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ANTONIO GRAMSCI: CHI È CONTRO LA MASSONERIA È CONTRO IL LIBERALISMO

La totale ignoranza del fenomeno massonico, frutto di voluti pregiudizi, sta nuovamente producendo iniziative di legge e atti amministrativi tesi a discriminare chi frequenta l’istituzione massonica, in netto contrasto con la Costituzione repubblicana e innescanti una preoccupante deriva autoritaria.

La Massoneria, come credo di aver ampiamente dimostrato nei miei testi (Le radici scozzesi della Massoneria, La Massoneria del ‘700, nido invaso dai cuculi) è un’istituzione iniziatica antica, che ha coinvolto uomini di preclara virtù e intelligenza, i quali hanno donato all’umanità gioielli inestimabili. Inutile fare la quadreria di famiglia, ampiamente nota a chi volesse occuparsene.

Frutto di volontario pregiudizio è l’associare la deplorevole vicenda italiana della gelliana P2 alla Massoneria italiana, quando ne sono ampiamente noti, anche grazie ai numerosi volumi dell’inchiesta parlamentare (io li ho letti, perché non se li leggono anche i colleghi che scrivono sull’argomento?) e a una vasta letteratura in merito, tutti i particolari. In quella vicenda si intrecciano antichi collegamenti che evocano Odessa, il Vaticano della Loggia Ecclesia, la Cia di Frank Gigliotti e via elencando. Tutto scritto e tutto chiaramente dimostrato, compresa l’estraneità del Grande Oriente d’Italia e delle altre Obbedienze Massoniche italiane minori. Basta leggere e informarsi.

La caccia alle streghe, soprattutto quando arriva da certi ambienti, fa pena.

In una temperie politica, come quella italiana ed europea, che rivendica la sovranità popolare, qualcuno farebbe bene a rileggersi la dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Nella dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 2 luglio 1776, in gran parte frutto di uomini affiliati alla Massoneria, ispirati dalla Scienza della legislazione del massone giurista partenopeo Gaetano Filangieri (ne è prova il carteggio con il massone Benjamin Franklin), è scritto: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.

Non facile definire cosa sia la felicità, ma mi piacciono due definizioni.

“La felicità – afferma Lowen – è la consapevolezza della crescita”. [i]

Adam Smith, filosofo ed economista scozzese, nel suo saggio dal titolo: “La teoria dei sentimenti morali” scrive: “E’ più felice chi avanza gradualmente verso la saggezza”.

Il concetto ben si attaglia ai governi, che devono occuparsi del progresso dei loro governati, ma è ancora più consono al progredire della conoscenza e della consapevolezza di ogni singolo individuo.

In Italia i Massoni non sono stati artefici del Risorgimento, ma lo sono stati, in gran parte, della costruzione dell’Unità del Paese.

Massoni sono stati, per fare alcuni esempi, Agostino Depretis e Francesco Crispi, l’anarchico Bakunin, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Zanardelli, il socialista Enrico Bignami, Andrea Costa, l’operaista Mauro Macchi, Leonida Bissolati, Osvaldo Gnocchi Viani, fondatore della prima Camera del lavoro a Milano. Massoni sono stati Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli, dei quali si imparavano a memoria le poesie sin dalla più tenere infanzia.

Al massone Alceste De Ambris si deve la Costituzione del Carnaro, voluta dal Massone Gabriele D’Annunzio, che è servita da traccia fondamentale per la stesura della Costituzione italiana.

La Massoneria ha dato vita a innumerevoli Società di mutuo soccorso e alle compagnie di soccorso (Croci bianche, verdi, ecc.) volte alla salute pubblica. La Massoneria ha contribuito a promuovere banche come la Comit e il Credito Italiano, senza le quali l’economia industriale del Paese non sarebbe decollata.

La Massoneria non è una banda di delinquenti grassatori che tramano contro lo Stato, ma lo Stato di questo Paese ha contribuito a formarlo, attraverso persone di alto livello educate nella temperie iniziatica della Logge.

Ci sono stati e, probabilmente ci sono ancora, fenomeni cosiddetti deviati, che tuttavia non sono oggi di alcun pericolo reale per lo Stato, in quanto sono costituiti da personaggi da baraccone che puntano a farsi la pensione integrativa alle spalle di creduloni che pensano di scoprire chissà quale segreto. Fenomeni di basso profilo e di bassa lega.

La Massoneria, in Italia, è stata, come testimonia Antonio Gramsci, la spina dorsale del liberalismo e della borghesia post unitaria.

In Italia una delle più interessanti testimonianze relative alla Massoneria la diede, infatti, Antonio Gramsci, il cui discorso alla Camera del 16 maggio 1925 contro il disegno di legge Mussolini-Rocco riporto di seguito.

Il contraddittorio condotto da Gramsci in Parlamento, a nome del PCd’I, in merito alla promulgazione da parte del fascismo di leggi contro le associazioni segrete, aveva nella realtà avevano come obiettivo le organizzazioni antifasciste e di opposizione. Quando si comincia con il conculcare la libertà, si sa dove si finisce: nella dittatura.

Ecco la registrazione del discorso di Gramsci.

Presidente. Ha facoltà di parlare l’onorevole Gramsci.

Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.

Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla “psicosi di guerra”, quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.

Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere – cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi – se la classe operaia non avesse fatto a tempo a frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa.

Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler “conquistare lo Stato”. Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria ?

Poiché noi pensiamo che questa fase della “conquista fascista” sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un’analisi, anche se affrettata, della questione.

Che cos’è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.

La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l’entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila.

È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un’infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.

Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all’onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l’abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso.

Nei primi anni dopo la fondazione del Regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da “Civiltà cattolica” quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della “Civiltà cattolica”, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l’astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un’armata di riserva rurale da porre contro l’avanzata del proletariato, poiché fin dal ’71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.

L’onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l’unità spirituale della nazione italiana.

Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l’ideologia e l’organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione …

La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d’ordine del fascismo, dopo l’occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : “I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai”.

Se non m’inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano …

[Interruzioni].

Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.

Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell’attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura.

L’elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell’organizzazione degli Stati, portando nell’attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l’attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? …

Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l’impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d’opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l’impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell’emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere … Interruzioni.

Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.

Gramsci. Il significato dell’emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l’alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare …

Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell’interesse del proletariato.

Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell’imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'”imperialismo” italiano è consistito solo in questo: che l’operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l’Italia è solo stata un mezzo dell’espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell’Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l’Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l’Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l’emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.

È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l’emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.

I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?

Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell’Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell’Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri …

(Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l’aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.

Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal “Corriere della Sera”, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch’essi un partito.

Voci. Meno …

Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!

Gramsci. Il “Corriere della Sera” non vuole fare la rivoluzione.

Farinacci. Neanche “l’Unità”!

Gramsci. Il “Corriere della Sera” ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l’attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il “Corriere della Sera” ha sostenuto sempre un’alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L’una e l’altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le “conquiste” del Risorgimento.

Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La “rivoluzione” fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.

Mussolini. Di una classe ad un’altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni].

Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere …

Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all’opposizione: i Motta, i Conti …

Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti].

Mussolini. L’alta banca non è fascista, voi lo sapete!

Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.

Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c’è bisogno di accomodamenti.

Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva …

Farinacci. E ci chiamate sciocchi?

Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana …

Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.

Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l’assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell’incendio delle logge, e infine impiega oggi l’azione legislativa, per cui determinate personalità dell’alta banca e dell’alta burocrazia finiranno per l’accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità.

Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti].

Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre …

Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia …

Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate : voi avete le vostre leggi …

Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride].

Gramsci. In realtà l’apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un’organizzazione segreta.

Mussolini. Non è vero!

Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.

Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!

Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l’applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione … per conoscerli.

Una voce. C’è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.

Gramsci. Sono meridionale!

Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!

Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell’articolo.

Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori].

Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!

Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l’unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all’avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi … [Interruzioni, commenti}.

Presidente. Non interrompete?

Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.

Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C’è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un’avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l’Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell’Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.

Una voce. Parli della massoneria.

Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l’urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.

Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!…

Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse !

Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere …

Mussolini. Non è vero.

Gramsci. … somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell’Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l’unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.

Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l’avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge!

Voi potete “conquistare lo Stato”, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall’estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.

Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano!

Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.

Mussolini. Non la rappresenta?

Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.

Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.

Farinacci. Parla di Miglieli !

Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno “Miglieli” non avesse questa grande importanza dell’indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.

Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un’ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall’applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana.

[Interruzioni].

Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!

Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!

Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese … [Interruzioni].

Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!

Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti].

Silvano Danesi

 

[i] Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli

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LA SINISTRA, L’ANIMA E IL FAUST DI GOETHE

La sinistra, dopo la recente sconfitta plurima e cocente, si contorce nella ricerca di una rinascita che è del tutto impossibile, in quanto, nel passaggio attraverso le fasi degli ultimi decenni, ha venduto l’anima.

faust
Dimentica dei padri e delle madri (le società di mutuo soccorso, i primi sindacati, i partiti del socialismo nascente) che guardavano al riscatto del popolo, la sinistra italiana ha venduto l’anima al sistema bancario e finanziario e alle logiche del mondialismo delle multinazionali.
Senza l’anima nessuna rinascita è possibile.
La sinistra ha fatto la fine del dottor Faust nell’omonima opera di Goethe, scritta in sessant’anni di intenso lavoro e di continue sistemazioni, che rese immortale la leggenda popolare medioevale dell’essere umano che vende la propria anima al diavolo, che nel caso di Faust è Mefistofele, per godere dei beni della materialità.
Il dramma della sinistra e, in particolare del Pd, è che ha scambiato il diavolo con l’acqua santa, con un errore tragico e irrimediabile.
La sinistra laica, frequentando da vicino i cattolici, avrebbe dovuto sapere, visto che sembrerebbe dotata di intellettuali accorti, che San Paolo, nella Lettera ai Corinzi ha scritto, a proposito del demonio: “Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere”.
Satana si maschera da angelo di luce. E infatti il mondialismo delle multinazionali e della finanza, che vorrebbe trasformare il mondo in una massa informe di consumatori, tutti servi della nuova gleba (il consumo), non importa a quale dio credano, purché si assoggettino al dio denaro, si è ben mascherato da angelo della bontà e ha mascherato molto bene i suoi ministri i quali predicano l’accoglienza coprendo un immondo traffico di esseri umani, in parte riserva di schiavi da immettere sul mercato del lavoro e in parte carne umana per gli usi e consumi più diversi, a cominciare dalle lucrose attività del finto buonismo accogliente.
Il popolo a chi ha venduto l’anima fa schifo, così come fa schifo a chi, chiuso nelle ville con piscina, ben guardate da servitori in livrea, predica l’uguaglianza a chi deve sbarcare il lunario e non arriva a fine mese.

quarto stato
Ve lo ricordate il quadro del pittore italiano Giuseppe Pellizza da Volpedo, realizzato nel 1901: il quarto stato. Brutti, impolverati, straccioni, miserabili. Dimenticati. I miserabili la sinistra se li va a cercare nel mondo, perché quelli di casa sono troppo prossimi, mentre quelli di importazione possono essere confinati nelle periferie, lontani dai compound radical chic. I cinque milioni di poveri italiani puzzano e poi sono sgradevoli quando vanno a cercare nei cassonetti dei supermercati qualcosa da mangiare o fanno la fila alle mense. I disperati africani, invece, ingrassano il business dell’accoglienza e alimentano il mercato della misericordia. I negrieri non si smentiscono mai.
Satana si è ben travestito, frequenta i salotti buoni, respira l’aria rarefatta di Davos e le stanze ovattate della finanza internazionale. Il dottor Faust, in ansia di legittimazione e di cooptazione, ha venduto l’anima.
Goethe conosceva bene il giochino del cammuffamento avendo frequentato l’Ordine degli Illuminati organizzato il primo maggio 1776 da Adamo Weishaupt sulla base di un modello gesuitico (la Compagnia di Gesù era stata sciolta nel 1773). L’Ordine, contrastato dai Rosacroce, ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, che aveva come modello il Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America). Alain Wodrow, uno dei massimi esperti dei gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei gesuiti, ma li detestava”. Ludovico Antonio Muratori lo definisce “il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay”.
Emerge dalle aspettative del Knigge lo sfondo utopistico che si riallaccia alle teorie di Platone, di Tommaso Moro, di Campanella, ma anche quelle dei despoti illuminati, come Federico II, il quale negli anni Settanta del Settecento ordinò la costruzione di Urbaniborg, sull’isola di Ven, per l’astronomi Tycho Brahe. Urbaniborg, collocato in un palazzo rinascimentale, è stato considerato il primo moderno centro di ricerca scientifica, dotato di biblioteca, laboratori e di un celebre osservatorio. Tra i membri dell’Ordine troviamo personaggi di grande rilievo nella cultura europea: Goethe, appunto, ma anche Herder, Martens, Mirabou, Robespierre, Lavoisier, Filangieri, Pagano, Muenter, Nicolai, Antonio Jerocades
La mano sapiente dei gesuiti nel ‘700 ha creato più di un mostro.
Goethe, tuttavia, nelle molte sistemazioni della sua opera, giunge infine alla conclusione che mentre Faust sta per essere condotto all’Inferno, giungono degli angeli che, per la sua continua tensione all’infinito, salvano Faust grazie all’Amore dell’Eterno Femminino.
Il poema si chiude con la celebrazione dell’Eterno Femminino, individuando così nell’Amore la forza creatrice e motrice dell’intero universo.
Un Amore che collega, infine, il massone Goethe al filone iniziatico dei Fedeli d’Amore, quello di un Federico II immortale e grande, Stupor Mundi, che è ben altra cosa di quel Federico di Prussia, principe illuminato, che si alleò con i gesuiti.
Non bisogna sbagliare Federico, perché quello di Prussia è un despota, mentre quello di Jesi è portatore di un Amore per l’Eterno Femminino che è la Sapienza del Divino.
Confondere il fumo di Satana con Sophia produce inevitabilmente la perdita dell’anima.
Fedele d’Amore era Dante e le opere del Sommo Poeta, come quelle dei suoi contemporanei “Fedeli d’Amore” (Cavalcanti, Petrarca, Boccaccio, ecc.), ci forniscono le chiavi di comprensione di una linea di pensiero frutto dell’incontro di culture diverse, le quali hanno in comune la libera conoscenza adogmatica della Sapienza divina (Rosa), raggiungibile con un percorso iniziatico il quale, per quanto condiviso, presuppone una tensione conoscitiva individuale (Amore) capace di condurre l’adepto (Amante) dalla Croce (la materialità che fissa lo Spirito nello spazio tempo) alla Rosa.
Tale linea di pensiero ha dei riferimenti essenziali in Federico II di Svevia e nella sua “Magna Curia”, nella Provenza e nell’Aquitania dei Trovatori, eredi della cultura basca, nei Minnesanger, in Severino Boezio, nella poesia dei mistici arabi e nella Champagne di Chrétien de Troyes, che ripropone, con la “Materia di Bretagna”, l’antica cultura druidica. Anche Shakespeare rientra in questa linea di pensiero.
Sbagliare Federico è tragico. Anziché stare con la Sapienza divina, con la Rosa, con la Donna, con il Fiore, ci si allea con il despota, che si circonda di compiacenti intellettuali, ma esercita il suo potere dispotico a danno del popolo.
Qui habet aures audiendi audiat.

