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Una pista cinese per l’Obamagate?

Russiagate: dopo l’archiviazione di Flynn, riemerge la pista italiana che porta ai Dem. Il ruolo di Nawaf Obaid e Jho Low. I Biden e il ruolo dell’Ucraina. Chi è Michel Froman? – L’agente cinese Johnny Chung invitato alla Casa Bianca.

Nella vicenda Link Joseph Mifsud (il professore maltese che avrebbe dato le mail di Hillary Clinton hakerate dai Russi a George Papadopulos, collaboratore di Trump) ad un certo punto compare un accordo tra la Link e Essam & Dalal Obaid foundation (Edof) saudita, per finanziare il War and peace center, un centro di ricerca della Link.

Il finanziamento di 750 mila euro in tre anni (250 mila euro all’anno) sarebbe saltato per lo scandalo finanziario oscuro che ha coinvolto il fondo 1 Malaysia development berhad (1Mdb) e la Petrosaudi, azienda guidata da Tarek Obaid. 1Mdb vede sparire 3 miliardi e causa le dimissioni del primo ministro malaysiano Najb Razak.

Sul sito https://edof.org/fr/partenariats/link-campus-university/ si legge: “Il Centro EDOF lavorerà a stretto contatto con i vari dipartimenti accademici interdisciplinari della Link Campus University, nonché con governi e organizzazioni internazionali al fine di supportare esperti, accademici, ricercatori, diplomatici, governi e attivisti della società civile nei loro tentativi di aiutare i paesi in conflitto, crisi e transizione nel mondo. L’accordo di partenariato è stato firmato a Roma l’8 maggio 2017. “Siamo molto entusiasti di collaborare con la Link Campus Foundation per finanziare e consentire un’importante borsa di studio che mira a costruire ponti di mediazione nelle regioni di conflitto in tutto il mondo”, ha affermato il CEO di EDOF, il dott. Nawaf Obaid. “Abbiamo rispettato il lavoro di Link Campus per qualche tempo. Il Centro spera di svolgere un ruolo importante nel contribuire ai suoi sforzi per creare pace e buon governo rafforzando la capacità dei ricercatori, dei media e della società civile di esprimersi e di essere informati su questioni contemporanee vitali”.

Il professor Joseph Mifsud sarebbe stato nominato direttore fondatore del Centro per un periodo di tre anni. Borse di studio e borse di studio sarebbero assegnate nel campo degli studi di guerra e pace. Il Centro terrebbe anche seminari e conferenze internazionali, produrrebbe pubblicazioni di ricerca e nominerebbe Senior Fellows nel campo degli studi di Guerra e Pace.

Secondo Tarek Obaid, fondatore di EDOF, “Il Centro adotterà un approccio molto pragmatico per contribuire a portare un pensiero più intelligente e pertinente nell’area della mediazione dei conflitti”. Raggiungerà questo obiettivo avendo tre aree di concentrazione: formazione, tutoraggio e fornitura di piattaforme per seminari professionali ed esperti; rafforzamento delle capacità delle istituzioni e dei gruppi civici; e lavoro con partner indipendenti e ufficiali per rimuovere gli ostacoli alla libera espressione, al dibattito pubblico solido e al coinvolgimento dei cittadini aperti. “Offrire questa piattaforma di ricerca per esperti è il modo di EDOF di cercare di supportare coloro che stanno riflettendo su come possiamo portare una soluzione ad alcuni dei conflitti più intrattabili nel nostro mondo.”

La figura di Tarek Obaid e Nawaf Obaid conducono ad un possibile link con Barack Obama. Un link che passa attraverso Mike Froman, come si legge su www.sarawakreport.org.

https://www.sarawakreport.org/2016/01/how-najib-used-petrosaudi-to-wage-black-propaganda-against-anwar-exclusive/

“Se le autorità malesi – scrive Sarawakreport – si sono davvero impossessate dell’intero dossier Justo sul rapporto tra 1MDB, Jho Low e PetroSaudi, saranno in grado di verificare da sé che il 26 ottobre 2010 un certo Nawaf Obaid ha scritto un’e-mail molto strana all’allora vice Consigliere per la sicurezza nazionale per gli affari economici internazionali nel Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Michael Froman. L’email a Mike Froman era intitolata “Avviso RISERVATO”. Nawaf lo inoltrò quindi a suo fratello, Tarek Obaid, CEO di PetroSaudi, che a sua volta lo inviò a nientemeno che a Jho Low, l’uomo che aveva negoziato la joint venture 1MDB con PetroSaudi per conto del Primo Ministro Najib Razak” .

Nel testo compaiono i nomi di Jho Low , di Nawaf Obaid, di Tarek Obaid e Mike Froman.

Chi è Michael Braverman Goodman Froman, compagno di classe alla presso la Harvard Law School, di Barak Obama.

Nato il 20 agosto 1962) è un avvocato americano che è stato rappresentante commerciale degli Stati Uniti dal 2013 al 2017. È stato assistente del presidente degli Stati Uniti e vice consigliere per la sicurezza nazionale per gli affari economici internazionali, una posizione detenuta congiuntamente dal Consiglio di sicurezza nazionale e dal Consiglio economico nazionale. In quella posizione ha servito come sherpa degli Stati Uniti ai vertici delle potenze economiche G7 , G8 e G20 . Il 2 maggio 2013 il presidente Barack Obama lo ha nominato successore dell’ambasciatore Ron Kirk come rappresentante commerciale degli Stati Uniti. È stato confermato il 19 giugno 2013.

 

Froman, dunque, non è solo un compagno di classe del presidente Barack Obama, ma un uomo nominato dallo stesso in punti chiave dell’amministrazione Usa.

 I rapporti tra Nawaf Obaid e Jho Low sembrano, dalle ricostruzioni malesi, assai stretti. Seguiamo le ricostruzioni.

Nawaf Obaid ha istituito un “istituto di studi strategici”, chiamato Saudi National Security Assessment Project e ha operato come un “think tank” privato, specializzato nella fornitura di presunte informazioni e informazioni sull’Arabia Saudita agli sconcertati occidentali.

Nel 2105 i fratelli Obaid hanno imitato Jho Low e creato una fondazione in nome dei loro genitori, che hanno fortemente promosso come istituzione filantropica.

Nawaf aveva sviluppato i suoi legami accademici e trascorso del tempo a Washington, temporaneamente come consigliere dell’ambasciatore Prince Turki al-Faisal nel 2005. Tuttavia, un articolo di opinione provocatorio nel Washington Post (che suggeriva il potenziale di guerra tra estremisti sauditi e America) gli ha fatto perdere questo lavoro.

Quindi, Nawaf è tornato a Riyad entro il 2010, coltivando i suoi contatti occidentali e fornendo i suoi “op” (opinioni) alle organizzazioni giornalistiche ogni volta che poteva. In quel momento aveva anche un lavoro nella famiglia reale saudita di Riyadh, che era considerata un accesso considerevole, così come l’amicizia e le relazioni d’affari di Tarek con il settimo figlio del re Abdullah, il principe Turki bin Abdullah.

Il database di PetroSaudi ha fornito ampie informazioni che dimostrano che durante questo periodo Nawaf Obaid è stato fortemente coinvolto nel fornire una serie di favori a Najib, per conto di Tarek e Jho Low all’indomani dell’accordo di PetroSaudi , per il quale sembra essere stato estremamente bene remunerato.

Nel frattempo, le prove via e-mail indicano che l’area principale in cui Nawaf era stato impegnato per aiutare era la campagna di propaganda anti-Anwar, mirata ad abbattere le simpatie liberali occidentali per il leader dell’opposizione malese, dipingendolo come un terrorista.

Le e-mail mostrano che questi sforzi di Nawaf e Tarek Obaid furono per volere di Jho Low, che descriveva regolarmente il Primo Ministro come il suo “BB” (grande capo). La Low aveva versato 300 milioni di dollari in PetroSaudi e pagato a Tarek una commissione di intermediazione di 85 milioni di dollari per aver agito come “fronte” nello schema per sottrarre un totale di 1,4 miliardi di dollari dalla joint venture da 1 MB.

Nawaf passava informative ai politici americani, ma cos’erano esattamente queste “informative” che Nawaf, in quanto presunto insider reale saudita, stava passando ai politici americani?

Le e-mail che sono passate tra i due fratelli Obaid e Jho Low sul database di PetroSaudi sono informative sul fronte malese, perché anche se Nawaf ha indicato a Mike Froman che il suo documento di “valutazione” era altamente segreto, in realtà lo stava facendo passare ai giornalisti, al fine di ottenere pubblicità negativa contro Anwar nei principali media statunitensi e britannici.

Perché Nawaf stava intraprendendo questo lavoro di raccontare una storia scurrile su Anwar?

Una grande quantità di corrispondenza mostra che Jho Low e il suo “BB” Najib Razak stavano tentando di sfruttare la loro relazione con gli Obaid per promuovere le loro altre agende.

Da quanto risulta dalla ricostruzione dei media malaisiani i rapporti tra Nawaf Obaid e Jho Low sono stati stretti e continuativi.

Torniamo ora a Mifsud e all’interesse di Navaf Obaid per la Link.

La ex moglie di Mifsud , Janet Mifsud, insegna all’Università di Malta ed è specializzata in farmacologia clinica e tossicologia ed è stata invitata a collaborare con la Mayo clinic, organizzazione che gestisce 70 ospedali, specializzata in ricostruzione facciale. La Mayo clinic ha un rapporto con la Essam & Dalai Obaid foudation.

Tra Mifsud è Nawaf – scrive La Verità (20.11.2019) – è sempre corso buon sangue: già ai tempi in cui il maltese era direttore della London Accademy of diplomacy (2015) il saudita figurava come visiting fellow. E quando nel 2017 la Edof stringe la partnership con la Link, Nawaf Obaid vola a Roma per partecipare a un incontro sul G7 alla presenza, tra gli altri, dell’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria e del professor Guido Alpa, mentore del premier Giuseppe Conte”.

Al quotidiano la Verità, Alessandro Zampini, membro del cda della Link Campus University e compagno di Vanna Fadini, amministratrice della Gem, società di gestione della Link, ha dichiarato, a proposito del rifugio del professor Misfud: “Secondo me, visto che aveva amici nei Paesi arabi, probabilmente quell’area potrebbe essere un posto ‘pulito’ per lui, dove è più facile nascondersi”.

In agosto 2019 l’avvocato di Mifsud ha depositato una memoria difensiva negli Usa. John Solomon, su The Hill, in base a quanto dichiaratogli dall’avvocato Stephan Roh, scrive che “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali” e che gli “venne richiesto dai suoi contatti alla Link Univerity di Roma e dal London Center of International Low Practice di incontrare Papadopulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016”.

George Papadopulos era il consigliere della campagna elettorale di Trump. Ed è proprio a Papadopulos che Mifsud spiegò di avere appreso che il governo russo possedeva materiale compromettente su Hillary Clinton.

Papadopulos, come riporta La Verità (3 agosto 2019), ha dichiarato a Star Mag “che nella telefonata di Trump a Giuseppe Conte la figura di Mifsud sia stata «parte centrale della conversazione» e che i governi italiani dell’epoca abbiano avuto un ruolo importante nella vicenda, agendo per metterlo in trappola. Quali? Quelli di Renzi e Gentiloni, grandi sostenitori dei Clinton”.

La Verità (11 agosto 2019) scrive che Rudolph Giuliani parla di una “cospirazione internazionale” e che “ci sono le prove che sia avvenuta in Ucraina, nel Regno Unito e in Italia”. Al tempo l’Italia era governata da Renzi.

“Il sospetto dell’amministrazione Trump – scrive Gabriele Carrer su la Verità dell’11 agosto 2019 – è che l’Italia di Renzi abbia avuto un ruolo nel piano dei servizi segreti occidentali per fermare Trump utilizzando Mifsud per diffondere le voci sul «materiale compromettente»”.

La Verità, 6 novembre 2019, a firma di Giacomo Amadori, scrive che Vanna Fadini è titolare al 77% e amministratore della Gem e detiene anche il 60% della Link Consulting srl e che la sigla maltese Suite Finance SccPlc è stata cooptata come socio nella compagine dell’Università per un aumento di capitale. L’operazione non è andata in porto.

Alla Link, scrive Amadori, erano in attesa di soldi russi, via Malta, ma non erano dell’Università Lomonosov.

E qui entra in scena l’Ucraina, dove opera Hunter Biden, figlio di Joe Biden.

L’8 novembre 2019 La Verità titola a pagina 11: “I 9 milioni alla Link venivano dall’Ucraina – Stephen Roh, legale controverso del prof. Mifsud, dice la sua sul misterioso bonifico che era atteso dall’ateneo il 5 marzo 2018 – «Soldi da Mosca? Scotti disse che arrivavano da Kiev». Ma il presidente nega tutto”.

Roh, nell’articolo a firma di Giacomo Amadori e Antonio Grizzuti, sostiene che Mifsud aveva più rapporti con l’Ucraina che con la Russia.

Sono giorni nei quali i Dem americani montavano la richiesta di impeachement per Trump a seguito di una telefonata al suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, facendo pressioni affinchè si portasse a fondo un’indagine su Joe Biden. A scovare la notizia è Eric Ciaramella, ex Cia, ospite proprio di Biden al pranzo di Gala organizzato in onore di Matteo Renzi nell’ottobre 2016. AKiev c’è il figlio di Biden, Hunter, che è nel consiglio di amministrazione di Buirisma Holding, la più grande compagnia di gas naturale ucraina. A capo di Burisma c’è l’imprenditore ucraino già ministro dell’ecologia e delle riserve naturali tra il 2010 e il 2012, al tempo del presidente filorusso Viktor Yanukovych, deposto nel febbraio del 2014 e sostituito dall’obamiano Petro Poroshenka.

“Mentre il figlio fa affari – scrivono Giacomo Amadori e Antonio Grizzuti – Biden è il membro dell’amministrazione Obama più impegnato in Ucraina durante la crisi politica della Russia. Un’attività diplomatica rinforzata dalla promessa di 1 miliardo di aiuti a stelle e strisce. Anche grazie a questa leva il governo americano o quanto meno l’ambasciata Usa pone come condizione le dimissioni del procuratore generale dell’Ucraina Viktor Shokin, il quale stava indagando su Burisma”.

I soldi alla Link venivano secondo Roh dall’Ucraina. Da Burisma? Scotti ha engato decisamente ogni rapporto con Kiev, ma le coincidenze di luogo e di date fanno pensare ad un possibile rapporto.

Torniamo ora a Low, altro personaggio chiave della vicenda.

Jho Low è il finanziere malese che è considerato il principale responsabile dello scandalo malese. .

Low Taek Jho (nato il 4 novembre 1981), spesso chiamato Jho Low , è un malese di origine cinese ricercato dalle autorità di Malesia, Singapore e Stati Uniti in relazione allo scandalo 1MDB . È il beneficiario di numerosi beni fiduciari discrezionali dichiarati dal governo degli Stati Uniti provenienti da pagamenti provenienti dal fondo malese 1MDB . I pubblici ministeri hanno affermato che Low è stato la mente di un piano per sottrarre complessivamente 4,5 miliardi di dollari USA da 1MDB nei suoi conti personali.

Jho Low è stato associato a numerose transazioni di alto valore, tra cui acquisizioni di aziende, immobili di lusso e arte, oltre alla filantropia.

Si crede che Jho Low si trovi in ​​Cina, dove viaggia in gran segreto attraverso le principali città. È riuscito a viaggiare liberamente nonostante la polizia malese abbia inviato un allarme rosso dell’Interpol , citando che queste azioni sono motivate politicamente.

Il 3 novembre 2019, i giornali hanno riferito che a settembre 2015 a Jho Low era stato concesso un passaporto cipriota. È stato riferito che Jho Low aveva ottenuto il passaporto nell’ambito del regime di investimenti per la cittadinanza cipriota “entro due giorni dall’investimento in alcuni immobili” a Cipro. A quel tempo, non vi era alcun mandato contro Jho Low per lo scandalo 1MDB, tuttavia era già sotto inchiesta. La rivelazione relativa alla cittadinanza cipriota di Jho Low è arrivata dopo che il sistema di investimenti per la cittadinanza cipriota è stato esaminato dopo che è stato rivelato che il governo di Cipro , sotto la presidenza di Nicos Anastasiades , aveva concesso la cittadinanza alle élite cambogiane.

Jho Low viene da una famiglia benestante—sicuramente milionaria—ma comunque meno abbiente della classe di miliardari cui lui aspira. Suo padre, Larry, aveva investito in un’azienda tessile, ma era conosciuto in tutta la Malesia come un truffatore. Low era cresciuto assistendo ai party del padre, quelli in cui faceva arrivare modelle dalla Svezia per fare festa sul suo yacht. Dal padre, Low ha imparato tutto sulle compagnie offshore. Aveva un fratello e una sorella, e Larry aveva grandi aspirazioni per tutti e tre i figli. Così, Low fu mandato ad Harrow [una scuola d’elite di Londra], dove fece amicizia con i membri di importanti famiglie reali dell’Asia e del Medio Oriente, e conobbe il figliastro del futuro primo ministro malese, Najib Razak. Voleva a tutti i costi diventare membro di quella classe sociale, e ci riuscì.

