Una guerra voluta e un esodo programmato

Ci voleva un tredicenne siriano per dire in una frase tutta la verità: “Per non farci venire in Europa, dovete fermare la guerra”.

Perché non si ferma la guerra?

La risposta è semplice: “Perché la si vuole” e chi la vuole è l’America che combatte in Medio Oriente un confronto interno tra gruppi di potere: i Bush, da un lato, sabatisti, amici della famiglia Bin Laden, strateghi delle violenze sunnite e, incredibilmente, anche della caduta di Saddam, voluta per scaricare su qualcuno lo shock delle Torri Gemelle, senza pensare alle conseguenze: il dilagare degli sciiti iraniani e ora, eterodiretta, la guerra dei sunniti dell’Isis, ossia degli ex di Saddam; dall’altro il clan che sta dietro ad Obama, che ha scelto prima i turchi e ora gli sciiti.

Nemico comune è Assad, non perché sia un pericoloso criminale internazionale che massacra il suo popolo (cosa peraltro vera, ma che a Obama interessa poco), ma per il fatto che è appoggiato da russi e ortodossi e perché garantisce alla Russia la base navale di Tartuz, che consente a Putin il pieno accesso al Mediterraneo. Guarda caso in Siria ad appoggiare Assad ci sono ora truppe russe che combattono l’Isis.

In Medio Oriente, pertanto, si combattono due guerre per interposta persona: quella del clan Bush e del clan che sta dietro ad Obama per il potere in America e quella, strisciante, non dichiarata, ma esistente, tra l’America e la Russia.

Il bambino siriano ha messo il dito nella piaga. Il re è nudo. Il primo re ad essere nudo è l’Onu, l’Organizzazione delle nazioni unite, che non ferma la guerra perché è un organismo impotente, inutile e costoso e ridotto ad essere un alibi.

Il secondo re ad essere nudo è Obama, il quale, quando fece il suo discorso di insediamento alla Casa Bianca, nel suo primo mandato, nel 2009, affermò: “A coloro che perseguono i loro obbiettivi con il terrore e il massacro degli innocenti vogliamo dire che il nostro spirito è più forte e non si lascerà sopraffare: non durerete a lungo e noi vi sconfiggeremo”. Bugie. Per sconfiggere il terrore ha pensato bene di alimentare le primavere arabe, in mano ai Fratelli Musulmani, di dare il via libera a Teheran per le sue mire espansionistiche e per la bomba atomica, di disastrare la Libia, di abbandonare Israele e, non contento, di consentire alla Turchia, membro di una Nato ormai morta e sepolta e resuscitata solo in Ucraina, di fingere di bombardare l’Isis e di bombardare invece i curdi, unici guerrieri dell’area a contrastare il Califfato.

La conseguenza di questa strategia è un insieme di focolai di guerra che rischiano di unirsi in un confronto globale e il via libera alla Turchia per essere l’agente principale dell’invasione islamica d’Europa. Una Turchia che sogna di tornare ad essere l’Impero Ottomano e che ha aperto le vie dell’invasione attraverso la rotta balcanica e la rotta libica. Un sogno preparato da anni, come dimostra la presenza in America della setta gilenista, con l’obbiettivo di preparare una nuova classe dirigente Usa legata alla Turchia. Il movimento gilenista, “in inglese predica il dialogo inter religioso e la reciproca comprensione, ma in turco gli adepti parlano di conquistare il mondo e attaccano chi si oppone” (Claudio Gatti, Il Sole 24 Ore, 20 febbraio 2011).

Ad Obama, che ha mentito sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, va tolto il premio Nobel per la pace e gli va consegnato il premio Evil per la guerra.

Il terzo re nudo è l’Europa, che continua a fingere che l’invasione islamica non sia una realtà e si trincera dietro al tema dell’accoglienza degli immigrati per non affrontare quanto un bambino siriano, questo sì davvero rifugiato politico, dice, invitando l’Occidente a fermare la guerra, per evitare l’esodo.

Parola al vento? Può darsi, ma la lucida richiesta di un innocente, suona a condanna dei tanti finti commossi che, con lacrime di coccodrillo, sono correi di una strategia guerrafondaia i cui autori hanno nomi e cognomi.

Fionnbharr

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