Silvano Danesi

La Francia deve chiudere la tragedia libica che ha creato

La Francia deve chiudere la tragedia libica che ha creato.
L’incontro tra il presidente Macron e il presidente Conte, al di là delle belle intenzioni e delle amorevoli dichiarazioni, non ha affrontato il nodo di fondo della questione italo-francese: la Libia. Senza affrontare finalmente e decisamente questo nodo non si va da nessuna parte e, soprattutto, non si aggredisce all’origine la questione dell’invasione africana dell’Europa.
Il 20 ottobre 2011, Mu’ammar Gheddafi è stato giustiziato a freddo dopo una guerra scatenata da Gran Bretagna e Francia, con il beneplacito degli Usa dei Clinton e con la colpevole, mai sufficientemente esecrata, acquiescenza dell’Italia. Acquiescenza che si pone come un vero e proprio tradimento degli interessi nazionali italiani.
Dietro alla guerra a Gheddafi, che la solita stupidità delle anime belle del nostro Paese voleva venderci come guerra di liberazione da un tiranno, ci stavano interessi ben precisi dei due paesi europei che, molto in teoria, dovrebbero essere nostri alleati.
L’assassinio a freddo di Gheddafi ha precipitato la Libia nel caos tribale e l’ha fatta diventare la porta incontrollata dell’invasione africana dell’Europa.
Facciamo un passetto indietro.
Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, in: “Il golpe inglese” (Chiare lettere) scrivono: “Nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre 1969, con un colpo di stato, il re filo britannico Idris viene deposto a Tripoli e conquista il potere il giovane colonnello Mu’ammar Gheddafi, un filo nasseriano addestrato nelle accademie militari europee. Quel golpe è stato pianificato mesi prima in un albergo di Abano Terme, in provincia di Padova. E i suoi effetti sugli equilibri dell’area mediterranea si fanno subito sentire. Il nuovo governo rivoluzionario annuncia alle compagnie straniere di voler aumentare il prezzo del petrolio. Espelle poi dal territorio libico le basi militari americane e inglesi, mentre sono destinati a crescere i rapporti commericali e militari con l’Italia”.
Nel 2011, quando Gheddafi è eliminato brutalmente in omaggio anche alla demenziale teoria clintoniana della primavere arabe, ottima copertura per le più sordide nefandezze, l’Eni, ossia l’Italia, gestiva i due terzi dei contratti petroliferi e di gas con una Libia stabile e amica dell’Italia.
Il 31 dicembre 2015 sono state rese note molte email della signora Hillary Clinton e, fra queste, una del 2 aprile 2011 nella quale un funzionario americano spiega a chiare lettere alla signora, in corsa per la Casa Bianca e all’epoca Segretario di Stato, che i francesi hanno destabilizzato la Libia con l’intento di rientrare in gioco nell’area, a danno evidentemente dell’Italia, e di bloccare il tentativo di Gheddafi di dar vita ad una moneta panafricana in sostituzione del Franco francese africano. Il dittatore feroce, in buona sostanza, voleva emancipare l’Africa del dominio coloniale francese e, anche, inglese. Dominio coloniale mai venuto meno di fatto.
Ora, se Conte incontra Macron, deve chiedergli quanto manca ancora (mesi, giorni, anni?) alla fine del giochetto francese e quando si potrà chiudere la partita, restituendo alla Libia un governo unitario, restituendole la stabilità.
Fatto questo ci sarà un governo stabile con cui trattare e al quale dare le opportune garanzie, chiedendone in cambio altre.
Questo è il nodo da sciogliere. Il resto è ciccia per le anime belle, che abbondano nel nostro Paese e che hanno le fette di salame sugli occhi.
Come si può costruire una vera Europa se la Francia e l’Inghilterra pugnalano alle spalle l’Italia e aprono la voragine africana che, guarda caso, ci casca addosso senza alcuna solidarietà dell’Unione?

Silvano Danesi

 

L’Europa di Peter Pan deve diventare adulta e per diventare adulta deve essere realmente democratica

La formazione di un governo giallo-verde continua a riproporre ossessivamente il tema della compatibilità con l’Europa. Compatibilità economica, di mercato, di vincoli, di debito pubblico in rapporto al Pil e via discorrendo.

Si dimentica che l’Unione Europea, dal punto di vista politico, è l’isola che non c’è dell’eterno fanciullo Peter Pan e che gli aspetti fondamentali della politica di un’Unione che si rispetti non esistono.

Mentre la geopolitica mondiale sta cambiando radicalmente e celermente, l’Unione Europea vede i governi che la compongono andare, come diceva Pappagone, “vincoli e sparpagliati”. Libia docet. La Merkel da una parte, Macron dall’altra. I paesi dell’Est in un modo, quelli dell’Ovest in un altro.

La Ue non ha una politica estera, non ha un esercito e conta come il due di coppe quando si gioca a bastoni nelle scelte di politica internazionale.

L’Europa, come entità politica unitaria è stata pensata all’indomani della seconda guerra mondiale al fine di chiudere una lunga serie di guerre civili tra i popoli europei. Prima di giungere alla formulazione dei Trattati di Roma, alcuni uomini come Andrè Malraux, Helmuth James von Moltke, Joseph Retinger e Winston Churchill, pensarono agli Stati Uniti d’Europa come soluzione stabile di pace e di prosperità per il continente uscito massacrato dai conflitti.

Quella emersa dai trattati e concretizzatasi nella realtà è un’Europa ben distante dall’idea originaria, che era molto simile al modello statunitense.

L’Europa, così com’è, mantiene Stati, nazioni, patrie e popoli in mezzo ad un guado che rende la stessa Europa un player internazionale incapace, mentre si stanno ridefinendo gli assetti del potere mondiale.

Così accade che il potere finanziario-burocratico con la sua azione indebolisce gli Stati membri, aprendo inevitabilmente spazi alle piccole patrie, senza dare una risposta coerente in termini di una nuova statualità europea democratica, che abbia la sua legittimazione autentica nel voto popolare.

Per il potere finanziario-burocratico l’Europa è un grande mercato di consumatori, solo che se l’Europa è solo un grande mercato sarà inevitabilmente schiacciata come un limone dalla morsa trilaterale Usa-Russia-Cina.

Alla luce delle difficoltà in cui versa l’attuale Unione Europea, sono stati indicati nuovi programmi unitari, relativi ad un esercito comune, ad una politica estera comune, ad una ricerca comune, ad un intelligence comune e via discorrendo. Solo che, così come sono stati posti, sembrano più a un’ennesima finzione che ad una reale volontà.

L’Europa di Peter Pan deve diventare adulta e per diventare adulta deve diventare realmente democratica. Se non diventa adulta, perché continua a voler essere Peter Pan, sarà presto travolta da un’ondata di destra sovranista, come ha profetizzato Edward Luttwak.

Silvano Danesi

 

 

“Ci scusiamo con i signori viaggiatori”. FS, un disastro ferroviario.

“Ci scusiamo con i signori viaggiatori per il disagio”. La voce dell’altoparlante mi accompagna in continuazione, come un mantra, e segue la raffica di annunci di ritardo riguardanti ogni sorta di treno.

