si metterà all’opera si sbarazzi di ogni residuo collegamento con questa eredità sessantottarda e gruppettara. Oggi non si intravedono a sinistra soggetti capaci di mettersi all’opera per una nuova stagione di civiltà, di rispetto delle regole, delle radici, delle tradizioni, delle identità, dei valori della Civiltà occidentale, di progettualità, di welfare equo e solidale, di riconoscimento dei valori individuali e del merito. Una sinistra che rifugga dai canti delle sirene sorosiane, mondialiste, buoniste, che stia lontana dalla montagna incantata e sappia stare di nuovo a contatto stretto con il popolo.
Inutile lamentarsi se altri occupano lo spazio se si continua a suonare il piffero dei migranti e dell’antifascismo (vedendo fascisti dappertutto, con un’ossessività maniacale) per nascondere il vuoto totale di idee e di progetti.
Arriveranno nuovi soggetti capaci di rifondare la sinistra italiana ed europea?
Concludo riportando una storiella che Vittorino Andreoli, nel suo: “I segreti della mente”, riporta a sua volta da: “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick.
“In una notte buia, su una strada deserta, un lampione disegna un cono di luce sull’asfalto nero. C’è un uomo che si muove all’interno della corolla luminosa, intento a cercare qualcosa. Di lì a poco passa un altro signore, che, preso dalla curiosità, gli domanda che cosa stia facendo.
«Ho perduto il portafogli», gli risponde l’uomo «devo trovarlo. Sa, ho dentro anche i documenti».
L’altro si offre di aiutarlo. Entra a sua volta in quel cerchio di luce, ma si avvede subito che non c’è nulla.
«Ma dove l’avete perduto?»
«Là in fondo», indica l’uomo, puntando il dito verso una coltre buia.
«E perché lo cercate qui allora?» s’inquieta l’altro, spazientito.
«Là è troppo buio» risponde l’uomo, e si rimette, pensieroso, a cercare nel suo cerchio di luce”.
Vittorino Andreoli commenta in relazione alla scienza, dicendo che non può cercare dove già sa. La storiella ben si adatta a chi volesse intraprendere la strada della ricostruzione della sinistra. Nel cono di luce del lampione dell’attuale sinistra non c’è nulla. Per recuperare ciò che è stato perduto (il portafogli contenente i documenti, ossia l’identità) bisogna tornare nel luogo dove è stato perduto: il contatto con la realtà del popolo e con le dinamiche reali delle società, popperianamente, avendo come guida i valori della Civiltà occidentale.

Silvano Danesi

 

Per un nuovo rapporto strategico tra Europa e Africa

Il tema generale di un’alleanza tra Europa e Africa ha un’indubbia valenza strategica, ma necessita di essere calato nella realtà odierna, al fine di mantenere valida l’istanza di fondo nel mentre si attuano i passi possibili di un cammino non facile.

La prima essenziale difficoltà risiede nel principio identitario dei due soggetti: un’Europa in crisi di valori e di prospettive e un’Africa violentata nei secoli a più riprese e da vari attori e non riconosciuta nei suoi valori.

Europa e Africa oggi condividono una nuova violenza: quella di una presenza islamica che non accetta i principi della laicità dello stato, della democrazia, del libero pensiero, della pari dignità degli esseri umani, siano essi uomini o donne, al di là dei convincimenti religiosi, dei gusti sessuali, delle opzioni politiche.

L’Europa ha conquistato quei principi nel corso di un percorso lungo e faticoso e grazie ai quei principi è oggi nel mondo un’oasi di pace, di democrazia e di tolleranza, dopo essere stata per secoli luogo di guerre intestine e di genocidi.

Questi principi vanno difesi e la tolleranza va coltivata, ma non oltre il limite nel quale si trasforma in complicità.

La debolezza dell’Europa odierna è dovuta ad una crisi di democrazia e di valori.

Tale debolezza non è frutto del caso, ma di una ben precisa strategia politica delle multinazionali e della finanza internazionale, che hanno voluto l’Europa delle banche e della burocrazia e non quella dei popoli, espropriando progressivamente governi e parlamenti e spostando la fonte della legittimazione democratica dalla cittadinanza al moloch buro-finanziario autoreferenziale.

