L’Italia cavia di un progetto gesuitico

Il link Conte, Gesuiti e M5S

Per quale motivo Giuseppe Conte, nonostante la sua manifesta incapacità a governare il Paese, viene tenuto sotto tutela da Jorge Maria Bergoglio (“Non si cambia cavallo quando si è in mezzo al guado”) e incassa quotidianamente il silenzio assordante del Presidente della Repubblica sul suo operato, nonostante i richiami di illustri costituzionalisti e nonostante la deriva totalitaria messa in atto nel Paese?

La risposta sta in un progetto di lunga lena, che fa di Giuseppe Conte la sintesi di un rapporto che lega il mondo dei Gesuiti e quello del M5S.

Giuseppe Conte ha studiato al Collegio Nazareth di Roma, proprietà di una fondazione guidata dal cardinale Achille Silvestrini (morto da poco). In questo collegio studiano ragazzi che poi saranno messi nei posti adatti a fare gli interessi del Vaticano in giro per il mondo.

Achille Silvestrini è stato uno dei partecipanti del “Gruppo di San Gallo”, promosso dal vescovo Ivo Fürer. Quando il gruppo si incontrò per la prima volta, nel gennaio del 1996, su invito del vescovo Ivo Fürer, furono presenti: Carlo Maria Martini (gesuita e ispiratore delle linee guida del gruppo), arcivescovo di Milano; Paul Verchuren, vescovo di Helsinki (Dehoniano); Jean Félix Albert Maria Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottemburg-Stoccarda (in seguito cardinale) e Karl Lehmann, vescovo di Magonza (in seguito cardinale).

In seguito al Gruppo di San Gallo furono associati altri membri:

  • 1999: cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam.
  • 2001: Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminter (in seguito cardinale) e Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo.
  • 2002: Alois Kothgasser, (salesiano) vescovo di Innsbruk, in seguito arcivescovo di Salisburgo
  • 2003: Achille Silvestrini, cardinale della Curia Romana.
  • 2003 Ljubomry Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini.
  • 2004: José Policarpo, Patriarca di Lisbona.

L’ultimo incontro del Gruppo di San Gallo si tenne nel 2006.

Secondo varie ricostruzioni, il Gruppo di San Gallo avrebbe fatto in modo che, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, fosse eletto Jorge Mario Bergoglio.

Achille Silvestrini (Brisighella, 25 ottobre 1923 – Roma, 29 agosto 2019) è stato un cardinale al servizio della Santa Sede, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali.

Diplomatico, il primo dicembre 1953 è entrato a servizio della Segreteria di Stato della Santa Sede, dove si è occupato delle relazioni con i paesi del sud-est asiatico, in particolare Vietnam, Cina e Indonesia. Silvestrini ha svolto per decenni incarichi diplomatici per la Santa Sede. Dal 1958 è stato segretario personale del cardinale segretario di Stato Domenico Tardini e ha mantenuto l’incarico anche presso il suo successore, Amleto Giovanni Cicognani (fino al 1969; anch’egli nato a Brisighella).

Come responsabile dei rapporti con le organizzazioni internazionali, Silvestrini è stato uno dei principali collaboratori del cardinale Agostino Casaroli, del quale ha assecondato la politica di apertura e distensione verso i regimi comunisti dell’Europa orientale; ha partecipato a tutte le fasi della conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (1975), dai lavori preparatori a Ginevra (1973), alla riunione di Belgrado, per verificarne l’applicazione; ha ottenuto il riconoscimento esplicito, nel decalogo finale, della libertà religiosa, che ha offerto una legittimazione alle richieste della Chiesa cattolica nei negoziati con i Paesi dell’Est europeo.

E’ stato capo delegazione della Santa Sede alla conferenza dell’ONU sull’uso civile dell’energia atomica (1971) e alla conferenza sul Trattato di non proliferazione delle armi atomiche (1975). Dal 28 luglio 1973 è stato Sottosegretario della sezione per i Rapporti con gli stati della Segreteria di Stato, dove nel 1979 ha assunto l’incarico di Segretario.

Silvestrini era considerato il “potere della Curia romana” dietro ad Andreotti, della cui corrente ha fatto parte il presidente della Link University, Vincenzo Scotti.

Nel Collegio Nazareth, dove studiava Conte, faceva il direttore monsignor Pietro Parolin, il segretario di Stato del Vaticano, l’autore della politica di apertura verso la Cina, che ha portato alla firma di un accordo, ancora segreto, con il regime di Xi Jinping. Politica, quella del Vaticano, che ha dettato e detta l’agenda al governo italiano, il quale ha firmato il Memorandum relativo alla Via della Seta, guarda caso, proprio con il governo presieduto da Giuseppe Conte.

In una fase delicata della politica italiana, serviva, dunque, uno come Conte per tenere sotto controllo il governo gialloverde e, poi, per trasformarlo in un governo giallorosso (o Conte-bis) su suggerimento del pupillo di Barack Obama, Matteo Renzi, il quale faceva gli esercizi spirituali tutti gli anni dai gesuiti.

