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Migrazioni o deportazioni di massa?

Superior stabat agnus…. Il lupo oggi non stravolge più in modo facilmente smascherabile, come nella favola di Fedro, la verità dei fatti; si è travestito da agnello e si confonde nel gregge.

E’ in atto una deportazione di massa epocale di esseri umani dall’Africa all’Europa e se ne annuncia una, altrettanto epocale, dalla Cina all’Africa.

Per quanto riguarda la deportazione dall’Africa all’Europa, quella che viene chiamata migrazione è un trasferimento dove è sempre più evidente e dimostrato che c’è una rete di lupi travestiti da agnelli che lucrano sulla nuova tratta degli schiavi.

Il primo business del trasferimento è quello sporco, ormai evidente (salvo a chi ha le fette di salame sugli occhi, o meglio: le vuole avere), della cosiddetta  accoglienza e delle strutture della stessa, in combutta con mafie di varia specie, scafisti, caporali del lavoro nero, lenoni della prostituzione, mercanti di organi.

Altri agnelli accolgono i disperati della transumanza (si, transumanza, perché quelli del lavoro sporco li trattano come bestie) sui loro battelli finanziati da agnelli miliardari. Si dice che i finanziatori lo facciano perché così leniscono una sorta di senso di colpa. L’interpretazione psicologica fa ridere. Gli agnelli finanziatori lo fanno perché hanno come riferimento il nuovo verbo della Montagna Incantata (che con il discorso della Montagna ha ben poco a che fare) che fornisce loro la copertura ideologica per il rifornimento di un esercito di riserva di manodopera a basso costo funzionale ai loro interessi. Interessi meno evidenti di quelli che fanno il lavoro sporco, ma altrettanto concreti, anzi, concretissimi. L’accoglienza è il modo per avere a disposizione una riserva di lavoratori senza diritti civili, disposti a qualsiasi condizione di lavoro, a tutto vantaggio per i profitti e con buona pace per un welfare in pericolo e per le sorti della democrazia, della quale agli agnelli finanziatori non importa nulla, anche se la proclamano come un credo assoluto e se ne ergono a soli veri interpreti.

Nel frattempo, il potere cinese, il cui massimo rappresentante è stato accolto con ampi abbracci dai Signori della Montagna Incantata, sta organizzando un esodo forzato di massa che farà dell’Africa, tra cinquanta anni un secondo continente giallo. La Cina, mentre l’Europa si consuma nelle beghe di cortile, si sta trasferendo in uno dei territori più ricchi di risorse energetiche di tutto il pianeta.

Il potere cinese ha costruito vere e proprie China Town, attualmente deserte, ma perfettamente funzionanti, in Angola, Nigeria, Guinea equatoriale, Ciad, Sudan, Zambia, Zimbawe e Mozambico. Una nuova città, costruita in Angola, è costituita di 750 palazzi e potrebbe ospitare  (ospiterà) oltre cinquecento mila persone.

Nell’ultimo decennio la Cina ha traslocato in Africa quasi un milione di cinesi, ma entro il 2020, ossia dopodomani, Pechino ha progettato un esodo calcolabile tra i 300 e i 500 milioni di cinesi.

Siamo in presenza di un disegno mondiale di trasferimenti di intere fasce di popolazione, di deportazioni travestite da migrazione, progettate e condotte da lupi travestiti da agnelli.

A queste migrazioni è funzionale l’ideologia dell’uomo senza qualità, senza patria, senza genere, senza identità: un perfetto signor nessuno da sfruttare a piacimento, sia come lavoratore, sia come consumatore. Un perfetto signor nessuno, convinto di essere un agnello finalmente emancipato per mano di soccorrevoli agnelli, che invece sono lupi famelici.

Superior stabat agnus, longeque inferior agnus. La storia ora è da riscrivere così.

Tuttavia: “Attenti al lupo”. Se lo smascherate ulula, non bela.

Silvano Danesi

Contro iniziati all’opera per la shoah dell’individuo

 

La linea contro iniziatica che ha ispirato dittatori di varie tendenze sta riemergendo travestita da teorie transgender tese ad affermare l’idea di un’umanità indifferenziata, formata da esseri umani senza orientamento biologico e senza identità; un’umanità composta da esseri umani neutri, educati ad un’uguaglianza fittizia che li rende facili prede del nuovo leviatano: un lupo tirannico travestito da agnello social-democratico.

Accade così che nella Svezia del terzo millennio sia stata avviata la “genuspedagogik” tesa a cancellare ogni differenza biologica. Molto democraticamente si tolgono dalla biblioteche degli asili favole come Cenerentola e Biancaneve, ritenute sessiste, in ordine ad una logica che evoca i roghi della Santa Inquisizione, del nazismo e del comunismo.

Il primo ministro svedese inoltre ha comunicato che intende forzare tutti i sacerdoti della chiesa svedese a sposare le coppie dello stesso sesso. Siamo all’emulazione della Stasi, della Gestapo, della “polizia del pensiero” di orwelliana ispirazione.

I seguaci dell’egualitarismo senza frontiere esultano e non si rendono conto (forse!) che dietro alle nuove tendenze si nascondono le teorie che hanno sconvolto l’Europa dalla prima metà del Novecento. Teorie che attingono ad un esoterismo contro iniziatico che intende costruire l’uomo nuovo sulla base di una tracotanza pseudo scientifica, che ha dei padri nei mostri degli pseudo scienziati al servizio delle dittature nazista e comunista.

Trofim Lysenko, il “biologo” di Stalin, voleva modificare la natura attraverso la forza di volontà.

Hitler, con il programma lebensborn intendeva costruire i cloni di un paradigma umano volto a creare una razza superiore.

La creazione dell’uomo nuovo è figlia di un razzismo radicale che attinge a linee esoteriche contro iniziatiche, le quali veicolano l’idea di una razza pura originaria, corrotta dalla presenza di razze inferiori.

La tradizione iniziatica autentica è naturale, non intende costruire un essere umano nuovo e indifferenziato, ma promuovere nell’essere umano la conoscenza di se stesso, della sua irripetibile unicità, che è la base della vera uguaglianza. Siamo uguali in quanto siamo ugualmente e ontologicamente unici e irripetibili, non in quanto cloni neutri. Nella nostra unicità e irripetibilità ci sono i codici ontologici, ai quali si accompagnano quelli della vita, che imprintano le caratteristiche personali. Ci sono poi le radici culturali e gli influssi ambientali.