Jho aveva detto ai suoi soci che stava “lavorando con l’intelligence cinese” e che il governo di Pechino l’avrebbe protetto. Si pensa che Jho Low oggi si trovi in Cina, forse a Hong Kong, Shenzhen o Macao.

“Malaysia Development Berhad (1MDB) – scrive Sarawakreport – è un’impresa insolvente di sviluppo strategico malese, interamente di proprietà del Ministro delle finanze (incorporato). Dal 2015, la società è stata sottoposta a un attento esame per le sue transazioni sospette di denaro e prove che indicano il riciclaggio di denaro, frodi e furti. Una causa intentata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), ha affermato che almeno 3,5 miliardi di dollari sono stati rubati dal fondo statale 1MDB della Malesia. 1MDB è stato istituito per guidare le iniziative strategiche per lo sviluppo economico a lungo termine per il Paese attraverso la creazione di partenariati globali e la promozione di investimenti esteri diretti. 1MDB si concentra su progetti di sviluppo strategico nei settori dell’energia, immobiliare, turismo e agroalimentare. 1MDB è stato coinvolto in diversi progetti di alto profilo come il Tun Razak Exchange, il progetto gemello del Tun Razak Exchange Bandar Malaysia e l’acquisizione di tre produttori indipendenti di energia elettrica. Il 28 settembre 2009, 1MDB ha costituito una joint venture (con PetroSaudi Holdings (Cayman) Ltd; il nome della società era 1MDB-PetroSaudi Ltd con un rapporto 60:40 in cui 1MDB deteneva il 40% con un contributo in contanti di 1 miliardo di dollari, mentre PetroSaudi Holdings ha contribuito con attività di almeno 1,5 miliardi di dollari. Vi erano quattro diverse società registrate sotto il nome di PetroSaudi, ma le proposte di investimento presentate al consiglio di amministrazione di 1MDB non lo affermarono.

Lo scandalo 1Malaysia Development Berhad o 1MDB è uno scandalo politico in atto in Malesia. Nel 2015, l’allora Primo Ministro della Malesia Najib Razak è stato accusato di incanalare oltre 2,67 miliardi di RM (quasi 700 milioni di USD) da 1Malaysia Development Berhad (1MDB), una società di sviluppo strategico gestita dal governo, ai suoi conti bancari personali. L’evento ha suscitato critiche diffuse tra i malesi, con molti che chiedevano le dimissioni di Najib Razak – incluso il dottor Mahathir Mohamad, uno dei predecessori di Najib come Primo Ministro, che alla fine sconfisse Najib per tornare al potere dopo le elezioni generali del 2018”.

Quanto a Mahathir, il suo governo ha bloccato tre grandi progetti sostenuti dalla Cina, del valore complessivo di 22 miliardi di dollari (18,8 miliardi di euro, ndr). Secondo Kuala Lumpur parte del prestito elargito da una banca statale cinese sarebbe finito in tangenti. Uno dei progetti bloccati riguarda la East Coast Rail Link, la linea ferroviaria che dovrebbe collegare la Thailandia alla capitale malese Kuala Lumpur attraverso la sottosviluppata costa orientale della penisola della Malaysia. Gli altri due stop sono arrivati per due oleodotti del costo di 1 miliardo di dollari ciascuno. Lo scopo della East Coast Rail, per Pechino, era arrivare nella parte orientale del Paese direttamente dal Mar Cinese meridionale e provvedere da lì allo scarico delle proprie merci, invece di dover portare le navi attraverso Malacca, snodo molto temuto dai cinesi. Il giorno dopo, il 5 luglio, è stato bloccato un altro progetto collegato a Pechino, relativo a una pipeline ed anche in questo caso si tratta di un piano pesante, di circa un miliardo di dollari.

Mahathir aveva lasciato intendere che non avrebbe intaccato la presenza cinese in Malaysia, in termini di investimenti, facendo altresì capire che si sarebbe resa comunque necessaria una ricontrattazione con la Cina. E in previsione della sua visita a Pechino ha probabilmente voluto fare capire ai cinesi che le sue intenzioni erano serie. La scorsa settimana la sua posizione al riguardo era stata espressa in una lunga intervista al South China Morning Post, il quotidiano di Hong Kong.

«Siamo sempre stati in contatto con la Cina», ha spiegato il premier, «Ai miei tempi (Mahathir ha guidato il paese dal 1981 al 2003, ndr) abbiamo sviluppato un’ottima relazione con la Cina, tanto da divenirne a volte portavoce. Siamo vicini da duemila anni e non ci hanno mai conquistato. Ho sempre considerato la Cina un buon vicino e un grande mercato per i nostri prodotti. La Malaysia è un Paese di commercio. Abbiamo bisogno di mercati e non intendiamo certo litigare con un mercato di quelle dimensioni».

Poco dopo, però, Mahathir mette in chiaro quanto probabilmente dirà ai dirigenti cinesi: «Sono state fatte cose dal precedente governo che non erano nell’interesse o a vantaggio della Malaysia. Noi diamo il benvenuto agli investimenti esteri diretti da ovunque provengano e certamente dalla Cina. Quando però questo significa cedere contratti alla Cina, prendere in prestito enormi somme di denaro dalla Cina. I contractor cinesi preferiscono usare forza lavoro dalla Cina e importano qualunque cosa dalla Cina, persino i pagamenti non vengono effettuati qui ma in Cina, noi non ne ricaviamo nulla».

E poco dopo queste parole, il governo di Myanmar ha ufficializzato l’intenzione di ridimensionare il progetto di una vasta zona economica speciale nello Stato di Rakhine, affidato alla Cina. Per Pechino, dunque, i rischi arrivano dal nuovo governo di Kuala Lumpur: il cortile di casa potrebbe non essere così sotto controllo come si pensava.

Riassumendo:

La Link ha un accordo con la Edof di Nawaf e Tarek Obaid dalla quale attendeva un finanziamento di 750.000 euro.

Tarek Obaid è il fondatore della Edof e della Petrosaudi, con la quale, il 28 settembre 2009, 1MDB ha costituito una joint venture (con PetroSaudi Holdings Ltd).

Nel 2015, l’allora Primo Ministro della Malesia Najib Razak è accusato per uno scandalo e nel frattempo la Malesia sviluppa con la Cina progetti poi bloccati dal nuovo governo. Uno dei progetti bloccati riguarda la East Coast Rail Link, la linea ferroviaria che dovrebbe collegare la Thailandia alla capitale malese Kuala Lumpur attraverso la sottosviluppata costa orientale della penisola della Malaysia. Gli altri due stop sono arrivati per due oleodotti del costo di 1 miliardo di dollari ciascuno. Lo scopo della East Coast Rail, per Pechino, era arrivare nella parte orientale del Paese direttamente dal Mar Cinese meridionale e provvedere da lì allo scarico delle proprie merci, invece di dover portare le navi attraverso Malacca, snodo molto temuto dai cinesi. Il giorno dopo, il 5 luglio, è stato bloccato un altro progetto collegato a Pechino, relativo a una pipeline ed anche in questo caso si tratta di un piano pesante, di circa un miliardo di dollari.

 Scoppia lo scandalo malese ed emergono i contatti tra Nawaf e Jho Low.

 Tre personaggi: Jho Low, Patrick Mahony e Tarek Obaid mettono in relazione l’intelligence cinese con l’Arabia Saudita e con Barak Obama.

Danial Dzulkifly (Kuala Lampur, 6 nov 2019) su Malaymail.com scrive: “L’ex CEO di 1DMB sostiene che Jho Low, Patrick Mahony e Tarek Obaid cospirati per ingannare Najib. L’ex amministratore delegato della Malesia Development Berhad (1MDB) Datuk Shahrol Azral Ibrahim Halmi ha concordato con l’affermazione della difesa del processo, che il finanziere fuggiasco Low Taek Jho aveva cospirato con due direttori di Petrosaudi International Limited (PSI), Patrick Mahoney e Tarek Obaid per fuorviare l’ex Primo Ministro Datuk Seri Najib Razak, l’Alta Corte lo ha ascoltato oggi. L’affermazione è stata avanzata dall’avvocato di Najib Tan Sri Muhammad Shafee Abdullah, che ha interrogato Shahrol sul contenuto di un’e-mail tra Obaid e Mahony, che aveva cospirato con Low per non dire a Najib una perdita di 500 milioni di dollari per la joint venture abortiva tra 1MDB e PSI. L’email che è stata letta in tribunale da Shafee ha mostrato che Obaid e Mahony, insieme a Low, intendevano cancellare la perdita presumibilmente causata dalle “promesse e ritardi infranti” di 1MDB. “In base al punto quattro e solo al punto quattro, sembra che ci sia una cospirazione per fuorviare il primo ministro”, ha detto Shahrol. Shahrol si riferiva a un paragrafo sull’e-mail in cui Mahoney scriveva a Obaid: “Penso che dire che i ritardi ci siano costati … ci aiuti perché possiamo quindi incolparli per le perdite in seguito.” Shafee ha anche suggerito a Shahrol che tutti e tre i finanziatori avevano sottratto $ 500 milioni per il loro uso personale e avevano cospirato per frodare più fondi da 1MDB. Tuttavia, Shahrol ha risposto che non era a suo agio nel concordare con il suggerimento di Shafee, affermando che non aveva informazioni complete per concludere con l’affermazione di quest’ultimo. Ad un certo punto, nell’agosto 2010, tutti e tre i finanziatori intendevano invece convincere Najib a investire altri 500 milioni di dollari con loro per presumibilmente catturare altre opportunità di investimento redditizie. Ieri Shahrol ha spiegato che 1MDB ha registrato gravi perdite nei suoi rapporti commerciali con PSI, incluso un investimento iniziale di 1 miliardo di dollari, un prestito di 500 milioni di dollari nel 2010 e un altro prestito di 330 milioni di dollari nel 2011. Shahrol aveva anche precedentemente testimoniato che il miliardo di dollari USA era stato versato sotto forma di $ 300 milioni alla società di joint venture PSI-1MDB e alla società da $ 700 milioni alla Good Star Limited. I pubblici ministeri hanno affermato che 20 milioni di dollari statunitensi dei 700 milioni di dollari versati al fuggiasco Good’s Good Star sarebbero stati incanalati verso Najib. A settembre, Shafee aveva anche interrogato l’ex ufficiale speciale di Najib Datuk Amhari Efendi Nazarrudin sulla stessa e-mail di Obaid e Mahony.

Amhari ha anche concordato con Shafee che esiste una “possibilità” che Najib sia stato indotto in errore sulla base delle e-mail. Shahrol è il nono testimone dell’accusa a testimoniare contro Najib, e oggi è il 31 ° giorno del processo. Il processo in corso 1MDB di Najib comporta 25 accuse penali – quattro conteggi di abuso della sua posizione per il proprio vantaggio finanziario per un totale di quasi 2,3 miliardi di RM presumibilmente originati da 1MDB e i risultanti 21 conteggi di riciclaggio di denaro.

R. Loheswar su Malaymail.com, il 20 febbraio 2019, scrive: Justo: la sonda svizzera per lo spionaggio economico è il risultato di “prodezza pubblicitaria”. Justo ha accusato due direttori di Petrosaudi, Patrick Mahoney e Tarek Obaid, di essere responsabili della cosiddetta prodezza di pubbliche relazioni. Xavier Andre Justo, banchiere svizzero trasformato in informatore, ha scartato le accuse di illeciti in Svizzera, sostenendo che le indagini contro di lui per lo spionaggio economico provenivano da un’acrobazia di pubbliche relazioni (PR) di due suoi ex colleghi.

Justo ha accusato due direttori di Petrosaudi, Patrick Mahoney e Tarek Obaid, ricercati in diversi paesi in relazione allo scandalo 1Malaysia Development Bhd (1MDB), come responsabile della cosiddetta acrobazia. “Questa è una trovata pubblicitaria dei registi di Petrosaudi in quanto vogliono che io faccia fronte alla legge visto che sono stati indagati per il loro coinvolgimento nel caso 1MDB”, ha detto Justo ad Astro Awani. Ha aggiunto che l’inchiesta è contro un vecchio caso.

Le autorità svizzere hanno avviato un’indagine nei confronti di Justo da parte sua nell’esporre lo scandalo 1MDB sostenendo di aver rubato proprietà agli ex datori di lavoro Petrosaudi.

L’ufficio del procuratore generale della Svizzera (OAG) ha riferito ad Astro Awani che l’11 dicembre 2017 è stato presentato un reclamo ufficiale a OAG da qualcuno vicino alle indagini 1MDB.L’OAG ha quindi aperto un fascicolo contro Justo il 19 settembre 2018, sostenendo che Justo potrebbe aver violato l’articolo 273 del codice penale in Svizzera.Justo era tuttavia non impressionato dalle accuse e dalle indagini imminenti. “Questo è un fatto antico del 2017 quando noi, come famiglia, abbiamo presentato nuovamente denunce di criminali a Tarek Obaid e Patrick Mahony. Quello che hanno fatto invece di farci causa per diffamazione hanno presentato una denuncia contro di noi per spionaggio industriale. “Ormai sappiamo tutti che l’unico lato industriale di Petrosaudi era il lato criminale e che non avevo rubato alcun dato”, aveva poi detto Justo sul suo profilo Facebook. Justo ha aperto il coperchio dello scandalo 1MDB quando ha preso file da Petrosaudi, il suo ex posto di lavoro, e li ha condivisi con l’editore del rapporto Sarawak Clare Rewcastle-Brown nel 2015. Tarek e Mahoney sono sotto controllo per la loro parte nel consentire il trasferimento di miliardi di ringgit dal 1MDB attraverso la loro azienda”.

Per il Russiagate, ora Obamagate, la pista Dem americana appare ben tracciata e quella cinese non è impossibile, dati i precedenti e lo scandalo della Malesia.

I rapporti tra i Dem e la Cina, del resto, sono antichi e acclarati. Nel 1996 il Partito democratico americano “avrebbe ricevuto – secondo quanto scrive Roger Faligot (I servizi segreti cinesi- Newton Compton) – una somma pari a 4,5 milioni di dollari per il comitato di rielezione di Clinton, provenienti dal gruppo sino-indonesiano Lippo e da quelli sino-thailandesi Charoeun Popkhand e San Kin Yip, con base a Macao. Tra i fondi figurerebbero circa 300.000 dollari forniti direttamente, su richiesta del capo dell’informazione dell’Epl-2, il generale Ji Shende, assistente di Xiong Guankai”. In nota al testo di Faligot si legge: “Nel settembre 2007, il “Wall street Journal” ha rivelato che Norman Hsu, cittadino di Hong Kong legato a queste stesse reti di contatti e condannato per frode, aveva contribuito alla campagna della senatrice democratica [Hillary Clinton, ndr] che lo obbligava a consegnare, sotto forma di donazione, 85 mila dollari”.

L’agente dell’Epl-2 negli Usa, scrive Faligot, Johnny Chung, un impiegato “del gruppo sino indonesiano Lippo, partner finanziario e commerciale di molte imprese della Cina popolare” è stato “integrato nella segreteria di Stato al commercio e poi consigliere di Ron Brown (Segretario al Commercio Usa) per la Cina”. Ron Brown è morto nell’aprile del 1966 in uno strano incidente aereo in Croazia.

Nel gennaio del 1994, “con il via libera dello stesso Brown – scrive Faligot – , Huang gode di un accesso illimitato ai documenti confidenziali dell’informazione economica e tecnologica” e quando “Clinton viene eletto presidente, Huang è invitato alla Casa Bianca. Nello stesso periodo, il gruppo China resources (Huaren Jituan) con sede a Hong kong, diventerà azionaria di Lippo al 50%. Questo gruppo effettuerà donazioni al partito democratico in vista della rielezione di Clinton nel 1996. L’affare si complica se si considera che China Resources serve anche da copertura all’Epl-2 diretta dal generale Ji Shengde”.

Quanto sin qui scritto è il risultato di un’attenta consultazione delle “fonti aperte”, alle quali tutti possono accedere, anche per approfondire l’argomento. L’insieme dei fatti fa intravvedere una pista possibile, fatta di molte coincidenze e di molti rapporti che fanno apparire un filo rosso. Nessuno possiede la verità. Tuttavia i fatti e le coincidenze, i rapporti tra i personaggi, costituiscono materiale di riflessione e indicano una possibile traccia di indagine che porta alla reale possibilità che quello che oggi viene definito Obamagate abbia un fondo di verità.

