L’EUROPA DEL QUARTO REICH ALLA PROVA DELLA STORIA

La finanza internazionale, con soggetti come Soros, supportata da politici come Clinton, ha costruito un’ideologia mondialista tesa a determinare un imperialismo finanziario che metta in scacco gli stati nazionali e ha introdotto il pensiero unico politicamente corretto, che è divenuto un dogma limitante la libertà di espressione.

Questa ideologia è totalitaria, in quanto nega ogni realtà che non si adegui a quello che l’ideologia stessa intende propinare a tutti noi.

“Ogni dissenso è, in quanto tale – scrive Yoram Hazony – ritenuto volgare, incompetente e incolto, se non addirittura indice di una mentalità fascista”. [1]

A questo compito repressivo si sono subito accodati i lacchè di quel complesso ideologico che Pasolini definiva fascismo di sinistra, che danno del fascista a tutto coloro che non si adeguano al pensiero unico e non si rendono conto di essere al servizio del Quarto Reich, che ha fatto dell’Europa unita la versione economica e ideologica dell’Impero germanico.

Il pensiero unico politicamente corretto, come moderno dogma del globalismo, trova la sua origine nelle utopie, nate tutte sul paradigma della Repubblica di Platone e tragicamente trasformatesi in distopie. L’utopia comunista, ultimo esempio tragico, si è trasformata nello stalinismo sovietico e, ora, nel nazicomunismo cinese.

A legittimare l’idea del governo mondiale c’è anche lo scritto di Emanuele Kant: “Per la pace perpetua” (1795), dove il filosofo tedesco avanzava l’idea, per l’Europa, della formazione di una federazione repubblicana di popoli liberi (Civitas gentium), indicata come l’unico mezzo atto a sostituire lo stato di guerra con lo stato di pace.

Ogni membro di questa federazione, secondo Kant, continuerebbe a formare uno Stato particolare, avente la sua autonomia, la sua Costituzione, il suo Potere Legislativo, il suo Potere Giudiziario, il suo Potere Esecutivo, il suo Governo. Questi Stati particolari, però, costituirebbero e manterrebbero sopra loro uno Stato federale, la cui Legislatura, il Tribunale, il Consiglio esecutivo, avvolgerebbero e reggerebbero l’insieme formato dagli Stati.

Scrive Kant: “Non deve alcun Stato indipendente (poco importa se piccolo o grande) poter essere acquisito da un altro per mezzo di eredità, scambio, compera o donazione. Uno Stato non è (come il territorio in cui ha sede) un bene, un avere (patrimonium). È società d’uomini su cui nessuno, tranne essa stessa, può comandare o disporre”.

La Natura, sostiene Kant, “adopera due mezzi per distogliere i popoli dal frammischiarsi; la diversità delle lingue e delle religioni: questa, invero, trae con sé una predisposizione ad odiarsi e pretesti a guerre, ma colla crescente civiltà e le progredenti relazioni fra gli uomini, conduce pure ad una maggiore uniformità di principii e ad un accordo per la pace, che è prodotto ed assicurato dall’equilibrio di tutte le forze, non già dal loro indebolimento, come avviene col dispotismo che si fonda sulla tomba della libertà”.

L’uniformità di principi non può essere imposta con dei trattati e con la costruzione di un assetto federativo basato su una moneta, su una banca centrale e su un apparato burocratico, ma su un lungo processo, anche secolare, di condivisione e di maturazione di idee comuni.

L’idea di democrazia, per affermarsi in una parte del mondo, non in tutto, è partita dall’Atene del quinto secolo per essere ancora un prodotto imperfetto del pensiero umano. La stessa idea di libertà individuale si è affermata solo recentemente e non è condivisa in tutto il mondo.

L’idea di Kant si colloca pertanto nel solco delle utopie, che nella storia si sono trasformate in distopie.

Un’idea federale d’Europa ci viene anche da Carlo Cattaneo, il quale dopo il 1848 si fece sostenitore di un assetto federale dell’Italia e anche dell’Europa (gli Stati Uniti d’Italia e d’Europa), scrivendo, a questo proposito, in una notazione del 1833, un riferimento diretto agli Stati Uniti d’America, “nazione possente” e non “una greggia di piccole colonie sbrancate, invidiose, nemiche, costrette a vivere coll’armi alla mano, perpetuamente, come gli europei”.

Cattaneo afferma che “solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti può accoppiarsi libertà e unità. Così solamente si adempie il precetto del Fiorentino [Machiavelli] che il popolo, per conservare la libertà, deve tenervi sopra le mani. (Da Castagnola, 6 febbraio 1850). Da Lugano, 30 settembre 1850, Carlo Cattaneo, con una sintesi lapidaria scrive: “Stati uniti d’Europa; ogni popolo padrone in casa sua”. “Stati uniti – spiega Cattaneo – è una gran parola che può sciogliere molti problemi in Italia e in tutta Europa e può prevenire cento mille controversie. Qual altra cosa sarebbe stata se Kossuth, invece di proclamare l’ambiziosa repubblica dei Magyarok, avesse proclamato li Stati Uniti del Danubio; quanti odj e quante opposizioni di meno in Servia, in Croazia, in Transilvania; qual felice mezzo termine per trasformare le Kronländer in Freyländer, l’impero austriaco in una Svizzera gigantesca e invincibile! E come non potevano Trieste e Venezia e Milano appoggiare il patto di federazione come una semplice alleanza, come facevano da principio con la Svizzera i Grigioni e i Ginevrini? (…) Io credo che il principio federale, come conviene agli Stati conviene anche agli individui. Ognuno deve conservare la sua sovranità personale”. (Da Castagnola, agosto 1851).

Infine, Cattaneo scrive:“I popoli devono statuire sin dal primo istante la libertà, la sovranità, ma devono darsi immediato soccorso come fanno i loro nemici, e devono farne pubblico patto (…). Un patto federale vuole una dieta, un congresso, una costituente che lo scriva e che lo sancisca”. (Da Castagnola, 29 ottobre 1851).

L’attuale forma di Unione Europea è ben lontana da quella di Cattaneo e riguardo all’Unione, Noam Chomsky, il maggior linguista vivente scrive: “Non è meno eclatante il declino della democrazia in Europa, dove il processo decisionale sui temi di maggior rilevanza si è spostato nelle mani delle burocrazie di Bruxelles e dei poteri finanziari che esse in larga misura rappresentano. Il loro spregio della democrazia è emerso nella reazione furibonda al referendum di luglio 2015: era inaccettabile l’idea che il popolo greco potesse dire la sua sulle sorti della sua società, fatta a pezzi dalle disumane misure di austerity della Troika, ossia Commissione Europea, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale(in questo caso i referenti politici del Fmi, non quelli economici, che avevano invece criticato quelle misure devastanti). Obiettivo dichiarato delle politiche di rigore era ridurre il debito greco; in realtà esse hanno aumentato il debito in rapporto al Pil, il tessuto sociale è stato ridotto a brandelli, e la Grecia è diventata un canale per far transitare i cospicui pacchetti di salvataggio delle banche francesi e tedesche che avevano concesso prestiti rischiosi”. [2]

L’Europa di Maastricht e l’imperialismo germanico

Il globalismo è una versione del vecchio imperialismo, con l’obbiettivo di una tirannide corrispondente ad un impero universale.

Scrive Yoram Hazony che, “non dissimilmente dai marxisti dello scorso secolo, anche i liberali possiedono una grandiosa teoria su come porteranno la pace e la prosperità economica al mondo, abbattendo ogni confine e fondendo l’intero genere umano sotto il dominio planetario. Infatuati dalla lucidità e dal rigore intellettuale della loro visione, disdegnano il laborioso processo di consultazione con le moltitudini di nazioni che ritengono debbano abbracciare il loro punto prospettico circa il giusto e il bene. Non diversamente da altri imperialisti, sono pronti a esprimere disprezzo, disappunto e feroce livore non appena la loro visione di pace e prosperità incontri l’opposizione di coloro che, a parer loro, avrebbero altrimenti goduto di immensi benefici, semplicemente sottomettendosi”. [3]

Il ritornello della globalizzazione, delle frontiere aperte, del pensiero unico politicamente corretto si è in gran parte sviluppato in Europa dopo il trattato di Maastricht (1992) che ha dato vita, dopo la caduta del muro di Berlino, in gran parte tradendo il pensiero dei padri dell’Europa Unita, all’Unione Europea come un nuovo sistema imperialista a trazione franco-tedesca: una sorta di Quarto Reich, accompagnato dal sogno napoleonico dei francesi.

Dietro le quinte fanno capolino, come spesso è accaduto nella storia, il Sacro Romano Impero dei Franchi e il Sacro Romano Impero degli Ottoni: due sogni di restaurazione imperiale di dinastie di stirpe germanica.

L’Unione Europea si è, di fatto, trasformata in un rinnovato impero germanico, anche se nominalmente governato da Bruxelles.

L’altro grande progetto imperiale riguarda l’ordine mondiale americano, con il quale l’Europa si trova a fare i conti, essendo molte delle nazioni che la compongono membri della Nato.

Per quanto riguarda l’Europa, il continuo tentativo egemonico germanico, per stare a tempi recenti, risale al Kaiser Guglielmo II, il quale, secondo Hazony, dopo che si erano instaurati gli imperi coloniali, ritenne che avrebbe potuto competere con lo Stato mondiale britannico, peraltro già in una posizione di schiacciante predominio globale, soltanto se avesse potuto eliminare la Francia, l’unica vera potenza nell’Europa continentale, se fosse riuscito a riunire l’Europa centrale a quella orientale sotto una «reggenza» tedesca. “La necessità di imprimere un cambio radicale e permanente nelle politiche europee dimorava dietro alla determinazione dell’impero germanico a ingaggiare una Weltkrieg, una guerra mondiale”. [4]

La Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale rispondono pertanto ad un unico fine: “il tentativo di unificare l’Europa sotto un imperatore tedesco”. [5]

L’idea non è tramontata e il nazismo, di fatto, non è mai morto.

Nel dopoguerra i nazisti hanno ottenuto la protezione dell’intelligence americana (Foster Dulles) e della Chiesa cattolica (Ratlines), che hanno consentito l’espatrio di migliaia di criminali nazisti nella Spagna di Franco, nell’Argentina di Peron e in Brasile, dove hanno costituito delle vere e proprie aree sotto il loro controllo. Werner von Braun, che con i suoi esperimenti in Germania ha fatto uccidere migliaia di lavoratori forzati e di prigionieri dei lager, è stato utilizzato e ripulito. Klaus Barbie, il boia di Lione, ha lavorato per i servizi americani. Negli anni Cinquanta del secolo scorso dei 200-250 mila nazisti implicati nello sterminio degli ebrei, solo 500 sono stati condannati dai tribunali tedeschi. Nel 1952 la Ford-Werke, ramo tedesco della Ford Motor Company, ha riassunto tutti in suoi principali dirigenti degli anni del nazismo. Friedriche Flick, azionista di maggioranza della Daimbler-Benz o di dirigenti di IG Farben e della Krupp, condannati a Norimberga, hanno potuto rientrare tranquillamente nella vita pubblica.

La “denazificazione” in Germania si è risolta con il rientro in tutti gli ambiti dei settori statali e privati degli ex nazisti.

Nel 1953 l’ex sindaco nazista di Marburg, Theodor Bleck, occupava il posto di segretario di Stato al ministero degli Interni e circa il 60 per cento dei capi dei dipartimenti ministeriali erano ex nazisti.

All’ex spia nazista Reinhard Gehlen all’inizio degli anni Cinquanta è stato affidato l’incarico del nuovo servizio segreto della Rft.

Paul Dickopf, dopo aver fatto parte della Kripo, la polizia criminale nazista e dopo essere stato ufficiale dei servizi segreti delle SS, è divenuto uno degli uomini di punta del Bundeskriminalamt, l’ufficio centrale delle forze armate tedesche istituito nel 1951 ed è stato alla presidenza dell’Interpol dal 1968 al 1972.

Dati completi della sopravvivenza del nazismo si trovano nel documentatissimo libro di Guido Caldiron, I segreti del Quarto Reich.[6]

Il Quarto Reich in forma economica

Il Quarto Reich, che ha la stessa logica del II e del III, è stato progettato in forma economica ed ha assunto forma e potere dopo la caduta del muro di Berlino e la stipula del Trattato di Maastricht, dove si è evitata la formulazione di una Costituzione europea, per affermare in principio di sussidiarietà che si è dimostrato una chimera, essendo il sussidio stato operato solo a vantaggio tedesco, con la connivenza dei francesi.

Mario Draghi, che si è opposto nei fatti al Quarto Reich economico ha detto: “Oggi tre quarti dei cittadini dell’Eurozona sono a favore della moneta unica. […] Ma i cittadini europei si aspettano che l’euro dia la stabilità e la prosperità promesse ed è nostro dovere ricambiare la loro fiducia e sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete”.

Appunto: sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete e l’incompletezza è soprattutto quella della democrazia, perché l’Unione è tutto fuorché un’entità democratica.

La Merkel, che ha ricevuto la fiaccola del testimone del mondialismo da Obama (che sta bene assieme alla Lanterna, simile al premio Nobel preventivo dato all’ex inquilino della Casa Bianca), urla contro Trump perché fa gli interessi dell’America. E lei cosa fa? Voleva che la Germania fosse il general contractor per l’Europa e le è rimasta in mano una lampada.

L’Unione è un fantasma. E lo è anche in politica estera, in un momento storico nel quale stanno cambiando gli assetti geopolitici nel mondo. La Cina, con la nuova ferrovia sta accorciando le distanze con Iran, Iraq e Pakistan. La presenza di Netanyahu a Mosca fa pensare ad una svolta nei rapporti tra Putin e Israele, con la Siria che potrebbe entrare direttamente nella sfera russa, abbandonando la sponda iraniana a tutto vantaggio della sicurezza israeliana. La politica di Trump, che ha annunciato lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, si accompagna alle dichiarazioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman , il quale ha detto che israeliani e palestinesi hanno diritto ad un loro stato, riconoscendo così il diritto di Israele ad esistere. Il Bahrein, a sua volta, ha riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. Nel mondo arabo si stanno determinando novità importanti per il nuovo assetto del Medioriente. La mossa di Trump di uscire dall’accordo con l’Iran va in questa direzione, mentre, come dice Edward Luttwak, esperto statunitense di strategia, “gli Europei sono dei veri irresponsabili”, perché “non si rendono conto del pericolo dei missili balistici iraniani”.