La tradizione iniziatica autentica, della quale la Massoneria è (dovrebbe essere) testimone, custode e continuatrice, insegna che l’essere umano, in quanto microcosmo, è costituito con gli stessi paradigmi del macrocosmo, ossia della Pýsis, la Natura (la “luce degli uomini”), le cui regole l’essere umano deve continuamente indagare, per conoscerle intimamente, al fine di armonizzarsi consapevolmente con esse, essendo egli stesso natura.

La tradizione iniziatica autentica, della quale la Massoneria è (dovrebbe essere) testimone, custode e continuatrice, propone all’essere umano la ricerca costante delle leggi di armonia che governano l’universo, del quale l’essere umano è parte integrante e significativa. Universo che sempre più si presenta come un sistema relazionale ologrammatico, dotato di informazione semantica.

La tradizione iniziatica autentica, della quale la Massoneria è (dovrebbe essere) testimone, custode e continuatrice, è basata sulla piena libertà di ogni essere umano di cercare se stesso nella sua irripetibile unicità, senza vincoli, il ché implica l’acquisizione della consapevolezza dei limiti naturali, culturali, ambientali nei quali l’essere umano è inserito e con i quali è in relazione, non la loro fittizia eliminazione con esorcizzanti teorie pseudo egualitarie imposte da un potere esterno coercitivo.

L’idea di negare le differenze porta inevitabilmente alla deriva della eliminazione delle differenze, non alla loro consapevole armonizzazione; porta ai campi di sterminio, alla shoah.

I campi di sterminio della eliminazione delle differenze sono un esempio tragico e tragicamente violento del Novecento (todeslager, gulag).

I nuovi campi di sterminio sono meno visibili, non rilasciano nell’aria il tremendo odore della combustione della carne umana; si sono trasferiti dall’hardware al software e, proprio per questo motivo, sono più insidiosi e letali: non cremano il corpo, disseccano la psýché, inceneriscono la mente. I nuovi campi di sterminio sono la shoah dell’individualità e dell’individuo.

Silvano Danesi

Perché è un dovere salvare l’Europa della Cristianità

L’Europa della Cristianità è in grave crisi e sta letteralmente morendo. In tutte le nazioni europee le chiese cristiane, siano esse cattoliche o protestanti, chiudono per mancanza di fedeli, di preti e di pastori. I luoghi secolari del culto cristiano sono in vendita e vengono trasformati in residenze, sale per concerti, luoghi privati e pubblici a varia destinazione. Molte chiese, grazie al flusso di denaro proveniente dai paesi arabi, sono trasformate in moschee. Lord Carey, ex arcivescovo di Canterbury, ha spiegato che la Church of England è “a una generazione dalla sua fine”.

Quale malattia mortale colpisce il cristianesimo europeo?

Rispondere al quesito non è semplice, ma una possibile risposta è: la mondanizzazione delle religioni cristiane, ridotte a dimensione sociologica.

In questo contesto, forse, qualche chance in più l’hanno le chiese ortodosse, più legate alla tradizione e ora, per ironia della storia, protette da quello che fino a pochi anni fa era l’impero dell’ateismo.

Nell’incontro con i seminaristi tenutosi a New York nel 2008, Benedetto XVI, affermò che “il prete che sia soltanto un funzionario sociale può essere sostituito da psicoterapeuti e da alti specialisti”.

E’ quanto accade sempre più ai nostri giorni, dove si vedono preti impegnati nelle più svariate attività sociali, trasformati in esperti agronomi, sociologi, organizzatori di comunità e di cooperative, di eventi.

Questo ripiegamento sul sociale non intercetta più quella “sete di infinito”, “quell’abisso più grande e infinito che è Dio”, del quale parla Benedetto XVI.

Vito Mancuso, teologo cattolico, nel suo “La vita autentica” (Cortina) [1]scrive che “il bisogno immenso di spiritualità che attraversa i giorni di questo tempo che chiamiamo post moderno non trova una risposta efficace in nessuna religione. […] E’ solo lo spirito, infatti, che è in grado di comprendere lo spirito; è solo una visione del mondo che conosce l’esistenza di una dimensione non riducibile alla materia, che sa parlare alla libertà, la quale è per definizione autonomia dalla materia”.

“L’assenza di risposta sulla vita oltre la morte – aggiunge Mancuso – è il segno più evidente della crisi dell’Occidente, perché quando non si conosce il mistero della morte non si sa neppure perché vivere e che direzione dare alla vita”. [2]

Comprendere lo spirito, libertà come autonomia dalla materia, mistero della morte sono concetti perduti.

Nella veglia di preghiera con i giovani a Loreto, nel 2007, Benedetto XVI scrive che parlare di Dio oggi è difficile e ancor più parlare di Chiesa, “perché vedono in Dio solo il limite della nostra libertà, un Dio di comandamenti, di divieti e nella Chiesa un’istituzione che limita la nostra libertà, che ci impone delle proibizioni”.

Il mondo odierno, afferma Benedetto XVI (incontro con giovani e seminaristi a New York, aprile 2008) ha come parola d’ordine il progresso, non la tradizione. “Infatti – dice Benedetto XVI – ciò che ci si aspetta è, al contrario di quanto avveniva nella Chiesa primitiva, non il regno di Dio, ma il regno dell’uomo”.

Quello odierno è un mondo che guarda al futuro e, al “primato del futuro – afferma il Papa cattolico –  si unisce così il primato della prassi, un primato dell’attività umana, che diventa l’atteggiamento fondamentale dell’uomo. Anche la teologia si apre sempre più a quest’idea: contro l’ortodossia entra in scena l’ortoprassi, l’«escatoprassi» sembra più importante dell’escatologia”.

Se è così a che cosa servono i sacerdoti? Se l’importante è l’ortoprassi, qualsiasi essere umano animato da amore fraterno, o da semplice solidarietà, e ispirato da sani e buoni costumi, può ben operare, nel sociale, nell’azione politica, nella costruzione di una società più giusta.

Non è necessario essere cristiani e, tantomeno, preti, per bene operare.