Renzi indica Conte (Conte – bis), ma lo fa anche Grillo Conte -1) imponendo uno che non era dei suoi e, successivamente, ponendolo al di sopra dei suoi, a dirigerli, a controllarli. Con poche dichiarazioni, Grillo ha tolto quasi tutto il potere a quelli che pensavano di essere i suoi e lo ha trasferito a Conte.

Da dove deriva tanta fiducia del M5S in Conte?

Il Movimento Cinque Stelle e i Gesuiti

Tutto nasce dall’esperimento che ha dato vita al Movimento Cinque Stelle.

In un articolo di Giacomo Amadori e di Gianluca Ferraris (Panorama, 3 aprile 2013) l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, fondatore della Gran loggia regolare d’Italia, restauratore in Italia degli Illuminati di Baviera e fondatore di Dignity, alla domanda dei giornalisti volta a chiedere se Gianroberto Casaleggio, autore di una profezia di “un futuro senza religioni in cui «l’uomo è Dio»” e che fa immaginare “un approccio umanistico”, sia stato un massone risponde: “Non mi risulta che Casaleggio sia massone, la sua ideologia è sicuramente più vicina a quella degli Illuminati di Baviera e all’accademia che io ho risvegliato in Italia nel 2002. Quale la differenza? I massoni vogliono migliorare il mondo così com’è, gli Illuminati puntano a ripensarlo rispetto alle future condizioni; in più gli Illuminati considerano la democrazia una forma di degenerazione del potere che va superata come hanno già postulato Platone e Aristotele. Il credo contenuto nel video della Casaleggio e associati va proprio in questa direzione”. “La visione di Casaleggio in Gaia e la mia nel libro La conoscenza umana (Marsilio) – continua Di Bernardo – sono molto simili: entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal «tiranno illuminato», per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete, probabilmente controllata dal tiranno illuminato. Un concetto che, però, Casaleggio non ha ancora esplicitato”.

Esplicitazione giunta di recente dal comico Giuseppe Grillo, con la sua teoria degli Elevati.

Il 4 marzo 2013 Casaleggio mette in onda Gaia, un video dove si afferma che si arriverà, il 14 agosto 2054, ad un mondo governato dalla rete, con un governo mondiale chiamato Gaia eletto dai cittadini attraverso la rete. Nel 2054 non esisteranno più partiti politici, ideologie, religioni e i cittadini non avranno più carte d’identità o passaporti, ma esisteranno solo se saranno iscritti a Earthlink, un social network, mentre una mega intelligenza artificiale collettiva, chiamata Braintrust, risolverà i problemi del mondo. Il primo esperimento è stato fatto sulla pelle degli Italiani e ne sopportiamo le conseguenze tragiche. Altro che intelligenza artificiale. Qui siamo in presenza di un tentativo di dittatura strisciante venduto per democrazia di massa ( https://www.youtube.com/watch?v=rx46BpHQ2mo ).

Le teorie di Gaia, frutto delle visionarietà di Gianroberto Casaleggio, esplicitate dal Comico Giuseppe Grillo, sono, secondo Giuliano Di Bernardo, molto vicine a quelle degli Illuminati di Baviera.

Chi sono gli Illuminati di Baviera?

L’Ordine degli Illuminati fu organizzato, il primo maggio 1776, da Adamo Weishaupt, sulla base di un modello gesuitico.

L’Ordine ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, il quale aveva come modello il Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America).

Alain Wodroow, uno dei massimi esperti dei Gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei Gesuiti, ma li detestava”. [i]

Ludovico Antonio Muratori lo definì “il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay”.

Emerge dalle aspettative del Knigge e in quelle del Muratori lo sfondo utopistico che si riallaccia alle teorie di Platone, di Tommaso Moro, di Campanella, ma anche quelle dei principi dispotici illuminati, come Federico II, il quale negli anni Settanta del Settecento ordinò la costruzione di Urbaniborg, sull’isola di Ven, per l’astronomo Tycho Brahe. Urbaniborg, collocato in un palazzo rinascimentale, è stato considerato il primo moderno centro di ricerca scientifica, dotato di biblioteca, laboratori e di un celebre osservatorio.

Le radici del progetto gesuitico di un “comunismo paternalistico”, che sta alla base dell’ingaggio di Conte sono, dunque, antiche e oggi hanno preso forma nel laboratorio politico italiano, con il totale avallo del gesuita Jorge Mario Bergoglio, il quale, con il segretario di Stato Parolin, ha intrapreso una marcia di avvicinamento al regime nazicomunista di Xi Jinping ed ha “ispirato” la firma del Memorandum riguardante la “Via della Seta”.

Il progetto gesuitico è perfettamente in linea con le idee globaliste della finanza internazionale, alla quale guarda da tempo il Pd. Il cerchio così si chiude.

Gli Italiani sono oggi le cavie di un esperimento che è avviato su una deriva autoritaria.

© Silvano Danesi

 

 

[i] Alan Woodrow, Una storia di potere, Newton Compton