Gli Americani e l’alleanza con la mafia.

Intervistato da Alan Friedman nel suo libro “Questa non è l’America” (Newton Compton) Michael Ledeen dichiara: “Oh si, è più che corretto dire che abbiamo aiutato la mafia, abbiamo lavorato con loro, e deliberatamente. Alcuni mafiosi vennero graziati e altri sfuggirono all’arresto, altri ancora ebbero il permesso di lasciare gli Stati Uniti e tornare in Sicilia. L’idea era utilizzare la mafia per combattere i comunisti, subito dopo la Seconda guerra mondiale”.

“Gli Stati Uniti – commenta Friedman – avrebbero aperto le galere, liberi decine di mafiosi, e avrebbero rifornito Cosa Nostra in Sicilia di soldi, armi ed esplosivi, in modo che potesse far saltare in aria installazione militare dell’Asse, ponti e ferrovie strategicamente importanti. Erano pronti ad armare e rafforzare la mafia, che da anni era sulla difensiva a causa degli attacchi delle camicie nere di Mussolini. La decisione di armare e collaborare con la criminalità organizzata fu approvata dai più alti ranghi delle autorità militari, incluso il generale Dwight D. Eisenhower, comandante del teatro di operazioni nordafricano”.

Gli Americani del generale Patton, sbarcati nella zona sud orientale della Sicilia, in quattro giorni raggiunsero Palermo. Più o meno la stessa cavalcata di Garibaldi, sbarcato a Marsala grazie all’accordo con gli Inglesi, le cui navi permisero l’approdo tranquillo in Sicilia dei Mille e alla Casa Florio, da sempre filo inglese.

Aggiunge Friedman, riassumendo la sua conversazione con Ledeen: “Dopo la fine della guerra, il Governo Militare Alleato, detto AMGOT, a Palermo, guidato da Charles Poletti, si mostrò benevolo verso i mafiosi siciliani. L’AMGOT stesso affidò a diversi mafiosi la carica di sindaco di svariate cittadine siciliane. Molti altri mafiosi furono scarcerati, e tornarono nella madrepatria indisturbati, altri divennero informatori politici e agenti del controspionaggio americano, lavorando fianco a fianco per combattere i comunisti, proprio come in precedenza avevano collaborato a combattere Mussolini. E nel frattempo Cosa Nostra aveva mano libera: poté quindi rimpolpare i propri ranghi e rafforzarsi per la prima volta dopo due decadi di repressione da parte della camicie nere. Grazie agli Americani”.

Se passiamo a Lucky Luciano, padrino della mafia di New York, questi collaborò con il governo americano per controllare la presenza di U-Boot tedeschi nei pressi dei porti americani . Calogero Vizzini fu un contatto utile per gli Usa.

Grazie all’intervento americano l’Italia si è liberata dalla dittatura fascista e della presenza sul suo territorio nazionale dei nazisti tedeschi, ma il prezzo pagato è stato assai duro.

La rinascita del Bel Paese è avvenuta grazie al sostanzioso aiuto del Piano Marshall, ma una parte del Paese è stata messa nelle mani della delinquenza organizzata, che non a caso ha prosperato indisturbata.

Chi è Michael Ledeen? Uno che se ne intende. Friedman lo descrive come “ex consulente del SISMI ai tempi di Giuseppe Santovito, il generale iscritto alla P2 di Licio Gelli”, “nemico di un altro capo del SISMI all’epoca di Sigonella, l’ammiraglio Fulvio Martini”, “uomo della Casa Bianca di Reagan, che ha fatto da traduttore tra Reagan e Craxi” durante la crisi di Sigonella, “collaboratore della figura centrale dello scandalo Iran-Contras”, il colonnello Oliver North. Storico di formazione, esperto di intelligence, amico di Cossiga, studioso di D’Annunzio, frequentatore del Lago di Garda. In buona sostanza un americano che conosce bene l’Italia.

Silvano Danesi

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Il TrumpObamaCare, ossia la stessa zuppa.

L’Obamacare, la legislazione Usa in base alla quale è stata estesa l’assistenza sanitaria ai più poveri, è fallita prima che Trump la volesse mettere in soffitta.

Grazie all’Affordable Care Act gli americani senza assistenza sanitaria sono scesi da 50 milioni a 29 milioni, che sono sempre una bella cifra, ma essendo l’attuazione dell’assistenza comunque affidata alle compagnie assicurative, queste, obbligate a prendersi in carico i meno abbienti, hanno alzato i costi dei premi assicurativi , cosicché milioni di americani del ceto medio basso si sono trovati totalmente, come si dice, in brache di tela.

Che il sistema non funzionasse lo ha detto non Trump, ma l’inossidabile Bill Clinton, quello che ha dato il via al processo di deregulation che ci ha sprofondati nella depressione attuale. “Questo sistema è pazzo – ha dichiarato Clinton – in cui tutto d’un tratto 25 milioni di persone in più hanno la copertura sanitaria. Ma dall’altra parte tutti quelli che da anni si spaccano la schiena, lavorando anche 60 ore alla settimana, si trovano con premi assicurativi raddoppiati e la copertura dimezzata. E’ la cosa più folle del mondo”.

A raccontare la bella storia è Alan Friedman, nel suo: “Questa non è l’America”, un libro che non risparmia nulla a Trump, che al noto giornalista sta letteralmente sugli zebedei.

Il fatto è che Friedman, quando ha spiegato come funzionano le cose in Europa ad una sua concittadina, questa ha detto: “Wow”, con “gli occhi spalancati per lo stupore”. “Tutti hanno la copertura sanitaria in Europa? Wow”.

Questa è l’America, ma prima di Trump.

Ora Trump vuol cambiare la Obamacare con la sua Trumpcare, ma se non è zuppa è pan bagnato. In ogni caso la sanità americana è in mano alle compagnie di assicurazione, che sono l’altra faccia di quel mondo finanziario che ci ha messo con il culo per terra e che lascia milioni di americani senza la possibilità di farsi curare.

America dream? No grazie. Gli Americani ci hanno salvati per ben due volte dalle grinfie della Germania uber alles e non possiamo che essere loro grati, ma della loro democrazia non sappiamo cosa farcene. In termini di civiltà non ha nulla da insegnarci chi non è capace di stabilire che le tasse devolute allo Stato devono servire per garantire ai cittadini alcuni servizi essenziali alla vita e al benessere.

E poi, guarda guarda, nella Dichiarazione di indipendenza i Padri dell’America nascente avevano inserito nientemeno che il “diritto alla felicità”.

Che magnifica coerenza.

Silvano Danesi