All’entrata del palazzo dell’Onu, ci sono i versi di Sa’ dī di Shiraz, poeta catturato e reso schiavo dai crociati ad Acri, il quale scrive:

Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo,

sono della stessa essenza.

Quando il tempo affligge con dolore

una parte del corpo

le altre parti soffrono.

Se tu non senti la pena degli altri

non meriti di essere chiamato uomo.

Se il tema è il bene operare, la Chiesa diventa una delle tante istituzioni del sociale e perde il suo compito essenziale, che è quello di spingersi “fino all’abisso più grande e infinito che è Dio”,[3] per dare risposte alla “sete di infinito”[4] che è nell’uomo. Non solo, ma il cristianesimo perde di vista il suo fondamento, che è il Logos e che, in quanto radicato nella cultura greca, lo rende radice d’Europa.

“Il mondo – afferma Benedetto XVI – non è un magma informe, ma più lo conosciamo e più ne scopriamo i meravigliosi meccanismi, più vediamo un disegno, vediamo che c’è un’intelligenza creatrice” [5]; una “Ragione creatrice”[6], “una grande Intelligenza alla quale possiamo affidarci”. [7]

Qui sta la motivazione esistenziale stessa della Chiesa: ricondurre l’essere umano alla Ragione creatrice. Altrimenti, la Chiesa si trasforma in una delle tante istituzioni sociali e, conseguentemente, muore a se stessa.

Quale sarà il futuro? Qui Benedetto XVI profetizza che la Chiesa “diventerà più piccola, bisognerà ricominciare tutto da capo. […]Certamente conoscerà nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati che esercitano una professione […]. Sarà una Chiesa più spirituale, che non reclama il suo mandato politico” e “conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che dà loro vita e speranza oltre la morte”.

Nelle parole di Benedetto XVI è prefigurato un cammino che è ben lontano dall’interventismo gesuitico nell’ortoprassi del quale è interprete Francesco, il Papa regnante. Un interventismo mondano che affonda le sue radici nella storia e nella cultura della Compagnia di Gesù e che appare assai lontano da quel cristianesimo primitivo invocato da Benedetto XVI.

La Compagnia di Gesù è intervenuta sin dai primi passi della sua esistenza nella politica e nella realtà sociale, con alterne vicende e alterne alleanze: dall’assolutismo monarchico reazionario, ad un abbraccio con l’assolutismo dispotico dei monarchi illuministi, come Federico II di Prussia e Caterina di Russia.

Improntato ad un comunismo paternalistico, fu l’esperimento delle Riduzioni, villaggi organizzati geometricamente e popolati da indigeni in Paraguay, Argentina, Brasile, Quito, Nuova Granada, Cile,  e Bolivia. Esperimenti che furono magnificati dagli illuministi come Ludovico Antonio Muratori, il quale scrisse in proposito un trattato dal titolo: “Il cristianesimo felice dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai”.

Non a caso, ma a causa del loro interventismo,  i Gesuiti sono stati cacciati da Venezia nel 1606, dalla Boemia nel 1618, da Napoli e dai Paesi Bassi nel 1676, dalla Francia nel 1764, dalla Spagna nel 1767, dal Portogallo nel 1769, dal Brasile (1754) dal Ducato di Parma (1768) da Roma e da tutta la Cristianità nel 1773.

Col breve Dominus ac Redemptor (21 luglio 1773)papa Clemente XIV decise di sopprimere la Compagnia. I Gesuiti si rifugiarono nelle nazioni non cattoliche, in particolare in Prussia e Russia, dove l’ordine era in gran parte ignorato nel suo operato.

Che interesse può avere, dal punto di vista di un laico, la salvaguardia dell’essenza del cristianesimo?

L’interesse fondamentale è nel salvare una radice che vede nel Logos l’aspetto agente del Principio abissale da cui tutto emerge; nel salvare il Logos come “senso”, direzione; nel salvare l’essere umano dalla semplice ortoprassi per recuperarlo alla sua dimensione spirituale; nel salvarlo dalla morte; nel consentirgli ancora di guardare oltre per essere se stesso.

Il cristianesimo primitivo non è l’unica via per accedere al Divino, ma se ben inteso è una via e tutte le vie che conducono all’Arché, grazie all’azione del Logos, vanno tenute vive nella loro essenza e depurate da una mondanità soverchiante che le rende inutili e le fa morire.

Vi è, infine, il motivo di volere la sopravvivenza di una civiltà che è ammalata di odio verso se stessa: si chiama oicofobia. Una civiltà che ha dato al mondo alcuni valori come la libertà di pensiero, la libertà di espressione, la libertà di ricerca, la libertà di culto, la libertà personale, la democrazia, la parità tra uomo e donna. Questa civiltà si chiama Civiltà europea.

Benedetto XVI, in un discorso tenuto il 24 marzo 2007 al congresso della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea ha detto “che non si può pensare di edificare un’autentica «casa comune» europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta, infatti, di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio, come «fermento» di civiltà”.

Secondo Ratzinger l’Europa è portatrice di un’identità nata in Grecia. E la Grecia al  Cristianesimo ha trasferito il concetto fondativo di Logos.

Siamo lontani mille anni luce dal populismo del Papa regnante e dalle teorie mondialiste della finanza internazionale, che ci vuole tutti identici, piatti consumatori, al servizio di Mammona, ossia del denaro, già di per sé concetto virtuale, trasformato in un Leviatano che tutto controlla e che trasferisce, a seconda dei suoi bisogni, masse di disperati da un parte all’altra del mondo, senza tener in alcun conto valori conquistati con grande fatica, nei secoli, da una grande civiltà, come quella europea, che è faro di libertà, grazie anche (non solo, sia chiaro), alla presenza della cultura cristiana.

Silvano Danesi

[1] Vito Mancuso, La vita autentica” (Cortina)

[2] Vito Mancuso, La vita autentica” (Cortina)

[3] Udienza generale 14 novembre 2012

[4] Udienza generale 14 novembre 2012

[5] Udienza generale 14 novembre 2012

[6] Incontro con i giovani della diocesi di Roma, 6 aprile 2006

[7] Incontro con i giovani della diocesi di Roma, 6 aprile 2006

 

Trump introduce realismo in un mondo di pazzi

“Lo sbigottimento dinanzi alla decadenza non può non assalirci, con un senso di fallimento profondo, se ci poniamo sul solco della civilizzazione occidentale. Comprendiamo che siamo al tramonto con un chiarore di morte indicibile”.

Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano, di questo sbigottimento scrive nel suo: “Un nuovo mondo – La rivoluzione di Trump e i suoi effetti globali” (Guerini e associati), proponendo anche una cura al tramonto: “Ricostruire una leadership intellettuale e morale dell’Occidente, senza esitazioni e senza mistificazioni”.

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Il punto principale da cui partire è una “nuova pace di Westfalia”, quella che concluse la guerra dei Trent’anni , dopo la folle gestione del Medio Oriente, prima di Bush Jr e poi di Obama, per porre fine alle guerre mesopotamiche e consentire la ricostruzione e la ripresa di quelle aree del mondo.

Le lotte intra arabe, travestite da lotte religiose, si sono trasformate in guerre tra medie potenze regionali. Una nuova pace di Westfalia è, pertanto, l’inizio di una fase di stabilità.

In questo quadro il ruolo stabilizzatore della Russia è fondamentale.

Sapelli attacca poi frontalmente la politica tedesca e la sua logica teutonico-deflattiva, che definisce “rigorismo luterano” e “ordoliberismo devastatore”, con Schaeuble che impone all’Europa una “politica economica suicida”. Sapelli denuncia “la deflazione secolare imposta dalla Germania, tramite l’Euro e l’UE, al resto del mondo sempre più finanziarizzato e, quindi, incapace di riprendere gli investimenti in beni capitali, di rianimare la domanda interna e, di conseguenza, la produttività del lavoro”.

L’Europa così com’è non funziona, in quanto le sua istituzioni “sono state forgiate […] dalla volontà macro-economica della finanza globale piuttosto che da quella della diplomazia globale”; e così l’Europa è andata in frantumi.

Da qui la necessità di riformare i trattati, abbandonando il funzionalismo e guardando ad un’Europa federale o confederale.

L’analisi di Sapelli  punta poi l’obbiettivo sulla questione delle questioni: come contenere la Cina, che guarda caso ha come referente principale in Europa la Merkel, che vuole essere il general contractor con il Dragone.

Clinton e Blair, dice Sapelli, con la deregolamentazione del mercato finanziario hanno consentito l’entrata della Cina nel WTO e ora i cinesi, la cui economia è comunque in crisi,  non solo varano con la nuova “Via della seta” un colossale programma di costruzione infrastrutturale, ma mettono in campo anche la Banca mondiale delle infrastrutture, in alternativa al Fondo monetario internazionale.

Poiché la posta in gioco per il dominio mondiale non si gioca più in Europa, ma in Africa, l’Italia – scrive Sapelli – deve lavorare con l’Egitto a stabilizzare la Libia e deve aiutare, così come del resto dovrebbe fare l’Europa, gli africani a realizzare un “nuovo nation and state building”, perché la questione della costruzione di stati-nazione è centrale per avere interlocutori validi e affidabili.

Riguardo all’ingresso del nuovo presidente degli Stati Uniti sullo scenario mondiale, Sapelli scrive: “Trump introduce una pillola di realismo in un mondo di pazzi”.

Parole profetiche, visto il viaggio del presidente Usa in Arabia Saudita e in Israele e il confronto a muso duro con la Signora Quarto Reich.

Silvano Danesi

La chiave della svolta epocale di Trump

La chiave della svolta di Trump nella politica estera americana è contenuta nella frase pronunciata a Riad il 21 maggio 2107 di fronte ai rappresentanti di 50 paesi riuniti nel Consiglio delle Nazioni del Golfo guidato dall’Arabia Saudita: “Non sono venuto qui a darvi lezioni, non sono io a dirvi come dovete vivere”.

E’ una dichiarazione impegnativa che mette fine alla folle strategia di George Bush e del suo “impero del bene”,  in base alla quale l’ex presidente repubblicano ha eliminato Saddam, aprendo un varco all’espansione sciita dell’Iran e modificando radicalmente il rapporto storico dell’Occidente con i Sunniti.

Non va dimenticato che l’Iran è l’antica Persia e che i persiani sono i membri di un gruppo etnico indoiranico, quindi della famiglia indoeuropea. Secondo alcune stime il 51 per cento dell’attuale popolazione iraniana è di etnia persiana; secondo altre la cifra raggiunge il 65 per cento.

La restante parte della popolazione si divide tra diversi gruppi etnici: gilaki (che vivono nella provincia iraniana di Gilan), azeri, turkmeni (di discendenza turca), arabi, armeni, baluchi e altre minoranze.

In sostanza, l’Iran, di religione musulmana sciita, non è un paese arabo e, pertanto, oltre ad essere una spina nel fianco dei Sunniti per questioni religiose, è una spina nel fianco dei paesi arabi, in quanto non arabo. Il conflitto nel Medio Oriente,  pertanto, è un conflitto religioso ed etnico.

Nell’oscillazione tra visioni di Dio e scenari apocalittici, l’ex alcoolista redento Bush, diventò l’eroe di quel “magma teologico, impregnato di morale e di moralismo, in sempiterna attesa della fine del mondo e ossessionato dalla lettura dei «segni divini»”[1] che contraddistingue una parte consistente della pancia degli Stati Uniti e che si può riassumere in un titolo: “Fondamentalismo occidentale cristiano”.

La strategia di Bush ebbe come corollario altrettanto folle la “partecipazione crescente di evangelici” (Wall Street Journal) alla politica estera e “la guerra degli evangelici teorizza l’esportazione dei valori Usa. Per loro è necessario «cristianizzare» le terre islamiche” dell’Iraq e dell’Afganistan”. [2]

Bush era, pertanto, il grande crociato che combatteva sotto il segno della croce.

Eliminato Saddam e distrutto il suo esercito (altro errore strategico del folle Bush), i membri dei servizi segreti dell’ex dittatore  hanno organizzato l’Isis, con l’intento di rimettere in essere  un’area sunnita.

La gestione Obama ha ulteriormente squilibrato l’area, con l’accordo con l’Iran e con la disgraziata fase di appoggio alle primavere arabe e ai Fratelli Mussulmani.

Ultima disgraziata operazione, fatta in accordo con Inglesi e Francesi, l’eliminazione di Gheddafi e l’apertura della voragine entro la quale si sono assestati l’Isis, le mafie e i mercanti di schiavi che gestiscono la cosiddetta immigrazione.

