Il popolo e le élite della dittatura mascherata

L’utopismo, secondo Popper, conduce alla tirannia e al totalitarismo in quanto il piano di governo della società (educazione del cittadino, ecc.) conduce ad un’identificazione della società con lo Stato e l’esigenza di condurre a “buon fine” l’esperimento induce a tacitare dissensi e critiche, comprese le critiche ragionevoli e quindi al controllo delle menti.

“Ma questo tentativo di esercitare il potere sulle menti – scrive Popper – inevitabilmente distrugge l’ultima possibilità di scoprire che cosa pensi veramente la gente, ed è evidentemente incompatibile con il pensiero critico. In ultima analisi tale tentativo deve per forza distruggere la conoscenza; e quanto più aumenterà il potere, tanto maggiore sarà pure la perdita di conoscenza”. [i]

E’ quanto è accaduto alle élite autoreferenziali del mondialismo, le quali, non comprendendo più il popolo, lo sfiduciano.

Che Popper avesse ragione lo testimonia il commento di Giorgio Napolitano all’elezione di Trump: “Siamo innanzi ad uno degli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, direi uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale, che non è sempre stata una storia lineare di avanzamento, da tanti punti di vista, della nostra società e dei nostri Stati. Qualche volta l’esito di votazioni a suffragio universale è stato anche foriero di gravissime conseguenze negative per il mondo”.

Tradotto in chiaro, il pensiero di colui che è stato, purtroppo per noi, il presidente della Repubblica italiana, è che se il popolo fa quello che piace alle élite, meglio: a certe élite, allora il popolo è ottimo; se il popolo vota male, non secondo quanto vorrebbero certe élite, allora è pessimo, non è più popolo, ma massa amorfa, che esprime populismo, il cascame della democrazia.

Eppure, parrebbe che demo-crazia significhi proprio il potere del demos, ossia del popolo.

Il commento dell’élite autoreferenziale degli illuminati intellettuali mondialisti, meglio alter-mondialisti, come direbbe Agnoletto, che ha eletto a suo leader papa Francesco, autore della nuova religione terzomondista che ha sostituito il cirstianesimo, è che “il voto di Trump è un voto di gente non laureata”.

Alla faccia. Ma questi signori della cosiddetta sinistra, un tempo non lontano non erano i difensori della working class (classe operaia) e dei rurals (i contadini)?

Absit iniuria verbis. Contadini? Operai? Ignoranti non laureati. Noi l’élite dei laureati vi diciamo che se non seguite le nostre illuminanti indicazioni siete un branco di ignoranti populisti. Soprattutto non volete capire che il nostro stare con la grade finanza e con il kombinat di potere dell’industria bellica e delle multinazionali è per fare il vostro bene. Incolti, volgari (ossia vulgus), convertitevi. Seguiteci. Dateci ascolto e sarete di nuovo popolo mondialista, buonista e politicamente corretto.

Politicamente corretto? Ah! si: il linguaggio di chi non vuol dire pane al pane e vino al vino. Quelli che seguendo papa Francesco si dimenticano che nel Vangelo c’è scritto. “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Matteo 5,37.

Il politicamente corretto è l’apoteosi dell’eufemismo, ossia del non dire per non avere conseguenze; è il linguaggio dei salotti radical chic, dove ogni presa di posizione è poco elegante. Meglio non dire, essere sfuggenti, sfumati, ossia inconsistenti.

Inconsistenti?  No. Dietro il bon ton si nasconde la dittatura del politicamente corretto, che è la censura per chi non condivide le idee dominanti dell’élite intellettual radical mondialista: oggi diversamente mondialista, ossia il predominio della finanza, delle grandi multinazionali, in primo luogo di quelle delle armi.

Vi ricordate Fedro? “Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus”.

« Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.
“Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?
E l’agnello, tremando:
“Come posso – chiedo – fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”
Quello, respinto dalla forza della verità:
“Sei mesi fa – aggiunse – hai parlato male di me!”
Rispose l’agnello:
“Ma veramente… non ero ancora nato!”
“Per Ercole! Tuo padre – disse il lupo – ha parlato male di me!”
E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti. ».

Cari sinistresi, diversamente terzomodialisti, amanti del comunismo papista e della dittatura feudale del lupo finanziario, accade che il popolo non faccia sempre come l’agnello di Fedro, ma prenda in mano la rude zappa dei rurals, la chiave inglese dei workers e mandi a quel paese le vostre illuminanti idee.

 

Voi, del politicamente corretto, dovreste avere il coraggio e l’onestà di dire che il popolo vi fa schifo e che preferite il governo delle élite, meglio ancora le dittature mascherate da democrazia. Ne avrebbe vantaggio l’onestà di pensiero. Ma l’onestà di pensiero è politicamente corretta? Ops. Che ineleganza!.

Silvano Danesi

[i] Karl Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli

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