Massoneria e Chiesa, confronto necessario.

Un commento all’articolo scritto dal Cardinal Gianfranco Ravasi su Il Sole 24 Ore del 14 febbraio 2016, dal titolo: “Cari fratelli massoni” non può, a mio avviso, che partire dalla conclusione di Ravasi, ove egli scrive: “In conclusione, come scrivevano già i vescovi di Germania, bisogna andare oltre «ostilità, oltraggi, pregiudizi» reciproci, perché «rispetto ai secoli passati sono migliorati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze» che pure continuano a permanere in modo netto”.

L’avvio di un dialogo, non solo utile, ma necessario in un mondo in grave crisi di riferimenti ideali e sempre meno volto al sacro, non può che partire dal concetto di «differenza», che non è sinonimo di «contrapposizione». Un’analisi onesta e obbiettiva delle differenze è il presupposto fondativo di un confronto costruttivo che parta da ambiti specifici, come (cito Ravasi) la dignità umana, la conoscenza reciproca, la dimensione comunitaria, il contrasto al materialismo, le beneficienza.

Quelli citati sono titoli di altrettanti capitoli di un confronto che può condurre non solo a orizzonti comuni di pensiero, ma anche a percorsi comuni d’azione.

Fatta questa opportuna premessa, che pone le basi per una risposta positiva all’apertura al dialogo e al confronto espressa dal Cardinale Ravasi, va detto fermamente che le differenze non implicano necessariamente l’incompatibilità, che non è mai stata posta dalla Massoneria ad è stata in più occasioni dichiarata dalla Chiesa.

La Chiesa dialoga senza «ostilità, oltraggi, pregiudizi» con altre confessioni religiose la cui appartenenza è chiaramente incompatibile con l’essere cristiani o, più nello specifico, cattolici.

La Chiesa dialoga con esponenti di varie correnti filosofiche le cui idee sono assai distanti da quelle del cristianesimo e del cattolicesimo.

E’ del tutto incomprensibile per quale motivo non possa dialogare, confrontarsi, distinguersi e anche convergere con quanto va maturando il dibattito interno alla Massoneria, riguardo alla quale, come ha puntualmente colto il Cardinale Ravasi, da acuto osservatore e da raffinato intellettuale (cito): “si può parlare di un orizzonte e di un metodo più che di un sistema dottrinale codificato” e di “un’antropologia basata sulla libertà di coscienza”.

Molte incomprensioni sono da collocare nella storia del potere temporale della Chiesa e nella contemporanea storia della Massoneria, ossia in un orizzonte profano, sia dal punto di vista ecclesiale, sia dal punto di vista massonico e va detto che anche in questo ambito di analisi andrebbero fatte molte proficue puntualizzazioni.

La Massoneria, come ho avuto modo di scrivere nel mio “Exempla” (ilmiolibro.it) non è e non deve essere, come potrebbe apparire a osservatori superficiali, in special modo per il suo sviluppo settecentesco, un’associazione ove ricchi borghesi anelano ad accreditamenti pseudo nobiliari e ove nobili al tramonto tentano accreditamenti nelle ricchezze borghesi.

La Massoneria non è e non deve essere luogo di incontri di interessi profani e nemmeno mallevatrice di scalate sociali o, peggio, rifugio di complessati in cerca di certezze o, ancora, di paranoici alla ricerca di un piedistallo sul quale collocare la loro inutile statua.

La Massoneria è e deve essere luogo di ricerca, di conoscenza e di elevazione spirituale.

La Massoneria è e deve essere luogo di libero pensiero e di sviluppo della e delle libertà.

La Massoneria è una importante radice d’Europa, che alimenta e vivifica l’albero europeo, a sua volta alimentata da radici profonde.

L’autentica Massoneria tradizionale, alla quale guardano i massoni che si riferiscono alla Tradizione, è quella operativa, quella delle corporazioni dei costruttori, della cui sapienza preclara sono testimonianza ineludibile e incontrovertibile le opere, come le splendide cattedrali gotiche, tra le quali eccelle, non solo per stile e bellezza, quella di Chartres.