A Firenze santa Maria Novella c’è una brezza primaverile, ci sono anche le barriere che impediscono l’accesso ai binari a chi non ha il biglietto, ma quando sei dentro e aspetti che il tabellone delle partenze ti dica dove prenderai il tuo treno, non c’è nemmeno l’ombra di una sedia. Devi stare in piedi, perché così capisci che quando l’altoparlante, con quelle scuse inutili e ripetute, ti piglia per il culo (ogni eufemismo qui è fuori luogo), sei in piedi e ben attento. Per fortuna, il Frecciarossa sul quale devo salire, arriva con pochi minuti di ritardo e quando viaggia verso Bologna ne accumula una decina. La frase “in orario” nelle FS non esiste, è stata abolita dal vocabolario (politically correct), ma 10 minuti sono ancora sopportabili, visto che quando viaggio prendo tempi lunghi tra un treno e l’altro, proprio perché il ritardo è endemico. A metà strada tra Firenze e Bologna il treno si ferma. L’altoparlante annuncia che siamo in attesa del consenso a proseguire da parte del gestore della rete, che in sostanza è chi gestisce binari, instradamenti e stazioni, ossia ancora le Ferrovie dello Stato, con altra società. Bugia. Il naso si allunga, perché pochi minuti dopo lo stesso altoparlante annuncia che siamo fermi per un controllo al convoglio e che staremo fermi per trenta minuti. I passeggeri (che sono clienti e non carne da macello in trasferimento ferroviario) si agitano, perché saltano le coincidenze. Chiedo a un conduttore: “Che succede?”. Risposta intelligente. “Abbiamo un problema”. Fin lì c’ero arrivato anch’io. Ma io sono un viaggiatore (cliente!) di FS, ossia sono un Fesso e uno Stupido e in quanto tale non degno di spiegazioni. Devo solo subire i loro ritardi senza far domande. Punto.

Arriviamo finalmente a Milano con oltre 40 minuti di ritardo. Chiedo al capotreno cose me ne faccio del mio biglietto, visto che ho perso la coincidenza. Mi dice di salire sul primo treno utile, spiegando al suo collega che siamo arrivati in ritardo e che ho diritto a proseguire. L’altoparlante della stazione di Milano annuncia, mentre mi tiro dietro il trolley, che il regionale per Verona Porta Nuova è stato abolito. “Ci scusiamo con i signori passeggeri per il disagio”. I passeggeri diretti a Brescia possono salire sul Genova Brignole (che sta già chiudendo le porte) e scendere a Lambrate. E poi? Non si sa. La presa per il culo continua, imperterrita, urticante, vomitevole (il politically correct se lo tenga qualche mellifluo benpensante per farsi una tisana al veleno o anche un clistere). La gente si dispera. Vedo un Frecciarossa che sosta sul binario vicino e che va a Venezia Santa Lucia. Dicono che parte in ritardo di 40 minuti per difficoltà nella composizione del convoglio. Cosa vuol dire? Noi profani non possiamo capire. Salgo dicendo al capotreno quanto mi aveva detto il suo collega. Ho il biglietto Frecciarossa e quindi posso salire. Arriva un signore trafelato e dice: “Hanno abolito il mio treno per Verona, salgo qui”. Risposta: “No. Lei non può salire perché ha un biglietto per un regionale”. Ma se il regionale lo avete abolito voi, avete il dovere di mettere a disposizione altri mezzi. No. Il dovere non esiste. Esiste solo il diritto di prendere soldi. Il dovere di rendere un servizio è ciccia. Il Frecciarossa è mezzo vuoto. Il disgraziato poteva accomodarsi, ma è un paria e deve andare all’assistenza. Io, che sono un Fracciarossato, ossia carne da macello di superiore qualità, finalmente mi avvio verso casa. Ma non è finita.

Arrivo a Brescia e sento il solito altoparlante il quale annuncia che il treno per Cremona partirà con oltre trenta minuti di ritardo per un guasto sulla linea. “Ci scusiamo con i signori viaggiatori per il disagio”. Dentro di me si agitano la bisnonna Giovanna e il bisnonno Giuseppe, ferrovieri, casellanti delle Regie Ferrovie. Non lo dico ad alta voce, perché non è carino, ma l’ho pensato, lo confesso. Forse con me lo hanno pensato anche i bisnonni ferrovieri. Ho pensato: “Andate a cagare”.

Silvano Danesi

A rischio la tenuta democratica del Paese

“I numeri grandi e senza controllo degli sbarchi mettono a rischio la tenuta democratica del Paese”. Parola di Marco Minniti, Ministro dell’Interno.
Non è un’affermazione da poco, in quanto prende finalmente atto di una realtà che cova sotto la cenere e che potrebbe diventare esplosiva.
Quanto è accaduto a Macerata è un segnale preoccupante di quanto cova sotto traccia, ma che potrebbe diventare davvero una bomba, se la follia di una sinistra che ha portato la testa all’ammasso delle sorosiane teorie mondialiste, ovviamente dirette dalla finanza, porterà la situazione dell’immigrazione al punto di rottura.
Anziché guardare in faccia la realtà, la sinistra tira in ballo l’antifascismo, come se la questione fosse quella di un fascismo risorgente che non c’è, se non nelle intenzioni di frange minoritarie che fanno alla pari con quelle dell’estrema sinistra.
Accade così che, mentre le persone responsabili cercano di smorzare la caldaia bollente, gli scherani degli opposti estremismi si combattono in manifestazioni che coinvolgono poche centinaia di persone, sempre le stesse, e che finiscono inevitabilmente in scontri violenti.
Perché tanta insistenza della sinistra sulla questione degli immigrati? Una questione ideale? Chi ci crede è un povero ingenuo. Dietro l’angolo ci sono gli interessi di un mondo dell’accoglienza che in questi anni ha fatto i miliardi sulla pelle dei disperati. E questo è un dato chiaro, basta guardare le numerose indagini in corso. Ma questo non basta.
Dietro l’angolo c’è la strategia di Soros e della Open Society Foundation, con la teoria del finanziare americano che vuole un mondo in cui cancellare le frontiere, per evitare che ci siano barriere allo spostamento di merci e di persone. Una teoria che si ammanta di buonismo e di egualitarismo, ma che nasconde una tracotante volontà di dirigere il mondo dalla plancia di comando della finanza, con il mercato che non ha più ostacoli e con una massa amorfa di esseri umani grigi e indifferenziati, tutti ottimi consumatori e schiavi della produzione e del mercato.
E’ semplicemente assurdo che la sinistra abbia perso la testa per le teoria di George Soros? No, non è assurdo, perché la Open Society Foundation paga, finanzia, orienta.
Soros ha speso 450 milioni di euro per una campagna che tende a ricondurre la Gran Bretagna in Europa, alla faccia di un referendum che ha visto il popolo inglese esprimere un’idea contraria. In Israele, che si appresta a rimpatriare, con dote di soldi e garanzie, oltre 400 mila clandestini, Soros è stato accusato da Netanyahu di finanziare i dissidenti. In Russia, Putin, che ha le idee chiare, nel 2015 ha messo al bando la Open Society.
George Soros ha finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton in ragione di 10,5 milioni di dollari e la sinistra italiana ha da tempo imparato a baciare la pantofola del clan Clinton.
Il buonismo della sinistra italiana non ha nulla a che fare con l’etica, ma con una strategia mondiale, della quale è parte anche Papa Francesco, che non a caso, nel frattempo, perde continuamente quote di credenti in un’Europa sempre più laicizzata e islamizzata.
Se la strategia della sinistra continuerà a portare in Italia masse sempre crescenti di immigrati, la caldaia sociale potrebbe esplodere. E allora il tema non sarà il fascismo e l’antifascismo, ma la guerra civile, che sarà una guerra dei poveri, perché i ricchi e, con loro, molti leader della sinistra vestita di cachemire, vivono dove gli immigrati non ci sono o, se ci sono, servono a tavola in divisa, come nelle vecchia fattorie dell’America del Sette e Ottocento, che in fatto di immigrati la sa lunga. Il know how delle navi negriere si è trasformato in quello dei moderni mercanti, che guidano gli sbarchi. Ma la sinistra finge di non capire e grida al fascismo degli italiani.

Silvano Danesi

Gli Übermenschen (superuomini) della sinistra radical chic

Gli Übermenschen (superuomini) della sinistra radical chic (in effetti Urmenschen, primitivi) sono di fatto gli attuali autentici razzisti poiché considerano se stessi dotati di una mente superiore, corroborata da una superiore cultura, che fa di loro un’élite alla quale si dovrebbe guardare come ad un faro di luce illuminante il cammino di noi poveri mortali, ossia gregge, bestioline inconsapevoli.