Tale spostamento della fonte della legittimazione democratica è anche all’origine della fragilità economica e dei valori. Riguardo a questi si è innestato un falso confronto tra cristianesimo e relativismo, quando la vera questione è la ricomposizione delle varie radici laterali che alimentano la radice cristiana e il riconoscimento delle radici d’Europa, anche di quella preesistenti al cristianesimo, perché l’inconscio collettivo dei popoli europei sia riconosciuto dando luogo a un processo di reintegrazione dell’identità.

La civiltà europea, in tempi difficili quali sono quelli che viviamo, necessita del riconoscimento di tutte le sue radici, per recuperare un’identità che tendenze oicofobiche rischiano di farci perdere.

L’oicofobia, nell’accezione offertaci dal filosofo inglese Roger Scruton, è l’esatto opposto della xenofobia e possiamo descrivere questo atteggiamento mentale, ampliando un poco l’accezione greca, come avversione per la propria casa e per il proprio retaggio. I suoi sintomi appaiono evidenti e precisamente: la tendenza, in qualunque situazione conflittuale, a schierarsi con “loro” contro di “noi” e il bisogno irrefrenabile di denigrare usi e costumi, cultura e istituzioni che siano tipicamente “nostri”.

Il recupero di una dimensione valoriale europea è, pertanto, più che mai essenziale.

L’Europa ha radici di immenso valore per l’intera umanità e le conquiste ideali, politiche e sociali dei popoli d’Europa sono tali da costituire dei beni irrinunciabili.

L’illusione di un’integrazione dell’Islam rischia di dare vita a nuovi mostri.

Mentre cresce l’acquiescenza nei confronti dell’Islam, riprende forza il mai sopito antisemitismo, alimentato da una rinnovata alleanza tra i nazisti (mai scomparsi) e i Fratelli Musulmani, nati e cresciuti con il Mein kampf fra le mani.

Un’Europa debole e che ha perso le coordinate fondamentali che accordo può fare con l’Africa?

L’Africa, i cui popoli sono considerati “carne senz’anima” nella percezione delle multinazionali che si sono sostituite agli stati colonialisti, necessita di un riscatto democratico.

Un’alleanza tra Europa e Africa, dunque, presuppone una reidentificazione forte dell’Europa nei suoi valori, la trasformazione dell’Europa da moloch buro-finanziario in entità federale democratica e, per quanto riguarda l’Africa, necessita di un “piano Marshall” capace di creare economie locali sufficientemente autonome e una classe media imprenditoriale diffusa. Economie che non siano asservite alle multinazionali. Impresa davvero difficile, che può essere attuata da un’Europa dei popoli e delle nazioni, depurata dai residui del colonialismo.

In questo quadro si pone la questione del neocolonialismo francese nei confronti dei 14 paesi africani del Centro Africa.

Le risorse attuali a disposizione vanno pertanto concentrate in presidi sicuri, rafforzando in Africa la presenza di governi democratici e di economie capaci di rapportarsi con quelle europee sulla base della reciproca convenienza.

 

E’ necessario ripartire dai valori europei e dalle radici d’Europa attuando un nuovo rapporto con le nazioni africane. Un nuovo rapporto mondato da ogni residuo coloniale. Un rapporto di collaborazione e di reciprocità.

Il destino d’Europa è strettamente legato a quello dell’Africa e se l’Unione Europea non vuole perdere l’appuntamento con la storia deve profondamente rinnovarsi e chiedere a tutti gli stati membri una linea di condotta coerente.

In questo quadro appare sempre più improponibile la linea del Vaticano, che predica l’accoglienza e parla di poveri e di sfruttati, ma non è in grado di alzare la voce con la Francia per chiedere la fine del colonialismo brutale che impedisce ai paesi del Centro Africa di evolversi. La linea politica del Vaticano si colloca obiettivamente in quella del mondialismo finanziario clintoniano e sorosiano.

Silvano Danesi

ANTONIO GRAMSCI: CHI È CONTRO LA MASSONERIA È CONTRO IL LIBERALISMO

La totale ignoranza del fenomeno massonico, frutto di voluti pregiudizi, sta nuovamente producendo iniziative di legge e atti amministrativi tesi a discriminare chi frequenta l’istituzione massonica, in netto contrasto con la Costituzione repubblicana e innescanti una preoccupante deriva autoritaria.

