Il pennarello e la Shoah

Evocare la Shoah e accomunare la polizia di confine che marca i migranti con un pennarello ai nazisti che tatuavano le loro vittime destinate ai campi di sterminio indica che il mondo “sinistrese” ha perso la ragione e la decenza.

Non è bello vedere poliziotti che scrivono numeri sulle braccia di chi arriva al confine per tentare di gestire la valanga umana che si riversa sull’Europa, ma quelle persone sono avviate ai centri di accoglienza, non ai campi di sterminio.

Il problema è che dietro all’indignazione si nasconde la tentazione, sempre presente, di annacquare, in un pastone generico, il terribile significato della Shoah, ossia l’eliminazione fisica di un popolo, voluta e perpetrata dai nazisti, così come oggi, avviene per opera dell’Isis, nell’area iracheno siriana e in Libia, nell’ignava esecrazione parolaia dell’Occidente e dell’inutile Onu.

Non è antisemitismo, visto che sono semiti anche gli arabi musulmani che arrivano a migliaia in Europa; è insorgente insofferenza nei confronti degli Ebrei, che risponde ad un odio coltivato per secoli dai cattolici e dai protestanti, che ha fornito le basi ideologiche per l’eliminazione fisica, nel secolo scorso, di sei milioni di europei colpevoli solo di appartenere al popolo ebraico.

A mettere la stella gialla di Davide sugli abiti degli Ebrei sono stati per primi i cristiani spagnoli, così come è stato un papa ad istituire i ghetti.

La prima Crociata, nel 1095, ebbe in Germania, come primo effetto, l’insorgere di un crudele antiebraismo, con i pellegrini armati che in alcune città massacrarono o convertirono a forza migliaia di “perfidi giudei”: uomini, donne e bambini.

L’odio di Martin Lutero per gli Ebrei è feroce, come è dimostrato nel suo libro “Degli Ebrei e delle loro menzogne”, da lui pubblicato nel 1543 e che, secoli dopo, è stato usato da Adolf Hitler per avvalorare e diffondere lo sterminio.

Solo un piccolo esempio del Lutero pensiero: “Io voglio dare il mio sincero consiglio.
In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità, in modo che Dio veda che noi siamo cristiani e che non abbiamo tollerato né permesso – consapevolmente – queste palesi menzogne, maledizioni e ingiurie verso Suo figlio e i Suoi cristiani. Perché ciò che noi fino a ora abbiamo tollerato per ignoranza (io stesso non ne ero a conoscenza) ci verrà perdonato da Dio. Ma se noi, ora che sappiamo, dovessimo proteggere e difendere per gli ebrei una casa siffatta, nella quale essi – proprio sotto il nostro naso – mentono, ingiuriano, maledicono, coprono di sputi e di disprezzo Cristo e noi (come sopra abbiamo sentito), ebbene, sarebbe come se lo facessimo noi stessi, e molto peggio, come ben sappiamo”.

La preghiera del venerdì santo: Oremus et pro perfidis Judaeis  (preghiamo anche per i perfidi giudei ), con la quale i cristiani pregavano per la conversione dei giudei, è stata cambiata, eliminando le parole “perfidis” e “perfidiam” da papa Giovanni XIII, che nel 1959 le fece eliminare durante la celebrazione presieduta da lui stesso. Poco dopo scomparvero definitivamente con la riforma dell’intero messale nel 1962.

L’antiebraismo cristiano, che ha fornito armi ideologiche al nazismo, non può ora cavarsela annacquando la shoah nell’orrore mediatico per i pennarelli, mentre lo stesso orrore non si traduce in azioni decise dei governi europei nei confronti dell’Isis, che stermina, e della Turchia che fa il doppio gioco.

 

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