Ora, Obama, dopo la vacanza toscana, va a pontificare a Berlino, assieme alla Merkel, in occasione della Giornata della chiesa evangelica.

Obama non smette di essere il portavoce di una politica di disastri la cui regia è nel clan Clinton e nel partito di Davos e la cerimonia religiosa pare essere il segno del passaggio del testimone alla protestante signora Merkel che ha disastrato e sta disastrando l’Europa.

In questo pervicace disegno folle, entro il quale si collocano le forzate dimissioni di Benedetto XVI, che voleva l’accordo con gli ortodossi di Kirill, la svolta di Trump si propone come un passaggio epocale, che tenta di chiudere falle disastrose che possono portare ad un disastro mondiale. Del resto, l’apocalissi che stava nella testa di Bush, prevede l’avvento di Armageddon, un giudizio finale che, per fortuna, la politica di Trump sta scongiurando.

Silvano Danesi

[1] Massimo Franco, Imperi paralleli, Mondadori

[2] Massimo Franco, Imperi paralleli, Mondadori

 

Gli Americani e l’alleanza con la mafia.

Intervistato da Alan Friedman nel suo libro “Questa non è l’America” (Newton Compton) Michael Ledeen dichiara: “Oh si, è più che corretto dire che abbiamo aiutato la mafia, abbiamo lavorato con loro, e deliberatamente. Alcuni mafiosi vennero graziati e altri sfuggirono all’arresto, altri ancora ebbero il permesso di lasciare gli Stati Uniti e tornare in Sicilia. L’idea era utilizzare la mafia per combattere i comunisti, subito dopo la Seconda guerra mondiale”.

“Gli Stati Uniti – commenta Friedman – avrebbero aperto le galere, liberi decine di mafiosi, e avrebbero rifornito Cosa Nostra in Sicilia di soldi, armi ed esplosivi, in modo che potesse far saltare in aria installazione militare dell’Asse, ponti e ferrovie strategicamente importanti. Erano pronti ad armare e rafforzare la mafia, che da anni era sulla difensiva a causa degli attacchi delle camicie nere di Mussolini. La decisione di armare e collaborare con la criminalità organizzata fu approvata dai più alti ranghi delle autorità militari, incluso il generale Dwight D. Eisenhower, comandante del teatro di operazioni nordafricano”.

Gli Americani del generale Patton, sbarcati nella zona sud orientale della Sicilia, in quattro giorni raggiunsero Palermo. Più o meno la stessa cavalcata di Garibaldi, sbarcato a Marsala grazie all’accordo con gli Inglesi, le cui navi permisero l’approdo tranquillo in Sicilia dei Mille e alla Casa Florio, da sempre filo inglese.

Aggiunge Friedman, riassumendo la sua conversazione con Ledeen: “Dopo la fine della guerra, il Governo Militare Alleato, detto AMGOT, a Palermo, guidato da Charles Poletti, si mostrò benevolo verso i mafiosi siciliani. L’AMGOT stesso affidò a diversi mafiosi la carica di sindaco di svariate cittadine siciliane. Molti altri mafiosi furono scarcerati, e tornarono nella madrepatria indisturbati, altri divennero informatori politici e agenti del controspionaggio americano, lavorando fianco a fianco per combattere i comunisti, proprio come in precedenza avevano collaborato a combattere Mussolini. E nel frattempo Cosa Nostra aveva mano libera: poté quindi rimpolpare i propri ranghi e rafforzarsi per la prima volta dopo due decadi di repressione da parte della camicie nere. Grazie agli Americani”.

Se passiamo a Lucky Luciano, padrino della mafia di New York, questi collaborò con il governo americano per controllare la presenza di U-Boot tedeschi nei pressi dei porti americani . Calogero Vizzini fu un contatto utile per gli Usa.

Grazie all’intervento americano l’Italia si è liberata dalla dittatura fascista e della presenza sul suo territorio nazionale dei nazisti tedeschi, ma il prezzo pagato è stato assai duro.

La rinascita del Bel Paese è avvenuta grazie al sostanzioso aiuto del Piano Marshall, ma una parte del Paese è stata messa nelle mani della delinquenza organizzata, che non a caso ha prosperato indisturbata.

Chi è Michael Ledeen? Uno che se ne intende. Friedman lo descrive come “ex consulente del SISMI ai tempi di Giuseppe Santovito, il generale iscritto alla P2 di Licio Gelli”, “nemico di un altro capo del SISMI all’epoca di Sigonella, l’ammiraglio Fulvio Martini”, “uomo della Casa Bianca di Reagan, che ha fatto da traduttore tra Reagan e Craxi” durante la crisi di Sigonella, “collaboratore della figura centrale dello scandalo Iran-Contras”, il colonnello Oliver North. Storico di formazione, esperto di intelligence, amico di Cossiga, studioso di D’Annunzio, frequentatore del Lago di Garda. In buona sostanza un americano che conosce bene l’Italia.

Silvano Danesi

Il TrumpObamaCare, ossia la stessa zuppa.

L’Obamacare, la legislazione Usa in base alla quale è stata estesa l’assistenza sanitaria ai più poveri, è fallita prima che Trump la volesse mettere in soffitta.

Grazie all’Affordable Care Act gli americani senza assistenza sanitaria sono scesi da 50 milioni a 29 milioni, che sono sempre una bella cifra, ma essendo l’attuazione dell’assistenza comunque affidata alle compagnie assicurative, queste, obbligate a prendersi in carico i meno abbienti, hanno alzato i costi dei premi assicurativi , cosicché milioni di americani del ceto medio basso si sono trovati totalmente, come si dice, in brache di tela.

Che il sistema non funzionasse lo ha detto non Trump, ma l’inossidabile Bill Clinton, quello che ha dato il via al processo di deregulation che ci ha sprofondati nella depressione attuale. “Questo sistema è pazzo – ha dichiarato Clinton – in cui tutto d’un tratto 25 milioni di persone in più hanno la copertura sanitaria. Ma dall’altra parte tutti quelli che da anni si spaccano la schiena, lavorando anche 60 ore alla settimana, si trovano con premi assicurativi raddoppiati e la copertura dimezzata. E’ la cosa più folle del mondo”.

