E’ IN ATTO UN PIANO STALINAZISTA DI IMPOVERIMENTO GLOBALE E DI ELIMINAZIONE DEL CETO MEDIO E DEL WELFARE.

L’armata del Conte del Grillo, novello Brancaleone da Norcia, carnascialesca compagine di Governo italiano, è il terminale tragicomico di una strategia mondiale che prende le mosse dalla svolta del 2001, quando Bill Clinton, lo stesso che ha cambiato le regole bancarie togliendo i limiti all’attività speculativa, ha dato il via libera all’ingresso della Cina nel Wto (World trade organisation).

Con quella svolta la delocalizzazione ha avuto modo di accasarsi nella globalizzazione, consentendo alla finanza internazionale di concludere un accordo con il regime cinese, dotato di un miliardi e 400 milioni di persone, da mettere a produrre con ritmi e modalità da schiavitù.

L’ingresso della Cina nel Wto è solo l’ennesimo passo di una strategia, ormai quarantennale, fatta di passaggi successivi.

Primo passo: la fine di Bretton Woods.

L’origine della crisi finanziaria del 2008 nasce dalla fine del regime di Bretton Woods nel 1971, quando i paesi occidentali hanno progressivamente adottato i dettami di quello che viene chiamato neoliberismo, con la liberalizzazione dei commerci, l’eliminazione di limiti ai movimenti di capitali, l’indipendenza delle banche centrali dai governi e così via.

Nixon liquidò nell’agosto del 1971 il sistema di Bretton Woods, cioè l’ancoraggio del dollaro all’oro, per potere creare tutta la massa monetaria senza impicci. Nel 1971 finì per l’unica moneta internazionale, il dollaro, la disciplina dell’oro.

I provvedimenti più significativi all’origine della bolla finanziaria sono tuttavia frutto, va ricordato, della politica di Clinton: la legge Gramm-Leach-Bliley del 1999 (che aboliva la legge Glass-Steagall del 1933, non ponendo più limiti all’attività speculativa di banche commerciali e di banche d’investimento); il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (che sottraeva quasi per intero i prodotti finanziari “derivati” alla regolamentazione e sorveglianza degli organi di vigilanza).

La fine dell’aggancio con l’oro e con il dollaro costringe a trovare una nuova “àncora” per il valore della moneta. Gli economisti, guidati da Milton Friedman, fanno sì che, per combattere l’inflazione, le banche centrali aumentino i prezzi.

Secondo passo: perdita di potere dei sindacati.

La disoccupazione che consegue alla strategia di Friedman è il primo tassello di un processo che negli anni Ottanta porta alla drastica riduzione del potere dei sindacati in tutto il mondo occidentale. La conseguenza è che sì, l’inflazione si riduce, ma con essa anche la capacità dei lavoratori di conquistare salari più alti per godere anch’essi dei benefici dell’accresciuta produttività. Mentre quest’ultima continua a crescere, il potere d’acquisto dei lavoratori rimane indietro. Si può produrre sempre di più, ma non si ha il denaro per comprare.

Terzo passo – La Cina nel Wto

Come già ricordato nel 2001 Bill Clinton, lo stesso che ha cambiato le regole bancarie togliendo i limiti all’attività speculativa, dà il via libera all’ingresso della Cina nel Wto (World trade organisation).

Quarto passo: la finanza “creativa” prende il sopravvento.

Perché non si innesca quella che gli economisti chiamano “crisi da sottoconsumo”? La risposta è duplice. Ronald Reagan, che era stato eletto con l’obiettivo di ridurre il deficit pubblico, lo lascia crescere a dismisura attraverso i tagli alle tasse, la corsa agli armamenti, ma anche la spesa sociale. Sarà invece “la sinistra”, quella di Bill Clinton, a dimostrarsi più coerente con il liberismo, riportando il bilancio federale addirittura in attivo dopo molti decenni di deficit. Il disavanzo del settore pubblico viene sostituito da quello del settore privato. Se i redditi da lavoro non bastano è il credito e la finanza a divenire la nuova fonte di domanda autonoma. La “new economy” è la nuova corsa all’oro. Tutti comprano azioni, il casinò dei mercati finanziari diviene popolare.