Chi non è d’accordo con le idee degli Übermenschen della sinistra radical chic è, se gli va bene, un ignorante, un rozzo, un buzzurro, ma spesso è “percepito” (gli Übermenschen, dotati di suprema sensibilità “percepiscono”) come razzista e, in quanto tale, fascista e nazista. Di Stalin, gli Übermenschen, non si ricordano mai e nemmeno di Tito, che ha infoibato poveri italiani innocenti ovviamente “percepiti” come fascisti. A un certo tipo di sinistra il popolo non è mai piaciuto, in quanto insieme indifferenziato. A un certo tipo di sinistra piaceva parlare di classe operaia, di proletariato: uno stato sociale ben definito, che esprimeva una sua élite: l’aristocrazia operaia, alla quale fungevano da suggeritori i soliti intellettuali dell’Übermensch pensiero. Il Lumpenproletariat faceva schifo già ai tempi, figuratevi oggi. Fatto si è che di Ür pensiero in Ür pensiero gli Übermenschen della sinistra radical chic hanno trasformato la sinistra in un’area radicale di massa e i partiti della sinistra in partiti radicali di massa, con una particolare sensibilità per la finanza e per le banche. Dei poveri non si curano e nemmeno dei lavoratori, siano essi dipendenti o indipendenti. Così capita che il ceto medio produttivo e i lavoratori, nonché il popolo dei poveri, guardino a destra. E allora l’Übermensch pensiero, anziché porsi domande in merito, lancia strali. Il popolo guarda a destra? Siamo di fronte ad una deriva populista e fascista. Che schifo. Che ribrezzo questo popolo che non capisce l’elevato pensiero e guarda a tirare a campare, tartassato per garantire sprechi e disastri bancari, nonché debiti altrui (tedeschi e francesi), addossati agli Italiani da governi imposti. Il popolo non ne può più di “accoglienza” fatta su misura per favorire il mercato del lavoro di riserva (una volta si chiamava: esercito di manodopera di riserva) ad uso e consumo di lor Signori e di fatto terreno di caccia di interessi poco puliti? Il popolo è fascista.

Un esempio eclatante della spocchia degli Übermenschen è dato dalla curatrice del museo Guggenheim di New York ha risposto alla Casa Bianca, che aveva chiesto, come di consueto, un quadro (in questo caso un Van Gogh) per la Sala Ovale, offrendo un water dell’artista Cattelan. Questa perfetta rappresentante degli Übermenschen (superuomini) della sinistra radical chic, tronfi della loro superiorità culturale, da vera e propria minus habens non ha saputo distinguere tra la sua avversione per l’uomo Trump e uno dei simboli più significativi dell’America, ossia la Sala Ovale. Non è il signor Trump che voleva un quadro, ma l’istituzione Casa Bianca. Che pena questi Dem bavosi di rabbia e con il cervello ormai in pappa.

Un altro esempio, tutto italiano, è la laurea honoris causa a Soros, il finanziere che ha speculato sulla pelle degli Italiani.

Nel 1988 a Georg Soros, fondatore e consigliere del Quantum Group, Presidente del Soros Fund e dell’Open Society Foundations, venne chiesto di partecipare insieme ad un gruppo di investitori al piano di cambiamento di gestione della banca francese Société Générale. Soros rifiutò e preferì agire individualmente sfruttando l’occasione.Questa mossa gli costò una condanna per insider da parte del tribunale francese, che dopo vari ricorsi confermò nel 2006 la multa al magnate della finanza. Multa confermata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, nonostante l’ennesimo tentativo di ricorso provato da Soros.

Nel 1992 Soros vendette allo scoperto 10 miliardi di dollari in sterline in un’operazione pronti contro termine; questa mossa, che costrinse il Regno Unito ad abbandonare il Sistema monetario europeo e che valse a Soros il soprannome di “L’uomo che sbancò la banca d’Inghilterra”, gli fruttò oltre 1 miliardo di dollari. Quel giorno, che passò alla storia con il nome di “mercoledì nero”, costò al tesoro britannico 3,4 miliardi di sterline.

Sempre nel 1992, precisamente il 16 settembre, Soros effettuò la stessa identica operazione nei confronti della lira italiana.

Mentre in Francia è stato incriminato, con conferma della condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, e in Paesi come la Malesia, la Thailandia e l’Indonesia si vuole nei suoi confronti l’ergastolo o addirittura la pena di morte, in Italia le cose sono andate diametralmente all’opposto: l’Università di Bologna, la più antica università al mondo, lo ha premiato con una laurea in economia honoris causa. La cerimonia si svolse in presenza di Romano Prodi (che di Soros presentò anche l’edizione italiana del libro autobiografico) e fu presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dello stesso Prodi.

Il popolo, che si è sonoramente rotto le scatole degli elevati pensieri degli Übermenschen della sinistra radical chic e della schiera di loro servizievoli politici, in America li ha mandati al diavolo, eleggendo Trump, che ha rotto il gioco.

Anche gli Italiani hanno ora l’occasione di mandare gli Übermenschen a pensare a casa. Del resto, le loro dimore, di solito, non sono case popolari.

Silvano Danesi

La Casta dei Buoni e la nuova tratta degli schiavi

La Casta dei Buoni (composta dai non casti Castisti) parla di accoglienza e considera tutti coloro i quali avanzano obiezioni di qualsiasi tipo alle loro verità politicamente corrette di essere razzisti e fascisti, mentre la loro maschera buonista nasconde la tragica realtà della formazione di un esercito di manodopera di riserva che è funzionale ad un mercato del lavoro dove i diritti dei lavoratori sono ormai un’alea e dove i salari sono sempre più bassi, anche per la presenza di cooperative che offrono servizi a costi inferiori rispetto a quelli dell’assunzione normale.

La nuova dittatura del politicamente corretto, il linguaggio della casta dominante, diventa automaticamente censura per chi la pensa diversamente da lor signori. Tuttavia, la realtà è molto più incisiva della maschera buonista.

E’ noto, perché le cronache ne hanno scritto ad libitum, che in Italia esiste un business dell’accoglienza che ha ingrassato centri, cooperative e privati.

Un secondo business è quello delle cooperative di vario genere e specie che offrono servizi a basso costo e, ovviamente, salari inferiori a chi lavora. Così sempre di più l’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro trascina verso il basso salari e diritti. I sindacati, ormai entrati nel coro del buonismo, non fanno una piega.

Un terzo business è quello del lavoro nero e clandestino, al quale si accompagnano l’esercito di prostitute e di spacciatori.

Il fatto è che otto richiedenti asilo su dieci sono migranti economici e non ottengono il permesso di soggiorno. Lo Stato li caccia, ma non li accompagna alla porta e gli immigrati diventano fantasmi. L’accoglienza si trasforma così nella fabbrica dei clandestini. Andranno, se va bene, nelle città a fare gli ambulanti, oppure a lavorare nei campi gestiti dai caporali o, ancora, a mungere le mucche in cambio di vitto, alloggio e dieci euro al giorno. L’esercito dei fantasmi ingrossa l’esercito di manodopera a basso costo nei luoghi dove il lavoro è nero, sottopagato e non servono documenti.

Questi sono i dati, ma la Casta dei Buoni finge di non vederli.

Lo Stato investe per l’accoglienza 4,5 miliardi l’anno e la prova che non tutto procede secondo le regole del buon cuore è l’istituzione di una task force per verificare le strutture dell’accoglienza.

I pilastri del sistema sono due: lo Sprar (servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestito dai Comuni, e i Cas, affidati a privati scelti dalle prefetture attraverso bandi pubblici o chiamata diretta. L’adesione al progetto Spar è volontaria. Su ottomila Comuni, cinquemila e trecento hanno detto no grazie.