A raccontare la bella storia è Alan Friedman, nel suo: “Questa non è l’America”, un libro che non risparmia nulla a Trump, che al noto giornalista sta letteralmente sugli zebedei.

Il fatto è che Friedman, quando ha spiegato come funzionano le cose in Europa ad una sua concittadina, questa ha detto: “Wow”, con “gli occhi spalancati per lo stupore”. “Tutti hanno la copertura sanitaria in Europa? Wow”.

Questa è l’America, ma prima di Trump.

Ora Trump vuol cambiare la Obamacare con la sua Trumpcare, ma se non è zuppa è pan bagnato. In ogni caso la sanità americana è in mano alle compagnie di assicurazione, che sono l’altra faccia di quel mondo finanziario che ci ha messo con il culo per terra e che lascia milioni di americani senza la possibilità di farsi curare.

America dream? No grazie. Gli Americani ci hanno salvati per ben due volte dalle grinfie della Germania uber alles e non possiamo che essere loro grati, ma della loro democrazia non sappiamo cosa farcene. In termini di civiltà non ha nulla da insegnarci chi non è capace di stabilire che le tasse devolute allo Stato devono servire per garantire ai cittadini alcuni servizi essenziali alla vita e al benessere.

E poi, guarda guarda, nella Dichiarazione di indipendenza i Padri dell’America nascente avevano inserito nientemeno che il “diritto alla felicità”.

Che magnifica coerenza.

Silvano Danesi

Nel tempo del dio denaro, dei banchieri e dei burocrati

 

Nel tempo del dio denaro i parametri hanno sostituito i dogmi e banchieri e burocrati gli ecclesiasti e i sacrestani.

Non cambia il popolo degli sfruttati, i quali non possono nemmeno definirsi popolo, in quanto moltitudine, perché l’élite dei corifei del dio denaro la moltitudine la disprezzano e non deve avere nome.

Il fatto è che la globalizzazione, voluta da banchieri e burocrati, ha azzerato la classe operaia e la borghesia ed è rimasto solo il popolo: massa indifferenziata, spregevole, non degna di un solo sguardo da parte dei corifei del potere, soprattutto quando sono raffinati intellettuali.

Banchieri e burocrati, con i loro parametri, dopo aver creato la massa indifferenziata dei consumatori, servi del bancomat (obbligatorio, come la gleba), hanno compiuto, come avviene in tutte le religioni che si rispettino, il miracolo della conversione.

E’ così accaduto che i democratici, spesso accompagnati dall’aggettivo progressisti, sono diventati i pifferai magici della massa informe detta popolo, a tutto vantaggio dei nuovi signori del mondialismo finanziario feudale.

Volete un esempio? Leggetevi il libro di Alan Friedman, che sicuramente non ama Trump, e troverete, senza aspettare l’ultimo capitolo, i colpevoli del disastro di quasi un decennio di depressione, con corollario di caimani all’opera per depredare le tasche del popolo e ridurlo in miseria.

Scrive Friedman: “Fu proprio durante la presidenza Clinton che vennero piantati i semi  di ciò che in seguito divenne la peggiore crisi globale mai vista nel mondo finanziario. Molto prima del collasso della Lehman Brothers del 2008, la squadra di Bill Clinton cooperava con la Federal  Reserve di Alan Greenspan per consentire la pericolosa vendita dei derivati e la cartolarizzazione dei mutui subprime. Nel corso degli anni Novanta la deregulation finanziaria procedette come se alla Casa Bianca ci fosse un repubblicano.  Il presidente Bill Clinton, insieme al Segretario al Tesoro Robert “Bob” Rubin e al suo successore Lawrence “Larry” Summers, e di comune accordo con il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan , consentì cospicui interventi che aprirono la porta alla crescita di un mercato virtualmente privo di controllo dei subprime, cartolarizzati e aggregati. Fu con la benedizione dell’amministrazione Clinton che il pericoloso volume di trading dei derivati fece un balzo in avanti, preparando la strada, insieme al mercato dei mutui subprime, all’incombente disastro finanziario. Fu sempre sotto Clinton che la legge Glass-Steagall dell’epoca di Roosvelt venne abrogata. Era una legge promulgata dopo la Grande Depressione per proteggere i risparmiatori: obbligava  le banche a tenere separate le operazioni tradizionali – ad esempio, la raccolta dei depositi e l’emissione dei prestiti – da quelle di investimento, come il mercato degli stock e dei bond. Durante gli anni di Clinton, il mondo finanziario venne liberato da ogni controllo governativo, addirittura in misura maggiore di quanto fosse avvenuto con Reagan. A Wall Street dominava l’avidità e Washington guardava altrove”. [1]

Avete capito? Non è la sfiga che ha creato la depressione, ma una banda di disgraziati che hanno scientificamente deciso un piano per ridurci in miseria.

Volete i complici europei della banda americana?

Scrive Friedman: “Clinton faceva parte dell’ondata di democratici progressisti favorevoli al business, la cosiddetta “terza via” che presto avrebbe trovato i suoi cugini d’oltreoceano nel New Labour di Tony Blair e nell’Ulivo di Romano Prodi. La terza via di Clinton significava tagli alla spesa per il welfare, riduzione del carico fiscale in stile reaganiano, e una politica di deregolamentazione delle attività delle grandi banche di Wall Street”. [2]

Ora negli States ha vinto Trump. Cosa farà non si sa, ma resta il fatto che la tanto declamata Obamacare, al di là delle chiacchiere, è fallita da sola, senza aspettare il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Dopo Clinton è arrivato Obama, al quale i Signori del feudalesimo finanziario hanno assegnato il premio Nobel per la pace preventivo.  Una sorta di avvertimento del tipo: stattene buono e in pace e non rovinare i nostri piani. L’importante è che tu sappia reggere la parte del buono. Appunto: democratico progressista.  Nel frattempo a fare disastri ci pensava la signora Hillary, grazie alla quale abbiamo la Libia nel caos, il Medio Oriente fuori controllo e l’islamismo wahabita (lo stesso che finanziava la campagna della signora e la sua fondazione) all’attacco dell’Europa. In regalo aggiuntivo masse di disperati del continente africano che si riversano sull’Europa per fornire mano d’opera a basso costo e mettere fuori gioco gli Europei.