© Silvano Danesi

 

 

 

L’Italia cavia di un progetto gesuitico

Il link Conte, Gesuiti e M5S

Per quale motivo Giuseppe Conte, nonostante la sua manifesta incapacità a governare il Paese, viene tenuto sotto tutela da Jorge Maria Bergoglio (“Non si cambia cavallo quando si è in mezzo al guado”) e incassa quotidianamente il silenzio assordante del Presidente della Repubblica sul suo operato, nonostante i richiami di illustri costituzionalisti e nonostante la deriva totalitaria messa in atto nel Paese?

La risposta sta in un progetto di lunga lena, che fa di Giuseppe Conte la sintesi di un rapporto che lega il mondo dei Gesuiti e quello del M5S.

Giuseppe Conte ha studiato al Collegio Nazareth di Roma, proprietà di una fondazione guidata dal cardinale Achille Silvestrini (morto da poco). In questo collegio studiano ragazzi che poi saranno messi nei posti adatti a fare gli interessi del Vaticano in giro per il mondo.

Achille Silvestrini è stato uno dei partecipanti del “Gruppo di San Gallo”, promosso dal vescovo Ivo Fürer. Quando il gruppo si incontrò per la prima volta, nel gennaio del 1996, su invito del vescovo Ivo Fürer, furono presenti: Carlo Maria Martini (gesuita e ispiratore delle linee guida del gruppo), arcivescovo di Milano; Paul Verchuren, vescovo di Helsinki (Dehoniano); Jean Félix Albert Maria Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottemburg-Stoccarda (in seguito cardinale) e Karl Lehmann, vescovo di Magonza (in seguito cardinale).

In seguito al Gruppo di San Gallo furono associati altri membri:

  • 1999: cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam.
  • 2001: Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminter (in seguito cardinale) e Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo.
  • 2002: Alois Kothgasser, (salesiano) vescovo di Innsbruk, in seguito arcivescovo di Salisburgo
  • 2003: Achille Silvestrini, cardinale della Curia Romana.
  • 2003 Ljubomry Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini.
  • 2004: José Policarpo, Patriarca di Lisbona.

L’ultimo incontro del Gruppo di San Gallo si tenne nel 2006.

Secondo varie ricostruzioni, il Gruppo di San Gallo avrebbe fatto in modo che, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, fosse eletto Jorge Mario Bergoglio.

Achille Silvestrini (Brisighella, 25 ottobre 1923 – Roma, 29 agosto 2019) è stato un cardinale al servizio della Santa Sede, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali.

Diplomatico, il primo dicembre 1953 è entrato a servizio della Segreteria di Stato della Santa Sede, dove si è occupato delle relazioni con i paesi del sud-est asiatico, in particolare Vietnam, Cina e Indonesia. Silvestrini ha svolto per decenni incarichi diplomatici per la Santa Sede. Dal 1958 è stato segretario personale del cardinale segretario di Stato Domenico Tardini e ha mantenuto l’incarico anche presso il suo successore, Amleto Giovanni Cicognani (fino al 1969; anch’egli nato a Brisighella).

Come responsabile dei rapporti con le organizzazioni internazionali, Silvestrini è stato uno dei principali collaboratori del cardinale Agostino Casaroli, del quale ha assecondato la politica di apertura e distensione verso i regimi comunisti dell’Europa orientale; ha partecipato a tutte le fasi della conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (1975), dai lavori preparatori a Ginevra (1973), alla riunione di Belgrado, per verificarne l’applicazione; ha ottenuto il riconoscimento esplicito, nel decalogo finale, della libertà religiosa, che ha offerto una legittimazione alle richieste della Chiesa cattolica nei negoziati con i Paesi dell’Est europeo.

E’ stato capo delegazione della Santa Sede alla conferenza dell’ONU sull’uso civile dell’energia atomica (1971) e alla conferenza sul Trattato di non proliferazione delle armi atomiche (1975). Dal 28 luglio 1973 è stato Sottosegretario della sezione per i Rapporti con gli stati della Segreteria di Stato, dove nel 1979 ha assunto l’incarico di Segretario.

Silvestrini era considerato il “potere della Curia romana” dietro ad Andreotti, della cui corrente ha fatto parte il presidente della Link University, Vincenzo Scotti.

Nel Collegio Nazareth, dove studiava Conte, faceva il direttore monsignor Pietro Parolin, il segretario di Stato del Vaticano, l’autore della politica di apertura verso la Cina, che ha portato alla firma di un accordo, ancora segreto, con il regime di Xi Jinping. Politica, quella del Vaticano, che ha dettato e detta l’agenda al governo italiano, il quale ha firmato il Memorandum relativo alla Via della Seta, guarda caso, proprio con il governo presieduto da Giuseppe Conte.

In una fase delicata della politica italiana, serviva, dunque, uno come Conte per tenere sotto controllo il governo gialloverde e, poi, per trasformarlo in un governo giallorosso (o Conte-bis) su suggerimento del pupillo di Barack Obama, Matteo Renzi, il quale faceva gli esercizi spirituali tutti gli anni dai gesuiti.

Renzi indica Conte (Conte – bis), ma lo fa anche Grillo Conte -1) imponendo uno che non era dei suoi e, successivamente, ponendolo al di sopra dei suoi, a dirigerli, a controllarli. Con poche dichiarazioni, Grillo ha tolto quasi tutto il potere a quelli che pensavano di essere i suoi e lo ha trasferito a Conte.

Da dove deriva tanta fiducia del M5S in Conte?

Il Movimento Cinque Stelle e i Gesuiti

Tutto nasce dall’esperimento che ha dato vita al Movimento Cinque Stelle.

In un articolo di Giacomo Amadori e di Gianluca Ferraris (Panorama, 3 aprile 2013) l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, fondatore della Gran loggia regolare d’Italia, restauratore in Italia degli Illuminati di Baviera e fondatore di Dignity, alla domanda dei giornalisti volta a chiedere se Gianroberto Casaleggio, autore di una profezia di “un futuro senza religioni in cui «l’uomo è Dio»” e che fa immaginare “un approccio umanistico”, sia stato un massone risponde: “Non mi risulta che Casaleggio sia massone, la sua ideologia è sicuramente più vicina a quella degli Illuminati di Baviera e all’accademia che io ho risvegliato in Italia nel 2002. Quale la differenza? I massoni vogliono migliorare il mondo così com’è, gli Illuminati puntano a ripensarlo rispetto alle future condizioni; in più gli Illuminati considerano la democrazia una forma di degenerazione del potere che va superata come hanno già postulato Platone e Aristotele. Il credo contenuto nel video della Casaleggio e associati va proprio in questa direzione”. “La visione di Casaleggio in Gaia e la mia nel libro La conoscenza umana (Marsilio) – continua Di Bernardo – sono molto simili: entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal «tiranno illuminato», per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete, probabilmente controllata dal tiranno illuminato. Un concetto che, però, Casaleggio non ha ancora esplicitato”.

Esplicitazione giunta di recente dal comico Giuseppe Grillo, con la sua teoria degli Elevati.

Il 4 marzo 2013 Casaleggio mette in onda Gaia, un video dove si afferma che si arriverà, il 14 agosto 2054, ad un mondo governato dalla rete, con un governo mondiale chiamato Gaia eletto dai cittadini attraverso la rete. Nel 2054 non esisteranno più partiti politici, ideologie, religioni e i cittadini non avranno più carte d’identità o passaporti, ma esisteranno solo se saranno iscritti a Earthlink, un social network, mentre una mega intelligenza artificiale collettiva, chiamata Braintrust, risolverà i problemi del mondo. Il primo esperimento è stato fatto sulla pelle degli Italiani e ne sopportiamo le conseguenze tragiche. Altro che intelligenza artificiale. Qui siamo in presenza di un tentativo di dittatura strisciante venduto per democrazia di massa ( https://www.youtube.com/watch?v=rx46BpHQ2mo ).

Le teorie di Gaia, frutto delle visionarietà di Gianroberto Casaleggio, esplicitate dal Comico Giuseppe Grillo, sono, secondo Giuliano Di Bernardo, molto vicine a quelle degli Illuminati di Baviera.

Chi sono gli Illuminati di Baviera?

L’Ordine degli Illuminati fu organizzato, il primo maggio 1776, da Adamo Weishaupt, sulla base di un modello gesuitico.

L’Ordine ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, il quale aveva come modello il Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America).

Alain Wodroow, uno dei massimi esperti dei Gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei Gesuiti, ma li detestava”. [i]

Ludovico Antonio Muratori lo definì “il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay”.

Emerge dalle aspettative del Knigge e in quelle del Muratori lo sfondo utopistico che si riallaccia alle teorie di Platone, di Tommaso Moro, di Campanella, ma anche quelle dei principi dispotici illuminati, come Federico II, il quale negli anni Settanta del Settecento ordinò la costruzione di Urbaniborg, sull’isola di Ven, per l’astronomo Tycho Brahe. Urbaniborg, collocato in un palazzo rinascimentale, è stato considerato il primo moderno centro di ricerca scientifica, dotato di biblioteca, laboratori e di un celebre osservatorio.

Le radici del progetto gesuitico di un “comunismo paternalistico”, che sta alla base dell’ingaggio di Conte sono, dunque, antiche e oggi hanno preso forma nel laboratorio politico italiano, con il totale avallo del gesuita Jorge Mario Bergoglio, il quale, con il segretario di Stato Parolin, ha intrapreso una marcia di avvicinamento al regime nazicomunista di Xi Jinping ed ha “ispirato” la firma del Memorandum riguardante la “Via della Seta”.

Il progetto gesuitico è perfettamente in linea con le idee globaliste della finanza internazionale, alla quale guarda da tempo il Pd. Il cerchio così si chiude.

Gli Italiani sono oggi le cavie di un esperimento che è avviato su una deriva autoritaria.

© Silvano Danesi

 

 

[i] Alan Woodrow, Una storia di potere, Newton Compton

“Trump introduce una pillola di realismo in un mondo di pazzi”.

“Trump introduce una pillola di realismo in un mondo di pazzi”.

E’ necessario premettere che ogni analisi ha come punto di partenza lo scenario geopolitico e che oggi questo riguarda l’egemonia nel mondo delle democrazie occidentali o quello della dittatura cinese.

E’ necessario inoltre ipotizzare come strategica un’alleanza tra Usa e Europa che sia capace di attrarre la Russia al fine di costruire una solida alleanza mondiale tra democrazie.

In un’intervista a La Verità del 18 novembre 2019, Gennaro Sangiuliano, direttore del TG2 e autore di un libro su Xi Jinping dal titolo: “Il nuovo Mao”, alla domanda sul confronto tra Cina e Usa risponde: “Sarà la contrapposizione dei prossimi decenni. E l’Occidente deve attrarre a sé la Russia: sarebbe un tragico errore “regalarla” all’altro campo”.

Dello stesso avviso è Carlo Pelanda nel suo testo: “La grande alleanza – L’integrazione globale delle democrazie” (Franco Angeli). “Il sistema di governo mondiale generato a Bretton Woods (1944), centrato sulla dominanza degli Stati Uniti, del dollaro e dei criteri occidentali nelle istituzioni internazionali, è in via di esaurimento. Gli Stati Uniti restano la potenza singola principale del pianeta, ma ormai sono troppo ‘piccoli’ per esercitare da soli la funzione ordinatrice globale come hanno fatto dal 1945 in poi”. Carlo Pelanda propone, pertanto, “un’Alleanza forte tra America, Paesi dell’Unione Europea e le democrazie asiatiche: Russia, India, Giappone”. “La convergenza progressiva della forza militare ed economica di queste meganazioni più l’area europea – continua Carlo Pelanda – sarebbe più che sufficiente per produrre una credibile sicurezza e governabilità economica globale. Il loro essere democrazie, pur con quella russa a rischio di regressione, con la prevalenza di quelle americana ed europea, darebbe un’anima, darebbe un’anima globalmente democratizzante e stabilizzante all’alleanza. La renderebbe un soggetto credibile di governo del pianeta”.

Giulio Sapelli, nel suo: “Un nuovo mondo – La rivoluzione di Trump e i suoi effetti globali” (Guerini e associati), scrive che “sino a quando l’Europa non raccoglierà il messaggio gaullista di costruirsi dall’Atlantico agli Urali, e continuerà a giacere, invece, sotto il tallone tedesco travestito da europeismo, non potrà più giocare quel ruolo benefico di guardiano pacifico dell’Heartland che ha esercitato per secoli”. A proposito della Russia Sapelli scrive: “La teoria di Primakov, il geniale ministro e intellettuale geostratega russo, maestro di Putin e di tutto il Kgb, è risultata vincente: è nel Medio Oriente che la Russia riacquista il suo ruolo globale di potenza euroasiatica. Ben si capisce allora che l’Unione Europea si è messa fuori gioco da sé”.

“Quello che si affermerà veramente – scrive Sapelli – sarà l’inizio del ritorno alla ragion di stato, ossia alla pace di Westfalia [1648], in un nuovo ordine internazionale fondato sul duopolio instabile tra Usa e Russia, con la Cina che vorrebbe o divenirne parte (formando un triopolio), oppure dominare da solo almeno l’Asia”. “Trump – afferma con convinzione Sapelli – introduce una pillola di realismo in un mondo di pazzi”.

Sapelli fornisce uno scenario: la Russia stabilizza il Medioriente, la Cina va contenuta e gli alleati sono il Giappone, il Vietnam e la Thailandia.

“La Russia – sostiene Sapelli – è potenza euroasiatica per eccellenza ed è indispensabile in questo disegno. Ma, per svolgere la sua parte nell’ordito geopolitico, deve avere mano libera in Europa sul fronte baltico e su quello che era un tempo il Sud della Nato”.

“Il nuovo disegno strategico [dovuto all’ingresso sulla scena di Trump, ndr] – secondo Sapelli – è nitido: si può da un lato giocare di sponda come roll back contro la Cina, mentre in realtà Xi Jnping ricerca un mondo duopolare, e dall’altro sempre gli Usa negoziano ora finalmente con la Russia e con l’India per non abbandonare alla Cina tutta l’Asia”.

“Ecco una previsione vera– sostiene Sapelli – : fine delle guerre mesopotamiche; ripresa da ricostruzione; keynesismo di guerra”.

In effetti i recenti fatti di passaggio del testimone tra Usa e Russia in Siria e nei rapporti con la Turchia lasciano pensare ad una normalizzazione del Medioriente.

Riguardo all’Europa Sapelli scrive: “L’Europa che i cattolici fondatori si ritrovarono a costruire dopo il massacro della Seconda guerra era piuttosto quello del cecoslovacco Coudenhove – Kalergi, affiliato allo Loggia viennese Humanitas e propugnatore della convinzione che occorreva promuovere lo spirito europeo prima della convergenza di interessi materiali per ottenere la pace. Nel 1923 propose di unire societariamente le miniere di carbone e le industrie siderurgiche franco-tedesche, così da scongiurare una nuova guerra, e nello stesso anno pubblicò Pan-Europa, un testo che ebbe un’eco ancora tutta da studiare e approfondire, ma che colpì soprattutto i circoli cattolici: Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi lo lessero e lo rilessero e se ne fecero portatori e anche Winston Churchill ne fu profondamente influenzato. E ancora: per primo propose nel 1929 di adottare come inno europeo l’Inno alla gioia”.

L’influenza “delle idee di Coudenhove – Kalergi fu – continua Sapelli – profonda anche per Aristide Briand (anch’egli massone del rito scozzese accettato), il quale presentò alla Società delle Nazioni nel 1929, nell’approssimarsi della grande crisi, il suo primo progetto per un’Unione Pan-Europa. Dopo aver suggerito nel 1947 la creazione del primo francobollo comune, fondò nel 1948 l’Unione Parlamentare Europea, che dopo il Congresso dell’Europa a L’Aja nel 1948 condurrà alla creazione del Consiglio d’Europa e del suo Parlamento”.

Paneuropa fu pubblicato nel 1923 e conteneva le linee guida per il Movimento Pan-Europa, che fece il suo primo congresso a Vienna nel 1926. Nel 1927 fu eletto presidente onorario il massone di Rito scozzese Aristide Briand. Tra le personalità che parteciparono alla prima fase del movimento vi furono Albert Einstein, Thomas Mann, Sigmund Freud, Rainer maria Rilke, Miguel de Unamuno, Salvador de Madariaga, Ortega y Gasset e Konrad Adenauer.

©Silvano Danesi

Le spie cinesi in Italia e in Europa

L’attività di intelligence cinese in Italia è notevole e ad essa corrispondono le remore di alcune autorità italiane, allertate dagli Usa. C’è da chiedersi il motivo di tali remore.

Gli americani sono preoccupati che la sicurezza sia messa a repentaglio dalla infiltrazione di strumenti di ascolto e di controllo.

Di Cinesi si parla poco, eppure i loro uomini si stanno infiltrando nei governi occidentali, in maniera più lenta, subdola ed efficace”.

Nel 2012 l’intellingence cinese è passata da una modalità passiva a una modalità attiva.

Le priorità sono sì raccogliere informazioni sulla tecnologia militare e penetrare la rete internet, ma soprattutto comprare funzionari e famigliari delle élite politiche e del mondo degli affari perché si muovano affinché gli accordi tra terze parti siano sempre favorevoli alla Cina.