La Massoneria, come credo di aver ampiamente dimostrato nei miei testi (Le radici scozzesi della Massoneria, La Massoneria del ‘700, nido invaso dai cuculi) è un’istituzione iniziatica antica, che ha coinvolto uomini di preclara virtù e intelligenza, i quali hanno donato all’umanità gioielli inestimabili. Inutile fare la quadreria di famiglia, ampiamente nota a chi volesse occuparsene.

Frutto di volontario pregiudizio è l’associare la deplorevole vicenda italiana della gelliana P2 alla Massoneria italiana, quando ne sono ampiamente noti, anche grazie ai numerosi volumi dell’inchiesta parlamentare (io li ho letti, perché non se li leggono anche i colleghi che scrivono sull’argomento?) e a una vasta letteratura in merito, tutti i particolari. In quella vicenda si intrecciano antichi collegamenti che evocano Odessa, il Vaticano della Loggia Ecclesia, la Cia di Frank Gigliotti e via elencando. Tutto scritto e tutto chiaramente dimostrato, compresa l’estraneità del Grande Oriente d’Italia e delle altre Obbedienze Massoniche italiane minori. Basta leggere e informarsi.

La caccia alle streghe, soprattutto quando arriva da certi ambienti, fa pena.

In una temperie politica, come quella italiana ed europea, che rivendica la sovranità popolare, qualcuno farebbe bene a rileggersi la dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Nella dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 2 luglio 1776, in gran parte frutto di uomini affiliati alla Massoneria, ispirati dalla Scienza della legislazione del massone giurista partenopeo Gaetano Filangieri (ne è prova il carteggio con il massone Benjamin Franklin), è scritto: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.

Non facile definire cosa sia la felicità, ma mi piacciono due definizioni.

“La felicità – afferma Lowen – è la consapevolezza della crescita”. [i]

Adam Smith, filosofo ed economista scozzese, nel suo saggio dal titolo: “La teoria dei sentimenti morali” scrive: “E’ più felice chi avanza gradualmente verso la saggezza”.

Il concetto ben si attaglia ai governi, che devono occuparsi del progresso dei loro governati, ma è ancora più consono al progredire della conoscenza e della consapevolezza di ogni singolo individuo.

In Italia i Massoni non sono stati artefici del Risorgimento, ma lo sono stati, in gran parte, della costruzione dell’Unità del Paese.

Massoni sono stati, per fare alcuni esempi, Agostino Depretis e Francesco Crispi, l’anarchico Bakunin, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Zanardelli, il socialista Enrico Bignami, Andrea Costa, l’operaista Mauro Macchi, Leonida Bissolati, Osvaldo Gnocchi Viani, fondatore della prima Camera del lavoro a Milano. Massoni sono stati Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli, dei quali si imparavano a memoria le poesie sin dalla più tenere infanzia.

Al massone Alceste De Ambris si deve la Costituzione del Carnaro, voluta dal Massone Gabriele D’Annunzio, che è servita da traccia fondamentale per la stesura della Costituzione italiana.

La Massoneria ha dato vita a innumerevoli Società di mutuo soccorso e alle compagnie di soccorso (Croci bianche, verdi, ecc.) volte alla salute pubblica. La Massoneria ha contribuito a promuovere banche come la Comit e il Credito Italiano, senza le quali l’economia industriale del Paese non sarebbe decollata.

La Massoneria non è una banda di delinquenti grassatori che tramano contro lo Stato, ma lo Stato di questo Paese ha contribuito a formarlo, attraverso persone di alto livello educate nella temperie iniziatica della Logge.

Ci sono stati e, probabilmente ci sono ancora, fenomeni cosiddetti deviati, che tuttavia non sono oggi di alcun pericolo reale per lo Stato, in quanto sono costituiti da personaggi da baraccone che puntano a farsi la pensione integrativa alle spalle di creduloni che pensano di scoprire chissà quale segreto. Fenomeni di basso profilo e di bassa lega.

La Massoneria, in Italia, è stata, come testimonia Antonio Gramsci, la spina dorsale del liberalismo e della borghesia post unitaria.