Sapete come definisce Friedman la signora Hillary? La “Lady Macbeth della famosa dinastia Clinton, un’opportunista cinica convinta di poter vantare una sorta di diritto di nascita alla presidenza”. [3] Per fortuna gli americani l’hanno mandata a casa.

I danni dei Clinton li conosciamo bene, perché ci hanno messo con le pezze al culo da dieci anni e hanno disastrato l’Europa.

Cosa farà Trump non lo sappiamo, ma peggio di così non potrà fare.

A proposito, vi ricordate il marchese del Grillo? “Io so io e voi non siate un c….”. Ecco, pensate la frase in bocca a un finanziere, uno di quelli che si riuniscono a Davos con i cinesi, che sono molto democratici.

Popolo, zitto, perché se alzi la voce sei pure populista, e quando uno è ista è come se avesse la peste.

Silvano Danesi

[1] Alan Friedman, Questa non è l’America, Newton Compton Editore

[2] Alan Friedman, Questa non è l’America, Newton Compton Editore

[3] Alan Friedman, Questa non è l’America, Newton Compton Editore

 

La Chiesa, l’eutanasia, il morbillo e i migranti: cronache dell’Impero

I recenti casi  di eutanasia hanno riacceso il dibattito sul diritto alla vita e sul diritto alla morte, mentre le notizie sull’epidemia di morbillo e sui casi dei farmaci di cura dell’Epatite C hanno messo il dito nella piaga (è il caso di dirlo) del diritto alla salute.

Le pagine dei giornali sono piene di notizie inquietanti, riguardanti malattie, epidemie, mancanza di cure. Dietro le quinte ci sono, come si può ben immaginare, senza essere degli indovini, gli interessi delle case farmaceutiche multinazionali, così come quelli di una costante presenza di interessi illeciti, dei quali gli scandali sulle mazzette, sulle tangenti, sulle porcherie varie sono all’ordine del giorno della cronaca in questa Italia alla deriva e sempre più invasa dalle organizzazioni malavitose.

Tuttavia, dietro alla mancanza di cure per eccessivo costo dei farmaci o all’accanimento terapeutico, per “difendere la vita”, oltre agli interessi delle multinazionali del farmaco c’è un antica idea dell’essere umano come peccatore espiante il suo peccato originale. L’essere umano, secondo questa simpatica teoria, avrebbe commesso il peccato di disobbedire a Dio e starebbe, pertanto, sulla terra per espiare quel peccato. In quanto figli di Adamo ed Eva (meglio ripudiare questi strani genitori e vivere felici) saremmo tutti sulla stessa barca, in un inferno terrestre, del quale i pastori di anime sono i custodi. Di questo inferno terrestre fanno parte le malattie, che qualcuno, poiché c’è di mezzo il guadagno, vuol curare a modo suo, stabilendo il prezzo e qualcun altro vuole siano destinate a non finire, se non per sfinimento naturale del corpo. Le due idee sono complementari. Se anche sei un essere umano la cui esistenza non può più essere chiamata vita e vuoi andartene non puoi, perché la vita non è tua, ma di Dio, ossia della Chiesa che ne è la rappresentante in terra. L’ideologia della vita, dietro alla quale si afferma la prassi della morte, ossia quella in base alla quale se hai i soldi ti curi e se non li hai vai a farti friggere (oggi la combustione del cadavere è sempre più in uso) è perfettamente complementare con quella di una Chiesa nata come prolungamento ideologico dell’Impero romano. In buona sostanza, la vita non è nostra, ma dell’Impero romano (gli eredi di Roma sono in lotta per l’eredità), che stabilisce quando e come dobbiamo morire e quanto dobbiamo soffrire.

La Chiesa, che oggi ci spiega come difendere la vita sin dall’incontro tra ovuli e spermatozoi, per giungere all’accanimento terapeutico, nel 1800, in  perfetta coerenza con quanto aveva fatto nel 1131, quando aveva vietato ai chierici lo studio della medicina, essendo la malattia una punizione divina, si oppose alla vaccinazione.

“La Chiesa – scrive Allègre- si oppose alla vaccinazione antivaiolosa, sostenendo che «Dio risparmia chi vuole». «Dio ha fatto la natura con le epidemie, e non è compito dell’uomo rettificare la creazione». La vaccinazione è vietata nello Stato Pontificio e l’epidemia di colera del 1832 è presentata dalla Chiesa come una punizione divina della rivoluzione del 1830”. [1] Sembra proprio che Dio non abbia altro da fare.

Ottima cosa. Risolto il problema. Niente cure, niente soldi. La natura fa il suo corso e Dio è contento, perché i peccatori espiano le colpe di Adamo ed Eva. Inoltre, come è noto, Dio si occupa delle rivoluzioni del 1830 e punisce i rivoluzionari, così come i lebbrosi e gli appestati.

Siamo sudditi (popolo, plebe) dell’Impero e delle sue ideologie traslate e l’Impero ha i suoi nuovi schiavi.

Oggi il Papa della Chiesa cattolica apostolica romana ci riempie di discorsi pieni di buone intenzioni relative alla libertà di migrare nel mondo, perché tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità.

Eppure la stessa Chiesa, non più tardi di 150 anni, fa aveva idee decisamente opposte.

“La Chiesa cattolica – scrive Vito Mancuso – giunse persino a pronunciarsi contro l’abolizione della schiavitù, quando nel 1866, in risposta ad alcune questioni del vicario apostolico in Etiopia, Pio IX firmò un documento, tecnicamente denominato Instructio, in cui si legge che «la schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina […]. Non è contrario alla legge naturale e divina che uno schiavo possa essere venduto, acquistato, scambiato o regalato». L’anno prima gli Stati Uniti d’America avevano abolito la schiavitù”. [2]

Oggi i nuovi schiavi arrivano sui barconi della migrazione, gestiti dalle mafie internazionali, a ingrossare le file dei lavoratori a basso costo e dietro al buonismo mondialista, che lenisce e addormenta le coscienze, si nascondono business miliardari, leciti e illeciti, con il risultato  di alimentare la confusione sociale e di alimentare le mafie.

Quando la bontà si presenta con la faccia del buonismo, dietro alle quinte c’è il portafogli.

Quando la difesa della vita si presenta con il rigore ideologico delle religioni, dietro le quinte c’è la volontà di potenza.

