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Am Groner Freiband n°5

Am Groner“Donne da redimere e che redimono. E’ questo il primo appunto che mi sono scritto nel leggere «Am Groner Freiband n° 5» di Michael Sfaradi. Chi avesse avuto modo di leggere «I lunghi giorni della Arctic Sea» potrebbe condividere questa mia osservazione.

In Arctic Sea il protagonista incontra una donna problematica, ormai incapace di amare, perché convinta dalle sue traumatiche esperienze di non essere degna d’amore e la redime con un inaspettato gesto di rispetto. Da quel gesto di redenzione sarà a sua volta redento, scoprendo la relazione d’amore con il femminile.

In «Am Groner Freiband n°5» la redenta è Rivka, l’istruttrice di ferro delle reclute israeliane, alla quale il trauma della morte del marito ha inibito la femminilità. Nel rapporto con Ruben, il protagonista del romanzo di Sfaradi, Rivka riscoprirà il suo essere donna, sbloccando anche la sua maternità. L’inconsapevole redentore, nell’apprendere le motivazioni profonde della dinamica redentiva, sarà a sua volta redento, scoprendo finalmente l’amore per il femminile.

Sfaradi, nei due romanzi, affronta il tema dell’eterno femminino, del suo problematico rapporto con un maschile incapace di comprenderlo, ma redimente e redento quando si concede all’incontro.

Rosy Domini, con l’immagine di copertina, dà forza alle mie impressioni. La Gänseliesel, la statua della guardiana delle oche della fontana di Göttingen, è complesso simbolico che sostiene iconograficamente quanto con lo scritto ci trasferisce Sfaradi e ci introduce all’eterno femminino come sedes sapientiae.

Il secondo appunto riguarda Israele, patria in quanto luogo dei padri: non territorio, ma itinerario.

Ruben sogna una patria dove, come scrive Sfaradi, “l’unico sporco ebreo è un ebreo che non si lava”; è una patria rifugio, dove non c’è la pressione del secolare disprezzo voluto dai cristiani per il popolo deicida e dagli islamici per chi ha tradito il messaggio divino. Israele è la terra degli ebrei, dove gli ebrei si riconoscono e dove non c’è chi li guarda di traverso o li considera dei subumani. Tuttavia la terra sognata si rivela necessariamente un sogno.

Ruben sente il richiamo della diaspora, che si materializza in un luogo catartico, la Germania di Göttingen, dove due Sefer Torah, miracolosamente salvi, rendono evidente la verità insita nel detto: «Nulla accade a caso», ma anche la realtà cogente di quel fenomeno che Jung definisce sincronicità e che spesso è banalizzato, per insipienza, nel concetto di coincidenza. I due Sefer Torah sono i testimoni della diaspora che è Israele come itinerario di un popolo iniziatico, depositario e custode di antiche sapienzialità, la cui origine si perde nella notte dei tempi e che sono «radici».

Il destino di un popolo iniziatico non è e non può essere la stanzialità, ma il cammino, in quanto la «terra promessa» non è una terra, ma la Terra.

Il tema di un popolo iniziatico non è il dominio, ma la semina.

E così i Sefer Torah riemergono dalle rovine, come i geroglifici, il  Per Em Ra, l’’Enuma Elish, le Triadi bardiche e tanti altri tasselli tradizionali, i quali, risalendo, come fa il salmone, verso la sorgente, riconducono alla Tradizione.

Ruben, cercando la diaspora trova se stesso e si orienta; ritrova il senso di un cammino.

La diaspora è panspermia, è semina costante; è cammino senza sosta.

Il destino di un popolo iniziatico non è facile, anzi: è difficile e doloroso, ma è fecondo”.

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Exempla, un libro di testi massonici

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Exempla è una raccolta di testi relativi a interventi svolti in ambito massonico in occasioni diverse e a diversi gradi di approfondimento.