In Canada, Australia e Nuova Zelanda recentemente si sono dimostrati diversi tentativi da parte cinese di comprare influenza presso politici, università e think tank affinché siano questi ultimi a sponsorizzare i loro interessi.

Complicato, dunque, distinguere, il soft power dall’intelligence e gli affari dal condizionamento politico se c’è di mezzo la Cina.

E’ ormai opinione comune che gli sforzi cinesi nel raccogliere informazioni siano raddoppiati negli ultimi anni, specialmente dalla riforma dell’intelligence del 2016 e dalla riorganizzazione del ministero della Sicurezza di stato.

Il reclutamento cinese invece si basa sull’invisibilità e soprattutto sul futuro: l’obiettivo è quello di avere sempre più voci amiche nei paesi stranieri, ed è un gioco a lungo termine.

Bruxelles ha pubblicato un report nel quale segnalava la presenza nella capitale europea di “almeno 250 spie cinesi” sotto copertura.

Secondo l’intelligence interna (Dgsi) ed esterna (Dgse) di Parigi, i servizi cinesi, negli ultimi anni, hanno tentato di intromettersi nelle più alte sfere dell’amministrazione statale francese, nell’industria e nei grandi circoli del potere esagonale, attraverso social network come Linkedin, Viadeo e l’utilizzo di avatar digitali.

Nel dicembre 2017, l’intelligence tedesca aveva già denunciato le operazioni aggressive di Pechino, facendo sapere che erano stati contattati circa 10mila profili.

In Italia la penetrazione cinese si muove a tutto campo.

La People’s bank of China, che è la banca centrale cinese, equivalente della Banca d’Italia o della Fed Usa, possiede quote importanti di Intesa San Paolo, di Generali, di Eni, di Enel, di Terna, di Unicredit. I Cinesi con State gride corporation of China, colosso statale dell’energia, posseggono il 35 per cento di Cdp reti.

Cagliari diventerà la prima smart city italiana grazie alle reti integrate, ma soprattutto grazie alla tecnologia di Huawei, il colosso cinese che dopo aver investito 20 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, oggi è diventato leader mondiale nell’infrastruttura 5G, che sta costruendo in tutti i Paesi. Vuol dire reti ad altissima velocità per la comunicazione mobile, per la connessione a droni, sensori, auto a guida autonoma, oltre che per la digitalizzazione di tutte le infrastrutture pubbliche: monitoraggio di ospedali, controllo del traffico, gestione dei rifiuti, riscaldamento e sicurezza.

L’Italia ha aderito al piano cinese di espansione in Europa (Via della Seta) nonostante le perplessità di Berlino, di Parigi e degli Usa.

Nel frattempo, a novembre l’Unione europea ha votato una legge che prevede uno screening degli investimenti diretti stranieri che possano mettere in pericolo la sicurezza, e il 7 gennaio l’università inglese di Oxford ha sospeso l’accettazione di fondi per la ricerca e donazioni filantropiche dal gruppo cinese.

L’Italia, nonostante gli avvertimenti ricevuti dal Copasir negli ultimi dieci anni, ha invece messo le sue reti in mano all’azienda cinese.

Persino la Panic Room di Palazzo Chigi, la stanza di massima sicurezza della presidenza del Consiglio, «passa attraverso due grandi nodi: il primo con i router di Tim, e quindi è fatto da Huawei», afferma Esposito. «Se ci fosse un microchip, loro potrebbero ascoltare o addirittura vedere in video il presidente del Consiglio: è possibile, ma non è mai stato provato».

Nella lista nera del Governo americano compaiono Huawei Italia e il Centro di ricerche di Segrate, il quale è uno degli undici centri di ricerca e sviluppo di Huawei sparsi per il mondo che appaiono scritti nella aggiornata Entity List. Quello di Segrate, alle porte di Milano, è stato il primo centro ricerca globale a essere inaugurato da Huawei fuori dai confini cinesi e guidato da uno dei più noti scienziati della compagnia: Renato Lombardi, impegnato nello studio delle tecnologie delle microonde usate nella comunicazione mobile e satellitare.

L’Italia quindi lascia le porte aperte al colosso cinese.

Gli esperti di sicurezza degli Stati Uniti ritengono che con l’aiuto di Huawei, il governo cinese sarà in grado di interrompere, sospendere, reindirizzare o monitorare il traffico Internet utilizzando stazioni di terra per cavi sottomarini, nonché attraverso l’hardware e il software che Huawei fornisce per queste stazioni.

Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei, viene descritto come un genio delle comunicazioni, con un passato al servizio dell’esercito e del partito comunista cinese (anche se, visto il passato familiare di vicinanza al Kuomintang, non è mai stato portato ai vertici dell’apparato).

Nel nostro Paese la Huawei ha investito molto e le maggiori aziende di telecomunicazione (tra cui Telecom e Vodafone) hanno fatto e fanno ricorso alla tecnologia prodotta dalla società cinese. Secondo quanto sostengono alcune fonti, la tecnologia prodotta a Shenzhen verrebbe usata anche all’interno di reti protette su cui transitano informazioni potenzialmente sensibili.

«In base alle informazioni di intelligence che sono di pubblico dominio si sa che la Cina porta avanti una strategia di cyber-spionaggio industriale molto aggressiva, del resto necessaria per tenere il passo con i progressi tecnologici degli Stati Uniti e degli altri competitors», spiega Stefano Mele, coordinatore dell’Osservatorio InfoWarfare e Tecnologie emergenti dell’Istituto Italiano di Studi Strategici. «Considerato poi lo stretto legame che esiste in Cina tra imprese private, partito comunista ed esercito della Repubblica popolare, è ovvio che ci siano timori che Pechino possa aver affidato ad aziende cinesi – informalmente magari, e sicuramente solo ai massimi livelli – anche compiti non strettamente commerciali, anche se per ora non ci sono prove in questo senso. Le reazioni degli Stati Uniti e degli altri Paesi sono tuttavia indicative di questa preoccupazione».

In questo ambito in particolare, l’azienda che produce un dispositivo tecnologico potrebbe inserire all’interno dell’hardware un chip – ma si può agire anche a livello software – che permette l’accesso e lo spionaggio di tutte le informazioni veicolate.

Un cip difficilmente scopribile. Nell’ambito dell’informatica, infatti, i sistemi di protezione, come ad esempio l’antivirus o il firewall, girano al di sopra del kernel (semplificando, è il cuore di ciascun sistema operativo ndr). Perciò, questo genere di protezioni non riescono a “vedere” ciò che gira all’interno dei firmware dei chip che costituiscono hardware, che, pertanto, vengono considerati dal sistema operativo affidabili di default. Quindi se il trojan  che “ruba” le informazioni, o la backdoor che vi consente l’accesso, è a livello hardware non si riesce a rilevarlo. E casi simili, purtroppo, sono anche già documentati e da tempo noti agli esperti.

È molto difficile scovarlo anche smontando l’apparecchio, in quanto è un pezzettino di plastica identico a tutti gli altri contenuti nella scheda, e certamente non ha un cartello luminoso che lo evidenzia come chip-spia.

Cosa dovrebbe fare l’Italia? Dovrebbe innanzitutto porsi, con estrema urgenza, il problema di verificare la filiera produttiva dell’hardware e del software che introduciamo nelle reti sensibili e riservate del nostro Stato (una questione questa che in America è stata di recente posta dal direttore della National Intelligence tramite una direttiva). Senza un controllo di questo tipo, al di là dei possibili esiti, potremmo rendere la vita veramente facile a chiunque voglia carpire informazioni sensibili. L’Italia deve iniziare a discutere anche di questi problemi, valutandone al più presto i rischi al fine di garantire al meglio la tutela della sicurezza nazionale e dei propri interessi economici.

Il governo e il Parlamento italiano non sembrano disposti a parlarne.

Considerato l’interesse che i cittadini, le imprese e molti altri soggetti potrebbero avere nella vicenda appare molto negativa l’impossibilità di aprire una discussione pubblica. Specie se si pensa che l’Inghilterra – alleata di ferro dell’America, patria di uno dei migliori servizi segreti del pianeta e non certo nota per lavare i panni sporchi in piazza – sta affrontando proprio in questi giorni la medesima questione, coinvolgendo però i media, gli organi politici e l’opinione pubblica.

La questione Cina è di fondamentale importanza e sta assumendo una accelerazione strategica che può portare definitivamente l’Italia nell’orbita del Dragone.

©Silvano Danesi

 

Retelit, una scalata sospetta che porta al Vaticano e ai suoi interessi geopolitici

 

Che fine ha fatto la vicenda Retelit? Non è una domanda oziosa, visto che la scalata alla società strategica nelle telecomunicazioni è stata oggetto di una serie di servizi giornalisti per poi sparire nel nulla.

 

Ricapitoliamo, partendo dai fondi dell’Obolo di San Pietro, che dovevano andare ad un investimento petrolifero in Angola, ma poi sono stati dirottati per l’acquisto di un palazzo in Sloane Square a Londra.

A operare è il Fondo Athena (che fa riferimento al Vaticano), i cui soldi, mentre l’investimento londinese fatica a decollare, vengono usati per scalare Banca Carige (per molto tempo banca di riferimento della Cei), Tas e Retelit.

Per quest’ultima scalata il Financial Times, ha scoperto che una società finanziata da un fondo d’investimento finito al centro di uno scandalo Vaticano aveva assunto l’attuale presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte come consulente poco prima della sua nomina a capo del governo.

La vicenda risale alla primavera del 2018, quando il fondo Fiber 4.0, di proprietà al 40 per cento del finanziere Raffale Mincione, si stava scontrando con un’altra cordata di azionisti per il controllo di Retelit, una società proprietaria di 8 mila chilometri di fibra ottica in tutta Italia. Il Financial Times ha scoperto che il denaro con cui Mincione aveva conquistato la posizione di guida all’interno di Fiber 4.0, circa 200 milioni di euro, proveniva dalla segreteria di Stato del Vaticano. Proprio la segreteria di Stato del Vaticano e i suoi giri di affari con le società di Mincione sono al centro di un’indagine della polizia vaticana, che all’inizio di ottobre ha portato alla sospensione di cinque dipendenti della segreteria di Stato e al sospetto che milioni di euro siano stati sottratti alle casse del Vaticano per realizzare investimenti azzardati.

Conte venne coinvolto in questa vicenda proprio dal consorzio Fiber 4.0 guidato da Mincione. Nell’aprile del 2018 il gruppo era stato sconfitto in una votazione per il controllo di Retelit. Per cercare di rovesciare il risultato Fiber 4.0 ingaggiò Conte come consulente per un parere legale. Il 14 maggio, poche settimane prima della formazione del governo Lega-Movimento 5 Stelle, Conte inviò la sua consulenza a Fiber 4.0: l’unico modo di rovesciare la votazione a loro sfavore era un intervento del governo tramite il “golden power”, lo strumento che permette all’esecutivo di imporre a società ritenute strategiche, come quelle di telecomunicazioni, di seguire particolari orientamenti o di fare certe scelte piuttosto che altre. Meno di un mese dopo Conte divenne presidente del Consiglio e in uno dei primi Consigli dei ministri venne deciso di esercitare il “golden power” su Retelit, esattamente come lui stesso aveva suggerito nel suo parere per conto di Fiber 4.0.

Il Presidente del Consiglio ha più volte ribadito che non vi è stato alcun conflitto di interessi e non è non spetta a noi stabilire se ha torto o ragione. Per questo ci sono gli organi competenti.

Rimane il fatto che l’intreccio porta dritto in Vaticano, perché è con i suoi soldi che si sono fatte varie operazioni.

Va sottolineato che Retelit non è una società qualsiasi.

 

Retelit, uno dei principali operatori italiani di servizi dati e infrastrutture nel mercato delle telecomunicazioni, ha infatti ampliato, nel marzo 2018, come si legge sul sito della società, la sua rete internazionale con l’inserimento di nuove tratte di capacità in Asia e in Europa, pari a 160 Gbps. Le nuove rotte vanno ad aggiungersi a quelle già operative sul cavo sottomarino AAE-1, che con i suoi 25.000 km collega tre continenti (Asia, Africa, Europa) da Marsiglia a Hong Kong, e a quelle paneuropee.

L’operazione ha previsto l’apertura di nuove rotte diversificate per il Mediterraneo e il Far East. In particolare, Retelit ha rafforzato la sua presenza in Asia con un nuovo collegamento diretto tra Singapore e Hong Kong, diversificato rispetto alla corrispondente tratta già raggiunta tramite il cavo sottomarino AAE-1, nell’area del Mediterraneo con un anello tra la Sicilia e la Grecia (in particolare tra Palermo e Atene) e, infine, diversificando la tratta end to end dall’Italia al Far East, con un ulteriore collegamento diretto tra Palermo e Singapore.

Sempre sul sito della società si legge che l’infrastruttura in fibra ottica di proprietà della società si sviluppa per oltre 12.500 chilometri (equivalente a circa 321.000 km di cavi in fibra ottica) e collega 10 reti metropolitane e 15 Data Center in tutta Italia. Con 4.000 siti on-net e 41 Data Center raggiunti, la rete di Retelit si estende anche oltre i confini nazionali con un ring paneuropeo con PoP nelle principali città europee, incluse Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Marsiglia, raggiungendo anche New York e il New Jersey, negli USA.

Retelit è membro dell’AAE-1 (Africa-Asia-Europe-1), consorzio che gestisce il sistema di cavo sottomarino che collega l’Europa all’Asia attraverso il Medio Oriente, raggiungendo 19 Paesi, da Marsiglia a Hong Kong, con una landing station di proprietà a Bari e del Consorzio Open Hub Med, nodo delle telecomunicazioni digitali nell’area del Mediterraneo, con un Data Center di proprietà a Carini (PA).

Dal novembre 2018 l’azienda è parte di Ngena (Next Generation Enterprise Network Alliance), alleanza globale di operatori di telecomunicazioni nata per condividere i network proprietari dei membri e fornire una rete di connettività dati globale stabile e scalabile.

Tali asset fanno di Retelit il partner tecnologico ideale per gli operatori e per le aziende, con un’offerta completa di soluzioni digitali e infrastrutturali di qualità, affidabili e sicure. I servizi vanno dalla connessione Internet in fibra ottica al Multicloud, dai servizi di Cyber Security e Application Performance Monitoring ai servizi di rete basati su tecnologia SD-WAN.

 

Retelit è, come si vede, una società strategica nelle telecomunicazioni e non sfugge che rientra nell’alveo della sicurezza nazionale e di quella delle alleanze che l’Italia ha con altri Paesi europei e con l’America.

 

La scalata a Retelit ha avuto ed ha chiaramente un valore strategico per il ruolo dell’Italia nel quadro internazionale.

 

Che ci faceva il Vaticano in questa complessa manovra? E’ questa la vera domanda alla quale rispondere, visto che il Vaticano è il maggior sponsor dei rapporti dell’Italia con la Cina.

 

Se una società italiana, ossia Fiber 4.0, di fatto con i soldi del Vaticano (Fondo Athena) scala Retelit e grazie alla golden power elimina i concorrenti, di fatto consegna al Vaticano l’opportunità di avere una carta di contrattazione con la Cina in un campo strategico come è quello delle telecomunicazioni.

 

Guarda caso, Retelit è membro dell’AAE-1 (Africa-Asia-Europe-1), consorzio che gestisce il sistema di cavo sottomarino che collega l’Europa all’Asia attraverso il Medio Oriente, raggiungendo 19 Paesi, da Marsiglia a Hong Kong, con una landing station di proprietà a Bari e del Consorzio Open Hub Med, nodo delle telecomunicazioni digitali nell’area del Mediterraneo, con un Data Center di proprietà a Carini (PA).

 

La posizione dell’Italia è strategicamente decisiva e non è un caso che il Vaticano detti l’agenda al governo italiano in funzione di uno spostamento geostrategico dall’Occidente alla Cina.

 

© Silvano Danesi

L’EUROPA DEL QUARTO REICH ALLA PROVA DELLA STORIA

La finanza internazionale, con soggetti come Soros, supportata da politici come Clinton, ha costruito un’ideologia mondialista tesa a determinare un imperialismo finanziario che metta in scacco gli stati nazionali e ha introdotto il pensiero unico politicamente corretto, che è divenuto un dogma limitante la libertà di espressione.

Questa ideologia è totalitaria, in quanto nega ogni realtà che non si adegui a quello che l’ideologia stessa intende propinare a tutti noi.

“Ogni dissenso è, in quanto tale – scrive Yoram Hazony – ritenuto volgare, incompetente e incolto, se non addirittura indice di una mentalità fascista”. [1]

A questo compito repressivo si sono subito accodati i lacchè di quel complesso ideologico che Pasolini definiva fascismo di sinistra, che danno del fascista a tutto coloro che non si adeguano al pensiero unico e non si rendono conto di essere al servizio del Quarto Reich, che ha fatto dell’Europa unita la versione economica e ideologica dell’Impero germanico.

Il pensiero unico politicamente corretto, come moderno dogma del globalismo, trova la sua origine nelle utopie, nate tutte sul paradigma della Repubblica di Platone e tragicamente trasformatesi in distopie. L’utopia comunista, ultimo esempio tragico, si è trasformata nello stalinismo sovietico e, ora, nel nazicomunismo cinese.

A legittimare l’idea del governo mondiale c’è anche lo scritto di Emanuele Kant: “Per la pace perpetua” (1795), dove il filosofo tedesco avanzava l’idea, per l’Europa, della formazione di una federazione repubblicana di popoli liberi (Civitas gentium), indicata come l’unico mezzo atto a sostituire lo stato di guerra con lo stato di pace.

Ogni membro di questa federazione, secondo Kant, continuerebbe a formare uno Stato particolare, avente la sua autonomia, la sua Costituzione, il suo Potere Legislativo, il suo Potere Giudiziario, il suo Potere Esecutivo, il suo Governo. Questi Stati particolari, però, costituirebbero e manterrebbero sopra loro uno Stato federale, la cui Legislatura, il Tribunale, il Consiglio esecutivo, avvolgerebbero e reggerebbero l’insieme formato dagli Stati.

Scrive Kant: “Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione. Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere (patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può comandare o disporre”.

La Natura, sostiene Kant, “adopera due mezzi per distogliere i popoli dal frammischiarsi; la diversità delle lingue e delle religioni: questa, invero, trae con sé una predisposizione ad odiarsi e pretesti a guerre, ma colla crescente civiltà e le progredenti relazioni fra gli uomini, conduce pure ad una maggiore uniformità di principii e ad un accordo per la pace, che è prodotto ed assicurato dall’equilibrio di tutte le forze, non già dal loro indebolimento, come avviene col dispotismo che si fonda sulla tomba della libertà”.

L’uniformità di principi non può essere imposta con dei trattati e con la costruzione di un assetto federativo basato su una moneta, su una banca centrale e su un apparato burocratico, ma su un lungo processo, anche secolare, di condivisione e di maturazione di idee comuni.

L’idea di democrazia, per affermarsi in una parte del mondo, non in tutto, è partita dall’Atene del quinto secolo per essere ancora un prodotto imperfetto del pensiero umano. La stessa idea di libertà individuale si è affermata solo recentemente e non è condivisa in tutto il mondo.

L’idea di Kant si colloca pertanto nel solco delle utopie, che nella storia si sono trasformate in distopie.

Un’idea federale d’Europa ci viene anche da Carlo Cattaneo, il quale dopo il 1848 si fece sostenitore di un assetto federale dell’Italia e anche dell’Europa (gli Stati Uniti d’Italia e d’Europa), scrivendo, a questo proposito, in una notazione del 1833, un riferimento diretto agli Stati Uniti d’America, “nazione possente” e non “una greggia di piccole colonie sbrancate, invidiose, nemiche, costrette a vivere coll’armi alla mano, perpetuamente, come gli europei”.

Cattaneo afferma che “solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti può accoppiarsi libertà e unità. Così solamente si adempie il precetto del Fiorentino [Machiavelli] che il popolo, per conservare la libertà, deve tenervi sopra le mani. (Da Castagnola, 6 febbraio 1850). Da Lugano, 30 settembre 1850, Carlo Cattaneo, con una sintesi lapidaria scrive: “Stati uniti d’Europa; ogni popolo padrone in casa sua”. “Stati uniti – spiega Cattaneo – è una gran parola che può sciogliere molti problemi in Italia e in tutta Europa e può prevenire cento mille controversie. Qual altra cosa sarebbe stata se Kossuth, invece di proclamare l’ambiziosa repubblica dei Magyarok, avesse proclamato li Stati Uniti del Danubio; quanti odj e quante opposizioni di meno in Servia, in Croazia, in Transilvania; qual felice mezzo termine per trasformare le Kronländer in Freyländer, l’impero austriaco in una Svizzera gigantesca e invincibile! E come non potevano Trieste e Venezia e Milano appoggiare il patto di federazione come una semplice alleanza, come facevano da principio con la Svizzera i Grigioni e i Ginevrini? (…) Io credo che il principio federale, come conviene agli Stati conviene anche agli individui. Ognuno deve conservare la sua sovranità personale”. (Da Castagnola, agosto 1851).

Infine, Cattaneo scrive:“I popoli devono statuire sin dal primo istante la libertà, la sovranità, ma devono darsi immediato soccorso come fanno i loro nemici, e devono farne pubblico patto (…). Un patto federale vuole una dieta, un congresso, una costituente che lo scriva e che lo sancisca”. (Da Castagnola, 29 ottobre 1851).

L’attuale forma di Unione Europea è ben lontana da quella di Cattaneo e riguardo all’Unione, Noam Chomsky, il maggior linguista vivente scrive: “Non è meno eclatante il declino della democrazia in Europa, dove il processo decisionale sui temi di maggior rilevanza si è spostato nelle mani delle burocrazie di Bruxelles e dei poteri finanziari che esse in larga misura rappresentano. Il loro spregio della democrazia è emerso nella reazione furibonda al referendum di luglio 2015: era inaccettabile l’idea che il popolo greco potesse dire la sua sulle sorti della sua società, fatta a pezzi dalle disumane misure di austerity della Troika, ossia Commissione Europea, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale(in questo caso i referenti politici del Fmi, non quelli economici, che avevano invece criticato quelle misure devastanti). Obiettivo dichiarato delle politiche di rigore era ridurre il debito greco; in realtà esse hanno aumentato il debito in rapporto al Pil, il tessuto sociale è stato ridotto a brandelli, e la Grecia è diventata un canale per far transitare i cospicui pacchetti di salvataggio delle banche francesi e tedesche che avevano concesso prestiti rischiosi”. [2]

L’Europa di Maastricht e l’imperialismo germanico

Il globalismo è una versione del vecchio imperialismo, con l’obbiettivo di una tirannide corrispondente ad un impero universale.

Scrive Yoram Hazony che, “non dissimilmente dai marxisti dello scorso secolo, anche i liberali possiedono una grandiosa teoria su come porteranno la pace e la prosperità economica al mondo, abbattendo ogni confine e fondendo l’intero genere umano sotto il dominio planetario. Infatuati dalla lucidità e dal rigore intellettuale della loro visione, disdegnano il laborioso processo di consultazione con le moltitudini di nazioni che ritengono debbano abbracciare il loro punto prospettico circa il giusto e il bene. Non diversamente da altri imperialisti, sono pronti a esprimere disprezzo, disappunto e feroce livore non appena la loro visione di pace e prosperità incontri l’opposizione di coloro che, a parer loro, avrebbero altrimenti goduto di immensi benefici, semplicemente sottomettendosi”. [3]

Il ritornello della globalizzazione, delle frontiere aperte, del pensiero unico politicamente corretto si è in gran parte sviluppato in Europa dopo il trattato di Maastricht (1992) che ha dato vita, dopo la caduta del muro di Berlino, in gran parte tradendo il pensiero dei padri dell’Europa Unita, all’Unione Europea come un nuovo sistema imperialista a trazione franco-tedesca: una sorta di Quarto Reich, accompagnato dal sogno napoleonico dei francesi.

Dietro le quinte fanno capolino, come spesso è accaduto nella storia, il Sacro Romano Impero dei Franchi e il Sacro Romano Impero degli Ottoni: due sogni di restaurazione imperiale di dinastie di stirpe germanica.

L’Unione Europea si è, di fatto, trasformata in un rinnovato impero germanico, anche se nominalmente governato da Bruxelles.

L’altro grande progetto imperiale riguarda l’ordine mondiale americano, con il quale l’Europa si trova a fare i conti, essendo molte delle nazioni che la compongono membri della Nato.

Per quanto riguarda l’Europa, il continuo tentativo egemonico germanico, per stare a tempi recenti, risale al Kaiser Guglielmo II, il quale, secondo Hazony, dopo che si erano instaurati gli imperi coloniali, ritenne che avrebbe potuto competere con lo Stato mondiale britannico, peraltro già in una posizione di schiacciante predominio globale, soltanto se avesse potuto eliminare la Francia, l’unica vera potenza nell’Europa continentale, se fosse riuscito a riunire l’Europa centrale a quella orientale sotto una «reggenza» tedesca. “La necessità di imprimere un cambio radicale e permanente nelle politiche europee dimorava dietro alla determinazione dell’impero germanico a ingaggiare una Weltkrieg, una guerra mondiale”. [4]

La Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale rispondono pertanto ad un unico fine: “il tentativo di unificare l’Europa sotto un imperatore tedesco”. [5]

L’idea non è tramontata e il nazismo, di fatto, non è mai morto.

Nel dopoguerra i nazisti hanno ottenuto la protezione dell’intelligence americana (Foster Dulles) e della Chiesa cattolica (Ratlines), che hanno consentito l’espatrio di migliaia di criminali nazisti nella Spagna di Franco, nell’Argentina di Peron e in Brasile, dove hanno costituito delle vere e proprie aree sotto il loro controllo. Werner von Braun, che con i suoi esperimenti in Germania ha fatto uccidere migliaia di lavoratori forzati e di prigionieri dei lager, è stato utilizzato e ripulito. Klaus Barbie, il boia di Lione, ha lavorato per i servizi americani. Negli anni Cinquanta del secolo scorso dei 200-250 mila nazisti implicati nello sterminio degli ebrei, solo 500 sono stati condannati dai tribunali tedeschi. Nel 1952 la Ford-Werke, ramo tedesco della Ford Motor Company, ha riassunto tutti in suoi principali dirigenti degli anni del nazismo. Friedriche Flick, azionista di maggioranza della Daimbler-Benz o di dirigenti di IG Farben e della Krupp, condannati a Norimberga, hanno potuto rientrare tranquillamente nella vita pubblica.

La “denazificazione” in Germania si è risolta con il rientro in tutti gli ambiti dei settori statali e privati degli ex nazisti.

Nel 1953 l’ex sindaco nazista di Marburg, Theodor Bleck, occupava il posto di segretario di Stato al ministero degli Interni e circa il 60 per cento dei capi dei dipartimenti ministeriali erano ex nazisti.

All’ex spia nazista Reinhard Gehlen all’inizio degli anni Cinquanta è stato affidato l’incarico del nuovo servizio segreto della Rft.

Paul Dickopf, dopo aver fatto parte della Kripo, la polizia criminale nazista e dopo essere stato ufficiale dei servizi segreti delle SS, è divenuto uno degli uomini di punta del Bundeskriminalamt, l’ufficio centrale delle forze armate tedesche istituito nel 1951 ed è stato alla presidenza dell’Interpol dal 1968 al 1972.

Dati completi della sopravvivenza del nazismo si trovano nel documentatissimo libro di Guido Caldiron, I segreti del Quarto Reich.[6]

Il Quarto Reich in forma economica

Il Quarto Reich, che ha la stessa logica del II e del III, è stato progettato in forma economica ed ha assunto forma e potere dopo la caduta del muro di Berlino e la stipula del Trattato di Maastricht, dove si è evitata la formulazione di una Costituzione europea, per affermare in principio di sussidiarietà che si è dimostrato una chimera, essendo il sussidio stato operato solo a vantaggio tedesco, con la connivenza dei francesi.

Mario Draghi, che si è opposto nei fatti al Quarto Reich economico ha detto: “Oggi tre quarti dei cittadini dell’Eurozona sono a favore della moneta unica. […] Ma i cittadini europei si aspettano che l’euro dia la stabilità e la prosperità promesse ed è nostro dovere ricambiare la loro fiducia e sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete”.

Appunto: sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete e l’incompletezza è soprattutto quella della democrazia, perché l’Unione è tutto fuorché un’entità democratica.

La Merkel, che ha ricevuto la fiaccola del testimone del mondialismo da Obama (che sta bene assieme alla Lanterna, simile al premio Nobel preventivo dato all’ex inquilino della Casa Bianca), urla contro Trump perché fa gli interessi dell’America. E lei cosa fa? Voleva che la Germania fosse il general contractor per l’Europa e le è rimasta in mano una lampada.

L’Unione è un fantasma. E lo è anche in politica estera, in un momento storico nel quale stanno cambiando gli assetti geopolitici nel mondo. La Cina, con la nuova ferrovia sta accorciando le distanze con Iran, Iraq e Pakistan. La presenza di Netanyahu a Mosca fa pensare ad una svolta nei rapporti tra Putin e Israele, con la Siria che potrebbe entrare direttamente nella sfera russa, abbandonando la sponda iraniana a tutto vantaggio della sicurezza israeliana. La politica di Trump, che ha annunciato lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, si accompagna alle dichiarazioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman , il quale ha detto che israeliani e palestinesi hanno diritto ad un loro stato, riconoscendo così il diritto di Israele ad esistere. Il Bahrein, a sua volta, ha riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. Nel mondo arabo si stanno determinando novità importanti per il nuovo assetto del Medioriente. La mossa di Trump di uscire dall’accordo con l’Iran va in questa direzione, mentre, come dice Edward Luttwak, esperto statunitense di strategia, “gli Europei sono dei veri irresponsabili”, perché “non si rendono conto del pericolo dei missili balistici iraniani”.

Luttwak, nell’ottobre del 2107, aveva visto lungo anche sulla deriva europea, dovuta all’incapacità oppressiva dell’Unione buro-finanziaria e mondialista. In Europa, aveva detto, “si sta rompendo un equlibrio. Le persone non possono più accettare un sistema che opprime le popolazioni, sono stufe marce di subire la presenza delle élite europee il cui unico pensiero è la globalizzazione. Sempre più persone vogliono difendere la propria identità, la propria tradizione, il proprio territorio”.

Luttwak aveva stigmatizzato anche la politica di papa Francesco, “che rappresenta perfettamente quelle élite che vogliono imporre il loro pensiero”, ossia le élite del mondialismo.

E così, a distanza di pochi mesi dalle esternazioni di Luttwak, il Papa emerito Benedetto XVI, che continua ad essere Papa a tutti gli effetti, scrive un libro dal titolo: “Liberare la libertà”, dove difende il diritto dei popoli a mantenere e difendere la loro identità e stigmatizza l’attuale Europa dei tecnocrati che cerca di imporre un pensiero unico positivista.

A che servono le prediche degli euroentusiasti? A nulla, perché i veri nemici dell’Unione non sono gli euroscettici, i sovranisti, e via discorrendo, ma gli egoismi tedeschi, la grandeur dei francesi, la protervia dei finanzieri, l’ottusità dei burocrati e la debolezza di Stati, come quello italiano, che, per essere politicamente corretti, sono solo in costante regime di correzione da parte di chi dirige la danza dei fantasmi.

Così, mentre Usa, Russia, Cina stanno definendo la nuova geopolitica, l’Unione ectoplasmatica si aggira in Europa come un fantasma raggelante.

Il vero nemico dei possibili e auspicabili Stati Uniti d’Europa non è il sovranismo; è il fantasmismo.

Il trattato di Maastricht è la morte dell’idea di Europa unita

Cosa uccide l’idea di un’Europa unita? Il Trattato di Maastricht. Per quale motivo lo dice bene Yoram Hazony. “Dal momento – scrive il filosofo israeliano – che le decisioni su quali obbiettivi possano essere meglio perseguiti dal governo federale europeo dimorano nelle mani di funzionari del governo stesso, non vi è limite alcuno al costante assottigliarsi dell’autorità dei singoli Stati nazionali membri, se non l’autocontrollo e la disciplina dei suddetti funzionari”, e “il principio di sussidiarietà dell’Unione Europea non è altro che un eufemismo per «impero»: le nazioni costituenti l’Unione Europea sono indipendenti sintantoché il governo europeo decide che lo siano”. [7]

Ora l’Unione Europea, ossia il Quarto Reich sotto mentite spoglie, è stretto tra la morsa cinese (che con la Via della Seta è all’arrembaggio dell’Italia, dell’economia e della tecnologia europee) e l’appartenenza alla Nato, che non risponde alle logiche germaniche, ma a quella dell’impero americano.

La scelta è obbligata. Non si può più stare con i piedi in due scarpe. O si sta con il Quarto Reich, la cui logica e molto simile a quella del nazicomunismo cinese, o si sta con la Nato e con gli Usa. In altri termini, o si sta con un’area democratica o si sta con le dittature.

C’è un terzo convitato, nel gioco della geopolitica, che sta a guardare: la Russia di Putin, che rivendica un posto ben preciso nella catena di comando. L’Europa della Nato e gli Usa hanno tutto il vantaggio ad attrarre la Russia in una vasta area di paesi democratici che isoli la Cina.

L’attuale governance italiana, che si sottrae alla verifica della democrazia, sta consegnando l’Italia alla Cina, senza tener conto che il Bel Paese è membro della Nato e che il comandante in capo delle forze armate Nato è il presidente degli Stati Uniti.

L’Italia, con questa governance, rischia di essere un vaso di coccio esposto a tutte le intemperie, mentre il Quarto Reich sta crollando e la finanza che lo ha assecondato sta assistendo allo sgretolarsi del globalismo imbelle.

©Silvano Danesi

[1] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[2] Noam Chomscky, Chi sono i padroni del mondo, Ponte alle Grazie

[3] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[4] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[5] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[6] Guido Caldiron, I segreti del quarto Reich edito da Newton Compton

[7] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

 

La truffa ideologica del “nuovo umanesimo

Nel corso di una tavola rotonda sulla crisi delle democrazie liberali in Occidente, promossa dalla rivista Il Timone, l’ex Prefetto della Dottrina della fede, Cardinale Gherard Ludwig Müller ha detto: “in un mondo dominato dalla comunicazione globale mi sembra anche difficile capire cosa è dentro o fuori il modello liberale o cosa, invece, rappresenti già una forma di totalitarismo per così dire «aperto», «democratico» e «globale». Noi abbiamo questa visione di vivere ancora all’interno di una democrazia liberale, ma ci confrontiamo con una falsa ideologia che non è più nemmeno liberale”.

“Oggi – aggiunge il Cardinale – a partire dalle istituzioni europee e da alcuni Parlamenti di Stati europei, assistiamo a un persistente tentativo di volersi allontanare da queste radici culturali [cristiane, ndr] e per scristianizzare completamente la vita dei popoli, con un nuovo furore dal sapore giacobino che mira a eliminare ogni riferimento a una dimensione trascendente. Così però l’uomo può essere strumentalizzato senza alcun limite, questa è la grande sfida di oggi”.

Il persistente tentativo di cui parla Gherard Ludwig Müller, è presente ogni giorno con il pensiero unico, con il tentativo di creare un’umanità disumanizzata, di proporre in transumanismo come nuovo orizzonte dell’Umanità; di proporre un mondo governato dalla finanza e dalle multinazionali, dove non esistono più radici, culture, tradizioni, storie, patrie, ma un unico insieme di lobotomizzati, schiavi di un nuovo feudalesimo travestito da modernità tecnologica, dove gli esseri umani sono servi del bancomat, così come un tempo erano servi della gleba. L’idea di sostituire la democrazia con l’algoritmo è perfettamente in linea con questa logica orwelliana e transumanista, che è la vera peste del Terzo Millennio.

Di fronte alla sfida della quale parla opportunamente e con grande forza e lucidità il Cardinale Gherard Ludwig Müller, la Massoneria non può essere indifferente, in base al fatto, dichiarato nelle carte fondative e nei rituali, che i massoni si riuniscono nei loro Templi per edificare se stessi, ma anche per impegnarsi a lavorare per la Patria e per il progresso dell’Umanità, che è l’insieme degli esseri umani, i quali sono connotati da specificità che oggi la tecnologia può mettere a serio rischio fino ad estinguerle, estinguendo, in questo modo, l’essenza stessa dell’essere umano.

La tecnologia è ed è sempre stata una grande opportunità per l’Umanità e dovrà esserlo ancora, ma quando la tecnologia è intesa come sostitutiva, allora diventa nemica dell’Umanità e i nemici dell’Umanità sono coloro i quali perseguono la via sostitutiva.

L’Umanità non è surrogabile

La prima di queste specificità essenziali è la libertà, alla quale consegue, come corollario, il libero arbitrio.

Senza libertà e senza libero arbitrio l’essenza umana è messa a morte.

La seconda specificità essenziale è l’amore, ossia la volontà e la facoltà di volgersi verso l’altro (I care) senza alcun tornaconto, sia esso un umano, un animale, un vegetale o più genericamente ciò che ci circonda. E’ il dovere per il dovere. Quel dovere per il dovere che è in sintonia con il Logos e del quale è scritto nel Rituale del 30° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Un dovere che non è l’imperativo categorico kantiano, ma il risultato dell’ascolto del Logos e del volgersi verso il Logos.

L’amore, che è la linea guida fondamentale del percorso massonico, è Eros, il “grande demone” dell’amore, come lo chiama Diotima nel dialogo con Socrate contenuto nel Simposio di Platone.
Eros “è qualcosa di intermedio fra mortale e immortale” e ”ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi”. Ogni “desiderio per le cose buone e dell’essere felice per ciascuno è il grandissimo e astuto Eros”.

Nel dialogo tra Diotima e Socrate emerge il punto centrale, nodale, essenziale, del percorso massonico: l’Atto d’Amore.
L’Atto d’Amore, dice Diotima, “è un parto nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l’anima”. “Tutti gli uomini, o Socrate – continua Diotima – sono gravidi secondo il corpo e secondo l’anima” e Amore è “generare e partorire nella bellezza”.

Perché l’amore della generazione alberga negli esseri umani?
“Perché – dice Diotima – la generazione è ciò che ci può essere di sempre nascente e di immortale in un mortale”.
Alcuni uomini sono fecondi nel corpo e altri nell’anima. Cosa conviene all’anima?
“La saggezza e altre virtù”.

L’essere umano impara a riconoscere la bellezza nei corpi, la bellezza nell’anima e, al colmo dell’iniziazione, la bellezza nel Bello in sé.

E’ in questa linea guida che acquistano significato gli aspetti generativi dell’Antropocosmo e le varie fasi dell’iniziazione, che conducono alla conoscenza della scintilla divina che è in noi.

L’essere umano impara la sua eternità, che implica la generazione, nel corpo e/o nell’anima, ossia l’Atto d’Amore, senza il quale l’essere umano viene meno al suo destino.

Il conoscere se stessi, principio fondamentale del percorso massonico, è ri-conoscere il proprio se stessi in essenza, ossia quella parte essenziale ed immortale di noi che ci guida, in quanto persone (maschere sul teatro della vita terrena) a realizzare il nostro progetto compiendo Atti d’Amore, ossia atti creativi.

L’essere creativi è una qualità essenziale dell’essere umano, conculcando la quale l’Umanità è disumanizzata. L’essere creativi è una “imitatio” del Logos.

La terza specificità essenziale è l’unità inscindibile in vita tra corpo, anima e il nucleo di informazione intelligente e cosciente che costituisce la nostra essenza.

Tale unità è la base del processo di conoscenza e di autoconoscenza (gnoti seauton) che non può prescindere dai sentimenti, dalle emozioni, dalle intuizioni e, infine, dalla razionalità.

L’essere umano è un’unità inscindibile.

Il corpo non è sostituibile e la sostituzione del corpo è la distruzione dell’essere umano in quanto tale. Così come l’intelligenza artificiale non può sostituire l’intelligenza umana, qualsiasi robotizzazione del corpo non può sostituire le funzioni essenziali del corpo naturale.

Riguardo all’intelligenza artificiale, sarebbe più opportuno chiamarlo smart artificiale, come suggeriscono Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, in quanto in inglese intelligence non vuol dire intelligenza, ma “capacità di comprendere”. Intelligente come lo intendiamo noi in italiano, suggeriscono i due autori de: “Il cosmo nella mente”, si dice smart, quindi l’intelligenza artificiale è “capacità di comprendere servoassistiti”. [1] Siamo ben lontani dall’intelligenza umana, considerando in primo luogo, ma solo in primo luogo, che il processo cognitivo dell’uomo genera un’immagine mentale della realtà e produce modelli interpretativi. “L’unità di base della mente – scrive Antonio Damasio – è l’immaginazione”. [2]

Il cervello umano, che scambia informazioni, è, secondo Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, “troppo complesso e ridondante per sovraintendere ai soli bisogni biologici primari. Un effetto collaterale di tale complessità è l’innata curiosità dell’uomo e il piacere che la nostra specie prova a investigare l’ignoto”. [3]

Bessel Van Der Kolk scrive che “gli esseri umani sono creature che creano significati” e che l’esperienza di sé “è il prodotto dell’equilibrio tra il cervello emotivo e quello razionale”. [4]

 

Edward O. Wilson, scrive a sua volta che Homo Sapiens “è l’unica specie superstite dotata di intelligenza simbolica” e che ha “il potere di immaginare”, cosicché “la creatività è il carattere distintivo della nostra specie e ha come fine ultimo la comprensione di noi stessi”. [5] “Gli esseri umani – scrive Wilson – pensano” e aggiunge che “gli archetipi ancestrali riemergano continuamente nelle nostre elaborazioni culturali come indimenticati retaggi evolutivi”. [6]

 

Daniel J. Siegel afferma che il “Sé non è limitato nel tempo, poiché il tempo come entità unitaria che scorre potrebbe non esistere nemmeno. E neppure è limitato nel cranio né nella pelle. Il Sé è il sistema in cui viviamo, i nostri corpi sono i nodi di una totalità più ampia interconnessa, in cui siamo inestricabilmente radicati”. [7]

L’essere umano è consapevole, cosciente e dotato di intenzione, di sentimenti e di emozioni. Emozioni primarie, cognitive, superiori e culturalmente specifiche (presenti in una sola realtà). [8]

“La nostra psiche – scrive Edoardo Boncinelli – è infatti costantemente immersa in un «bagno emozionale», nel quale in condizioni normali è assai difficile distinguere le singole emozioni, non a caso definite, opportunamente, espisodi emozionali”. [9]

L’omeostasi, ossia, per dire il concetto in sintesi, l’insieme dei processi neghentropici che mantengono l’equilibrio e la permanenza del vivente, ha tra i suoi fattori i sentimenti, i quali, spiega Antonio Damasio, “non sono produzione indipendente del cervello, ma il risultato di un’alleanza cooperativa tra il corpo e il cervello”. [10]

In questo breve riassunto di alcune affermazioni di scienziati abbiamo incontrato, riguardo agli esseri umani, qualità quali l’innata curiosità, il piacere di investigare l’ignoto, la capacità di creare significati, l’essere dotati di un’intelligenza simbolica e archetipica; l’essere dotati di intenzionalità, di coscienza e di capacità emotiva e, infine, l’essere dotati di sentimenti. Tutto questo non può essere surrogato da alcuna intelligenza artificiale.

Gli esseri umani vivono, pensano, amano.

Veniamo ora alla questione fondamentale che pone il Cardinale Gherard Ludwig Müller, ossia che attualmente “per molti la fede è solo un atto emotivo e sentimentale e non è più necessario trovare degli argomenti per l’esistenza di Dio. Ma nel cristianesimo, come insegna San Paolo, la fede è un atto ragionevole e la razionalità ne è parte essenziale e non solo esterna. La nostra – afferma il Cardinale Müller – è la fede nel Logos, pertanto non può essere contro la ragione. Noi abbiamo la fede rivelata, ma dobbiamo esprimerla logicamente secondo la legge del Logos che viene dallo stesso Dio che, appunto, è Logos”.

Nel suo discorso tenuto nell’aula magna dell’Università Regensburg il 12 settembre 2006 (noto come discorso di Ratisbona) Benedetto XVI, dopo aver delineato l’incontro tra la tradizione ebraica e la forma mentis greca, afferma: “Il Nuovo Testamento, infatti, è stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco…”.

Di importanza fondamentale è l’affermazione che “il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come Logos e come Logos ha agito e agisce pieno d’amore in nostro favore”.

Nel dialogo con Paolo Flores D’Arcais (21.9.2000) Joseph Ratzinger ha affermato: “E questo Dio che è Logos – come dice San Giovanni – che è ragione creatrice e che è parola – Logos non è semplicemente ragione, ma una ragione che parla, che si mette in relazione, che si avvicina, e qui abbiamo un rinnovamento del concetto di ragione che va oltre la pura matematica, la pura geometria dell’essere – tuttavia è Logos e anche andando oltre questa pura matematica rimane tuttavia Logos, cioè ragionevole”. Per Joseph Ratzinger la creazione è “la provenienza da una mente, da un Logos”. [11]

Ovviamente l’interpretazione cristiana non può essere che quella in base alla quale il Logos si è incarnato in un essere particolare, ossia in Gesù, la qual cosa non è necessariamente da condividere per apprezzare e condividere il riferimento fondativo della cultura occidentale al Logos.

Qui non è luogo per discutere dell’interpretazione cristiana del Logos, ma di sottolineare due aspetti del discorso di Benedetto XVI, ossia che “il Dio veramente divino si è mostrato ed ha agito come Logos”.

Nel testo greco del Prologo del Vangelo di Giovanni, che è posto sull’ara del Tempio massonico, in quanto contenente la chiave di comprensione del rapporto tra l’Archè e la sua manifestazione, si legge:

En archē ēn ho lógos
kai ho
lógos ēn pros ton theon
kai theos ēn ho
lógos.

Nell’arché è il lógos

e il lógos è presso theón

e theòs è il lógos.

Un illustre linguista, Jacob Wackernagel, sostiene che théos ha innanzi tutto un senso predicativo: designa qualcosa che accade. Károl Kerenyi isolava la specificità greca nel dire di un evento: “E’ Théos”. [12]

Secondo alcuni il vocabolo théos deriverebbe dal varbo theeîn, correre e dal verbo theâsthai, vedere. Théos dà pertanto l’idea di un correre verso l’evidenza, di un manifestarsi e solo in ambito cristiano è diventato il sostantivo che significa dio.

Se un massone, come è detto nelle Costituzioni di Anderson, non può essere un ateo stupido, senza entrare nel merito del sostantivo theos e limitandoci al senso predicativo, ne deriva che un massone non può rinunciare all’azione del Logos, sia nel senso dell’ascoltare e del conformarsi, sia nel senso di imitare, ossia dell’essere creativo.

 Chi è il Dio veramente divino che si è mostrato e ha agito come Logos? Leggendo il Prologo di Giovanni parrebbe con tutta evidenza l’Arché, ossia il Principio e così l’Arché si mostra e agisce come Logos. Il Logos, pertanto ha un’importanza somma, in quanto è il mostrarsi e l’agire del Principio, ossia è l’energia creativa del Fondamento.

Logos non è solo verbo o ragione; è anche l’azione che raccoglie in sé (leghein) il senso e il significato delle cose e pertanto è il Fondamento di informazione significante in azione: energia dotata di significato e di senso e in quanto azione che raccoglie in sé il senso e il significato delle cose, il Logos orienta.

Logos, spiega Martin Heidegger, “può anche significare qualcosa che diviene visibile mediante la sua relazione a qualcosa, mediante la sua «relazionalità»” e, conseguentemente, “assume il significato di relazione e rapporto”. [13]

Che Logos abbia il significato e il valore di rapporto è convinzione anche di Paolo Zellini, il quale scrive: “L’infinito era assenza (stéresis), potenzialità pura, e qualsiasi cosa, per esistere e per durare doveva opporsi alla negatività del senza-limite. Era questo, nella matematica greca, il compito del Logos, del rapporto in cui si trovano i prodromi del numero moderno”.[14] “L’enumerazione – aggiunge Zellini – era una prerogativa del Logos, che alludeva a un’operazione di scelta e di raccolta, di aggregazione ordinata di diverse entità in un unico insieme”. [15]

Il manifestarsi è un tocco che colpisce l’anima

Un’ulteriore conferma di quanto sin qui affermato ci viene dalla funzione del termine Logos in quanto discorso che «lascia vedere». Logos è azione “del trarre fuori l’ente di cui si discorre dal suo nascondimento e lasciarlo vedere come non nascosto”[16], dove legein (λέγειν) significa apophàinestai, manifestare, ossia fenomenizzare.

In questo fenomenizzare è il rapporto Logos-luce.

“L’espressione greca phàinomen, a cui risale il termine «fenomeno» – scrive Heidegger – deriva dal verbo phàinestai, che significa manifestarsi; phainomenon significa quindi ciò che si manifesta, il manifestarsi, il manifesto; phàinestai stesso è una forma media di phàino, illuminare, porre in chiaro; phàino deriva dalla radice phà come phòs, la luce, il chiaro, ossia ciò in cui qualcosa può manifestarsi, rendersi visibile in se stesso”. [17]

Manifestare ha il suffisso – fest, che deriva dal greco theîno: colpisco, tocco.

Interessante, a questo proposito, quanto ci dice il Cardinale Joseph Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI) nel suo commento teologico al messaggio di Fatima.

“Vedere interiormente – scrive il Cardinale Joseph Ratzinger – non significa che si tratta di fantasia, che sarebbe solo un’espressione dell’immaginazione soggettiva. Piuttosto significa che l’anima viene sfiorata dal tocco di qualcosa di reale anche se sovrasensibile e viene resa capace di vedere il non sensibile, il non visibile ai sensi — una visione con i « sensi interni ». Si tratta di veri «oggetti », che toccano l’anima, sebbene essi non appartengano al nostro abituale mondo sensibile. Per questo si esige una vigilanza interiore del cuore, che per lo più non c’è a motivo della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e pensieri che riempiono l’anima. La persona viene condotta al di là della pura esteriorità e dimensioni più profonde della realtà la toccano, le si rendono visibili. Forse si può così comprendere perché proprio i bambini siano i destinatari preferiti di tali apparizioni: l’anima è ancora poco alterata, la sua capacità interiore di percezione è ancora poco deteriorata. «Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai ricevuto lode», risponde Gesù con una frase del Salmo 8 (v. 3) alla critica dei Sommi Sacerdoti e degli anziani, che trovavano inopportuno il grido di osanna dei bambini (Mt 21, 16)”.
“La «visione interiore» – scrive sempre il Cardinale Joseph Ratzinger – non è fantasia, ma una vera e propria maniera di verificare, abbiamo detto. Ma comporta anche limitazioni. Già nella visione esteriore è sempre coinvolto anche il fattore soggettivo: non vediamo l’oggetto puro, ma esso giunge a noi attraverso il filtro dei nostri sensi, che devono compiere un processo di traduzione. Ciò è ancora più evidente nella visione interiore, soprattutto allorché si tratta di realtà, che oltrepassano in se stesse il nostro orizzonte. Il soggetto, il veggente, è coinvolto in modo ancora più forte. Egli vede con le sue possibilità concrete, con le modalità a lui accessibili di rappresentazione e di conoscenza. Nella visione interiore si tratta in modo ancora più ampio che in quella esteriore di un processo di traduzione, così che il soggetto è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare. L’immagine può arrivare solo secondo le sue misure e le sue possibilità. Tali visioni pertanto non sono mai semplici « fotografie » dell’aldilà, ma portano in sé anche le possibilità ed i limiti del soggetto che percepisce”.

Il manifestarsi è un “tocco” di qualcosa di reale.

Contemplare il Logos è theoria

Logos, in quanto relazione, può essere considerato una “rete relazionale”, ossia un insieme di potenze come i biblici Elohim.

Nella traduzione dei Settanta Elohim è tradotto con theós, secondo la modalità che singolarizza il plurale per farne un unico dio, ma theós deriva dai verbi theeîn, correre e theâsthai, vedere (théa è sguardo), da cui deriva il sostantivo theòs, malamente tradotto con dio e, meglio, con “colui che corre verso l’evidenza”.

Il Logos è al centro della riflessione massonica e questa incontestabile realtà è resa evidente dal fatto che ad ogni apertura dei lavori di Loggia sull’ara è posto il testo del Prologo del Vangelo di Giovanni, un testo greco che inizia mettendo in luce il rapporto tra il Principio (Arché) e il Logos e il rapporto tra il Logos e la molteplice realtà manifesta che costituisce il punto centrale della riflessione filosofica, in quanto rapporto tra l’immutabile e il divenire, tra “la legge alla quale deve sottostare tutto ciò che sopraggiunge”[18] (Ananke, Dike) e gli accadimenti, ossia al molteplice che “si para davanti”, che si manifesta e che diviene, ossia “arriva da”. Il rapporto tra l’immutabile e il divenire è antica questione, mai definitivamente risolta e, conseguentemente, millenario oggetto di riflessione.

Logos è vocabolo greco che riassume in sé molteplici significati e che, nello sforzo ermeneutico della complessità della sua realtà essenziale ed esistenziale, vede convergere tradizioni e culture che hanno connotato di sé quello che oggi chiamiamo riassuntivamente Occidente, il cui cuore è stata ed è l’Europa.

In questo sforzo ermeneutico e di costante tensione conoscitiva trova la sua corretta collocazione l’affermazione di Anderson che, riguardo ai massoni, “si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella religione nella quale tutti gli uomini convergono, lasciando loro le loro particolari opinioni o le persuasioni che li possono distinguere, per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero perpetuamente distanti”.

Anderson, pastore protestante, scriveva i landmark nel 1723, in un periodo nel quale il confronto aspro e cruento tra correnti religiose non era del tutto scemato e aveva lasciato sul terreno morte e distruzione.

Quel Centro d’Unione aveva molto il sapore di una pacificazione tra cattolici e protestanti, ma alla luce di un’analisi attenta dei rituali formatisi nel ‘600 e codificati da Elias Ashmole, assume un valore universale in ragione del Logos inteso nell’accezione eraclitea.

 In cammino ascoltando il Logos

Riassumendo il contenuto di alcuni frammenti eraclitei, Miroslav Marcovich, scrive che “a livello logico il Logos è valido universalmente e opera in tutte le cose” (114 + 2 DK), che “a livello ontologico, il Logos è un sostrato al di sotto della pluralità sensoriale delle cose: è una unità sottostante a questo ordinamento del mondo”; che “a livello epistemologico, riconoscere il Logos, è condizione necessaria per una reale e corretta conoscenza dell’ordinamento del mondo” (30DK) e, infine, che “a livello etico di comportamento, il Logos, è una regola di corretta condotta di vita (…)“.[19]

 

“Eraclito – ci ricorda Miroslav Marchovic – mostra il metodo per raggiungere il Logos: analizzando correttamente ciascuna cosa delle (due) parti che la costituiscono, ne risulterà una sorta di unità grazie al Logos universale”. [20]

 

Scrive Eraclito: “Le cose di cui c’è vista e udito e percezione queste in verità io preferisco” (fr.55DK) e aggiunge: “Gli occhi sono testimoni più fedeli degli orecchi” (Fr 101 a DK).

Tuttavia Eraclito ci avverte che: “Cattivi testimoni sono occhi ed orecchi per gli uomini, se questi hanno anime che non ne comprendono il linguaggio” (fr.107 DK) e che: “L’apprendere molte cose non insegna l’intelligenza; altrimenti l’avrebbe insegnato a Esiodo e Pitagora; e anche a Senofane e Ecateo”. Figuriamo se lo può insegnare ad una smart.

“La percezione sensibile e l’esperienza – commenta Miroslav Marchovic – richiamano la condizione basilare per l’apprendimento del Logos onnipresente, ma questa non è la sola condizione: altre ne sono richieste, fra cui l’intelligenza, la facoltà di interpretare correttamente i dati dell’esperienza e l’intuizione. Senza tali condizioni l’uomo non può raggiungere il Logos, né ottenere la sapienza (nous), rimanendo ad uno stadio sterile”. [21]

Percezione sensibile, intelligenza, facoltà di interpretare e intuizioni non sono delegabili ad alcuna smart e surrogabili da alcuna smart.

Una sfida per il Terzo millennio

Il pensiero unico, l’idea di un’Umanità senza radici e senza patrie (i luoghi dei padri, degli antenati), senza storia e senza tradizioni, così come l’idea di un “nuovo umanesimo” che fa la pari con l’idea sempre coltivata dai totalitarismi dell’uomo nuovo, sono la frontiera della sfida del Terzo Millennio. Una frontiera sulla quale si combattono due distinti fronti: quello dell’Essere Umano e quello dell’Uomo Nuovo Transumanizzato.

Una frontiera dove avanza la nuova peste dell’algoritmo sostituito al Logos, dove la stessa Chiesa, guidata dal gesuita José Mario Bergoglio, si va trasformando in un apparato politico mondialista, che poco ha a che fare con il suo essere cattolica, (dal latino ecclesiastico catholicus, a sua volta dal greco καθολικός, katholikòs), cioè universale, che non significa mondialista secondo i parametri del mondialismo finanziario e della cancellazione delle diversità culturali, tradizionali, storiche dei popoli.

 E’ in corso il tentativo di passare dall’umanesimo al transumanismo, cammuffato da un “nuovo umanesimo” che è l’estinzione dell’Umanità.

Il transumanismo ha profonde radici nel cosmismo, una corrente filosofica sviluppatasi in Russia a partire dall’Opera comune di Nikolaj Fëdorov (1829-1903) e la cui caratteristica principale è l’idea di “evoluzione attiva” o “evoluzione autodiretta” della razza umana, con una visione ottimista sui destini e le potenzialità sconfinate dell’umanità, una mirabile fede nell’evoluzione e nello sviluppo inevitabili della conoscenza umana.

Gli aderenti del cosmismo credono che gli uomini siano destinati a diventare un fattore decisivo nell’evoluzione cosmica, conquistando, trasformando e perfezionando l’universo, sconfiggendo la malattia e la morte, e infine generando una razza umana immortale.

Con il termine “Cosmismo”, coniato verso gli anni settanta del XX secolo, s’indica un vasto movimento culturale nato e sviluppatosi in Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Una corrente che unisce filosofi, scienziati ed artisti, che amalgama elementi radicati nella tradizione spirituale dell’anima russa con la scienza e la tecnica occidentale moderna. Una corrente sorprendentemente creatrice, fertile ed eclettica, che è stata capace di partorire ed influenzare alcune delle più importanti personalità russe del novecento, cresciuto in quell’humus culturale unico da cui è germogliata anche l’altra grande rivoluzione del tempo, l’ «assalto al cielo» del bolscevismo, influenzandosi reciprocamente. Le idee di Fëdorov ebbero influenza su Dostoevskij, Tolstoj, Solovev.

Durante il periodo sovietico, specialmente nei primi anni rivoluzionari, questa corrente scientifico-filosofica-religiosa ricevette la stima, l’appoggio e l’entusiasmo non solo nella ristretta cerchia dei ricercatori scientifici, ma anche di personalità politiche che a volte sopprimendo, a volte alimentando una tendenza che parve quasi occultista, se ne resero in qualche modo protagonisti.

Storicamente è con il lavoro culturale di Aleksandr Gorskij (1886-1943) e Nikolaj Setnitskij (1888-1937) che ebbe inizio la transizione dal fedorovismo puro al cosmismo.

Il cosmismo – con le sue idee forza dell’“evoluzione attiva” e delle potenzialità cosmiche dell’umanità – è comunque una filosofia universale, e come tale lo è anche la sua eredità. Non sorprende quindi di ritrovare richiami al cosmismo anche in altre parti del mondo. Per esempio il ‘Manifesto Cosmista’ dello statunitense Ben Goertzel. In esso sono contenute 10 tesi cosmiste.

Manifesto Cosmista di Goertzel.

1) L’umanità si fonderà con la tecnologia, rapidamente ed in modo sempre più esteso e profondo. Questa è una nuova fase dell’evoluzione della nostra specie, che sta cominciando ad essere evidente ai nostri giorni. La divisione fra il naturale e l’artificiale sarà prima sfumata, e poi sparirà. Alcuni di noi continueranno ad essere umani, ma con un’espansione radicale e crescente delle opzioni disponibili, ed una diversità e complessità radicalmente aumentate. Altri cresceranno fino a divenire nuove forme di intelligenza, molto al di là del dominio umano.

2) Svilupperemo tecnologie di intelligenza artificiale cosciente e mind uploading. Il mind uploading permetterà di estendere indefinitamente la vita di quelli che sceglieranno di lasciarsi la biologia alle spalle (uploads). Alcuni uploads sceglieranno di fondersi con altri uploads e con intelligenze artificiali. Questo richiederà un ripensamento e una riformulazione della nozione di identità personale, ma saremo capaci di farvi fronte.

3) Raggiungeremo le stelle, e ci espanderemo nell’universo. Incontreremo altre specie nel cosmo, e ci fonderemo con loro. Potremmo anche raggiungere altre dimensioni dell’esistenza, oltre quelle di cui siamo attualmente consapevoli.

4) Svilupperemo realtà sintetiche interoperabili (mondi virtuali) capaci di contenere esseri coscienti. Alcuni uploads sceglieranno di vivere in mondi virtuali. La divisione fra realtà fisiche e sintetiche sarà prima sfumata, e poi sparirà.

5) Svilupperemo tecnologie di ingegneria spazio-temporale ed una “magia futura” basata sulla scienza, molto al di là delle nostre attuali comprensione ed immaginazione.

6) L’ ingegneria spazio-temporale e la magia futura permetteranno di realizzare, attraverso la scienza, molte delle promesse delle religioni—e molte cose meravigliose che nessuna religione ha mai sognato. Un giorno saremo capaci di resuscitare i morti “copiandoli al futuro”.

7) La vita intelligente diverrà il fattore principale nell’evoluzione del cosmo, e guiderà questo nelle direzioni volute.

8) Radicali progressi tecnologici ridurranno drasticamente la scarsezza delle risorse materiali, in modo da rendere possibile un’abbondanza di ricchezza, crescita ed esperienza, per tutte le menti che così desiderano. Nuovi sistemi di auto-regolazione emergeranno per mitigare la possibilità che la mente esaurisca, oltre ogni controllo, le vaste risorse del cosmo.

9) Nuovi sistemi etici emergeranno, basati su principi che includeranno la diffusione di gioia, crescita e libertà nell’universo, e anche su nuovi principi che non possiamo ancora immaginare.

10) Questi cambiamenti miglioreranno in modo fondamentale l’esperienza soggettiva e sociale degli esseri umani, delle nostre creazioni e dei nostri successori, portando a stati di consapevolezza personale e condivisa le cui meravigliose vastità e profondità andranno molto al di là dell’esperienza dei “vecchi umani”.

Nuovi umani senza umanità

 Il pericolo della disumanizzazione era presente già ad alcuni scrittori, come Orwell e Isaac Asimov, il quale nei suoi scritti di fantascienza (che oggi non appare più tanto fanta) scrisse le tre leggi della robotica, che furono pubblicate per la prima volta nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso”, apparso sulla rivista specializzata statunitense Astounding Science Fiction.

Nei romanzi dello scrittore russo-americano, le tre leggi della robotica governano il comportamento dei cosiddetti robot positronici, macchine create per servire l’uomo, dotate di sistemi di sicurezza per non nuocergli.

Si tratta di principi rigidi, da non trasgredire, teorizzati per rassicurare l’umanità sulle buone “intenzioni” dei robot. Vediamo cosa dicono:

Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.

Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.

Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”.

Successivamente l’autore di “Io Robot” ne aggiungerà una quarta, superiore per importanza a tutte le altre ma valida solo per gli automi più sofisticati, definita legge zero: “Un robot non può recar danno all’umanità e non può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”.

La deriva del disumanesimo e le radici naziste

 La deriva del disumanesimo presenta anche aspetti di modificazione dell’essere umano che derivano dall’ideologia eugenetica nazista, come quella operata nel progetto Lebensborn. “Lebensborn – scrive Ingrid Von Oelhafen – è un’antica parola tedesca che significa “sorgente di vita”, travisata e distorta dall’eugenetica nazionalsocialista”.[22]

Sorgente di vita travisata.

Il trasformismo è la faccia inquietante del nuovo umanesimo.

Le teorie giustificazioniste dell’utero in affitto ricordano il progetto Lebensborn, con il traffico di bambini rubati alle famiglie e ritenuti razzialmente trasformabili in tedeschi di pura razza ariana. L’idea che i figli possano essere sradicati dalle famiglie con leggerezza non è figlia di nessuno, così come è di stampo nazista l’idea di costruire esseri umani a piacimento, scegliendo alla banca dati ovociti e spermatozoi per depositarli in una donna ridotta a fattrice per soddisfare gli egoismi di chi può permettersi di usare i soldi per fare qualsiasi cosa.

Il nazismo non è finito con la fine del Terzo Reich. Cile Brasile, l’Argentina di Peron e di Videla e della Guardia de Hierro, sono stati luoghi sicuri per i gerarchi nazisti e per la continuazione degli esperimenti eugenetici.

In particolare l’Argentina è stata il fulcro dell’accoglienza degli emigrati nazisti. “Schematizzando, si può dire – scrive in proposito Guido Caldiron – che le zone [prescelte] furono quattro: la Selva misionera che offriva sicurezza per la sua posizione lungo le frontiere con Paraguay e Brasile; la valle di Calamuchita e le grandi sierre di Córdoba, nel centro del Paese e con piccole comunità in un paesaggio alpino come – fra le altre – Santa Rosa de Calamuchita, La Cumbrecita e Villa General Belgrano; la regione che circonda San Carlos de Bariloche, fra laghi e montagne e a un passo dalla frontiera con il Cile; infine, le località a nord della capitale federale: Villa Ballester, El Palomar, Olivos, San Isidro, Vicente López, Florida e San Fernando”.[23]

Con la connivenza dell’Argentina, del Brasile, del Paraguay il dottor morte dei campi di sterminio nazista, Josef Mengele, continuò a fare i suoi esperimenti sui gemelli e sulla clonazione degli esseri umani.

Nelle pieghe nascoste del “nuovo umanesimo” non si nasconde solo l’orwelliana presenza del Grande Fratello in veste algoritmica, ossia la follia di trasformare l’essere umano in una macchina immortale, ma anche il fondo razziale eugenetico nazista.

Un futuro per l’Europa è nel ritorno al Logos

Per concludere.

L’Unione Europea, se vuole avere un futuro, deve dotarsi di una carta costituzionale che stabilisca anzitutto i valori fondamentali ai quali dovranno conformarsi le norme comunitarie e quelle dei singoli stati membri.

Oggi l’Unione Europea non ha una carta costituzionale ed è un leviatano burocratico-finanziario, basato sul fragile piedistallo della moneta unica e ammorbato da una deriva totalitaria dovuta al pensiero unico transumanista che ha progressivamente contaminato le élite che la governano.

L’Unione Europea va rifondata e dotata di una carta costituzionale e deve passare dall’Euro al Logos, recuperando le sue autentiche antiche radici.

© Silvano Danesi

 

[1] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[2] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[3] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[4] Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Cortina

[5] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[6] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[7] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[8] Vedi Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press

[9] Edoardo Boncinelli, La vita nella nostra mente, Laterza

[10] Antoniuo Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[11] da Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Liberare la libertà, Cantagalli

[12] Le citazioni sono tratte da Roberto Calasso, La letteratura degli dèi, Adelphi

[13] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[14] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[15] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[16] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[17] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[18] Emanuele Severino, Legge e caso, Adelphi

[19] Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[20] Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[21]Miroslav Marcovich, in Eraclito, testimonianze, imitazioni e frammenti, Bompiani

[22] Ingrid Von Oelhafen e Tim Tate, I figli segreti di Hitler, Newton Compton

[23] Guido Caldiron, I segreti del Quarto Reich, Newton Compton

Mondialismo, malattia del bergoglismo

Scrive Jung che nessun “albero nobile, di alto fusto, ha mai rinunciato alle sue oscure radici. Esso cresce non soltanto verso l’alto, ma anche verso il basso”. (C.G.J-Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri).

Il grande e nobile albero d’Europa non può esistere se non è alimentata, al contempo, la crescita verso l’alto e verso il basso.

L’ideologia mondialista, sorosian-davosiana, è l’esatto contrario di quanto afferma Jung, uno dei massimi intellettuali europei del ‘900.

L’ideologia mondialista sorosian-davosiana è eradicante e conduce al disordine e alla catastrofe dell’umanità, riducendola ad un’informe insieme gelatinoso di consumatori e di schiavi del Kombinat buro finanziario, nuovo Leviatano. Non a caso all’ideologia sorosia-davosiana piace il kombinat totalitario cinese.

L’Europa dei popoli e delle nazioni è tale se sono riconosciute e alimentate le radici, affinché il fusto, i rami e le foglie crescano rigogliose.

Una delle radici d’Europa è sicuramente il cristianesimo. Non è la sola e nemmeno la più antica, ma è una radice poderosa. Una radice che il “bergoglismo” sta mettendo in serio pericolo.

Gli “ismi” vanno sempre distinti dalle idee originarie dalle quali derivano e dalle persone che le hanno pensate, essendo gli “ismi” cascami ideologici.

E’ quanto accade oggi con il “bergoglismo”, che sta trasformando la Chiesa cattolica apostolica romana in una Ong mondialista più vicina alle ideologie sorosian-davosiane che alla tradizione che ha fatto del cristianesimo una delle radici d’Europa.

“In effetti – scrive non a caso Benedetto XVI – la Chiesa viene in gran parte vista solo utilizzando categorie politiche e questo persino per dei vescovi che formulano le loro idee sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici”. (Benedetto XVI, articolo pubblicato su Klesublatt).

Benedetto XVI, nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg (Martedì, 12 settembre 2006) tenne un discorso, noto come il discorso di Ratisbona dove, tra le altre cose, disse. “L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco. […] Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio”.

La grande cultura greca, altra radice poderosa, qui si coniuga con il cristianesimo.

Tra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco la distanza è tendente all’infinito. Il Papa gesuita è, del resto, perfettamente in linea con l’azione della Compagnia di Gesù sin dalle sue origini: interventismo politico.

La Compagnia di Gesù è nata con il mondo moderno, quando il pensiero filosofico e scientifico ha fondato la sua autonomia. In questo si è subito differenziata dai grandi ordini medievali: Francescani, Carmelitani, Domenicani.

La Compagnia di Gesù è intervenuta sin dai suoi primi passi nella politica e nella realtà sociale, con alterne vicende e alterne alleanze: dall’assolutismo monarchico e reazionario austriaco, all’assolutismo dispotico dei monarchi illuministi.

Non è un caso che i Gesuiti siano stati cacciati da Venezia nel 1606, dalla Boemia nel 1618, da Napoli e dai Paesi Bassi nel 1676, dalla Francia nel 1764, dalla Spagna nel 1767, dal Portogallo nel 1769, da Roma e da tutta la cristianità nel 1773 (lo scioglimento dell’ordine è dovuto alla Lettera apostolica Dominus ac Redemptor del 21 luglio 1773 di Clemente XIV).

I Gesuiti sopravvissero protetti da re illuministi come Federico II di Prussia, che si giovò della loro collaborazione nelle regioni da lui dipendenti e abitate da popolazioni cattoliche e Caterina II di Russia, ossia da un re protestante e da una regina ortodossa.

Autori di esperimenti di comunismo paternalistico, attuati con le Riduzioni in Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia, i Gesuiti ebbero il plauso degli illuministi.

Dei Gesuiti è provebiale la sibillinità. Nel Compendium, ad esempio, alla domanda: “Si domanda a che cosa è obbligato un uomo che ha giurato in modo fittizio e per ingannare?”. La risposta è quantomeno inquietante: “Egli non è obbligato a nulla in virtù di religione, poichè egli non ha prestato un vero giuramento. Nullameno è obbligato dalla giustizia a mantenere ciò che ha giurato in un modo fittizio e per ingannare”. In aggiunta potremmo citare la seguente affermazione: “In ogni promessa fatta con giuramento, anche in via assoluta, vi sono certe condizioni tacite, come per esempio: se lo potrò; salvo il diritto e l’autorità superiore; purché le cose restino moralmente nel medesimo stato”.

Insomma, fidarsi di un giuramento, stando alla logica gesuitica, è perfettamente inutile.

Ed è con questi Gesuiti che nel ‘700 si sono alleati despoti illuminati come Federico II di Prussia e Caterina di Russia.

Federico II fu un despota illuminato. Despota, dispotico e dispotismo fanno, non a caso, la loro prima apparizione nel dizionario francese nel 1720. Formatosi, a quanto pare, alla fine del XVII secolo, il concetto di dispotismo finisce ben presto per indicare un regime politico in cui l’oppressione sociale va di pari passo con l’autorità assoluta del sovrano. Federico II di Prussia, despota illuminato, che si avvale dei Gesuiti è l’evidente attestazione della capacità della Compagnia di Gesù di intessere rapporti con gli ambienti più vari e di essere instrumentum regni. Con i resti sparsi della diaspora padre Pigantelli ricostruì la Compagnia dopo le guerre napoleoniche.

Un altro esempio riguarda l’Inghilterra dove Giacomo I (cattolico) tentò un difficile equilibrio tra le varie fazioni, represse con durezza vari attacchi della nobiltà, sia cattolica, sia protestante e asserì il diritto divino della monarchia (Deus meumque ius). Privo dell’abilità di governo della cugina Elisabetta, alla quale era succeduto con un passaggio dinastico dai Tudor agli Stuart, Giacomo cercò invano di mediare tra le richieste del partito cattolico e di quello protestante, ma di fatto la tensione interna si accrebbe. Per rispondere alle richieste di riforma religiosa dei puritani, autorizzò una nuova traduzione inglese della Bibbia, nota come versione di re Giacomo; appoggiò inoltre i vescovi della Chiesa anglicana contro i riformatori radicali protestanti, ma la sua difesa del diritto divino della monarchia gli attirò l’ostilità dei cattolici, che organizzarono contro di lui la Congiura delle polveri o Congiura dei Gesuiti, nel 1605.

Dire, come fa Benedetto XVI che la Chiesa “viene in gran parte vista solo utilizzando categorie politiche e questo persino per dei vescovi che formulano le loro idee sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici” è non solo una constatazione dell’odierna realtà, ma un richiamo alla storia.

Non è fuori dalla storia dei Gesuiti, pertanto, l’alleanza attuale con il dispostismo illuminista buro finanziario e la ricerca di un’intesa con il Kombinat cinese.

 

Silvano Danesi

 

 

 

 

Il mito della razza mascherato da libertà

L’ondata razzista montante non è quella che i media del pensiero unico ci descrivono ogni giorno, associandola al sovranismo e al populismo.

L’ondata razzista montante, ben mascherata da rivoluzione sessuale libertaria, ripropone di fatto il mito della razza superiore di ispirazione nazista. Il “Progetto Lebensborn” (sorgente di vita) non è mai stato abbandonato e si fa largo nell’opinione pubblica nascondendosi, come la gramigna, tra il grano.

Fuor di metafora, l’idea eugenetica per creare una razza super intelligente, si mimetizza confondendosi tra le ricerche e le pratiche scientifiche volte a combattere le malattie o a favorire la fertilità. L’intento è ben evidente, se si osserva la storia dell’esperimento nazista e se si analizzano alcune tendenze del pensiero unico imposto dalle élite con occhi disincantati, ossia non presi da incantamento: stato di assenza mentale provocato da una persistente distrazione.

In un contesto dove la verticalizzazione del potere della finanza internazionale e delle multinazionali si avvale della tecnologia basata sugli algoritmi, concentrata in poche mani e capace di profilare e orientare le masse, il pensiero unico veicola idee tendenti a far accettare, come illuminate e libertarie, pratiche eugenetiche che hanno come fine la creazione di una razza di super intelligenti dominanti un’umanità di schiavi (Untermenschen).

Una via “per arrivare ad un’intelligenza superiore all’intelligenza umana attuale – scrive in proposito Nick Bostrom – consiste nel potenziare il funzionamento di cervelli biologici. In linea di principi, è un obiettivo realizzabile senza tecnologia, attraverso la riproduzione selettiva”.[1] In altri termini, un programma eugenetico.

Con le tecnologie di concepimento assistito, tuttavia, spiega Bostrom, si possono abbreviare gli anni relativi all’evoluzione.

Bostrom elenca alcuni metodi volti a favorire il progetto energetico.

  • Genotipizzazione e selezione di un numero di embrioni che hanno caratteristiche genetiche altamente desiderate.
  • Estrazione di cellule staminali da questi embrioni e loro trasformazione in spermatozoi e ovuli, che maturano nell’arco di sei mesi o meno.
  • Incrocio dei nuovi spermatozoi e ovuli per produrre embrioni.
  • Ripetizione dei passi precedenti fino all’accumulazione di grandi cambiamenti.

La procedura della fecondazione in vitro, che può essere anche una modalità per aiutare coppie in difficoltà a procreare, può diventare uno strumento di eugenetica diffusa.

“Con il diffondersi dell’uso della procedura, in particolare tra le élite sociali – afferma Bostrom – potrebbe avvenire uno spostamento culturale verso modelli di genitorialità che presentano la selezione come una procedura adatta alle coppie responsabili e illuminate”.[2]

L’insieme delle tecnologie e delle procedure elencate da Bostrom, aggiunte alla pratica dell’utero in affitto, non è certamente riservato ai poveri. Il costo medio per avere la disponibilità di un utero (che sia di un essere umano poco importa agli illuminati) è di cinquanta mila euro. Cifra impensabile per i tre quarti dell’umanità e comunque lontanissima anche dalle tasche di chi vive nei cosiddetti paesi avanzati. Se poi pensiamo alle pratiche selettive il costo sale. Roba da ricchi, insomma.

Nessuno degli illuminati si preoccupa della pesante eredità psicologica del nascituro. L’importante è che sia fatto su misura per entrare a far parte della razza eletta.

Dei disastri relativi alle pratiche eugenetiche è testimonianza significativa il saggio:”I figli segreti di Hitler” di Ingrid von Oelhafen e Tim Tate.[3]

Il nazismo è stato sconfitto militarmente, ma non è stato estirpato e come un virus mutante si ripresenta in forme mascherate per essere accettate.

L’antivirus è uno solo: aprire gli occhi e uscire dall’incantamento.

© Silvano Danesi

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Nick Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri

[2] Nick Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri

[3]”I figli segreti di Hitler” di Ingrid von Oelhafen e Tim Tate, Newton Compton.

La pedofilia e l’internazionale del Male

“Di fronte a loro, un mondo altrettanto malato, corrotto nell’anima e nella psiche, per il quale sembra non possa esistere possibilità di redenzione o di consapevolezza”.

La frase è contenuta nel risvolto di copertina del romanzo di Marino Fracchioni: “Il vincitore è sempre solo” (ed. Etica – Torino).

Chi sono loro? I pedofili, una delle più ignobili, schifose, inumane incarnazioni del Male. Si, il Male, perché il Male non è una categoria astratta, ma una realtà concreta di comportamenti di non umani dalle sembianze umane; è un’eggregora mefitica costruita da non umani dalle sembianza umane.

Giordano Bruno, nel suo: “Il canto di Circe” (Bur), scrive che Circe invoca gli dei affinché le sia «possibile stringere in un vincolo gli spiriti che amministrano e dispensano le figure, perché questi, sia pure contro la loro volontà, facciano emergere nella piena luce e (via via che si ritrae la mentita sembianza di un uomo) da occulti che erano rendano finalmente visibili i lineamenti nascosti di un altro genere di esseri viventi». Circe: «Si allontanino, si allontanino – giacché anche noi lo abbiamo proibito – i volti umani dalle bestie».

Meri: «Mirabile a vedersi, Circe, mirabile a vedersi: di tanti uomini che prima potevamo vedere, solo tre o quattro sono rimasti tali, e questi corrono tremanti a mettersi al sicuro. Tutti gli altri, alcuni dei quali si rifugiano nelle caverne più vicine o volano verso i rami degli alberi o si gettano a precipizio nel mare vicino mentre altri di indole più domestica si avvicinano in fretta alla nostra dimora, vedo che sono stati trasformati in animali di diverso genere».

Circe: «Dì piuttosto che solo adesso hanno esplicato e reso visibili le forme che erano loro proprie».

Accanto ai pedofili agiscono i trafficanti di esseri umani, che procacciano bambine e bambini per la loro lussuria immonda di incarnazioni del Male.

Il Male si insinua nel mondo grazie all’indifferenza e ai colpevoli silenzi di una società malata, drogata e indotta all’acriticità da un pensiero unico massificante.

La storia della quale sono protagonisti Victor e Emi è, detta in estrema sintesi, quella di un “servo del silenzio”, un investigatore giustiziere e di una giornalista d’inchiesta, i quali svelano un traffico di bambine tra Torino e Ginevra, gestito da un’organizzazione che le induce alla prostituzione per soddisfare le voglie immonde di non umani, facoltosi ma zombie psicologici.

Il romanzo, una spy story in piena regola, con quel tanto di sano erotismo che contrasta con l’immonda lussuria degli zombie psicologici e con un’affascinante descrizione dei metodi e degli strumenti di indagine, è, in realtà, il resoconto romanzato di un’indagine vera. Veri sono anche i personaggi, come Alberto o come Pilon.

Victor e Ramon, anch’essi veri, sono il capo e il vicecapo della “squadra fantasma” dei romanzi: “I servi del silenzio” e “I servi del silenzio – Parsifal”, che raccontano le imprese, anche in questo caso a sfondo reale, di agenti dell’intelligence spagnola che agiscono, con competenza, determinazione e rapidità, per poi sparire nel nulla.

Personaggio nuovo e interessante è la giornalista Emi, che dalla cronaca noiosa di Torino, per quanto vissuta con passione e professionalità, passa in pochi giorni al giornalismo d’inchiesta, travolta da Victor e dalla sua squadra, che la coinvolgono in una caccia ai pedofili che si svolge tra la triste Torino di una borghesia debosciata e l’ovattata Ginevra dai mille volti, molti dei quali oscuri.

La storia del romanzo, alla cui base sta una realtà datata, rimbalza nell’attualità non solo per i numerosi scandali relativi alla pedofilia che occupano le cronache di ogni giorno, ma anche per un libro denuncia di Emidio Novi: “La riscossa populista”, che pone l’attenzione del lettore su scenari inquietanti, nei quali è ipotizzata la presenza di un’internazionale della pedofilia, ossia un’internazionale del Male, che organizza party pizza e party hot dog esclusivi, dove per pizza si intende una bambina e per hot dog un bambino.

Enrico Novi, senatore e un giornalista, recentemente scomparso, travolto, sorprendentemente, nel suo paese natale, in Puglia, da un camion dello sporco in retromarcia, presenta panorami inquietanti e ben documentati, dove il Male è all’opera e, tuttavia, non giunge a conclusioni pessimistiche.

Redimere gli zombie psicologici incarnazione del male è impresa impossibile, ma combattere una battaglia per ridefinire valori e confini è un dovere che può indurre un radicale cambiamento.

Del resto, anche Enrica Maria Immacolata, in acronimo Emi, per quanto censurata da un direttore servo di un mondo malato e prono ai dettami degli zombie psicologici, ha in serbo una sorpresa: un asso nella manica regalatogli da Victor.

Forse, chi lo sa, Marino Fracchioni, in un prossimo romanzo-testimonianza, rimetterà Emi all’opera, per combattere gli zombie psicologici, incarnazioni del Male.

Il vincitore è davvero solo? Forse no. Il risveglio delle coscienze è in atto.

Silvano Danesi