A proposito, Adamo e Eva non sono i miei genitori e del loro peccato me ne infischio.

Silvano Danesi

 

[1] C. Allègre, Dio e l’impresa scientifica, Cortina (citazto in Umberto Galimberti, Cristianesimo, Feltrinelli

[2] Vito Mancuso, Dio e il suo destino, Garzanti

Gli Occhionero, il fumo negli occhi e la merda mediatica.

Anche un bambino di prima elementare, leggendo con attenzione i giornali dell’11 gennaio 2017 e guardando le notizie diffuse dai media, avrebbe potuto trarre la conclusione che i due fratelli Occhionero fossero agenti di qualche agenzia di intelligence straniera. C’era da chiedersi quale, anche se non era così difficile darsi una risposta.

Si è preferito, invece, spargere tonnellate di fumo sui massoni, “Fratelli d’Italia” e sulla Massoneria occulta che trama, trama e ancora trama. Tonnellate di fumo, a titoli di scatola, senza pudore e senza onore.

Pessimo giornalismo, al limite della cialtroneria, del quale dovrebbero vergognarsi quasi tutte le testate italiane.

Spargendo fumo a tonnellate, i mezzi di comunicazione hanno evitate di porre, a titoli di scatola, la domanda vera: “Cosa hanno fatto in tutti questi anni i nostri servizi di intelligence per mettere in sicurezza gli interessi della Repubblica Italiana? E se sono stati fermi, chi li ha tenuti fermi? ”.

Siamo una colonia e questo è un dato di fatto.

Seconda domanda: “Ora che è in atto una guerra interna ai servizi di intelligence americani, chi ha tolto il coperchio al pentolone dei due Occhionero e chi prima il coperchio lo teneva ben saldo?”.

Veniamo alle deduzioni del bambino dell’asilo.

Il fatto che Giulio Occhionero fosse iscritto ad una loggia del Grande Oriente d’Italia non significa pressoché niente. Una loggia, per dimensione e per importanza, è assimilabile alla sezione di partito di un paesetto di provincia o  di un quartiere di periferia e il suo Maestro Venerabile conta come il due di coppe quando il gioco alla briscola è a bastoni: nulla.

I massoni non sono spie, ma sono tra gli spiati dagli Occhionero, dato che gli stessi giornali dell’11 gennaio scrivono che nella cartellina “Bros” dei due agenti al servizio di stati stranieri ci sono 524 account di posta elettronica di altrettanti massoni infettate dal malware e quindi messi sotto controllo.

Lo stalinismo dei mezzi di comunicazione italiani, degno della Stasi, è inquietante in quanto la caccia ad un nemico finto copre l’esigenza di ricerca del nemico vero e della verità su cosa siano effettivamente i due agenti e per quale agenzia straniera lavorino.

Che nel mondo tutti spiino tutti è un fatto e non è una novità. La parte inquietante della vicenda è che i nostri apparati di sicurezza non garantiscono la sicurezza.

La caccia al tesoro non è, francamente, difficile. I due fratelli Occhionero sono: l’una cittadina americana e l’altro residente a Londra.

I server dove hanno depositato i files rubati dagli account infettati sono negli Stati Uniti.

La società dei due fratelli, la Westlands Securities spa (registrata in California e terminale di una serie di società organizzate a scatole cinesi), ha svolto consulenze per il governo statunitense in alcune infrastrutture del porto di Taranto, principale base delle Marina Militare italiana e sede dell’ammiragliato.

Il malware usato si chiama Eye Pyramid, occhio della piramide, ossia il simbolo che campeggia sul dollaro americano e che non è un simbolo massonico, ma degli Illuminati di Baviera, ossia di quell’Ordine degli Illuminati, organizzato il primo maggio 1776 da Adamo Weishaupt sulla base di un modello gesuitico. Weishaupt è successivamente entrato nella Massoneria, nel 1777, secondo una logica entrista degna dei suoi ispiratori.

Si è tirata in ballo la P4, senza ricordare che la madre di tutte le P, ossia la P2, è stato un regalo velenoso fatto al Grande Oriente da un agente della Cia, tale Frank Gigliotti e che una vasta letteratura in merito alla loggia diretta dall’ex SS Licio Gelli porta ad un cervello degno di Giano bifronte: da una parte la Cia e dall’altra il Vaticano.

E ci risiamo.

Oggi, 12 gennaio 2017, con loro somma vergogna, sulla maggior parte dei mezzi di comunicazione non compare la notizia che finalmente si è capito (come il bambino dell’asilo dell’11 gennaio) che non i massoni italiani, grandi tramatori per staliniana definizione, ma la Cia, ossia l’agenzia di intelligence degli Stati Uniti, durante la presidenza di Obama, spiava politici, manager, giornalisti, massoni, apparati dello Stato, la nostra intelligence, e via elencando.

Onore a “Il Giornale”, che la mette in prima pagina e in apertura. E gli altri? Che figura di merda (ogni eufemismo è del tutto sconveniente). Il 12 gennaio pagine e pagine occupate dall’articolo 18 e da gravissimi fatti di cronaca.

Sulle tonnellate di fumo buttate in faccia ai lettori silenzio assoluto. Che figura di merda.

Tra gli spiati ci sono anche giornalisti e direttori di giornale, ossia quelli che hanno messo alla gogna i massoni e non la Cia, che viene invece finalmente tirata in ballo da Il Giornale, il quale rimane uno dei pochi media seri a non buttare fango e a ritirare la mano.

La macchina del fango è in azione è c’è da aspettarsi che nei prossimi giorni e nei prossimi mesi butti merda in quantità.

Negli Usa è in atto una guerra tra agenzie di intelligence e al loro interno. Probabilmente le prime vittime di questa guerra sono i due fratelli Occhionero, che si sono improvvisamente trovati allo scoperto. Molte altre vittime seguiranno, in una guerra all’ultimo colpo dovuta all’arrivo dello tsunami Trump e dalla resistenza all’ultimo sangue della squadra della ormai ex presidenza Obama e del clan Clinton.

L’importante è che la grande macchina dello spruzza merda non diventi il giocattolo consueto in mano ai media italiani, che per ora, con la storia degli Occhionero e con i titoli a scatola sui massoni, di merda hanno solo fatto una gran bella figura.

Silvano Danesi