In Italia una delle più interessanti testimonianze relative alla Massoneria la diede, infatti, Antonio Gramsci, il cui discorso alla Camera del 16 maggio 1925 contro il disegno di legge Mussolini-Rocco riporto di seguito.

Il contraddittorio condotto da Gramsci in Parlamento, a nome del PCd’I, in merito alla promulgazione da parte del fascismo di leggi contro le associazioni segrete, aveva nella realtà avevano come obiettivo le organizzazioni antifasciste e di opposizione. Quando si comincia con il conculcare la libertà, si sa dove si finisce: nella dittatura.

Ecco la registrazione del discorso di Gramsci.

Presidente. Ha facoltà di parlare l’onorevole Gramsci.

Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.

Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla “psicosi di guerra”, quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.

Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere – cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi – se la classe operaia non avesse fatto a tempo a frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa.

Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler “conquistare lo Stato”. Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria ?

Poiché noi pensiamo che questa fase della “conquista fascista” sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un’analisi, anche se affrettata, della questione.

Che cos’è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.

La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l’entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila.

È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un’infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.

Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all’onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l’abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso.

Nei primi anni dopo la fondazione del Regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da “Civiltà cattolica” quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della “Civiltà cattolica”, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l’astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un’armata di riserva rurale da porre contro l’avanzata del proletariato, poiché fin dal ’71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.

L’onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l’unità spirituale della nazione italiana.

Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l’ideologia e l’organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione …

La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d’ordine del fascismo, dopo l’occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : “I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai”.

Se non m’inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano …

[Interruzioni].

Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.

Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell’attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura.

L’elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell’organizzazione degli Stati, portando nell’attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l’attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? …

Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l’impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d’opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l’impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell’emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere … Interruzioni.

Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.

Gramsci. Il significato dell’emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l’alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare …

Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell’interesse del proletariato.

Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell’imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'”imperialismo” italiano è consistito solo in questo: che l’operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l’Italia è solo stata un mezzo dell’espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell’Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l’Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l’Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l’emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.

È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l’emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.

I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?

Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell’Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell’Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri …

(Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l’aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.

Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal “Corriere della Sera”, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch’essi un partito.

Voci. Meno …

Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!

Gramsci. Il “Corriere della Sera” non vuole fare la rivoluzione.

Farinacci. Neanche “l’Unità”!

Gramsci. Il “Corriere della Sera” ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l’attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il “Corriere della Sera” ha sostenuto sempre un’alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L’una e l’altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le “conquiste” del Risorgimento.

Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La “rivoluzione” fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.

Mussolini. Di una classe ad un’altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni].

Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere …

Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all’opposizione: i Motta, i Conti …

Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti].

Mussolini. L’alta banca non è fascista, voi lo sapete!

Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.

Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c’è bisogno di accomodamenti.

Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva …

Farinacci. E ci chiamate sciocchi?

Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana …

Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.

Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l’assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell’incendio delle logge, e infine impiega oggi l’azione legislativa, per cui determinate personalità dell’alta banca e dell’alta burocrazia finiranno per l’accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità.

Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti].

Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre …

Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia …

Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate : voi avete le vostre leggi …

Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride].

Gramsci. In realtà l’apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un’organizzazione segreta.

Mussolini. Non è vero!

Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.

Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!

Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l’applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione … per conoscerli.

Una voce. C’è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.

Gramsci. Sono meridionale!

Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!

Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell’articolo.

Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori].

Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!

Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l’unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all’avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi … [Interruzioni, commenti}.

Presidente. Non interrompete?

Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.

Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C’è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un’avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l’Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell’Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.

Una voce. Parli della massoneria.

Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l’urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.

Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!…

Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse !

Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere …

Mussolini. Non è vero.

Gramsci. … somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell’Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l’unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.

Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l’avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge!

Voi potete “conquistare lo Stato”, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall’estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.

Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano!

Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.

Mussolini. Non la rappresenta?

Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.

Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.

Farinacci. Parla di Miglieli !

Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno “Miglieli” non avesse questa grande importanza dell’indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.

Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un’ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall’applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana.

[Interruzioni].

Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!

Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!

Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese … [Interruzioni].

Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!

Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti].

Silvano Danesi

 

[i] Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli