Conflitti di interessi tra i soci delle agenzie

Da Il Sole 24 Ore – Domenica 15 gennaio 2012 – Dall’articolo Articolo di Marco Valsania

Chi controlla i censori del debito? Le agenzie di rating, per anni considerate alla stregua d’un Catone senza macchia, continuano a sfornare voti sull’altrui solidità creditizia. (…) Ma anche le regine del rating hanno perso lustro, travolte da giudizi sbagliati costati cari anzitutto su una montagna di derivati immobiliari durante la crisi finanziaria. (…) Sono fioccate critiche sull’indipendenza, l’imparzialità e i conflitti di interesse delle agenzie: dal ruolo di grandi azionisti – spesso finanziarie Usa o internazionali, a volte le stesse – fino all’inadeguata supervisione interna, o in generale, a modelli di business pay to play, che prevedono il pagamento da parte delle stesse società emittenti di titoli. E il loro tentativo di ritrovare l’autorevolezza perduta, anche quando si tratta dei rating delle nove nazioni europee declassate venerdi [13 gennaio 2012] da Standard & Poor’s, rimane più che mai una missione tuttora incompiuta. (…). Standard & Poor’s, la maggiore e forse la più controversa delle Big Three dei rating, è tuttora sotto l’ombrello del colosso McGraw Hill Companies. Ma, segno delle tensioni, è reduce da cambi al vertice, con l’uscita di scena di Deven Sharma e l’arrivo da Citigroup di Dougla Peterson. Hanno fatto scalpore i commenti d’un suo ex capoeconomista, David Wyss, che dichiarò come l’agenzia non sapesse nulla più d’un informato passante sui budget governativi. (…) La seconda agenzia per dimensioni, Moody’s Investors Service, non ha minori sfide al suo cospetto. In passato posseduta da Dun & Bradstreet, ora conta tra i grandi azionisti con il 12,8% la Berkshire Hathaway di Warren Buffet, seguita da società che hanno interessi anche in S&P, da Capital World a Vanguard, da Trowe Price State Street. E’ reduce dalle stesse critiche che hanno scosso S&P sull’incomprensione della crisi del 2008. La terza agenzia, Fitch, con sedi a New York e Londra, è l’unica delle grandi controllata da un europeo, la francese Fimalac e anch’essa è stata scottata dalla sottovalutazione della crisi. Il futuro di tutte e tre, così, resta carico di incertezze. Sono al centro di proposte di riforma: l’obbiettivo è aumentare la concorrenza e ridurre la loro influenza, rafforzata negli Usa da un riconscimento federale – una decina di agenzie hanno la qualifica di “nationally recognized” – che prevede il ricorso al loro rating in molti campi, quali le norme che regolano banche (i requisiti di capitale) e fondi. La nuova legge finanziaria Dodd-Frank prevede, inoltre, che nascano alternative e su questa strada si muovono anche le autoriti globali.

Azionisti Standard & Poor’s:

Capital World Ivest 10,26 – Vanguard Group Inc 4,58 – State Street Corp 4,25 – Oppenheimerfunds In 4,04 – Jana Parters Llc 3,48 – Trowe Price Assoc 3,22 – Dodge & Cox 3,20 – Black Rock Instit 2,46 – Fiduciary Management 2,36 – Ontario Teachers Pen 2,33 –

Azionisti Moody’s

Berkshire Hathaway I 12,80 – Capital World Invest 12,60 –  Valueact Holdings Lp 7,47 –  Vanguard Group Inc 5,02 – TRowe Price Assoc 4,95 – Alliance Bernstein Lp 3,94 – State Street Corp Llc 3,24 – Neuberger Berman Lic 2,72 – Indipendent Franchis 2,51 –  BlackRock Instit 2,18 –

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