In Sardegna i Cas sono aumentati del 400%. Strutture turistiche che non ce la facevano più hanno rialzato la testa col business degli immigrati. Anche in questo caso per assoluto altruismo.

Il ruolo delle Ong a Catania, la «parentopoli» nell’organizzazione dell’ospitalità dei richiedenti asilo nel Veneto, i centri per i migranti gestiti dalla ‘ndrangheta in Calabria. Le indagini hanno rivelato un mondo corrotto e soprattutto molto ampio e diffuso, dove i 35 euro che lo Stato versa a chi gestisce i migranti si trasforma in un lauto business, in quanto non vengono garantiti gli standard richiesti.

Si sa, ma il verbo politicamente corretto è che chi lo dice o lo scrive è un rozzo razzista. E hanno ragione, perché la razza dei profittatori è una razza che fa schifo.

La Casta dei Buoni accusa i soliti razzisti, fascio-nazisti (leggi: tutti quelli che non sono d’accordo con i Castiti) di essere insensibili di fronte ai poveretti che finiscono annegati in mare, ma sorvolano bellamente sul fatto che l’agenzia Frontex dell’Unione Europea accusò le Organizzazioni Non Governative di essere “colluse” con gli scafisti. L’addebito suonava più o meno così: i trafficanti prima di mettere in mare le imbarcazioni forniscono ai migranti l’esatta posizione delle navi delle missioni , così da assicurare un rapido ripescaggio. Ovviamente le Ong risposero piccate affermando che si trattava di una “aggressione politica”. Frontex è scorretta mentre le Ong sono, ovviamente, dalla parte del politicamente corretto e del buonismo internazionale.  Poi, come sempre, la realtà smentisce la Casta.

Il tempo, che è galantuomo,  ha portato a galla una verità meno rosea di quella delineata dai vertici delle Ong. A febbraio Frontex è tornata alla carica, scrivendo nel rapporto 2017 che di fatto le navi umanitarie “aiutano i criminali a raggiungere i loro obiettivi a costi minimi, rafforzando il loro modello di business”.:

Le operazioni umanitarie di salvataggio sono schizzate nel corso degli anni. I trafficanti insomma preferiscono le missioni alle navi militari. Perché? La mancanza di coordinamento con le autorità Ue e il vizio delle Ong di spingersi anche oltre i limiti delle acque territoriali, secondo l’Europa, sono un invito ai trafficanti a mettere in mare sempre più barconi, sempre più carichi e con meno benzina. Tanto – è il ragionamento – poco dopo la partenza i migranti vengono presi in carico dai soccorritori che li portano in Italia. Con l’unico effetto di aumentare i morti in mare.

Ora, dopo alcuni accordi con la Libia e con altri Paesi africani, molti migranti sono fermati prima di imbarcarsi, ma il buonismo accusa le autorità italiane di aver consegnato chi vuol raggiungere il miraggio europeo nelle mani di terribili persecutori.

Le vestali del politicamente corretto, in buona sostanza, sono sempre all’opera e, ovviamente, sempre al servizio delle classi dominanti che usano il buonismo come maschera per il loro predominio sociale.

Le vestali non si fermano a favorire il business dell’accoglienza e del mercato del lavoro a basso costo, ma mettono in discussione anche le tradizioni secolari del Bel Paese.

Il Museo egizio di Torino fa lo sconto a chi viene dai Paesi arabi e fa pubblicità in arabo. Ero convinto che Torino fosse in Italia, ma evidentemente non è così.

Una preside che non vuole il presepe è uno dei tanti casi che si leggono sulle italiche cronache.

C’è poi la maestra che, per non offendere gli islamici, trasforma in una canzone natalizia facendo diventare il Bambino Perù, anziché Gesù. Andrebbe licenziata per falso storico e incapacità acclarata, ma si sa, i buonisti assolvono i buonisti e così  l’azione della maestra è stata considerata dai suoi superiori non grave.

Nella chiesa Regina Pacis di Monza alcune fotografie di migranti sono state messe al posto dei quadri raffiguranti la Via Crucis e l’altare è stato ricoperto con la bandiera arcobaleno. Nella chiesa di Sant’Eustorgio di Arcore San Giuseppe, la Madonna e il Bambino erano collocati  su un barcone come quello dei migranti. Propaganda di bassa lega del buonismo schizofrenico.

Nella pubblicità televisiva di una ditta che si occupa di immobili, San Giuseppe cerca un appartamento su una app, mentre Maria si lamenta perché al quinto piano non ci stanno il bue e l’asinello. Il Bambino nella culla, nel frattempo, piange. Nessuno si indigna, i buonisti sono distratti e poi, si tratta di business e allora anche Gesù può essere un testimonial. Se per caso dici che non sei d’accordo con quanto asseriscono gli islamici, i buonisti si scatenano; sei un islamofobo, condannabile, in quanto razzista e già che ci siamo fascista, amico dei nazisti e guerrafondaio.

La Casta dei Buoni ha deciso che dobbiamo essere tutti uguali, grigi consumatori aventi come unica patria il supermercato, seguaci del Dio Mercato e della Chiesa Finanziaria e, possibilmente, privi di ogni abbraccio, perché il puritanesimo ben si attaglia alla logica sterilizzante della Casta. Nel supermercatismo buonista, di Gesù, Maria e Giuseppe si può ben fare uno spot pubblicitario. Business is business.

I preti, nel frattempo, invece di fare i preti, non rinunciano a far politica e ad usare il pulpito non per predicare il Vangelo, ma per imbonire il popolo sulle scelte da fare alle prossime elezioni.

Il vescovo di Como, Oscar Cantoni, invitando dal pulpito al voto, ha aggiunto che i leader populisti non possono assumere responsabilità di governo. Pensasse ai fatti suoi e al fatto che la Chiesa cattolica apostolica romana sta andando a rotoli grazie a quelli come lui.

I preti s lamentano se ad andare in chiesa sono sempre in meno e se le chiese sono sempre più vuote. Se andando in chiesa si devono sentire prediche da spot elettorale, meglio andare al bar.

Secondo l’Istat, la pratica religiosa regolare in Italia, per il 2015, ha coinvolto il 29% degli italiani. Il ché significa che il  61 per cento degli italiani è lontana dal culto religioso. Il vescovo di Como dovrebbe preoccuparsi dei dati Istat, invece di predicare scelte politiche.

l dato medio dell’Istat si ottiene guardando alla pratica religiosa dell’insieme degli italiani con più di 6 anni, per cui esso risulta un poco drogato dalle ali estreme delle popolazione (i bambini da un lato e i soggetti con più di 75 anni dall’altro) che sono i gruppi che presentano la più alta partecipazione al culto domenicale. Ad esempio, ben il 52% dei bambini e dei ragazzi dai 6 ai 13 anni hanno frequentato nel 2015 i riti almeno una volta alla settimana.

Inoltre, guardando alle diverse classi di età, vi è la conferma del fatto che la pratica religiosa assidua è più un habitus della popolazione anziana (con più di 65 anni) che di quella adulta e soprattutto giovanile. Vanno in chiesa ogni domenica il 40% degli anziani, rispetto al 25% di quanti hanno un’età compresa tra i 45 e i 60 anni, rispetto ancora al 15% circa dei giovani tra i 18 e i 29 anni.

I dati più interessanti emergono dall’andamento nel tempo della pratica religiosa che caratterizza le diverse classi di età.

Dal 2006 al 2015, quindi nell’arco dell’ultimo decennio, il gruppo che più si è assottigliato nella pratica religiosa regolare è quello dei giovani dai 18 ai 24 anni, che ha perso ben il 30% dei frequentanti. Lo stesso è avvenuto tra gli adulti dai 55 ai 59 anni. Mentre le flessioni sono più contenute per i 25-29 enni (- 20%), per gli italiani dai 40 ai 50 anni (- 10%), per gli anziani (-12%). Insomma, il calo è generalizzato e interessa anche i bambini e gli adolescenti; ma coinvolge assai più i giovani (cosa nota) e gli over 50 (aspetto questo imprevisto).