Luttwak, nell’ottobre del 2107, aveva visto lungo anche sulla deriva europea, dovuta all’incapacità oppressiva dell’Unione buro-finanziaria e mondialista. In Europa, aveva detto, “si sta rompendo un equlibrio. Le persone non possono più accettare un sistema che opprime le popolazioni, sono stufe marce di subire la presenza delle élite europee il cui unico pensiero è la globalizzazione. Sempre più persone vogliono difendere la propria identità, la propria tradizione, il proprio territorio”.

Luttwak aveva stigmatizzato anche la politica di papa Francesco, “che rappresenta perfettamente quelle élite che vogliono imporre il loro pensiero”, ossia le élite del mondialismo.

E così, a distanza di pochi mesi dalle esternazioni di Luttwak, il Papa emerito Benedetto XVI, che continua ad essere Papa a tutti gli effetti, scrive un libro dal titolo: “Liberare la libertà”, dove difende il diritto dei popoli a mantenere e difendere la loro identità e stigmatizza l’attuale Europa dei tecnocrati che cerca di imporre un pensiero unico positivista.

A che servono le prediche degli euroentusiasti? A nulla, perché i veri nemici dell’Unione non sono gli euroscettici, i sovranisti, e via discorrendo, ma gli egoismi tedeschi, la grandeur dei francesi, la protervia dei finanzieri, l’ottusità dei burocrati e la debolezza di Stati, come quello italiano, che, per essere politicamente corretti, sono solo in costante regime di correzione da parte di chi dirige la danza dei fantasmi.

Così, mentre Usa, Russia, Cina stanno definendo la nuova geopolitica, l’Unione ectoplasmatica si aggira in Europa come un fantasma raggelante.

Il vero nemico dei possibili e auspicabili Stati Uniti d’Europa non è il sovranismo; è il fantasmismo.

Il trattato di Maastricht è la morte dell’idea di Europa unita

Cosa uccide l’idea di un’Europa unita? Il Trattato di Maastricht. Per quale motivo lo dice bene Yoram Hazony. “Dal momento – scrive il filosofo israeliano – che le decisioni su quali obbiettivi possano essere meglio perseguiti dal governo federale europeo dimorano nelle mani di funzionari del governo stesso, non vi è limite alcuno al costante assottigliarsi dell’autorità dei singoli Stati nazionali membri, se non l’autocontrollo e la disciplina dei suddetti funzionari”, e “il principio di sussidiarietà dell’Unione Europea non è altro che un eufemismo per «impero»: le nazioni costituenti l’Unione Europea sono indipendenti sintantoché il governo europeo decide che lo siano”. [7]

Ora l’Unione Europea, ossia il Quarto Reich sotto mentite spoglie, è stretto tra la morsa cinese (che con la Via della Seta è all’arrembaggio dell’Italia, dell’economia e della tecnologia europee) e l’appartenenza alla Nato, che non risponde alle logiche germaniche, ma a quella dell’impero americano.

La scelta è obbligata. Non si può più stare con i piedi in due scarpe. O si sta con il Quarto Reich, la cui logica e molto simile a quella del nazicomunismo cinese, o si sta con la Nato e con gli Usa. In altri termini, o si sta con un’area democratica o si sta con le dittature.

C’è un terzo convitato, nel gioco della geopolitica, che sta a guardare: la Russia di Putin, che rivendica un posto ben preciso nella catena di comando. L’Europa della Nato e gli Usa hanno tutto il vantaggio ad attrarre la Russia in una vasta area di paesi democratici che isoli la Cina.

L’attuale governance italiana, che si sottrae alla verifica della democrazia, sta consegnando l’Italia alla Cina, senza tener conto che il Bel Paese è membro della Nato e che il comandante in capo delle forze armate Nato è il presidente degli Stati Uniti.

L’Italia, con questa governance, rischia di essere un vaso di coccio esposto a tutte le intemperie, mentre il Quarto Reich sta crollando e la finanza che lo ha assecondato sta assistendo allo sgretolarsi del globalismo imbelle.

©Silvano Danesi

[1] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[2] Noam Chomscky, Chi sono i padroni del mondo, Ponte alle Grazie

[3] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[4] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[5] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

[6] Guido Caldiron, I segreti del quarto Reich edito da Newton Compton

[7] Yoram Hazony, Le virtù del nazionalismo, Guerini e associati.

 

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