In Europa la danza dei fantasmi

Un fantasma si aggira per l’Europa: l’Unione europea; e non saranno le prediche a trasformare l’ectoplasma in una solida struttura capace di avere un ruolo geopolitico all’altezza delle trasformazioni epocali in atto.
In questi giorni, nei quali si profila in Italia un possibile governo composto da due forze non propriamente filo Unione, si sprecano le prediche e gli appelli alla necessità di stare in Europa, ma, come al solito, le prediche sono funzionali solo a nascondere la realtà. E la realtà è che l’Unione europea è un mostro buro-finanziario che fa acqua da tutte le parti. Il famoso asse franco tedesco è a pezzi. Ad Aquisgrana Emmanuel Macron ha accusato la Germania di feticismo in materia politica di bilancio e di surplus commerciale. Il presidente francese è stato esplicito: “A Berlino non può esserci un feticismo perpetuo per i surplus commerciali e di bilancio, perché questi sono fatti a spese degli altri”.
Cosa significa? Semplice. Significa che la Germania, da quando ha ritrovato l’unità ha accumulato un tesoro grazie all’euro e a spese degli altri partner, i quali sono stati costretti a non sforare il limite del 3 per cento del deficit, mentre il Quarto Reich ha evitato di stare nei limiti imposti al surplus commerciale a all’avanzo di bilancio.
Angela Merkel ha riconosciuto che tra i due paesi le distanze sono evidenti e, ricevendo la Lampada della pace ad Assisi (per quale merito non si sa!) ha detto che noi tutti “dobbiamo andare oltre i nostri interessi”. Ecco: proprio così, ma come sempre le prediche valgono per gli altri.
Se è legittimo per la Germania fare i propri interessi, alla faccia dei partner europei non si capisce perché chi rivendica di fare altrettanto è un sovranista pericoloso.
Mario Draghi, che si è opposto nei fatti al Quarto Reich economico, ha detto: “Oggi tre quarti dei cittadini dell’Eurozona sono a favore della moneta unica. […] Ma i cittadini europei si aspettano che l’euro dia la stabilità e la prosperità promesse ed è nostro dovere ricambiare la loro fiducia e sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete”.
Appunto: sanare quelle parti dell’Unione che tutti sappiamo essere incomplete e l’incompletezza è soprattutto quella della democrazia, perché l’Unione è tutto fuorché un’entità democratica.
La Merkel, che ha ricevuto la fiaccola del testimone del mondialismo da Obama (che sta bene assieme alla Lanterna, simile al premio Nobel preventivo dato all’ex inquilino della Casa Bianca), urla contro Trump perché fa gli interessi dell’America. E lei cosa fa? Voleva che la Germania fosse il general contractor per l’Europa e le è rimasta in mano una lampada.


L’Unione è un fantasma. E lo è anche in politica estera, in un momento storico nel quale stanno cambiando gli assetti geopolitici nel mondo. La Cina, con la nuova ferrovia sta accorciando le distanze con Iran, Iraq e Pakistan. La presenza di Netanyahu a Mosca fa pensare ad una svolta nei rapporti tra Putin e Israele, con la Siria che potrebbe entrare direttamente nella sfera russa, abbandonando la sponda iraniana a tutto vantaggio della sicurezza israeliana. La politica di Trump, che ha annunciato lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, si accompagna alle dichiarazioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman , il quale ha detto che israeliani e palestinesi hanno diritto ad un loro stato, riconoscendo così il diritto di Israele ad esistere. Il Bahrein, a sua volta, ha riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. Nel mondo arabo si stanno determinando novità importanti per il nuovo assetto del Medioriente. La mossa di Trump di uscire dall’accordo con l’Iran va in questa direzione mentre, come dice Edward Luttwak, esperto statunitense di strategia, “gli Europei sono dei veri irresponsabili”, perché “non si rendono conto del pericolo dei missili balistici iraniani”.
Luttwak, nell’ottobre del 2107, aveva visto lungo anche sulla deriva europea, dovuta all’incapacità oppressiva dell’Unione buro-finanziaria e mondialista. In Europa, aveva detto, “si sta rompendo un equlibrio. Le persone non possono più accettare un sistema che opprime le popolazioni, sono stufe marce di subire la presenza delle élite europee il cui unico pensiero è la globalizzazione. Sempre più persone vogliono difendere la propria identità, la propria tradizione, il proprio territorio”.
Luttwak aveva stigmatizzato anche la politica di Papa Francesco, “che rappresenta perfettamente quelle élite che vogliono imporre il loro pensiero”, ossia le élite del mondialismo.
E così, a distanza di pochi mesi dalle esternazioni di Luttwak, il Papa emerito, Benedetto XVI, che continua ad essere Papa a tutti gli effetti, scrive un libro dal titolo: “Liberare la libertà”, dove difende il diritto dei popoli a mantenere e difendere la loro identità e stigmatizza l’attuale Europa dei tecnocrati che cerca di imporre un pensiero unico positivista.
A che servono le prediche degli euroentusiasti? A nulla, perché i veri nemici dell’Unione non sono gli euroscettici, i sovranisti, e via discorrendo, ma gli egoismi tedeschi, la grandeur dei francesi, la protervia dei finanzieri, l’ottusità dei burocrati e la debolezza di Stati, come quello italiano, che, per essere politicamente corretti, sono solo in costante regime di correzione da parte di chi dirige la danza dei fantasmi.
Così, mentre Usa, Russia, Cina stanno definendo la nuova geopolitica, l’Unione ectoplasmatica si aggira in Europa come un fantasma raggelante.

Il vero nemico dei possibili e auspicabili Stati Uniti d’Europa non è il sovranismo; è il fantasmismo.

Silvano Danesi

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