La Chiesa cattolica apostolica romana è ormai avviata sulla via del declino, con i preti che si occupano degli spiedi di beneficienza negli oratori diventati luoghi di divertimento, quando non si occupano di fare di tutto meno che il loro mestiere, che dovrebbe chiamarsi vocazione.

Tralasciamo di citare i disastri petrini, che si consumano entro le mura leonine, con i vari scandali, lo Ior, il riciclaggio e via discorrendo.

Anche sui diritti umani la Casta dei Buoni è del tutto strabica.

Le vestali della Casta dei Buoni sono, guarda guarda, tenere con l’Islam e molto distratte quando c’è qualcuno che invoca la libertà in terre dominate dalle teocrazie islamiche.

Le teocrazie o i regni retti in base alla shari’a affamano i loro popoli in nome della religione e dell’esportazione delle loro ideologie totalitarie e poi se la prendono con l’Occidente.

La teocrazia, ogni teocrazia,  è incompatibile con la democrazia ed è nemica del benessere del popolo.

La teocrazia iraniana esporta la rivoluzione sciita, affama il suo popolo e conculca ogni libertà. Gli errori della Francia con Komeini e le allucinazioni della sinistra hanno dato spazio a decenni di oppressione. Ora, a fronte alla rivolta di un popolo che anela alla libertà, la Casta dei Buoni e le vestali del buonismo volgono il capo dall’altra parte. Le vestali, intruppate nel  puritanissimo  sdegno per le attrici di Hollywood insidiate nella loro castità dai loro registi e produttori non battono ciglio per le donne incarcerate in Iran perché vogliono togliersi il velo e vogliono essere libere.

La nuova moda del politicamente corretto radical chic è denunciare gli orchi ormai ottantenni rincoglioniti che avrebbero attentato alle donne in carriera trent’anni fa. Le signore prima hanno fatto carriera e ora si rifanno la verginità.

Anche sul fronte internazionale la Casta dei Buoni è all’arrembaggio.

La pattumiera pseudo democratica radical chic dei clintoniani della globalizzazione finanziaria ha vomitato una nuova montagna di pattume.

Il libro fasullo del giornalista Michael Wolff “Fire and Fury – Inside the Trump White House, che sta andando a ruba nelle librerie Usa e nel quale il presidente Usa viene descritto come mentalmente non inidoneo per il suo alto incarico, è una montagna di gossip di incerta serietà, la cui unica vittima sarà, come è già accaduto in altri casi, Steve Bannon, ridicolizzato e abbandonato dai finanziatori, mollato dal Partito Repubblicano e, ovviamente, divenuto la star della pattumiera pseudo democratica dei radical chic.
Alla fine del grande gossip, sul terreno rimarrà il cadavere politico di Bannon, che puntava alla candidatura alla Casa Bianca.

Nel frattempo il fuoco e la furia infuriano in borsa, che ha fatto nuovi balzi storici, mentre l’economia americana cresce e decresce la disoccupazione.

Con il suo solito stile, Donald Trump ha twittato: «Sono un genio, e stabile». In una serie di straordinari post mattutini, Trump ha detto che i suoi critici democratici e i mezzi di informazione degli Stati Uniti stanno puntando sulla questione della sua sanità mentale e della sua intelligenza (rievocando il morbo di Alzheimer dell’ex presidente Ronald Reagan), dal momento che non sono stati in grado batterlo in altri modi . «In realtà, durante tutta la mia vita – ha scritto – i miei due più grandi punti di forza sono stati la stabilità mentale e l’essere davvero intelligente. Sono passato da essere un uomo d’affari molto riuscito, a una top star televisiva, a presidente degli Stati Uniti (al mio primo tentativo). Penso che questo potrebbe qualificarsi come non intelligente, ma genio… e un genio molto stabile!»
La pattumiera vomita gossip, ma nel frattempo l’Fbi ha aperto un’inchiesta sulla Fondazione Clinton e a Obama andrebbe ritirato il Nobel, visto che ha aperto le porte all’Iran, la cui teocrazia opprime il popolo e prepara armi nucleari. La Clinton, per parte sua, è responsabile, come Obama, di una politica mediorientale disastrosa. In un anno di amministrazione Trump il Medioriente è cambiato completamente, con un ristabilimento del rapporto storico con i Sunniti e con la ripresa di rapporti con Israele, bloccati da otto anni di obamismo mondialista inconcludente e disastroso. La Libia, nel frattempo, potrebbe tornare nelle mani di Gheddafi alla faccia dei Francesi, degli Inglesi e degli obamian-clintoniani, i quali, fingendo di voler abbattere un dittatore volevano abbattere gli interessi italiani.  Il figlio del dittatore ucciso, Saif Al Islam Gheddafi può oggi contare sull’appoggio dell’80 per cento dei membri dei 140 consigli tribali presenti in Libia.

Se questi sono i risultati di un bambino poco intelligente, viva i bambini.
La pattumiera non si fermerà, perché i radical chic sono convinti di essere gli unici intelligenti al mondo e gli unici dotati di moralità. Tuttavia, alla faccia della pattumiera, contano i risultati e quelli ci sono, e come.

Silvano Danesi

 

 

La peste puritana made in Usa

Negli States ne hanno inventata una nuova: vietato abbracciarsi.

Il puritanesimo è come la peste, malattia infettiva, che va messa in quarantena e per essere combattuta necessita di antibiotici e di molta igiene.

peste

La peste che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1352 uccise almeno un terzo della popolazione del continente.

Dietro la follia della regolamentazione dell’abbraccio, i nipotini di Cromwell, come il loro avo Oliver, hanno in testa ben altro che il rigore morale; hanno in testa il potere.

In questi anni, il nuovo feudalesimo finanziario, travestito da mondialismo buonista, ha tentato, in parte riuscendovi, di costruire un uomo senza qualità, grigio consumatore, gregge per i nuovi pastori della religione del mercato.

L’operazione è in gran parte fallita, per nostra fortuna, visto che, come nel 1300, i due terzi della popolazione sono stati risparmiati dal totale asservimento mediatico, ma non bisogna dimenticare mai che la strategia è ancora pesantemente in atto.

Con capacità camaleontica, e sulla base di una prassi antica e consolidata, vedendo messa in mora l’operazione economico finanziaria, gli strateghi del nuovo feudalesimo si rivolgono al moralismo, tentando, non solo di costruire un gregge di uomini e donne senza qualità, grigi consumatori, ma anche e peggio, una immensa schiera di robot anaffettivi e, conseguentemente depressi, che scaricheranno le loro frustrazioni, ovviamente, manifestando una continua ricerca di surrogati all’affetto, frequentando centri commerciali, comprando di tutto e di più, trasferendo i loro abbracci all’ultima serie di telefonini o all’ultimo capo firmato, bello o brutto che sia, purché trendy.

peste

Oddio, non posso più abbracciare nessuno, dalle donne devo stare lontano (lo stesso vale per le signore a proposito degli uomini), se faccio un complimento rischio la denuncia. Viva la frigida castità, senza alcun contatto fisico di alcun tipo. Viva la distanza. Viva l’incomunicabilità.

L'absinthe

Eppure, accidenti, che frustrazione, che depressione, che tristezza. Che voglia di abbracci. Che fare? Un giro a guardar vetrine, così con un bell’acquisto riempio i buchi affettivi e faccio contenti i puritani.

Per combattere la peste ci vogliono gli antibiotici e allora mandiamo a farsi friggere i puritani, le loro finte proposte moraliste, che nascondono la loro vera natura, quella di untori, di propagatori del virus e adottiamo sane regole igieniche mentali, corroborate da spirito critico. I nipotini di Cromwell non vogliono il nostro bene, badano al portafogli.