Quinto passo: sostituire il reddito da lavoro con il credito.

La politica liberista crea una bolla finanziaria enorme. La roulette del debito privato e dei derivati gira fino a creare una bolla che vale 33 volte il Pil mondiale: 2,2 milioni di miliardi di dollari. Il debito privato diviene via via sempre più gigantesco, anche da questa parte dell’oceano, per non parlare delle cosiddette “tigri asiatiche” e del Giappone. Anche qui, il ruolo dello Stato è tutt’altro che marginale. La bolla immobiliare è stata infatti alimentata non solo e non tanto dai bassi tassi di interesse decisi dalla Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ma soprattutto dalle politiche per la casa. Se il salario non permette di accrescere il benessere famiglia, ci pensa l’accesso al credito. Le classi sociali, nella narrativa dei liberisti “progressisti”, vengono sostituite da due categorie di agenti economici: quelli con un facile accesso al credito, capaci di programmare quindi la loro vita nel lungo periodo, e quelli vincolati dalla liquidità. Questi ultimi, i poveri, vanno aiutati non assicurando loro salari decenti e neppure con la fornitura diretta di servizi sociali da parte dello Stato, ma con politiche che permettano loro di indebitarsi facilmente.

Il governo giallo rosso in linea con il liberismo dei Dem americani

In questo ambito si collocano ora le politiche assistenzialistiche del reddito di cittadinanza, la raffica dei bonus, l’idea di un reddito minimo universale: tutti provvedimenti che sostituiscono il reddito da lavoro, in una situazione politica italiana che penalizza il ceto medio, le imprese, le partite Iva. Garantiti i dipendenti pubblici e gli affini, con un aumento del deficit dello Stato, si distrugge il reddito d’impresa e di lavoro, creando una progressiva dipendenza di masse impoverite.

La politica del Governo del Conte Grillo è, pur nella sua versione da caravanserraglio di competenti, consulenti, suggeritori e politici di scarso valore, la coerente sottomissione alla logica liberista dela capitale finanziario.

Sesto passo: il Grande Reset della bolla finanziaria e il lockdown

La bolla finanziaria con i suoi prodotti tossici collocati nei forzieri delle banche, per poter essere smaltito prevede un reset mondiale, possibile solo con una guerra, che oggi non è più possibile scatenare con le armi, pena la distruzione del pianeta, ma è possibile secondo lo schema della guerra senza limiti teorizzata da due colonnelli cinesi nel 1996 e resa nota nel 1999.

Il Covid è la conseguenza di questa guerra senza limiti. Nato in un laboratorio cinese e diffuso nel mondo per colpa dei silenzi del regime nazicomunista che governa il Dragone, ha trovato nell’Oms un valido alleato negazionista, fino a quando non si è infettato il mondo intero.

Il WEF (World economico forume) e i suoi protagonisti (che rappresentano la “ricchezza”) dietro le quinte hanno approfittato del COVID per giustificare un lockdown totale delle persone e dell’economia mondiale. Ciò è accaduto praticamente simultaneamente in tutto il mondo in quasi tutti i 193 paesi membri dell’ONU.

Le poche eccezioni includono Svezia e Bielorussia. Questo potente obbligo al lockdown, istigato «dall’alto», molto al di sopra dei governi e delle Nazioni Unite, e con un’autorità cooptata come l’OMS, ha messo in ginocchio l’economia mondiale, ad eccezione di quella cinese, in meno di 6 mesi.

Oggi il tutto prosegue in nome della trasformazione “Green”, che appare sempre più come una copertura ideologica per nascondere il vero scopo: far scomparire la bolla finanziaria in un lago di sangue economico dei ceti produttivi, ai quali si promettono soldi in cambio di arresto delle attività.

Sia il World Economic Forum (WEF) che il FMI parlano di un «grande reset» mondialee indirizzano un gran numero di risorse dal basso a favore di una piccola élite, attraverso la schiavitù del debito – promuovendo un passaggio dal capitalismo dei consumial capitalismo green– e tutto con un contributo ideologico del papa cattolico, il quale ha scritto, dopo la Laudati sì, l’enciclica “Fratelli tutti”, un documento sociologico e politico che ha tutte le caratteristiche del manifesto di un partito comunista utopistico globalista, allineato con le tesi del pensiero unico del globalismo finanziario internazionale.