I testi, scritti per eventi specifici, anche se mantengono una loro autonomia, sono stati coordinati al fine di offrire il più possibile l’idea, anche a un pubblico profano, di quali siano gli argomenti trattati nelle riunioni della Massoneria tradizionale.

Exempla è acquistabile su:

http://ilmiolibro.kataweb.it/area-privata/libro/exempla_1172543/

 

Il sindacato antagonista

Le vicende sindacali dell’autunno 2010, segnate da un aspro confronto tra la Fiom e la Fiat e da una divisione netta tra la Cgil e la Cisl e la Uil, ripropongono pienamente la questione dell’esistenza di due concezioni alternative e non riconducibili a unità del ruolo del sindacato. Da un lato ci sono Cisl e Uil, che propongono un sindacato riformista e, dall’altro, una parte consistente della Cgil, con in testa i metalmeccanici organizzati nella Fiom, che propone un sindacato antagonista.

Brescia è stata ed è un laboratorio, in continuo fermento, dell’idea di  sindacato antagonista, che nella Camera del lavoro ha sempre avuto non solo grande spazio, ma spesso la maggioranza dei consensi.

Anche nel 2010, la minoranza nazionale della Cgil a Brescia è maggioranza e la Camera del lavoro bresciana è uno dei punti di riferimento nazionali dell’area: “La Cgil che vogliamo”.

Ragionare su quanto accade ed è accaduto, si elabora e si è elaborato a Brescia non è pertanto un esercizio accademico di storia o di sociologia sindacale, ma un modo per capire dove va il sindacato italiano e quali intoppi al suo cammino possa ancora costituire una concezione antagonista, dura a morire e legata ai vecchi schemi della lotta di classe.

Per dare un contributo a questa comprensione Silvano Danesi ripropone una riflessione, datata 1993, ma attualissima, che riporta i dati essenziali di uno degli scontri più significativi della stagione sindacale degli anni Ottanta, in un contesto dove hanno operato sindacalisti che hanno segnato nella Fiom e nella Cgil una linea di confine che ancora oggi è difficilmente superabile, come i fatti dimostrano.

Il testo è una sorta di “quaderno degli appunti” di un giornalista che a quel tempo era impegnato quotidianamente nella cronaca sindacale. Un “quaderno degli appunti” che può essere strumento di lavoro per chi, indagando quegli avvenimenti, può trarre motivi di riflessione sull’attualità e di comprensione dell’irriducibile distanza tra la Cgil e le altre single sindacali storiche: Cisl e Uil.

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Processo ai massoni

Processo ai Massoni

Il 20 marzo 1995, data equinoziale, il Gran Maestro Giulio Mazzon, 33° Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, legge la balaustra di insediamento della Gran Loggia della Comunione dei Liberi Muratori. E’ l’ultimo atto di una lunga e complessa vicenda, iniziata nel 1977, che lo vede protagonista di una serie di avvenimenti tesi a salvaguardare la Massoneria italiana dalle bufere che l’hanno investita negli anni Ottanta e Novanta, con una evidente fedeltà, per chi ha occhi per vedere, orecchie per intendere e mente scevra da pregiudizi o da vizi di potere, al Grande Oriente d’Italia. Il saggio, ricco di documenti, raccoglie la relazione e le testimonianze del convegno: “Giulio Mazzon, l’uomo, l’amico, il maestro”, tenutosi a Brescia sabato 12 marzo 2011, all’Hotel AC, organizzato e promosso dall’Associazione Culturale Minerva Onlus di Marone (Brescia) e dell’Associazione Amici di Giulio.

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Tu sei Pietra

L’interrogativo di fondo del libro Tu sei Pietra di Silvano Danesi riguarda un’antichissima tradizione iniziatica, che ha le sue radici alle origini della storia dell’uomo e che pare essere giunta fino a noi, anche se criptata; una tradizione che a volte è sembrata essere inghiottita nei periodi oscuri dell’intolleranza e dell’ignoranza, contrabbandate per fede, o cancellata dalle orde dei barbari invasori o, ancora, dispersa ai quattro angoli del mondo. E’ possibile trovarne le tracce? E’ possibile, seguendo queste tracce, ricomporre l’unità perduta? E’ possibile, in altri termini, che l’Antica Religione della Dea Madre (dominante nella coscienza collettiva dell’Europa del Neolitico) e del Dio Cornuto (il Kernunnos, presente nell’Età del Bronzo e le cui radici risalgono al Paleolitico), sia giunta sino a noi, viva e praticata, sotto mentite spoglie, per l’opera di un nucleo di iniziati che l’ha trasmessa attraverso una catena iniziatica ininterrotta? Proviamo a pensare che sia possibile e avviamoci sui sentieri della Cerca, dove incontreremo i Baschi, i Druidi, i Templari, il Priorato di Sion, grandi personaggi della storia, come Abelardo e Bernardo di Chiaravalle… e molto altro ancora.

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La via druidica

Il druidismo è una via filosofica fondata sulla libertà come valore essenziale; è una via spirituale e conseguentemente libera per accedere alla Conoscenza.

Nel druidismo non ci sono dogmi e verità rivelate; c’è la ricerca in merito alle leggi della Natura, ai comportamenti degli uomini, alla Sapienza del divino (Sophia), intesa come punto limite della Conoscenza.

I libri di Silvano Danesi, “La via druidica” (1° e 2° volume), sono un’interessante opportunità per accostarsi da vicino all’antica sapienzialità dei Druidi e per ritrovare le radici d’Europa.

“La via druidica” presenta i principi essenziali della tradizione druidica, recuperando una filosofia di vita attuale e idonea ad accompagnare l’essere umano sulla via che lo porta a conoscere se stesso e, conseguentemente, il significato del proprio vivere e del proprio agire.

La via druidica 2° volume

Dal deposito sapienziale antico il moderno druidismo, senza scostarsi dai principi fondamentali, secondo l’autore, si può distillare ciò che di essenziale la tradizione ci tramanda e da questo distillato può trarre indicazioni moderne valide per il cammino attuale dell’essere umano.

Una considerazione va fatta in merito ai linguaggi enigmatici degli antichi, che una malintesa interpretazione vorrebbe adottati per occultare conoscenze riservate a pochi. La trasmissione di una conoscenza con il linguaggio logico sequenziale al quale siamo abituati la contestualizza e la data, necessariamente, incardinandola nella forma mentis del tempo.

Il linguaggio enigmatico, simbolico, archetipico per sua natura va interpretato, ovvero contiene un nucleo essenziale di conoscenza che deve essere decodificato. Chi decodifica lo fa con gli strumenti del suo tempo e, conseguentemente, resuscita e attualizza quell’antico nucleo di conoscenza rendendolo idoneo, efficiente ed efficace nell’attualità.

Distillare simboli, archetipi, enigmi della tradizione druidica, evidenziandone il nucleo essenziale, svolgere il codice attualizzandolo è un’opportunità che possiamo cogliere e un lavoro che possiamo intraprendere.

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Quale sindacato per il terzo millennio

“Quale sindacato per il nuovo millennio?” non è solo il titolo del saggio di Antonio Foccillo (Datanews), ma anche un interrogativo esistenziale per le organizzazioni sindacali italiane, da tempo incapaci di strategia, in quanto succubi dei vecchi schemi, politici e sociali, del Novecento e oscillanti tra rigurgiti di antagonismo e subordinazione culturale all’ideologia dominante del neo-liberismo.

Foccillo, prima di tracciare una possibile risposta all’interrogativo, ripropone alcuni “fondamentali”: l’essere umano al centro dei valori, la libertà, la fratellanza, l’uguaglianza. Continua a leggere Quale sindacato per il terzo millennio