Silvano Danesi

Per la Bindi, da riconfermare, c’è ancora molto lavoro da fare.

La signora Rosy Bindi, dopo una lunga indagine della Commissione da lei presieduta, ha messo nero su bianco che quasi 200 “fratelli” [leggi massoni] sono toccati o lambiti da indagini di mafia e sei sono condannati per associazione mafiosa. Più di 130 logge calabresi e siciliane sono state abbattute dal 1990 dalle quattro principali obbedienze massoniche in Italia, il Goi, la Gran Loggia degli Alam, la Gran Loggia regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia-Ordine generale degli Alam.

“L’esistenza di forme di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico – si legge nella relazione della Commissione – è suggerita da una pluralità di risultanze dell’attività istruttoria della Commissione, derivante dalle audizioni svolte, dalle missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali”. I rapporti fra mafie e massonerie ci sono. E la Commissione ne ha la prova concreta.

Benissimo. Complimenti. Brava la Bindi, che è auspicabile si candidi, sia votata e sia riproposta come presidente della Commissione Antimafia, per completare il lavoro, occupandosi, ad esempio, dei rapporti tra mafie e Chiesa cattolica.

Qualche suggerimento per il suo prossimo lavoro.

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati contro la ’ndrangheta e uno dei massimi esperti di criminalità organizzata calabrese (da aprile 2016 guida la Procura di Catanzaro) e autore, assieme allo storico Antonio Nicaso, del libro Acqua santissima sui rapporti tra ’ndrangheta e Chiesa

In un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana il 30 gennaio 2017 alla domanda: “Il santuario di Polsi ha una fama sinistra di luogo in cui si svolgono i summit della ’ndrangheta. È una leggenda o c’è del vero?”, risponde: «A Polsi non ci sono più quelle riunioni di centinaia di ’ndranghetisti che intorno al santuario della Madonna, in occasione soprattutto della festa di settembre, ratificavano nomine e incarichi, non sono più avvenute le mega-riunioni in cui si decidevano strategie da seguire, si facevano i programmi e gli organigrammi, come avvenne nel 1969”.

Possibile che Paolo VI non fosse informato? E il vescovo locale? E il parroco? Tutti come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo?

Ad Ayas, in Valle D’Aosta, Gratteri, durante una manifestazione pubblica afferma: “Di fronte ai capimafia, ci sono preti che chiudono un occhio e preti che li chiudono tutti e due”. “Stiamo studiando –ha detto sempre Gratteri – il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi – dice Gratteri – perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due».  (da: La Stampa, 07,08,2013.

Non basta? L’accoglienza degli immigrati produce affari sporchi. Affari in cui si mischiano ‘ndrangheta e anche la Chiesa: in manette, tra le persone finite in stato di fermo, c’è anche un prete, don Edoardo Scordio, parroco dell’Isola di Capo Rizzuto e tra i fondatori delle Misericordie.

Secondo i pm, il Centro di accoglienza richiedenti asilo di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto è “infiltrato dai clan della ‘ndrangheta”. Un’accusa pesantissima. Tra i fermati anche Leonardo Sacco, governatore della “Fraternita di Misericordia, l’Ente che gestisce il Centro di Isola.

Si tratta dell’operazione chiamata “Johnny”, scattata all’alba di lunedì 15 maggio, che ricostruisce – secondo i magistrati di Catanzaro guidati dal procuratore Nicola Gratteri – quello che accadeva dentro il Cara di Isola Capo Rizzuto, come si muoveva la cosca e chi era il “colletto bianco” degli Arena che gestiva per conto della famiglia di ‘ndrangheta i contratti di appalto e forniture con la Prefettura per i 1.500 migranti ospiti di quella che è considerata la più grande struttura d’accoglienza d’Europa, con cinque ettari di superficie. Secondo l’accusa degli oltre 100 milioni di euro assegnati alla struttura, almeno 30 sarebbero stati dirottati verso i clan. Oltre ai fermi, sono scattati i sequestri di appartamenti e macchine di lusso. […]. La cosca Arena aveva messo le mani anche sui centri di Lampedusa, 4 milioni di euro di appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre organizzazioni criminali del comprensorio, che si dividevano così i fondi comunitari riservati ai profughi. (ImolaOggi, 15 maggio2017).

Nel suo “Peccato Originale”, Gianluigi Nuzzi, scrive di Marcinkus, di Sindona, di Calvi, di De Bonis e di uno Ior parallelo con uomini vicini a Sindona e alla mafia italoamericana. “Soldi – scrive Nuzi – profumati d’incenso e mischiati a narcodollari macchiati di sangue”.

Michele Sindona, al quale la curia romana, scrive sempre Nuzi, “su indicazione di Paolo VI, aveva affidato l’incarico di smobilizzare le partecipazioni della Santa sede in diverse società italiane”.

“Michele Sindona – scrive sempre Nuzi – non era solo socio e consulente dello Ior. La squadra dello spregiudicato finanziere siciliano, uomo di fiducia di mafiosi del calibro di Bontate, dei Genovese, insomma del gotha criminale italoamericano era entrato nella banca vaticana a piene mani”.

Calvi, ci dice Nuzi sulla base delle testimonianza della moglie del banchiere, aveva rapporti con Escobar e con il cartello di Medelin, ossia con il narcotraffico internazionale.

Dato che Papa Francesco ha di nuovo denunciato che in Vaticano c’è del marcio, per la signora Bondi c’è lavoro da fare.

La Bindi, nel suo incarico che si auspica confermato, potrebbe anche approfondire i rapporti tra le mafie e il suo partito.

Un esempio: Brescello (il Giornale 12.05.2016) “dove non era infetto dalla ‘ndrangheta solo il Comune ma tutto il Pd locale. Parola di Viminale. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello scioglimento del comune emiliano a guida Dem reso famoso dalla saga Don Camillo e Peppone, i guai dell’amministrazione guidata da Marcello Coffrini vengono messi nero su bianco dai rapporti allegati alla Gazzetta. Il più duro contro il Pd è quello firmato dal prefetto di Reggio Emilia Raffaele Ruberto, pubblicato dal sito reggioreport.it. Una relazione pesantissima che rischia di innescare nuove grane dentro il Pd emiliano, già fiaccato dallo scandalo che ha sfiorato il ministro dei Trasporti Graziano Delrio per le infiltrazioni della ‘ndrangheta a Reggio Emilia, altra città a guida Pd che Delrio ha governato prima di salire a Palazzo Chigi. Nelle relazioni che è arrivata sul tavolo del Viminale ci sono, come è ovvio, diversi omissis. Dopo l’affondo sulla situazione di Brescello che il prefetto Ruberto definisce «gravemente inquinata» per i rapporti con la cosca di ‘ndrangheta dei Grande Aracri, originaria di Cutro (Crotone), il rappresentante del ministero dell’Interno punta il dito contro il Pd: «Assume rilievo la circostanza che amministratori nei precedenti mandati, e ora presenti nell’attuale compagine delle Giunta (omissis e omissis), siano entrati in relazione con taluni imprenditori edili di origine calabrese, vicini alla ndrangheta, per effetto della partecipazione congiunta ad un comitato locale politico nel 2007 (cioè il Pd, ndr). La compartecipazione al predetto comitato politico dei menzionati soggetti, in parte amministratori comunali, fornisce una lettura in chiave sintomatica ed emblematica di cointeressenze politiche – sottolinea Ruberto – a testimonianza di una comunanza di idee e di orientamenti». Insomma, Pd e ‘ndrangheta secondo Ruberto andavano a braccetto”.

Gli esempi bastano?

Per la signora Bindi, che speriamo riconfermata al Parlamento e al ruolo di presidente della Commissione Antimafia, c’è molto lavoro da fare.

Silvano Danesi