La Massoneria tradizionale ha vissuto per secoli a fianco della Chiesa, interpretando nelle opere le acquisizioni maturate dal dibattito filosofico e teologico sviluppatosi nei conventi e nelle schole. “I «dottori in pietre” – scrive Georges Duby – avevano perfettamente assimilato la scienza dei numeri insegnata nelle scuole, e si autodefinivano «maestri», intendendo così riallacciarsi all’università. Gli edifici che era loro compito costruire, infatti, inscrivevano nella materia inerte il pensiero dei professori e il suo cammino dialettico”. [1]

Per l’uomo romanico e per quello gotico la creazione non è finita e l’uomo vi contribuisce con le sue opere. L’Artefice lo chiama a collaborare e così il lavoro assume una funzione sacra e creatrice. E l’uomo collabora. E a collaborare sono soprattutto gli specialisti, i maestri d’opera. “Quegli uomini – scrive Duby – conoscevano perfettamente il proprio mestiere, ed erano in grande familiarità con i dottori di teologia, pari loro, con cui condividevano le scienze dei numeri e delle combinazioni dialettiche…”. [2]

Il dialogo, pertanto, ha fondamenta solide, anche se lo sviluppo del pensiero europeo (di questo si tratta) per molti secoli, sia pure connotato dal cristianesimo non è stato lineare e nemmeno pacifico e sono stati in molti, anche tra i chierici, anzi, direi soprattutto tra i chierici, a rivendicare una libertà di ricerca del rapporto con il divino che andasse oltre i dogmi, le verità rivelate (ossia date a qualcuno e poi velate ai molti), le idee imposte dall’auctoritas. Margherita Porete, Meister Echkart, il movimento delle Beghine, Giovanni Scoto Eriugena, Pelagio, Abelardo, gli Amalriciani, i Papelardi, Giordano Bruno sono solo alcuni esempi di un confronto serrato, a volte cruento, relativo alla via da percorrere alla ricerca del Divino.

La questione del Divino è sicuramente una differenza radicale tra chi, come la Massoneria, non definisce Dio in alcun modo, se non con l’appellativo generico di Grande Architetto dell’Universo, che non implica alcuna affermazione ontologica e chi lo definisce e lo vuole incarnato in un uomo. La Massoneria chiede al massone di ipotizzare il Divino e di tendere ad esso attraverso un processo di conoscenza. Se un massone crede che il Divino abbia le caratteristiche che la dottrina cristiana gli suggerisce e crede che il Divino si sia incarnato in un uomo, ossia in Gesù, la Massoneria lo rispetta, purchè egli non pensi che tutti gli altri debbano necessariamente condividere le sue idee.

La Massoneria, pertanto, non complotta contro la Chiesa e l’idea stessa di complotto, contenuta nella varie condanne, è politicamente (sottolineo il termine) datata e riguarda la Chiesa come istituzione temporale, nei confronti della quale, in alcuni periodi storici ben precisi, chi affermava il diritto al libero pensiero si è scontrato.

Oggi, come dice bene il Cardinale Ravasi, sono mutati (aggiungo: dovrebbero definitivamente mutare) il tono, il livello e il modi di manifestare le differenze e anche le ultime affermazioni del 1983, sia del Canone, sia della Congregazione della dottrina della fede, sono datate e da superare.

Il Cardinal Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie. Quanto ha scritto sul quotidiano Il Sole 24 Ore rappresenta un importante motivo di riflessione.

Ragioniamo, dunque, delle diversità e dei valori comuni. C’è lavoro da fare, per il bene dell’Umanità.

Silvano Danesi

[1] Georges Duby, “L’arte e la società medievale”, Laterza.

[2] Georges Duby, “L’arte e la società medievale”, Laterza.

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