La penitenza deve finire

Pascal Bruckner, nel suo “La tirannia della penitenza – Saggio sul masochismo occidentale”, mette a fuoco una delle sindromi disarmanti che stanno indebolendo l’Occidente, rendendolo vulnerabile: il senso di colpa.

Qualsiasi cosa accada nel mondo o sia accaduta, per i penitenti, che si scatenano in dietrologie complottiste,  è colpa dell’Occidente. I penitenti così si flagellano e flagellano la cultura occidentale, esaltando le magnifiche sorti e progressive di culture a loro dire non contaminate dai mali dell’Occidente.

La penitenzialità, che si traduce nell’accoglienza riparatrice o  nell’incapacità a distinguere tra i valori, si trasforma in oicofobia, la quale nell’accezione offertaci dal filosofo inglese Roger Scruton, è l’esatto opposto della xenofobia e possiamo descrivere questo atteggiamento mentale, ampliando un poco l’accezione greca, come avversione per la propria casa e per il proprio retaggio.

Scrive Roger Scruton (Manifesto dei conservatori), Cortina Editore:”Nessuno che sia nato nell’Inghilterra postbellica può permettersi il lusso di non essere consapevole della compiaciuta derisione rivolta alla nostra lealtà nazionale da parte di chi non avrebbe nemmeno libertà di critica se gli inglesi, anni fa, non fossero stati pronti a morire per il loro paese. La lealtà di cui la gente ha bisogno quotidianamente, e che può affermare nel vivere sociale spontaneo e spensierato, è oggi sistematicamente ridicolizzata o, perfino, demonizzata dalle élite mediatiche e dal mondo della cultura. La storia nazionale viene insegnata come una favola di vergogna e decadenza. L’arte, la letteratura e la musica della nostra nazione sono state praticamente separate dalle principali vicende della vita, e gli usi e costumi, le tradizioni locali e le cerimonie nazionali sono sistematicamente e aspramente criticati. Il ripudio dell’idea nazionale è il risultato di un particolare stato d’animo che si è sviluppato nel mondo occidentale a partire dalla Seconda guerra mondiale e che prevale tra le élite intellettuali e politiche. Non esiste termine adeguato per definire questo atteggiamento, ma i suoi sintomi appaiono subito evidenti, e precisamente: la tendenza, in qualunque situazione conflittuale, a schierarsi con “loro” contro di “noi” e il bisogno irrefrenabile di denigrare usi e costumi, cultura e istituzioni che siano tipicamente “nostri”. È l’esatto opposto della xenofobia e possiamo descrivere questo atteggiamento mentale “oicofobia”, che significa (ampliando un po’ l’accezione greca) avversione per la propria casa e per il proprio retaggio. Da un punto di vista psicologico, l’oicofobia è una fase tipica e normale dello sviluppo della mente degli adolescenti, mentre negli intellettuali tende a divenire permanente. …….L’oicofobia non è nemmeno un tratto tipicamente inglese e, tanto meno, britannico (gli scozzesi sembrano esserne relativamente privi). Quando Sartre e Foucault tracciano il ritratto della mentalità “borghese” — la mentalità dell’Altro nella sua Alterità — descrivono l’onesto francese comune ed esprimono disprezzo per il suo modo di vedere la cultura nazionale”. “L’oicofobo  – scrive ancora Roger Scruton  – è ai propri occhi il difensore di un universalismo illuminato in antitesi a uno sciovinismo locale, ed è appunto l’ascesa di un tipo del genere che ha portato alla crescente crisi di legittimità negli stati-nazione europei. Stiamo assistendo a una massiccia espansione del fardello legislativo sulle popolazioni d’Europa e a un attacco senza tregua proprio a quelle lealtà che farebbero sì che tale peso fosse volontariamente accettato. In Olanda e in Francia tutto ciò ha già avuto un effetto deleterio che non si deve escludere che presto dilaghi ovunque, e il risultato potrebbe non essere quello che gli oicofobi si aspettano”.

Il politicamente corretto che nasconde l’ignavia

 Una forma cronica di oicofobia penitenziale è dilagata sotto il falso aspetto della “correttezza politica” e si è violentemente rivelata nel periodo immediatamente successivo all’11 settembre 2001, riversando disprezzo su quella cultura che si pretendeva avesse provocato gli attacchi, con l’evidente implicazione di essere dalla parte dei terroristi.

Il politicamente corretto fa si che non si possa criticare l’Islam, altrimenti si è islamofobi, che non si possa essere critici nei confronti di culture, ideologie  e religioni e che, addirittura, come fa Obama in America e come hanno fatto molti politici in Europa, non si chiamino più terroristi islamici gli assassini che sparano e gettano bombe nei paesi dell’Occidente, ma esaltati locali, criminali comuni.

Il politicamente corretto è, per chiamarlo con il suo nome, ignavia e, a volte, quando l’ignavia si trasforma in irresponsabilità, vigliaccheria.

Il politicamente corretto, invece, non si applica quando si devono criticare le nostre tradizioni, perché i penitenti oicofobici, per fare il loro quotidiano mea culpa, sputano sulle loro origini e sulla loro cultura, rinnegandola.

Riscopriamo l’autostima

L’Occidente non ha fatto sempre scelte giuste, come la storia dimostra, ma ha elaborato idee fondamentali di convivenza, quali la libertà individuale, la democrazia, la parità tra uomo e donna, la libertà di pensiero e di parola. Senza la libertà non esiste la dignità dell’essere umano.

Come si può non riconoscere l’abissale distanza di civiltà che esiste tra chi, come noi, ama e propugna la libertà e chi predica la sottomissione alle regole di una religione che diventano anche regole dello Stato? Come non capire che la teocrazia è incompatibile con la civiltà dell’Occidente? Come non capire che l’Occidente non può farsi carico di tutti i problemi del mondo? I penitenti si chiedono cosa possono fare per il Sud del mondo piuttosto che chiedersi che cosa il Sud del mondo possa fare per se stesso.

I ritorno dell’antisemistismo

Tuttavia, i penitenti oicofobici, tra le loro immense colpe, degne della costante fustigazione, non annoverano l’antisemitismo; proclamano il politicamente corretto, dimentichi di quanto è accaduto in Europa agli Ebrei ed elaborano nuove teorie antiebraiche.

Nel grande confessionale penitenziale oicofobico, gli europei penitenti assolvono se stessi dai crimini contro gli ebrei, celebrando i palestinesi come vittime, poco importa in che modo crudele essi agiscano; e dipingendo gli israeliani come nazisti dei nostri giorni, poco importa quanto sia necessaria una loro autodifesa. Nello stesso tempo plaudono all’accordo con Teheran, dimentichi che la teocrazia iraniana è una delle centrali del terrorismo internazionale che ha dichiarato guerra all’Occidente e che vuole annientare Israele.

Obama si gudagna il Nobel

L’America degli Occidentali, proprio come l’Europa, si sbarazza del crimine della Shoah, abbandonando Israele e nel contempo, con una politica da dilettanti allo sbaraglio, disastra il Medio Oriente.

Per Obama non vale il vecchio saggio detto romano: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Per Obama, che probabilmente ha un cuore sciita, vale il contrario: se vuoi la guerra, prepara la pace. Ma si sa, deve pur guadagnarsi il premio Nobel che gli hanno dato in anticipo e gratis. Tanto i guai se li ritroveranno i suoi successori e, ovviamente, anche noi europei, che della sua politica insensata siamo vittime.

Fionnbharr

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