Settimo passo: il supporto ideologico della linea di papa Francesco

Bergoglio è un papa geopolitico, con una linea antioccidentale che diventa “instrumentum” dell’egemonia cinese e che predica la sottomissione al sultano.

Bergoglio è il papa di un pauperismo comunitario che, con l’eliminazione della proprietà privata e dei confini, si allinea alla strategia globalista del potere finanziario.

Bergoglio, non a caso, piace alla sinistra che, abbandonati i temi della giustizia sociale e dei lavoratori, la cultura del lavoro, l’alleanza tra classe operaia e ceto medio, si è volta verso i diritti civili e sessuali, trasformando il comunismo proletario in radicalismo politically correct.

Ottavo passo: l’eliminazione degli anziani e del welfare.

Nel 2019 Grillo ipotizzava di togliere il voto agli anziani. Ora gli anziani sono da “tutelare”, come fossero dei minus, mettendoli ai domiciliari e privandoli di ciò che più è loro necessario: aria, sole, movimento. È in atto una strategia volta a rendere gli anziani, nella coscienza collettiva, merce di scarto di cui disfarsi.

L’idea del confinamento degli anziani non è nuova. Il 12 aprile la Signora Europa Von der Leyen, la esternava, come riporta l’Eco di Bergamo, asserendo che gli anziani dovevano stare a casa fino a Natale..

Ad aprile il super tecnico del Governo giallorosso italiano, Colao, uno dei tanti desaparecidos del carnevale viaggiante delle molto tasche force del Conte del Grillo e del suo esimio comunicatore, avanzava l’ipotesi di blindare addirittura gli over Sessanta.

Il disegno, velato dall’ipocrisia, è uscito allo scoperto in Olanda, come ha denunciato in un’intervista il cardinale olandese Willem Jacobus Eijk al sito insideover.it.

«In Olanda – ha detto Willem Jacobus Eijk  – vi è resistenza in ampi settori contro un disegno di legge sulla cosiddetta ‘vita compiuta’. Questo disegno implica che la gente con una età superiore a quella di 75 anni, di per sé non malata, ma sana, convinta che la sua vita non abbia più un senso e sia perciò «compiuta», possa chiedere il suicidio assistito. Il limite di 75 anni suggerisce che la vita perda il suo valore essenziale da questa età. Contro questo disegno di legge esiste una forte resistenza, animata da gruppi diversi nella società, fra cui la maggior parte dei medici, psichiatri, con l’associazione nazionale dei medici olandesi in prima fila». Nell’intervista, firmata da Francesco Boezi, il cardinale Eijk colloca questo diritto olandese all’eutanasia in quella «cultura della morte» contro la quale Giovanni Paolo II si schierò con l’enciclica Evangelium vitae. L’eutanasia, in Olanda, è regolata per legge da tempo. «Ora siamo alla tappa seguente: l’introduzione del suicidio assistito per chi è sano, ma considera la propria vita compiuta», dice il cardinale Ejik. Eppure, come lui stesso ha ricordato in una precedente intervista a Tempi, «una commissione istituita dal governo olandese, dopo un’ampia indagine, aveva concluso che la legge vigente sull’eutanasia funziona bene e non c’è bisogno di cambiarla. Le persone anziane che vorrebbero usufruire del suicidio assistito anche se non sono malate, ma soltanto perché considerano la loro vita “compiuta”, possono già avvalersi della legge vigente».

La cultura della morte e dello scarto avanza nel Paese dove le multinazionali hanno collocato le loro sedi, con una coincidenza che fa pensare, ancora di più, all’Olanda come avanguardia di un progetto da tempo studiato.

Gli anziani sono come gli ebrei del Medioevo, che venivano accusati di essere gli untori di tutte le malattie, peste compresa.

Lo stalinazismo opera con determinazione, mutando il volto di un’Europa faro di civiltà in un’Europa mostro di inciviltà.

© Silvano Danesi